giovedì 31 gennaio 2013

Jason Marsalis Vibes Quartet - In A World of Mallets

Jason Marsalis Vibes Quartet annuncia l'uscita del nuovo album, In A World of Mallets che sarà pubblicato il prossimo 19 febbraio per la Basin Street Records. Per l'occasione il fratello minore della dinastia dei Marsalis è accompagnato dal bassista Will Goble, dal batterista David Potter e dal pianista Austin Johnson. 


Fresco del tour con l'acclamato banjoista Bela Fleck ed il pianista Marcus Roberts, Jason Marsalis torna al suo ruolo di leader e straordinario vibrafonista con l'uscita del suo ultimo album, In A World of Mallets, sua terza uscita con l'etichetta con base a New Orleans, che segue i suoi due album da batterista Year of the Drummer (1998) e Music in Motion (2000). 
Registrato nella sua città natale di New Orleans e auto-prodotto, In A World of Mallets è la prima uscita ufficiale con la sua band attuale, il Jason Marsalis Vibes Quartet.
Del recente ritorno di Marsalis come bandleader e vibrafonista il New York Times ha detto, "Il figlio più giovane della famiglia Marsalis, il batterista Jason Marsalis fa infrequenti album autoprodotti che vale sempre la pena di ascoltare ... Il jazz spesso vuole essere accettabilmente cool. Qui c'è il senso di un eccellente musicista che prova qualcosa di rischioso senza provare imbarazzo. "
Ogni anno che passa Jason Marsalis continua a crescere e a svilupparsi sia come compositore che esecutore.
Con il fuoco nel cuore ed una grande passione per la musica, la sua volontà di swingare non è mai stata così risoluta. La maturità di questo giovane leone e il comando che possiede del suo strumento è chiaramente evidente in In A World of Mallets, nel quale Marsalis suona la marimba, il glockenspiel, le campane tubolari, il vibrafono e lo xilofono, in un sano mix di composizioni originali, di lavori dei suoi compagni della band, e di dediche a grandi del jazz.
In Blues Can Be Abstract, Too, Marsalis questiona con chi crede che il blues debba essere primitivo in natura; poi esplora tutti i generi musicali in Ballet Class, e dimostra il suo grande virtuosismo su Whistle for Willie.
Le composizioni dei componenti del gruppo, come Ill Bill, Louisiana Gold, e Big Earl’s Last Ride, complementano il centro del disco con variazioni creative. My Joy di Bobby Hutcherson mostra il rispetto di Marsalis per i progenitori del vibrafono jazz. The Nice Mailman’s Happy Song to Ann invece attraversa una vasta gamma di umori e di stati d'animo attraverso varie iterazioni di un singolo tema.

Dj Krush, Bill Laswell, Bernie Worrell ad Aperitivo in Concerto

“Aperitivo in Concerto” presenta, domenica 3 febbraio 2013, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano, un’eccezionale formazione che dell’improvvisazione musicale fa un uso radicalmente creativo: Dj Krush, il bassista Bill Laswell e il tastierista Bernie Warrell insieme in Method of Defiance, il visionario progetto musicale del bassista e produttore americano, per una live session che mescola musica elettronica, dub, hip-hop e jazz. 


A tenere insieme due straordinari strumentisti come Bill Laswell e Bernie Warrell, Dj Krush, artista pionere della musica hip hop e trip hop, che ha rivoluzionato, con le sue performance, la figura del Dj, non selettore musicale ma vero musicista, utilizzando i vinili come autentici strumenti musicali. 
La carriera da solista di Dj Krush è iniziata dopo lo scioglimento del gruppo Krush Posse, considerato tra le migliori band hip hop in Giappone nel 1992. 
Due anni dopo lancia il suo primo album Krush, seguito da innumerevoli dischi distribuiti in tutto il mondo. 
Da quel momento i suoi lavori si sono piazzati in cima a varie classifiche, non solo in Giappone, e il suo sesto album Zen è stato premiato Best Electronica Album agli AIFM Awards. 

Appello per il jazz e le altre musiche d'oggi

A questo link si può firmare la petizione lanciata da X il Jazz intitolata: "Candidati alle Elezioni Politiche 2013: Appello per il jazz e le altre musiche d'oggi."


Ecco alcune delle proposte inserite nella petizione:
I firmatari di questo documento richiedono che vengano adottati alcuni provvedimenti in grado di favorire una migliore conoscenza di questa musica sul territorio nazionale e all’estero e migliori condizioni per i musicisti e gli organizzatori e le altre figure professionali del settore.
In particolare richiedono: 
- Un diverso sistema di finanziamento della musica superando i limiti del Fus, con una maggiore attenzione per le strutture specializzate nel jazz e nelle musiche d’oggi, stemperando il privilegio esistente, nella prassi se non nella legge, verso la musica classica. 
- Che nella determinazione dei finanziamenti venga premiato il “rischio culturale”: l’attività dei musicisti giovani o di quelli impegnati nella sperimentazione di nuove forme e nuovi linguaggi; l’attività dei promoter che operano in zone periferiche e disagiate. 
- L’adozione di parametri di valutazione che favoriscano il lavoro dei musicisti libero-professionisti, oggi penalizzati rispetto a quelli stabilmente occupati. 
- L’istituzione di una orchestra nazionale del jazz, dotata di fondi per la creazione di nuovo repertorio, e per la diffusione di questa musica sul territorio. Ad essa dovrebbe affiancarsi un’orchestra giovanile, selezionata assieme ai conservatori e alle istituzioni non statali riconosciute. 
- L’istituzione nel campo del jazz e delle musiche d’oggi di uno speciale fondo per il sostegno dell’attività all’estero, ambito nel quale attualmente i musicisti italiani operano in un regime che potremmo definire di “concorrenza sleale”, stante che l’attività dei loro colleghi di altri Paesi europei è da decenni sostenuta dai rispettivi istituti di cultura. Per contro i pochi fondi attualmente destinati al sostegno dell’attività all’estero sono destinati esclusivamente alla musica classica. 

First Listen: Wayne Shorter - Without A Net

La Npr concede per alcuni giorni la possibilità di ascoltare in anteprima streaming il nuovo album di Wayne Shorter dal titolo Without A Net che sarà pubblicato a breve dall'etichetta Blue Note.


Wayne Shorter ha firmato un nuovo contratto che lo legherà nuovamente alla Blue Note, ed il prossimo 5 febbraio pubblicherà il suo primo album con l'etichetta dopo un attesa di ben 43 anni.
L'album che si intitolerà Without A Net, presenterà il suo quartetto di lungo corso con il pianista Danilo Perez, il bassista John Patitucci ed il batterista Brian Blade.
Without A Net è composto da 9 pezzi registrati dal vivo nell tour europeo del Wayne Shorter Quartet alla fine del 2011, con la sola eccezione dei 23 minuti di Pegasus, un poema musicale che presenta il quartetto accompagnato dall'orchestra da camera Imani Winds, registrato alla Walt Disney Concert Hall di Los Angeles. 
L'album contiene sei nuove composizioni di Shorter, che rappresentano sicuramente un evento per i tanti che lo considerano uno dei grandi compositori del jazz di tutti i tempi, e nuove versioni di suoi brani come Orbits (registrato sull'album di Miles Davis, Miles Smiles) e Plaza Real (dall'album Procession dei Weather Report).

mercoledì 30 gennaio 2013

Enrico Pieranunzi & Rosario Giuliani Duo plays Monk (audio)

Questo splendido concerto, registrato al club La Spirale di Friburgo il 19 ottobre del 2012, vide impegnati in duo, Enrico Pieranunzi e Rosario Giuliani due tra i più importanti esponenti del jazz nostrano, in un programma dedicato alla musica di Thelonious Monk


Enrico Pieranunzi e Rosario Giuliani per l'occasione hanno eseguito alcuni brani originali intervallati da standard jazz, arrangiati in forma inedita e personale. I due musicisti hanno presentato “Thelonious Monk”, un tributo a uno dei più grandi pianisti della storia del jazz.
Tra i pezzi "monkiani" che ascolteremo ci sono classici quali Ask Me Now, Rhythm-a-ning e Reflections 
Enrico Pieranunzi è uno dei pianisti più apprezzati e prolifici al mondo. Collabora con grandi nomi del jazz tra cui Chet Baker, Lee Konitz, Phil Woods, Marc Johnson, Joey Baron, Charlie Haden, Billy Higgins e Paul Motian. 
Rosario Giuliani riesce a trarre con disinvoltura dai suoi sassofoni un fraseggio fluido, a tratti vorticoso, rifacendosi con naturalezza a grandi sassofonisti come Julian “Cannonball” Adderley, Art Pepper e John Coltrane.
Esperienze anche a fianco di musicisti di valore quali Kenny Wheeler, Cedar Walton, Donald Harrison, Phil Woods, Joey Baron, Guy Barker e Richard Galliano.

Jack DeJohnette - Special Edition Box Set

Special Edition - una band con membri variabili ed un cast incredibile di solisti tra cui David Murray, Arthur Blythe e Chico Freeman - fu uno dei veicoli più sofisticati per il talento a tutto tondo di Jack DeJohnette. 


Questo cofanetto riunisce i quattro album di questa formazione per l'etichetta Ecm: Special Edition, Tin Can Alley, Inflation Blues e Album Album, sottolineando l'eccitamento dell'invenzione e la possibilità di conoscere questa epoca della carriera di DeJohnette, nel progetto che ha più elevato la carriera da solista di questo straordinario batterista. 
Queste registrazioni lo mostrano come un artista sempre in contatto con la tradizione, pur ricercando la modernità, ed omaggiare i suoi eroi del jazz pur sperimentando nuovi suoni. 
In questa collezione ci sono echi della vecchia scuola di New Orleans e delle big band della swing-era, così come materiali realizzati con le tecniche dei singoli pop degli anni '80, oltre ad ambiziose  composizioni in forma di suite.
Su Special Edition del 1979, il batterista è coadiuvato da David Murray (sax tenore, clarinetto basso), Arthur Blythe (sax alto) e Peter Warren (basso, violoncello); DeJohnette suona la batteria, il pianoforte (il suo primo strumento), e la melodica. Le variazioni sull'arrangiamento drumless su Central Park West di Coltrane richiama alla mente la sua appartenenza al World Saxophone Quartet.
Su Tin Can Alley del 1980, Murray e Blythe vengono sostituiti da Chico Freeman (tenore, flauto, clarinetto basso) e John Purcell (contralto e sax baritono, flauto). Qui ci sono tracce che guardano indietro stilisticamente, ma anche alcuni momenti di libera improvvisazione, ed anche del funk acustico (come ad esempio in I Know, dove DeJohnette canta anche).

REPLAY: Miles Davis alla CBS 1959 (video)

(Pubblicato originariamente il 14 aprile 2012)
Questo eccezionale video cattura in maniera esemplare l'età d'oro del jazz: Miles Davis e il suo gruppo, tra cui John Coltrane, si esibì con la Gil Evans Orchestra nel programma della CBS, The Robert Herridge Theater.


Lo spettacolo fu registrato il 2 aprile 1959 allo Studio 61 di New York. Lo show rappresentò un debutto scoppiettante per il Robert Herridge Theater, un programma normalmente dedicato a racconti di arte drammatica. 
Davis doveva apparire con il suo sestetto, ma il sassofonista Julian "Cannonball" Adderley fu fermato da un terribile attacco di emicrania, quel giorno, così che il gruppo dovette ridursi ad un quintetto, con Davis alla tromba e flicorno, Coltrane al sax tenore e sax alto, Wynton Kelly al piano, Paul Chambers al contrabbasso e Jimmy Cobb alla batteria.
La prima parte della trasmissione fu dedicata all'album capolavoro di Davis, Kind of Blue

Il non-jazz di Roscoe Mitchell

Sul blog Controfagotto di Aldo Lastella, pubblicato sul sito de La Repubblica, c'è stata una interessante recensione del recente concerto che Roscoe Mitchell ha tenuto all'Audiorium di Roma. 


Ecco un estratto dell'articolo:
Alla fine mi si avvicina un uomo e mi fa: “Lei era al concerto di Roscoe Mitchell? Ma il ritmo, il tempo, la musicalità? Non suona pezzi, ma studi”. 
Strano, mi ricordo che lo dicevano anche di Coltrane, cinquant’anni fa: “Non puó farci pagare per ascoltarlo mentre studia”.
Quel diavoletto di Roscoe Mitchell riesce a colpire ancora. Ho visto un pubblico smarrito, sconcertato, qualcuno dormiva. Che diavolo era successo?
Prendiamo un’orchestra jazz, mettiamola lì tutta bella schierata: trombe, tromboni, sassofoni, magari clarinetti, il contrabbasso, la batteria con un bel set di percussioni, pure la chitarra elettrica e il pianoforte. 
Ora, iniziamo a togliere ottoni, pianoforte e chitarra elettrica: via l’armonia e il dialogo fra il solista e il resto dell’orchestra. 
Poi eliminiamo il contrabbasso e le percussioni: niente ritmo o almeno nulla che lo faccia percepire apertamente. Lasciamo solo il sassofono solista. 

Il jazz italiano omaggia Lucio Dalla

A un anno dalla scomparsa di Lucio Dalla, la Sony - casa discografica dell'artista - darà alle stampe un disco tributo che vedrà alcuni dei nomi maggiori della canzone e del jazz italiani cimentarsi nella rilettura di alcuni dei brani più noti usciti dalla penna del cantautore bolognese.


Il prossimo 5 marzo, ad un anno dalla sua scomparsa, Lucio Dalla verrà omaggiato dal gotha della musica jazz italiana in un CD che raccoglie 14 brani di Lucio riarrangiati per l'occasione. 
Vinicio Capossela si cimenta in “Itaca”, Max Gazzè collabora con Roberto Gatto ne “Il Cielo”, mentre il trombettista Fabrizio Bosso esegue la versione strumentale di “Balla Balla Ballerino”. 
L'unica registrazione già esistente è un duetto tra Dalla e Luca Aquino in “La Mer”.

Il tour di Mattia Cigalini di presentazione del nuovo album

Mattia Cigalini pubblicherà a primavera il suo terzo album da leader, Beyond, per la CAM Jazz Records, etichetta indipendente dal grande prestigio internazionale.
Poco prima della pubblicazione del disco Cigalini  si esibirà  in una serie di anteprime live in alcuni dei più importanti club italiani, accompagnato da Bebo Ferra (chitarra),  Riccardo Fioravanti (basso) e Stefano Bagnoli (batteria).


Il progetto Beyond è stato presentato a Bergamo Jazz 2012 e  in alcuni prestigiosi festival italiani (da Clusone a Verona, Castellanza e Nuoro) per  approdare il 4 gennaio 2013  all’Internationales Münster Jazz Festival in Germania con uno strepitoso concerto soldout .
Beyond vede la rivisitazione di brani pop contemporanei portati al successo da Shakira, Jennifer Lopez, Rihanna, Black Eyed Peas, Katy Perry e Lady Gaga, assieme ad alcune composizioni originali di Cigalini.
Rispettando le melodie originali delle canzoni, il gruppo affronta i brani con improvvisazioni jazzistiche di stampo moderno e con sonorità accattivanti, con ritmiche ora dilatate e quasi psichedeliche, ora incalzanti e decisamente rock.
Classe 1989, Mattia Cigalini si esibisce in concerto dall'età di soli 12 anni ed insegna musica dall'età di 15. Per la critica europea specializzata, uno dei più grandi talenti della nuova generazione di musicisti.
Diplomato al Conservatorio "G.Nicolini" di Piacenza con il massimo dei voti, vince vari premi e concori internazionali (Premio "L.Zorzella" come "Miglior Nuovo Talento", Premio Internazionale Massimo Urbani, e tanti altri).
Registra il suo primo album da leader a 18 anni: "Arriving Soon" commissionato dal colosso discografico giapponese "Pony Canion", con Tullio De Piscopo, Fabrizio Bosso, Andrea Pozza e Riccardo Fioravanti. L'album si aggiudica il premio come "Miglior album Jazz del 2010" nella classifica mondiale della rivista giapponese SWING JOURNAL.
"Arriving Soon" è stato inoltre votato come miglior album del 2010 da una giuria di critici e giornalisti per la rivista JAZZIST AWARD 2010 ("100 Greatest Album"), e premiato dalla rivista MUSICA JAZZ con l'assegnazione del noto bollino "Consigliato da Musica Jazz".

martedì 29 gennaio 2013

Luigi Tessarollo Hammond Trio feat. Adam Nussbaum a Genova

Uno dei più grandi chitarristi italiani, Luigi Tessarollo, si incontra con uno dei più grandi batteristi del mondo, Adam Nussbaum e con uno tra i più promettenti hammondisti italiani, Alberto Gurrisi. L’appuntamento jazz di caratura internazionale è fissato per sabato 2 febbraio al Borgoclub, lo storico locale di Via Vernazza 7/9 di Genova San Martino diretto da Duccia Italiano.



Questa di Genova è l’unica tappa ligure, di un tour di 10 concerti lungo tutto il territorio nazionale e che sta ottenendo un notevole successo di pubblico e critica.
Figura di spicco nel panorama jazzistico italiano, Luigi Tessarollo può vantare un'intensa attività a fianco di musicisti del calibro di Lee Konitz Slide Hampton, George Garzone, Rachel Gould, Stefano Bollani. Questo nuovo coinvolgente progetto di Tessarollo ricco di sue composizioni originali, lo vede in compagnia di Alberto Gurrisi, uno dei massimi specialisti italiani dell'organo e di un mostro sacro del jazz drumming mondiale, l’americano Adam Nussbaum che vanta numerose collaborazioni con artisti del calibro di Albert Dailey, Monty Waters, Sonny Rollins, John Scofield, Gil Evans Orchestra, Stan Getz, Gary Burton. 

Ecco le prossime date del tour:
Martedì 29/01 Casa della Musica – Recording Studio – Trieste
Mercoledì 30/01 Foxtrot Jazz Club – Pettenasco (No)
Giovedì 31/01 Festival Sotto le Stelle del Jazz – Diavolo Rosso – Asti
Venerdì 1/02 Jazz Club Torino – Torino
Sabato 2/02 Borgoclub - Genova

lunedì 28 gennaio 2013

Wadada Leo Smith su BBC3

L'emittente BBC3 trasmetterà questa sera un estratto del concerto che il trombettista Wadada Leo Smith  ha tenuto lo scorso 27 agosto al Cafe Oto di Londra. Smith era accompagnato da due batteristi, Charles Hayward e Steve Noble e da Orphy Robinson al vibrafono elettrico.



Tra i musicisti affermatisi alla fine degli anni Sessanta, Leo Smith (che più tardi ha aggiunto il nome Wadada) è stato a lungo uno dei più enigmatici e imprevedibili. 
Sperimentatore appartato, Smith è stato il primo ad azzardare esibizioni per sola tromba che, come i concerti per piccoli gruppi, si componevano di costellazioni di suoni isolati, sospesi tra campanellini, rumori di giocattoli, silenzi lunghi e sconcertanti.
Era una musica che, sfidando le regole della forma, si avventurava oltre i limiti estremi della consequenzialità discorsiva. 
Questo universo estremo – propaggine del suono di Miles Davis – è poi stato risucchiato dal silenzio, fino a quando, negli ultimi quindici-venti anni, Smith non è tornato con una musica in apparenza molto diversa: carica di energia, apertamente vicina al Davis elettrico degli anni Settanta, ma con una vena più eccentrica, di ribollente intensità, anche in piccole formazioni come il Golden Quartet.

Clicca qui per ascoltare il concerto, questa sera a partire dalle ore 0,30.

Keith Jarrett Tokyo Solo 1994 (video)

Keith Jarrett mette in mostra le sue uniche abilità in questo "Solo Concert" registrato al Kan-I Hoken di Tokyo nel 1984. 


Benchè non ci sia una carenza di registrazioni audio delle improvvisate solo performance di Keith Jarrett - opere che probabilmente rappresentano il suo periodo più fertilmente creativo - esistono di esse ben pochi documenti visivi, il che rende questo video di oltre 90 minuti, registrato nel 1984 a Tokyo, di particolare interesse. 
Ma è una specie di contrastante benedizione; infatti mentre ascoltare il playing di Jarrett è sempre una grande esperienza sonora, e spesso anche molto di più, in realtà guardarlo suonare dal vivo è tutto un altro discorso. 
Le sue dolorose contorsioni del viso, mentre geme insieme alla musica, o compie ed altre stranezze del genere, che qui vengono completamente messe in mostra, riprese sia in primo piano che in campo lungo e viste da ogni angolo immaginabile, risultano in qualche modo una fastidiosa distrazione per l'ascoltatore.

"Parliamo di musica" nuovo libro di Stefano Bollani

"L'idea che per capire la musica si debba per forza possedere un certo bagaglio culturale è una turbata, spesso è una scusa per pigri, o una medaglia acquisita sul campo per chi crede di essere fra quelli che la 'capiscono'. Avere gli strumenti per godere della musica non significa conoscere né l'armonia né l'epoca in cui è stata scritta né il retroterra culturale del compositore, ma riconoscere qualcosa che abbiamo dentro e che risuona." 


In questo libro, pubblicato in questi giorni da Mondadori nella collana Ingrandimenti, Stefano Bollani ci spiega il bello della musica. 
E lo fa con parole semplici, con il suo spirito libero, sfatando insidiosi luoghi comuni e svelando i segreti di un laboratorio fantastico, quello dell'improvvisatore: armonia, melodia, dinamiche, ritmo, colpi a effetto, trucchi, debolezze e assi nella manica dei jazzisti, dei creatori pop e degli interpreti. 
Parliamo di musica è un viaggio affascinante nei meccanismi della creazione musicale raccontato da uno dei massimi talenti del nostro tempo. Bollani però prima di tutto è un vorace ascoltatore, dai Beatles a Frank Zappa, da Elio e le Storie Tese a Giacomo Puccini, da Bill Evans alla bossanova di Antonio Carlos Jobim e compilando una sorta di appassionato "taccuino di appunti", il grande pianista ci guida nella comprensione dei suoni e delle loro diverse chiavi di lettura, fino a farci scoprire che si tratta di un percorso dentro le nostre stesse percezioni nascoste. 
Perché "non solo nella musica, ma anche nella vita, il vero spettacolo è ascoltare".
"Il teatro e il concerto giocano a svegliarci: quando il pubblico esce dall'effetto anestetizzante della musica in radio e della TV si trova a dover partecipare, a svolgere un ruolo attivo: è per questo motivo che, spesso, le persone percepiscono la musica classica e il jazz come attività impegnative, come qualcosa di pesante: perché devono partecipare, ecco perché.

Roscoe Mitchell all'Auditorium di Roma

Questa sera al Teatro Studio dell'Auditorium Parco della Musica nell'ambito della rassegna "Solo" concerto di Roscoe Mitchell.


Roscoe Mitchell è senz’ombra di dubbio una delle figure emblematiche della cosiddetta “avanguardia di Chicago”, città in cui è nato nel 1940.
Artista di punta fin dai primordi della vicenda dell’Association for the Advancement of Creative Musicians, della quale è stato uno dei più impegnati promotori e “reclutatori”, fondatore dell’Art Ensemble of Chicago – che, non a caso, incide nel 1966 il suo primo lavoro discografico, Sound, a nome del “Roscoe Mitchell Art Ensemble” – inizia in sostanza la propria carriera con l’Experimental Band di Richard Abrams: la sua opera in ambito AACM è fra le più sorprendenti e importanti degli anni Sessanta.
La sua musica tende a sprigionare la massima energia possibile nello spazio prescelto, e questo spazio si fa spesso molto ampio, talvolta concentratissimo, sovente riproposto attraverso iterazioni continue del medesimo frammento, sia di un solo strumento che di complessi strumentali variamente strutturati.
Anche Mitchell, come tanti creativi della “Windy City”, è un polistrumentista, che utilizza tutti i saxofoni, alcuni flauti e clarinetti, l’oboe e una vasta gamma di percussioni.
Più di ogni altro collega tende a riprendere e a trasformare nel tempo le proprie composizioni principali (“Nonaah”, prima di tutte, ma anche ”Old Line Fine Lyon Seven”, “Sketches From Bambolo”, “Cards”, “The Flow Things”, “S II Examples”) adattandole alle formazioni più diverse ed esplorandone ogni possibilità di sviluppo.
Nel quartetto con Abrams e George Lewis, nei duetti con Anthony Braxton, nelle sfide solitarie ritrova il gusto dell’improvvisazione che spesso taglia e accentua nel lavoro ormai trentennale con l’AEoC.

domenica 27 gennaio 2013

I preferiti: Masada Quintet feat. Joe Lovano - Stolas: Book Of Angels Vol. 12

Questo straordinario album, compreso nella raccolta Book of Angels di John Zorn, credo sia in assoluto uno dei miei preferiti, grazie ad una miracolosa combinazione di pezzi, allo stesso tempo accessibili ed intriganti, ed una formazione assolutamente sensazionale, composta da Joey Baron alla batteria, Uri Caine al piano; Greg Cohen al basso; Dave Douglas alla tromba; Joe Lovano: al sax tenore e lo stesso Zorn all'alto sax (sul track 6).


Ecco un interessante recensione di di Marco Biasio, pubblicata sul sito Storia della Musica:
Certe volte, per capire qualcosa, occorre partire dalla fine, anziché sbrodolare un dubbio principio comprensivo di annessi e connessi conseguenti. Questa è una di quelle. L’avrete senz’altro capito, dal nome degli artisti qui coinvolti e dall’etichetta che ne distribuisce il disco: c’è lo zampino di John Zorn. Avete indovinato ma, senza andare ancora una volta a spiegare nel dettaglio cosa sia il progetto Book Of Angels, c’è anzitutto da dire che il Masada Quintet (ovvero, quattro quinti della vecchia Masada con l’aggiunta di Uri Caine al piano e di Joe Lovano al sassofono tenore) è una formazione mai testata prima e che, paradossalmente per musicisti così esperti e navigati, fa il suo esordio proprio con il dodicesimo capitolo del ricchissimo canzoniere composto, nel 2004, dal solito Zorn. 
Oggetto su cui scatenare le insaziabili fughe strumentali del gruppo, un altro protagonista della demonologia, l’inquietante uomo-corvo Stolas che, secondo il mito, donerebbe la conoscenza dell’astronomia, nonché di piante velenose e pietre preziose, a chiunque decida di venerare lui e le sue ventisei legioni (ah, quando si dice vendere l’anima al diavolo… non si sa mai con chi si potrebbe avere a che fare!).  
La decisione di mettere assieme un nuovo complesso per realizzare questo volume – solitamente, ricordo, la collana veniva affidata ad artisti esterni, che musicavano le parti già per loro create – non è la sola stranezza che troveremo in “Stolas”: il sassofonista americano, infatti, decide di mettere mano personalmente al suo strumento e di intervenire in “Rahtiel”, ed alcuni dei nove pezzi erano già stati interpretati, a loro volta, da artisti partecipanti all’esecuzione della raccolta (ricordiamo, per citarne una, la splendida “Rigal”, che era già stata resa magistralmente dalla coppia Mark Feldman e Sylvie Courvoisier, in una struggente versione per piano e violino contenuta in “Malphas: Book Of Angels Vol. 3”). Carne al fuoco, insomma, pare essercene a volontà per non essere tentati, almeno una volta, di salire sulla giostra e fare un giro. Pagato da mastro Zorn, chiaramente.  

La Hot Jazz Band di Hitler (seconda parte)

Concludo la pubblicazione di questo interessante articolo, apparso sul blog dello Smithsonian Institute, sul tormentato rapporto tra l'ideologia nazista ed il jazz (a questo link c'è la prima parte)


'Musicalmente, l'orchestra di Schwedler era superiore a qualsiasi altra nella Germania nazista, anche se non al livello delle migliori band americane o inglesi. Essa comprendeva Primo Angeli, un virtuoso pianista, e occasionalmente la calda batteria fornita da Fritz "Freddie" Brocksieper, che aveva una madre greca, e che nascondeva il fatto che anche lui fosse per un quarto di sangue ebraico. (Brocksieper, per molti anni il più importante batterista jazz in Germania, era un devoto di Gene Krupa, nel senso che, come dice Michael Kater, "era noto per il suo rumore disordinato.")
Il sempre crescente repertorio della band, consisteva principalmente in standard di danza, mescolato con circa il 15 per cento di jazz. Ma ciò era considerato ancora troppo "hot" jazz.
Infatti tale musica era considerata inaccettabile anche per le trasmissioni di propaganda, e in ogni caso, come anche il capo della propaganda, l'americano Edward Vieth Sittler ammetteva, «non possiamo eseguire questo decadente hot jazz come se fossimo negri o ebrei."
Molti dei brani eseguiti da Charlie and His Orchestra erano versioni di canzoni tratte dai più recenti film di Hollywood e dai musical di Broadway, e malgrado gli sforzi di Schwedler in Svizzera sembra che gran parte di quella musica venisse propagata attraverso le stazioni di ascolto naziste e che fosse rozzamente trascritta da lì.
Il fisarmonicista ceco Kamil Behounek ricordò che questa pratica causò problemi. I brani "venivano ascoltati in onde corte e medie," disse, e "tanti passaggi erano quasi impossibili da ascoltare a causa delle scariche elettriche o della dissolvenza. Quindi, si doveva avere un sacco di immaginazione."
Mentre la guerra continuava, e sempre più tedeschi venivano arruolati nelle forze armate, la composizione della band di "Charlie", iniziò a cambiare e si dovette cominciare ad includere una maggioranza di musicisti provenienti da Belgio, Francia e Italia.

sabato 26 gennaio 2013

Wayne Shorter e Steve Coleman su HR2

Questa sera l'emittente tedesca HR2 trasmetterà, nell'ambito del suo programma Live Jazz, un duplice appuntamento che vedrà impegnati due grandi interpreti del sassofono.


Si partirà con il classico quartetto di Wayne Shorter (Wayne Shorter, sax tenore & soprano; Danilo Perez, piano; John Patitucci, basso; Brian Blade, batteria) in un concerto registrato lo scorso 4 novembre alla Haus Der Berliner Festspiele di Berlino in occasione del Jazzfest Berlin 2012. 

A seguire potremo ascoltare il concerto del Steve Coleman‘ Reflex Trio composto da Steve Coleman (alto sax), David Virelles (piano e tastiere) e Marcus Gilmore (batteria) registrato alla Queen Elizabeth Hall, di Londra l'11 novembre 2011 nell'ambito del London Jazz Festival 2011.

Clicca qui per ascoltare questi due concerti, questa sera a partire dalle ore 18,30.

Marcus Roberts

Marcus Roberts è, a mio modesto parere, uno dei più dotati pianisti a livello tecnico in circolazione, in possesso di una conoscenza enciclopedica del pianismo jazz ed una stupefacente abilità ad introdurre nella sua musica qualsiasi genere dallo stride al post-moderno, con influenze che svariano tra Jelly Roll Morton e Fats Waller a Bud Powell, Thelonious Monk, Bill Evans fino a McCoy Tyner.

    
Ma oltre ad essere un fantastico pianista, Roberts è anche un eccellente compositore ed arrangiatore, avendo composto sia numerosi pezzi singoli, ma sopratutto una serie di splendide suite musicali quali Romance, Swing, and the Blues, Time and Circumstance, In Honor of Duke, From Rags to Rhythm, The Sound of the Band e soprattutto la celebre Deep in the Shed pubblicata in un bellissimo album del 1990. 
Per appunto celebrare questo fantastico album, il pianista ha deciso di pubblicare in questi giorni,  per la sua etichetta J-Master Records, una specie di "remake", intitolata appunto Deep in the Shed: A Blues Suite, nel quale oltre che a variare l'ordine dei pezzi e ad aggiungere un pezzo completamente nuovo (Athanatos Rythmos), ha trasformato completamente gli arrangiamenti ed utilizzato una formazione differente, un nonetto, che oltre ad avvalersi del suo solito trio, con Jason Marsalis e Rodney Jordan, ha aggiunto alcuni suoi vecchi sodali nella J.L.C.O. come Marcus Printup, Ron Westray, Stephen Riley, e Wess Anderson e due talentuosissimi giovani musicisti come il trombettista Alphonso Horne e il tenorsassofonista Ricardo Pascal.
Roberts è nato nell'agosto del 1963 a Jacksonville in Florida, dove la madre cantava il gospel nella chiesa locale, lasciando un impatto profondo sullo stile musicale del giovane Marcus. Dopo aver perso la vista all'età di cinque anni, iniziò a suonare il pianoforte da autodidatta all'età di otto anni, prima di prendere le sue prime lezioni formali all'età di dodici anni. 
Roberts studiò pianoforte classico presso la Florida State University con Leonidus Lipovetsky, che era stato allievo del celebre maestro russo del pianoforte Rosina Lhevinne. 
Mentre era alla Florida State, Roberts vinse il primo dei molti concorsi e premi conseguiti nel corso degli anni, tra cui tra cui il Great American Jazz Piano Competition nel 1983, seguito dal primo premio al Thelonious Monk International Jazz Competition nel 1987.

Bad Uok - Enter

Ecco il 29esimo capitolo Auand, primo paragrafo di un 2013 che si preannuncia ricchissimo di produzioni interessanti! Ecco Enter ultimo lavoro discografico del Bad Uok.


Bad Uok nasce nel 2010 quando Andrea Grillini (batteria) riunisce intorno a sé Andrea Calì (pianoforte/Fender Rhodes), Leonardo Rizzi (chitarra e chitarra baritono) e Federico Pierantoni (trombone) che, dopo una fase di avvicendamento, prende il posto di Filippo Mantione.
L'idea centrale del quartetto, che si realizza anche attraverso la scelta di privarsi del contrabbasso, è quella di svincolare i quattro strumenti da un ruolo fisso. 
Da un brano all'altro il basso si muove tra la mano sinistra del piano, la chitarra e, talvolta, il trombone; ed anche l'esecuzione del tema, il ruolo di solista, elementi più rumoristici ed elettronici vengono ripartiti tra i quattro strumenti.
Le improvvisazioni si sviluppano su groove o strutture ritmiche prefissate che vengono sottintese o variate armonicamente e melodicamente, allargate o ristrette a seconda dell'andamento del solo.

P.O.V. Quintet alla Casa del Jazz di Roma

I migliori nuovi talenti del jazz nel P.O.V. Quintet di Alessandro Paternesi saranno in concerto giovedì 31 gennaio alla Casa del Jazz di Roma.


I migliori nuovi talenti del jazz italiano e un modo originale di pensare al jazz sono il mix vincente dell'emozionante concerto del P.O.V. Quintet di Alessandro Paternesi, il primo progetto da leader del talentuoso e ormai ricercatissimo batterista di Fabriano.
Compagni di avventura di Paternesi quattro eccezionali musicisti e amici: il giovanissimo astro del piano Enrico Zanisi, il chitarrista dalle mille sfumature timbriche Francesco Diodati, il contrabbassista di Enrico Rava, Gabriele Evangelista e l'inconfondibile suono dei sassofoni di Simone La Maida.
Zanisi, Diodati e Paternesi inoltre freschi del premio TOP JAZZ di Musica Jazz, come i primi 3 migliori nuovi talenti del 2012.
Alessandro Paternesi, classe 1983, negli ultimi 2 anni, ha visto crescere e riconoscere il suo impegno e talento in modo esponenziale. Oggi è tra i sideman più richiesti del jazz italiano grazie alla sua innata musicalità e nonostante la sua giovane età, è docente di batteria jazz al Conservatorio Morlacchi di Perugia e ai corsi pre accademici del Conservatorio Santa Cecilia di Roma.
Molto tenace e sempre sorridente, in particolar modo sul palco, dopo anni di collaborazione e scuola con grandi musicisti come Enrico Rava, Danilo Rea, Enzo Pietropaoli, Roberto Gatto, Rita Marcotulli, Luciano Biondini, Cristina Zavalloni, Gianni Basso, Petra Magoni, Ami Stewart e molti altri, esordisce come compositore.
In questo primo disco “Dedicato”, edito da Radar Records/Egea Distribution, l'approccio classico si contamina con il rock e le grandi personalità dei musicisti danno un'impronta altamente creativa alla musica. 

Stanley Jordan a Capurso (Ba)

Sabato 16 febbraio 2013 alle ore 21,00 presso l'Auditorium della Scuola Media di Via Magliano a Capurso (Ba) concerto di Stanley Jordan.


Undicesima edizione per il Multiculturita Anniversary, tradizionale appuntamento invernale del Multiculturita SJF, organizzato dall’omonima associazione, sempre con la direzione artistica di Michele Laricchia ed il supporto promozionale di Jazzitalia.
Dopo una Summer edition che ha visto in scena Billy Cobham, Anna Maria Jopek, la Minafric Orchestra e la prima edizione del Multiculturita Europe Contest, l’associazione Multiculturita festeggia sabato 16 febbraio 2012, presso l’auditorium della Scuola Media di Capurso (via Magliano / via Valenzano) il suo undicesimo genetliaco con un esclusivo concerto per l’unica data in Puglia: Stanley Jordan Solo.
Magic" di Stanley Jordan lo si dice fin dal 1985 quando, appena venticinquenne, ha pubblicato per la Blue Note, il disco Magic Touch (primo nelle classifiche per due settimane, due Grammy Nominations, Disco d'Oro in USA e Giappone) presentandosi all'attenzione internazionale con una tecnica nuova per suonare la chitarra. Fino ad allora si parlava di tapping, o per i più virtuosi di double-tapping, ma di lì a poco fu inventato il termine two-handed tapping, intendendo con questo il tapping fatto non più con due dita, bensì con otto.

venerdì 25 gennaio 2013

Dee Dee Bridgewater su BR Klassik

Questa sera l'emittente tedesca BR Klassik trasmetterà il concerto di Dee Dee Bridgewater, registrato il 23 novembre 2012 al Birdland di Neuburg an der Donau. La grande cantante, accompagnata dal suo quintetto con Craig Handy al sax e flauto; Edsel Gomez al pianoforte; Stefan Lievestro al contrabbasso; Kenny Phelps alla batteria, ha presentato canzoni tratte dal suo ultimo progetto discografico To Billie with Love: a celebration of Lady Day.


Questo lavoro è il mio modo di rendere un rispettoso omaggio ad un cantante che ha fatto sì che cantanti come me trovassero il proprio spazio", racconta la Bridgewater: "Volevo che Eleonora Fagan fosse qualcosa di diverso: un lavoro moderno e che andasse oltre la semplice celebrazione.Volevo dar vita ad progetto gioioso".
La chiave del nuovo approccio è il pianista Edsel Gomez, compagno di viaggio di lungo corso della Bridgewater che ha scritto nuovi arrangiamenti per le canzoni che compongono l'album, compresa la versione riletta attraverso una poliritmia africana di "Lady Sings the Blues", una versione riarmonizzata di "All of Me" e una rilettura dalle venature gospel di "God Bless the Child".
L'ennesimo successo planetario per una cantante che ha saputo imporsi davanti alle più grandi platee mondiali grazie ad una personalità e una voce che pochi artisti al mondo possono vantare.

SFJAZZ Center Opening Night Concert (audio)

Trent'anni dopo aver presentato i suoi primi concerti a San Francisco, l'organizzazione SFJAZZ ha finalmente costruito una casa permanente ed una sala per concerti. Per la sua grande apertura, maestri come McCoy Tyner e Chick Corea hanno suonato spalla a spalla con stelle moderne come Esperanza Spalding e il SFJAZZ Collective.


Ecco l'estratto di un bel resoconto della serata pubblicato sul sito InsideBayArea:
Il fondatore di SFJazz, Randall Kline qualche anno fa ebbe questa pazza idea: che alla sua organizzazione occorresse una propria casa, che avesse l'energia di un grande club insieme al comfort ed alla qualità del suono di una sala da concerti. Visto il concerto di apertura di mercoledì presso il nuovo SFJazz Center, il desiderio di Kline sembra essere stato esaudito.
Un elegante anfiteatro che trascina il pubblico nell'azione musicale, questa nuova sala da 700 posti supera la prova del nove a livello acustico. Ero nella balconata - in prima fila, a sinistra - e la qualità del suono era decisamente calda e chiara; il ticchettio dei polpastrelli sulle congas, le linee interne dell'assolo di chitarra. Era tutto nelle orecchie, insieme con le battute del presentatore Bill Cosby, un appassionato di jazz di lunga data ed un batterista piuttosto bravo, che ha potuto suonare una campana su una melodia di Tito Puente, prima di introdurre una leggenda dopo l'altra: dai pianisti McCoy Tyner e Chick Corea, al vibrafonista Bobby Hutcherson, e così via.
Cominciando con uno scotch costoso e delle ostriche appena sgusciate del party pre-concerto, questo è stato il battesimo per questa sala da $ 64 milioni, che si trova in fondo all'isolato tra la Davies Symphony Hall e il War Memorial Opera House. 
Sopraffollato dal punto di vista musicale - come il vecchio Jazz at the Philharmonic - il concerto non si è mai acceso del tutto, visto che a nessuna band è stato concesso il tempo di andare in profondità e di fare qualcosa di veramente straordinario. Ma c'era una tale ampiezza di formazioni che attraversavano le generazioni e gli stili, e molto di ciò accadeva al volo. Tutto sembrava parlare alla visione dell'organizzazione, che abbraccia la vastità del jazz, e le sue sorprese.

Suoni, parole e ritmi del mondo a Cornigliano

Ritorna da sabato prossimo 26 gennaio "Suoni, parole e ritmi del mondo", la rassegna di musica jazz internazionale organizzata dalla associazione genovese Jazz Lighthouse presso Villa Bombrini a Cornigliano, Genova, giunta quest'anno alla quarta edizione.


L'appuntamento di apertura della rassegna e' con la pianista, vocalist e compositrice statunitense  Mala Waldron, figlia di un vero mito del jazz, Mal Waldron, partner di Charlie Mingus e di Billie Holiday,  che si esibirà' in trio accompagnata da Giovanni Sanguineti al contrabbasso e Paolo Franciscone alla batteria.
Mala Waldron nata a New York, figlia d'arte ed enfant prodige del jazz, ha cominciato la sua carriera professionale a 15 anni, formando la sua prima band e firmando, un  anno dopo, il primo contratto discografico con la RCA . 
Molto conosciuta in Giappone ed apprezzata per le doti vocali che evocano paragoni con Nina Simone, la musicista vanta una discografia già nutrita, con un disco di duetti inciso con il padre,  "He's My Father", il tributo alla sua madrina Billie Holiday, "Lullabye",  e il più recente "Always There" , votato nella top 20 della rivista Jazz USA.   
I successivi appuntamenti della rassegna  sempre ad ingresso gratuito, saranno dedicati a nomi di sicuro interesse per gli appassionati di jazz e dintorni.

giovedì 24 gennaio 2013

Chicago Underground Duo in diretta questa sera su Radio Ca' Foscari

Questa sera la webradio dell'Università di Venezia, Radio Ca' Foscari, trasmetterà in diretta dal teatro Santa Marta di Venezia, l'attesissimo concerto del Chicago Underground Duo, grande formazione composta da Rob Mazurek (miglior artista jazz 2012 secondo Top Jazz): cornetta, elettroniche e  Chad Taylor: batteria, vibrafono.


Il Chicago Underground Duo si è formato nel 1997 da una costola del più ampio organico Chicago Underground Collective.
Il Duo è costituito da Rob Mazurek (cornetta, elettronica, pianoforte) e Chad Taylor (percussioni, elettronica, vibrafono, mbira e chitarra), entrambi sostenitori della vecchia corrente jazz di Chicago.
Il duo ha registrato, sulla base delle vecchie creazioni del Chicago Underground Collective, in tutto sei album, contando anche il recente Age of Energy (Northern Spy, 2012).
Questo duo è probabilmente anche il più musicalmente avventuroso tra le molteplici incarnazioni del Chicago Underground.
Le  performances sono basate sia su composizioni definite e composte da entrambi gli artisti, che sulla pura improvvisazione.
Il cornettista, compositore, artista multimediale Rob Mazurek (Jersey City, 1965) è tra i talenti più visionari della musica contemporanea. Attivo sulla scena del jazz e dell’improvvisazione dalla metà degli anni 90, Mazurek ha contribuito a rivitalizzare la scena di Chicago, gettando un ponte vitale tra la generazione dell’AACM (Association for the Advancement of Creative Musicians) e quella più giovane, vicina al rock e alla musica elettronica.

REPLAY: Seeds from the Underground - Kenny Garrett

(Pubblicato originariamente l'11 aprile 2012)
Seeds from the Underground è il titolo dell'attesissimo ultimo album di Kenny Garrett, primo in studio dopo un attesa di sei anni dal precedente bellissimo Beyond The Wall (ed intervallato dal live Sketches of MD). 
L'album consiste in dieci pezzi originali di Garrett, molti dei quali costituiscono un omaggio diretto a grandi artisti che hanno influenzato il sassofonista sia personalmente che musicalmente, come Jackie McLean, Roy Haynes, Keith Jarrett e Christian Laviso.
L'ottima formazione che collabora con Garrett è costituita da Benito Gonzalez (piano), Nat Reeves (basso), Ronald Bruner (batteria), Rudy Bird (percussioni) e Nedelka Prescod (voce).


Date le mie sempre elevate aspettative riguardo le produzioni garrettiane, devo subito dire che l'album per quanto notevole, non è all'altezza dei suoi migliori. Garrett è sempre un sensazionale sassofonista, le sue esecuzioni post-bop sono sempre vibranti e le sue improvvisazioni originali e stimolanti, per l'occasione coadiuvato anche da una affiatata e solida formazione, nella quale eccelle il notevole pianista Benito Gonzales; questa volta, però mi sembra che sia un pò deficitario il songwriting che invece mi aveva maggiormente convinto in altre sue produzioni.
Infatti la setlist mi pare piuttosto eterogenea, oscillando tra solidi pezzi post-bop sui quali Garrett naturalmente si trova più a suo agio e nei quali riesce ad esprimere il suo enorme potenziale, e pezzi di genere ibrido che non riescono ad esprimere la stessa potenza.

Nicole Herzog ad Ascona

La cantante afro-svizzera Nicole Herzog è certamente una delle novità più interessanti della scena jazz elvetica. Lunedì 28 gennaio alle 20.30, alla Sala del Gatto di Ascona, il Jazz Cat Club presenterà, in anteprima nazionale,  “Intimacy”, secondo album dell’artista registrato in collaborazione col noto pianista e compositore bernese Stewy Von Wattewyl: doveva essere solo una “demo”, ne è uscito invece un gioiellino di grazia ed eleganza, che rivela al pubblico il talento di una giovane artista dotata di una voce straordinariamente calda e vibrante. 


Diplomatasi in Relazioni internazionali a Ginevra e poi all’Uni di Basilea (con un Master in Studi Europei), Nicole Herzog ha sinora vissuto la musica come “un magnifico hobby”. 
Fattasi le ossa sin dall’adolescenza in vari gruppi pop, soul e R&B, la giovane si avvicina al jazz durante gli studi universitari. Fonda il suo primo gruppo assieme al batterista romando Dominik Deuber, con il quale, nel 2008, pubblica anche un CD. 
Decisivo è l’incontro con l’affermato pianista e direttore della Swiss Jazz School di Berna, Stewy von Wattenwyl. Siamo nel 2007. I due si ritrovano casualmente sul palco di un club di Zurigo, scoprendo di avere molte affinità, a cominciare dal piacere di esibirsi dal vivo nelle situazioni più intime. 
Col passare del tempo l’intesa fra i due cresce assieme al desiderio di registrare un CD. Cinque anni e molti concerti dopo la cosa si concretizza, nell’agosto 2012, in maniera fortuita: il batterista di Von Wattenwyl si ammala e una seduta di registrazione pianificata da tempo dal pianista col suo gruppo deve essere annullata. 
Ai due si presenta quindi l’opportunità di registrare finalmente assieme. Si pensa a una “demo”, nulla è preparato, ma il risultato finale è eccellente, un piccolo miracolo di eleganza e sensibilità, con dodici brani registrati in un giorno e mezzo che esaltano la vena intimistica di Herzog e Von Wattenwyl attraverso ispirate e delicate ballad, struggenti blues, incalzanti sequenze di swing e un tocco di sensualità brasileira.  L’album merita la pubblicazione!

Stefania Dipierro e Kekko Fornarelli al Club Ueffilo di Gioia del Colle

Dopo un 2012 chiuso fra gli enormi successi internazionali (Malesia, Cina, Indonesia, nonché Germania le ultime tappe prima della pausa natalizia) la prima apparizione del 2013 per Kekko Fornarelli sarà al Jazz Club Ueffilo di Gioia del Colle, in una insolita formazione duo con la cantante barese Stefania Dipierro


Formatasi nei primi anni 90 all'interno del movimento musicale Fez guidato da Nicola Conte, Stefania Dipierro è una cantante versatile, innamorata del canto e della musica, dal talento riconosciuto a livello europeo. Dotata di una timbrica scura e dalla forte ed elegante personalità musicale, il suo stile attinge al linguaggio del jazz, bossa nova, jazz-samba, soul, scat, house. 
Autrice e compositrice, ha collaborato negli anni con artisti del calibro di Tempo5, Intensive Jazz Sextet, Fabrizio Bosso, Gianluca Petrella, Lorenzo Tucci, Pietro Lussu, Gaetano Partipilo, Fabio Accardi, Rosalia de Souza.
Per il Duo con Fornarelli la scelta è ricaduta su uno "Spiritual tribute" a Flora Purim, cantante jazz-fusion brasiliana che vive a New York dagli anni 60. Dotata di un'estensione vocale di ben sei ottave, Flora Purim fonde nella sua musica le influenze brasiliane (soprattutto la musica di Hermeto Pascoal) con il jazz delle voci femminili più significative quali Sarah Vaughan e Ella Fitzgerald. Fra le collaborazioni più significative basti citare Chick Corea, Duke Pearson, Milton Nascimento, Gil Evans, Wayne Shorter.  
Kekko Fornarelli è uno dei giovani pianisti più apprezzati sulla scena internazionale. Un compositore eclettico, precocissimo talento avvicinatosi al pianoforte a soli tre anni, non ha mai smesso di studiare e di cercare nuovi stimoli. 
Nei numerosi viaggi alla ricerca della musica – uno dei più lunghi in Francia, dove ha vissuto tre anni - ha incontrato artisti del calibro di Michel Benita, Yuri Goloubev, Benjamin Henocq, Nicolas Folmer, Jerome Regard, Andy Gravish, Eric Prost, Marco Tamburini, Jean-Luc Rimey Meille, Manhu Roche, Flavio Boltro, Rosario Giuliani fra gli altri. 

Ettore Fioravanti "GOF Trio" a San Leucio (Caserta)

Venerdì, 25 Gennaio 2013 alle ore 21:30 presso l'Officina Teatro di San Leucio (Caserta), concerto del GOF Trio (Ettore Fioravanti alla batteria, Angelo Olivieri alla tromba e Riccardo Gola al contrabbasso) che presenteranno il progetto The Music Of Kurt Weill.


La programmazione 2013 di OfficinaMusica prende ufficialmente il via con il GOF Trio, progetto nuovo e ancora inedito dal punto di vista discografico basato sullo straordinario song-book del grande musicista e compositore tedesco Kurt Weill.
Voluto dal noto batterista Ettore Fioravanti con la partecipazione del trombettista Angelo Olivieri e del giovane contrabbassista Riccardo Gola, il progetto propone non solo l'incontro e il sodalizio artistico di tre personalità musicali tra le più originali e duttili del panorama jazzistico nazionale e internazionale ma anche e soprattutto l'eccezionalità di un repertorio e di un autore tra i più rilevanti e fondamentali del Novecento.
Unendo attitudini, esperienze e sfere d'azioni alquanto differenti, Fioravanti, Olivieri e Gola riescono nel non facile compito di restituire un ritratto estetico del canzonierie di Weill felicemente vibrante, fresco e comunicativo, sottolineandone in modo ricercato l'acuta ironia, la formidabile sintesi tra urgenza intellettuale e genuinità popolare e la visionaria attualità di carattere politico e sociale.

mercoledì 23 gennaio 2013

Satchmo la mia vita a New Orleans

"Louis Armstrong è il jazz", così esordisce Enrico Rava nella prefazione a questa autobiografia del grande musicista americano. E insieme al jazz Armstrong è cresciuto nei bassifondi di quella città leggendaria che era la New Orleans d'inizio Novecento, quando le brass band si sfidavano a duelli musicali per le strade, e durante i funerali si potevano ascoltare le marce e i primi ragtime suonati da Kid Ory e King Oliver. 


La prima volta che Satchmo suona la tromba è in riformatorio, quando è ancora un bambino, e da allora lo strumento non lo abbandona più: anche quando di giorno Louis vende carbone e scarica caschi di banane, la tromba sarà lì ad attendere di essere suonata, la sera, per un pubblico di prostitute, magnaccia e giocatori d'azzardo.
Minimum Fax continua la sua fortunatissima serie di libri dei grandi del jazz: dopo Miles Davis, Chet Baker, Thelonious Monk, Enrico Rava, ecco l’autobiografia (che torna in libreria dopo trent’anni) di uno dei mostri sacri del jazz mondiale: Louis Armstrong.
Il libro si apre nei bassifondi di New Orleans, dove la sua prima tromba gli capita fra le mani a soli sette anni, mentre è in riformatorio, e si chiude all’inizio di una trionfale tournée in cui un Armstrong all’apice della sua carriera suona con l’idolo di sempre, King Oliver.

Fabrizio Sferra Quartet - Untitled N.28

Untitled # 28 è il nuovo progetto di Fabrizio Sferra, un cd di brani originali che lo ritrova leader di un gruppo di musicisti giovani, ma già affermati sulla scena internazionale; Giovanni Guidi al piano, Dan Kinzelman al sax e Joe Rehmer al contrabbasso sono jazzisti che nonostante la giovane età, vantano già collaborazioni di altissimo livello e progetti discografici con etichette nazionali ed internazionali.


Non si può confinare in un titolo questo progetto originale e corale ed infatti Untitled #28 è il titolo non titolo del cd ed è anche la track più rappresentativa dello stesso.
Untitled #28, caratterizzato dalla vena compositiva di Sferra e dall’intensità esecutiva dei musicisti, spazia dai toni contemporanei e free di alcuni brani, a quelli più melodici di altri. 
E’ un disco che sorprende piacevolmente l’ascoltatore e lo accompagna attraverso vari modi di interpretare il jazz contemporaneo.
La generosità compositiva di Sferra, qui in uno stato di grazia, si manifesta in undici brani, più quattro improvvisazioni totali realizzate insieme ai suoi compagni di viaggio. 
E risulta evidente all’ascolto che sia nelle composizioni che nelle improvvisazioni, l’approccio del quartetto al materiale musicale è lo stesso, con in prima linea una profonda attenzione al potenziale espressivo del suono. Tutto ciò a confermare che, cosa rara nel jazz, si tratta di un disco corale.

Jazz on a Summer's Day (video)

Jazz on a Summer's Day è un incredibile film documentario tratto dal Newport Jazz Festival del 1958, filmato e diretto dal fotografo di moda e pubblicitario Bert Stern e dal regista Aram Avakian, che ha curato anche il montaggio del film. 


Il film, in gran parte senza dialogo o narrazione (ad eccezione dei periodici  annunci del presentatore Willis Conover), mescola immagini d'acqua e della città con gli artisti ed il pubblico del festival, presentando anche delle scene delle gare di Coppa America.
Il film presenta le esibizioni di Jimmy Giuffre, Thelonious Monk, Sonny Stitt, Anita O'Day, Dinah Washington, Gerry Mulligan, Chuck Berry, Louis Armstrong e Jack Teagarden. Appaiono anche Buck Clayton, Jo Jones, Armando Peraza e Eli's Chosen Six, l'ensemble di studenti dello Yale College che comprendeva il trombonista Roswell Rudd, che viene mostrato andare in giro per Newport con una cabriolet decappottabile, mentre suona Dixieland.
Il film conduce lo spettatore sul palco per tutto il fine settimana del festival, dalla preparazione del primo concerto, fino al magico finale che vide la leggendaria Mahalia Jackson eseguire una commovente versione di The Lord’s Prayer.
Utilizzando cinque telecamere contemporaneamente, alcune portate a mano, altre con l'uso di teleobiettivi, ed utilizzando le migliori pellicole Kodak a colori, Stern riuscì a catturare delle immagini così brillanti che, come disse "sembrano saltare fuori dallo schermo".
Di solito i film di jazz sono tutti in bianco e nero, in qualche modo deprimenti e girati in piccoli nightclub nei sottoscala. Questo invece portò il jazz all'aperto e al sole "è fu differente".
Memorabile sia musicalmente che visivamente, Jazz on a Summer’s Day è un saggio di stile. La camera Stern studia i musicisti, offrendo agli spettatori la possibilità di vedere ed ascoltare il propri eroi suonare. Poiché la maggior parte di queste figure leggendarie sono morte, è ciò che più di vicino abbiamo per rivederle dal vivo.

Tre date italiane per Donny McCaslin

L'ottimo tenorsassofonista Donny McCaslin, sarà in questi giorni in Italia per una mini-tournée di tre date, dove presenterà il suo ultimo album Casting for Gravity, pubblicato recentemente dall'etichetta Greenleaf di Dave Douglas.


McCaslin sarà in concerto questa sera (23 gennaio) al Panic Jazz Club di Marostica, domani (24 gennaio) allo Sheraton di Catania mentre il 25 gennaio sarà al Torrione San Giovanni di Ferrara, accompagnato dal suo nuovo quartetto elettrico composto da Matt Mitchell al piano fender; Tim Lefebvre al basso e Nate Wood alla batteria. 
Nato nel 1966 e cresciuto a Santa Cruz (California), Donny McCaslin ha imbracciato il sax all'età di dodici anni. 
Gli studi al Berklee College of Music di Boston lo portano all'attenzione di Gary Burton, che lo prende nel suo quintetto, nel quale rimane per quattro anni. 
Nel 1991 si trasferisce a New York, dove collabora inizialmente con Eddie Gomez per poi entrare negli Steps Ahead (al posto di Michael Brecker). 
Lo si sente poi con Gil Evans, l'orchestra di Maria Schneider (con la quale ottiene una nomination ai Grammy per il "Migliore Assolo Strumentale di Jazz" nel 2004), nel gruppo Lan Xang con David Binney, nel celebrato quintetto di Dave Douglas. 
Ma la sua attività di sideman lo ha portato anche a cimentarsi su disco con Danilo Perez e Luciana Souza e dal vivo con Tom Harrell, Brian Blade, John Patitucci, Mingus Dynasty, Pat Metheny.
McCaslin ha già firmato numerosi album come leader e, soprattutto, nel 2008 ha vinto il referendum dei critici di Down Beat come migliore rising star del sax tenore. 

Philip Catherine al Blue Note di Milano

Questa sera alle ore 21, il Blue Note di Milano ospiterà un concerto del grande chitarrista Philip Catherine, che per l'occasione sarà accompagnato da Nicola Andrioli al piano, Philippe Aerts al contrabbasso e Antoine Pierre alla batteria.


Philip Catherine è all’avanguardia della scena jazz europea fin dagli anni Sessanta.
Chiamato “Young Django” da Charles Mingus, i l suo lavoro con grandi artisti come Chet Baker, Larry Coryell, Tom Harrell, Niels-Henning Ørsted Pedersen, Stéphane Grappelli, Sylvain Luc, oltre appunto a Charles Mingus, il suo approccio unico, il suo sound e la sua devozione alla musica sono stati importanti e influenti.
Nato a Londra nel 1942, proveniente da una famiglia di musicisti, sviluppa l’orecchio musicale fin da piccolo.
Dopo aver scoperto Georges Brassens e Django Reinhardt inizia a suonare la chitarra e ad ascoltare tutti i grandi jazzisti del tempo, che spesso accompagnava quando suonavano in Belgio, dove si era trasferito con la sua famiglia.
All’età di 18 anni attraversa l’Europa con Lou Bennett e nel 1971 Jean-Luc Ponty gli chiede di unirsi al suo quintetto.

Dado Moroni Trio feat. Alvin Queen a Genova

Continua la carrellata di grande musica jazz nello storico locale di Via Vernazza 7/9 di Genova San Martino diretto da Duccia Italiano, sabato 26 gennaio a salire sul palco del Borgoclub  saranno quattro amici di origini lontane che racconteranno in musica le loro storie. Dado Moroni al pianoforte, Riccardo Fioravanti al contrabbasso, Max Ionata al sax ed un ospite straordinario, l’americano Alvin Queen.


Dado Moroni, nato a Genova è uno dei pianisti jazz italiani più richiesti in Europa e in America. Debutta a 17 anni con Tullio de Piscopo e Franco Ambrosetti col quale ancora oggi collabora.
Nel 1987 viene chiamato, unico europeo, insieme ai pianisti Hank Jones, Barry Harris e Roland Hanna, a far parte della giuria del premio internazionale pianistico Thelonious Monk, svoltosi a Washington. Nel 1988 effettua una importante tournèe in sette paesi africani con il sestetto di Alvin Queen per conto del Dipartimento di Stato americano.
Collabora quindi con Clark Terry e George Robert alla tournèe mondiale organizzata dal governo svizzero per la celebrazione del settecententenario della Confederazione Elvetica.
Nel periodo luglio-novembre 1991 il gruppo si esibisce in diversi paesi del mondo riscotendo grande successo ed il consenso della critica internazionale.
Con il pianista classico Antonio Ballista dà vita nel 1995 con il Patrocinio di “Ferrara Musica “ al progetto “Two Pianos Cine Soul“ ottenendo notevole successo in vari teatri nazionali ed internazionali.
Nel 1995 partecipa ad un'incisione per l’etichetta discografia America Concorde e ad un’importante tournèe in Giappone. A tutt’oggi ha inciso oltre 50 cd per le importanti etichette discografiche quali Sony Concorde, Contemporary Telarc Mons,TCB Record, Enja.

martedì 22 gennaio 2013

First Listen: Rudresh Mahanthappa - Gamak

Il sito della NPR mette a disposizione lo streaming integrale di Gamak, il nuovo album di Rudresh Mahanthappa. L'alto sassofonista guida un quartetto composto da David Fiuczynski alla chitarra elettrica, François Moutin al contrabasso e Dan Weiss alla batteria. 


Ecco una bella recensione dell'album tratta dal blog Mondo Jazz:
La seconda recensione dell'anno nuovo mi vede compiaciuto commentatore di un album che molto mi è piaciuto e che credo molto farà parlare i critici musicali dei magazine a tema jazzistico.
L'esperienza musicale di Mahnathappa si è svolta all'insegna dell'ibridazione tra la musica delle sue radici famigliari, i raga e la musica dell'India del sud, e la componente jazzistica. 
Gamak è il tredicesimo album come leader o co-leader e per me è sicuramente il più maturo e sostanziale.
Undici composizioni tutte scaturite dalla penna del leader, una (Balancing Act) ripescata dall'album Black Water del 2002, le altre scritte per l'occasione e per il nuovo quartetto che vede la strepitosa presenza della chitarra di Fiuczynski al posto del pianoforte di Vijay Iyer. 
Un sodalizio maturato all'interno del gruppo di Jack De Johnette del quale entrambi fanno parte e che valorizza sia l'imprevedibilità del suono di "Fuze", un musicista dallo stile unico, che l'intesa notevole con il leader.

REPLAY: Ultimo valzer ad Harlem. My Favorite Things di John Coltrane

(Pubblicato originariamente l'11 aprile 2012)
Questo magnifico articolo, apparso in origine su Alias/Il Manifesto, e pubblicato nel bellissimo sito Magazzino jazz, ci regala una preziosa analisi critica della esecuzione di Coltrane del celebre classico di Rodgers & Hammerstein.


Libertà e disciplina trovano una sintonia / solamente nell’estasi. Questo distico di Hayden Carruth, saggista e poeta americano, rappresenta una mirabile sintesi di jazz e razionalità occidentale. La libertà è frutto della disciplina, ebbe a dire Carlos Santana nella sua fase di coinvolgimento con la devozione orientale, quando seguiva i precetti del guru Sri Chinmoy. Sia l’estratto poetico che la sentenza del chitarrista in trip mistico si prestano a descrivere un momento della vita artistica di John Coltrane, quando cinquanta anni fa, nell'ottobre del 1960, entrava in studio per incidere My Favorite Things.
Giddins ci informa dell'esistenza di ben 45 versioni incise:  il pubblico la adorava: “gli bastavano due misure del tremolo iniziale per far venire giù il locale”(Giddins, Visions of jazz. The first Century, Oxford, Oxford University press, 1999, p.483).
Il critico Marcello Piras, John coltrane, un sax sulle vette e negli abissi dell’io, (Stampa alternativa, 1993, p.43). più sensibile agli aspetti spirituali riverberati dalla musica di Coltrane, propone una descrizione del brano empatica; vicina alle sensazioni che il valzer modale trasmetterebbe.
“…Coltrane improvvisa a ruota libera, a sfogo, ogni tanto ritornando sulla melodia di Rodgers & Hammerstein, accarezzandola, abbellendola, per poi abbandonarla di nuovo, in un’orgia di trilli, di gorgheggi, di voli impazziti, e poi riprenderla ancora, e così via. L’accompagnamento è alternativamente nel modo minore e maggiore: e ogni volta che torna in maggiore è come se si aprisse a una gioia infinita, panica, indicibile. […] Coltrane dovette suonarlo [My favorite things] tutte le sere: e non si stancò mai di farlo, così come la gente non si stancò mai di chiederlo. L’abbandono totale, inebriante alle piroette bucoliche del soprano era una gioia pura, sensuale, che Coltrane condivideva con il suo uditorio”. 

Gregg August - Four by Six

Il bassista Gregg August ha un suono al suo strumento che è allo stesso tempo caldo e quasi intimidatoriamente forte, il suono di un muscolo ben tonico, mentre effettua ripetutamente flessioni e strappi. Il suo lavoro nel trio del sassofonista JD Allen, nel corso di quattro album, lo ha portato all'attenzione, grazie al modo in cui agita la terra tra Allen ed il batterista Rudy Royston, contribuendo a rendere il gruppo uno dei migliori del jazz attuale. 
Ora, nel suo ultimo album da leader, ha assorbito e integrato quel gruppo in quattro delle otto composizioni, mettendo insieme un quartetto quasi completamente diverso per le altre quattro.


La metà di Four by Six infatti è eseguita da un sestetto che comprende Allen, August e Royston, oltre al trombettista John Bailey, il sassofonista Yosvany Terry ed il pianista Luis Perdomo. L'altra metà invece presenta August e Perdomo, accanto al soprano sassofonista Sam Newsome ed al batterista EJ Strickland. 
I due gruppi, ovviamente, adottano approcci molto diversi su tutto ciò che fanno - melodia, ritmo, improvvisazione - e ciò potrebbe confondere gli ascoltatori, anche se in realtà non dovrebbe.
L'album è diviso in quattro gruppi di due tracce, il quartetto inizia, con Affirmation e For Calle Picota, a questo punto il sestetto prende il sopravvento su For Max e Bandolim. La seconda metà dell'album prende il via con Street Strange e A Ballad for MV, del quartetto, prima di concludere con altri due pezzi del sestetto, Relative Obscurity e For Miles.
Il quartetto, per ovvi motivi, è in qualche modo dominato dal sax soprano di Sam Newsome, l'unico con strumento a fiato, che ottiene un sacco di spazio per gli assolo, ed il suo suono è così individuale da risultare problematico. Ha passato molto tempo ad esplorare il soprano come strumento solista; infatti ha pubblicato il suo ultimo disco, The Art of the Vol. Soprano. 1, all'inizio di quest'anno, ed il suo è un percorso accidentato, a volte, come il suo lavoro qui.
Il suo tono è tagliente, e spesso indulge in trucchi pirotecnici, il suo fraseggio, seppure fluido e serpentino, è tuttavia occasionalmente astratto, lasciando che l'ascoltatore si aggrappi alla stabilità offerta dalla sezione ritmica.

A Palmi seminari e concerti jazz

L'Associazione Culturale no profit Leonida, ha deciso di organizzare un seminario di musica Jazz , con successivo concerto Jazz tenuto dai docenti (ingresso libero), per la realizzazione del succitato seminario si avvale della collaborazione dei più prestigiosi docenti Jazz Italiani di fama internazionale.


Si effettueranno i seguenti corsi:
Seminario di Canto - Cinzia Spata, cantante tra le più gradite agli intenditori e tra le più lodate dalla critica. Ma ancor più conta la sua concezione” strumentale ” del canto, la stessa che informa oggi i fenomenali vocalismi di Bob Mc Ferrin, che si unisce in lei a una naturale dimensione mediterranea. Ne scaturiscono suoni puri, accenti e sfumature che si innestano perfettamente nel Jazz europeo più attento ad affrancarsi dai modelli americani.
Seminario di Pianoforte - Cinzia Gizzi, pianista, professionista, durante gli anni di Università, quando si è trasferita da Pescara, sua città natia, a Roma, dove attualmente vive e opera. Le sue collaborazioni sono numerose nel campo della musica jazz, M. Rosa, Lino Patruno, M. Moriconi, G. Sanjust, G. Tommaso, G. Rosciglione, Gegè Munari, S. Coppotelli Johnny Griffin, Benny Bailey e altri.
Seminario di Sassofono - Michael Rosen, Michael frequenta la Berklee School of Music , dove vince una borsa di studio , e tra gli altri, segue i corsi di George Garzone , Bill Peirce e Gary Burton . Sempre attivissimo nella scena jazz europea, Michael si esibisce inoltre con numerosi musicisti americani di calibro internazionale, tra quali Jim Hall , Carl Anderson , Tommy Cambpell , Peter Erskine , Mike Stern e Kenny Wheeler . Tanto Stern quanto Wheeler , hanno invitato personalmente Michael come guest nei loro concerti, dopo averlo sentito suonare con altre formazioni.
Seminario di Basso elettrico e Contrabbasso - Giovanni Tommaso uno dei musicisti più apprezzati in Europa, oltre 50 anni di musica alle spalle. Alla RAI suonò con Sonny Rollins per una puntata di Studio Uno. Insieme a Pepito Pignatelli aprì il Music inn, che diventò uno dei locali di riferimento per il jazz a Roma e nel quale accompagnò artisti del livello di Dexter Gordon, Johnny Griffin, Art Farmer o Kenny Drew. In questi anni frequenta anche Steve Lacy, sassofonista newyorkese stabilitosi a Roma e riferimento per l’avanguadia jazz del tempo. Giovanni Tommaso è anche titolare della cattedra di musica jazz al Conservatorio di Perugia e dirige dal 1986 i seminari della Umbria Jazz Clinics.

Latina Jazz Winter Festival

Da venerdi prossimo a sabato 23 febbraio presso il circolo cittadino Sante Palumbo a Latina, si svolgerà il 1° Latina Jazz Winter Festival organizzato dall’Associazione Latina Jazz Club in collaborazione con l’assessorato al Turismo del Comune di Latina.


Nell’ambito del Festival ci sarà l’opportunità di ammirare una mostra, a cura dell’associazione “Prendi il tuo Tempo” dell’architetto Roberta Malossi, il cui percorso è un racconto di quei luoghi e di quei personaggi che sono stati i protagonisti della crescita della cultura e dell’anima di questo territorio che rischiamo oggi di dimenticare perché troppo presi dalla frenesia del quotidiano.
Il nostro – ha affermato Il Presidente del Club Jazz Latina - Avv. Luciano Marinelli – è un festival jazz che si contamina con altri stili, un evento che cercherà di coinvolgere attraverso la musica, tutta la città di Latina, della provincia e gli amanti del genere, provenienti dalla capitale
Con questo importante festival – ha dichiarato l’assessore al Turismo Gianluca Di Cocco – Latina dimostra che attenzione al jazz, grazie al supporto di tantissimi amanti del genere.