giovedì 13 dicembre 2012

Matthew Shipp Trio - Live at Jazzfestival Saalfelden (video)

Matthew Shipp uno dei pianisti più radicali della sua generazione, il 26 agosto 2011, fu ospite del celebre Jazzfestival di Saalfelden dove accompagnato dal suo abituale trio composto da Michael Bisio al contrabbasso e Whit Dickey alla batteria ha presentato il suo recente doppio album The Art Of The Improviser. 


Matthew Shipp, probabilmente il più interessante pianista e compositore sulla scena internazionale del free jazz, assurto negli ultimi anni a vera e propria star della nuova avanguardia jazzistica.
Matthew Shipp nasce a Wilmington, nel Delaware nel dicembre del 1960 e incomincia a suonare il piano all’età di cinque anni; dapprima ispirato dagli organisti di chiesa, prende le consuete lezioni, ma incomincia a “respirare” jazz già all’età di dodici anni, favorito da una famiglia in cui la passione per questa musica era davvero intensa: c’erano dischi, entusiasmo, addirittura un’amicizia – ovviamente precedente la nascita di Matthew – con Clifford Brown.
Come molti ragazzini, la voglia di applicarsi è spesso minacciata da giochi e sport, gli ascolti spaziano da Oscar Peterson ai Jackson Five, passando per Stevie Wonder, ma si spostano presto verso la musica di John Coltrane e all’età di 24 anni Shipp si trasferisce laddove la sua voglia di suonare può trovare il terreno migliore.
È New York, città nella quale si cala con totale aderenza alla vitalità della scena musicale, vivendo per un breve periodo in una casa in cui aveva vissuto anche Charlie Parker e comunque frequentando le zone downtown ricche di storia musicale.
Il resto è noto: oltre alle collaborazioni con Roscoe Mitchell e David S. Ware, Shipp ha intrapreso da anni un’interessantissima carriera come leader di progetti sempre diversi e stimolanti, culminata nella possibilità di curare la Blue Series dell’etichetta Thirsty Ear, “luogo” privilegiato di incontro tra i migliori jazzisti dell’area creativa e una serie di artisti, dj e produttori della scena elettronica, per una ridefinizione dei confini stessi della musica.
Ha intrapreso da anni un’interessantissima carriera come leader di progetti sempre diversi e stimolanti, culminata nella possibilità di curare la Blue Series dell’etichetta Thirsty Ear, “luogo” privilegiato di incontro tra i migliori jazzisti dell’area creativa e una serie di artisti, dj e produttori della scena elettronica, per una ridefinizione dei confini stessi della musica.
The Art Of The Improviser è un doppio album il primo dei quali è inciso dal vivo a New York con il trio composto da Michael Bisio al contrabbasso e Whit Dickey alla batteria: un celeberrimo Ellington (“Take the A train”) e quattro brani dalla produzione del gruppo; il secondo in solitudine, ancora repertorio originale e uno standard (“Fly me to the moon”). L’atmosfera non muta: un pianismo dal rigore instancabile, che disseziona ogni titolo, senza nulla concedere alla platea. Eppure, nonostante le difficoltà, lo strano fascino di questo erede di Monk e Cecil Taylor (“The new fact” in apertura lo dichiara esplicitamente) si trasforma senza sforzo in piacere assoluto. (Danilo Di Termini)


Ecco il video del concerto:

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