giovedì 27 dicembre 2012

La missione eroica di Dexter Gordon

Sul sito della New England Public Radio è stato pubblicato un bell'articolo, a firma Tom Reney, dedicato al sassofonista Dexter Gordon.


Ecco un estratto dell'articolo:
Il mondo del jazz ha conosciuto un gran numero di personalità carismatiche in tutta la sua storia, ma poche furono così mitiche e piene di colori come Dexter Gordon.
In un carriera multi sfaccettata durata mezzo secolo, Gordon salì alla ribalta negli anni '40, prima del crollo a causa delle droghe e di periodi di carcerazione negli anni '50, facendo poi due clamorosi ritorni a New York, uno immediatamente precedente, ed uno seguente ad un periodo di 14 anni di espatrio a Parigi e Copenaghen tra il 1962 e il 1976.
La missione eroica del jazzista è stata raramente legata così strettamente e trionfalmente alle esperienze di esilio e di ritorno, come quella di questo figlio di un medico di Los Angeles che lasciò casa a 17 anni nel 1940 per lavorare nell'orchestra di Lionel Hampton, dove fronteggiava Illinois Jacquet. 
Il tenorsassofonista di quasi 2 metri, descritto da Art Pepper come "un idolo nei dintorni di Central Avenue [Los Angeles]", alla fine degli anni '40 e nei suoi duelli al tenore con Wardell Gray accese la fantasia di Jack Kerouac e John Clellon Holmes.
In On the Road, il protagonista di Kerouac Dean Moriarty "si inchinò davanti al fonografo ascoltando un disco di bop selvaggio, 'The Hunt', con Dexter Gordon e Wardell Gray che soffiavano alla loro altezza davanti ad un pubblico urlante, che dava alla registrazione un volume fantasticamente delirante."
Holmes, che era nato a Holyoke nel 1926, dedicò il suo romanzo del 1958 The Horn alla storia di un tenorista di nome Edgar Pool. In The Hunt, egli sentì un "inno in cui noi gettavamo il nostro Dixieland intellettuale di ateismo, razionalismo, liberalismo, e trovavamo alla fine la vena ribelle del nostro gruppo."
Go di Holmes è considerato come il primo romanzo beat, i cui personaggi erano basati sulla panoplia di Kerouac, Allen Ginsberg, William Burroughs, Neal Cassady e Herbert Hunke.
Poco dopo la sua pubblicazione nel 1952, Holmes scrissse il saggio "This is the Beat Generation" per il New York Times. Un decennio più tardi, Go! fu usato come titolo di una delle registrazioni di Gordon con la Blue Note. 
Go! fu una delle due sessioni che Dexter registrò con l'eccellente sezione ritmica composta da Sonny Clark, Butch Warren, e Billy Higgins nel mese di agosto del 1962.
Esse sono tra le sue più celebri sessioni per la Blue Note, in particolare Go! fu una delle sue preferite che descrisse come "un classico" allo scrittore jazz Bob Blumenthal.
Visto che la Guida Penguin la definisce una "sessione non completamente convincente" e descrive la sezione ritmica come "non rispondente", ciò dovrebbe mettere in discussione la validità di ogni altra affermazione fatta nelle sue 1800 pagine.
Le sessioni degli inizi degli anni '60 con la Blue Note, seguivano i suoi 12 anni di assenza dalla Grande Mela, ma mentre il rilascio sulla parola in California gli permise di viaggiare al di fuori dello Stato, il draconiano sistema delle carte di cabaret di New York era ancora in vigore, e ciò gli impediva di lavorare nei locali notturni della città.
Nonostante questa limitazione, Gordon riuscì a suonare al Jazz Gallery, e le sue maniere coinvolgenti si dimostrarono essere un tonico per il pubblico che si era stancato di quel tipo di freddo distacco, personificato da Miles Davis.
Sulle note di copertina su A Swingin' Affair di Gordon, Barbara Long cita un "musicista importante" al Jazz Gallery che diceva: "amore, non ho mai sentito tanto amore in una stanza."
La prima volta che vidi Dexter di persona presso il Sandy’s Jazz Revival  nel 1977, l'amore era ancora il sentimento predominante nella stanza, e non ho molto altro da dire su questo.
Un anno prima, le sua apparizioni a New York per degli ingaggi allo Storyville e al Village Vanguard, furono salutate come il ritorno di una leggenda vivente, e la recensione di Robert Palmer sul The Times lo elogiava per "la più intensa ed emozionante dimostrazione di playing al sassofono che si possa immaginare."
La carismatica presenza scenica di Gordon e la sua spinta energetica, il suo puntuale inserimento di citazioni di altri brani, e il modo drammatico con cui manteneva il suo tenore verso l'alto per ringraziare per l'applauso, sottolineava quello che il suo pianista George Cables descrisse come "una vera e propria gioia di vivere nel suo modo di suonare ... Fu come se qualcosa fosse appena venuto in vita proprio davanti ai nostri occhi. Ho potuto guardare il pubblico per molte notti e vedevo questo bagliore collettivo provenire dalle loro facce felici... Dexter ha un meraviglioso senso dell'umorismo. Non si prendeva mai troppo sul serio, ma questa era una faccenda molto seria per Dexter."
In una lunga intervista con la moglie di Dexter, Maxine, pubblicata recentemente su All About Jazz, lei dice che suo marito, che appariva così estroso sul palco, in realtà era un introverso a cui "piaceva leggere e guardare il baseball. Faceva molta socializzazione, ma non gli veniva naturalmente, e lui la considerava come recitazione. Quando gli offrirono il lavoro per 'Round Midnight, disse, 'mi sono comportato così per tutta la mia vita, quindi per me non è niente di nuovo'."
Nel film, Dexter interpretava Dale Turner, un personaggio basato su Bud Powell e sul suo idolo Lester Young. La sua performance gli valse una nomination agli Oscar come miglior attore non protagonista nel 1986.

In questo video si può ascoltare integralmente l'album Go!:

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