giovedì 20 dicembre 2012

Kurt Rosenwinkel – Star Of Jupiter

"Quello che la mia musica tratta in generale - e questo album non è differente - ha a che fare con il rapporto che ognuno di noi ha con l'universo in generale e di come usiamo la nostra intuizione per ascoltare quello che ci sta dicendo."


E' arrivata a lui in sogno. Quello che il chitarrista e compositore Kurt Rosenwinkel descrive come "comprensione" della proporzione profonda, si manifesta come Star of Jupiter, il titolo del suo decimo album come leader, uscito lo scorso 13 novembre per l'etichetta Wommusic. 
Non è una entità letterale, ma piuttosto una filosofia, come gli è stata rivelata "La 'Stella di Giove' mi fu data come una chiave per trascendere i cicli di forma, illusione e paura che esistono su questo piano terreno dell'esistenza. Il sogno era potente ed è continuato nella vita reale."
Essa divenne una forza tangibile nella realizzazione di questo album. Una celestiale collezione di composizioni del tutto originali, tutte, tranne una, mai registrate in precedenza, Star of Jupiter trasporta gli ascoltatori in un viaggio verso la scoperta, la verità e la pace definitiva.
Il suo primo album in quartetto dal rivoluzionario The Next Step del 2001, Star of Jupiter offre una variazione di quella formazione, assemblando un gruppo stellare che include il pianista Aaron Parks, il bassista Eric Revis, e il dinamico giovane batterista e concittadino di Philadelphia, Justin Faulkner.
Star of Jupiter è un allontanamento da ciò che aveva in precedenza contribuito a definire la musica di Rosenwinkel, eppure è sorprendentemente inclusivo dell'ampio spettro della sua identità musicale. L'uso brillante dello spazio di Rosenwinkel è accoppiato ad una melodia profondamente coinvolgente ed a groove sensuali, che si evolvono lentamente e costantemente; una qualità nella musica di Rosenwinkel che si identifica completamente con un caldo avvolgimento.
"Essere in grado di avvampare su una semplice progressione per un lungo periodo di tempo ...", dice, "non ho mai avuto una band che davvero voleva farlo e mi piace il fatto che questo è qualcosa che facciamo ... immergersi e sperimentare il calore di quel groove."
"E' qualcosa che abbiamo scoperto come band e volevamo assolutamente inserire sull'album. Quel groove pieno di soul ... è una qualità della band, che naturalmente trova e mette in risalto nella musica, che mi rende molto felice, perché sento che è una vera espressione di ciò che sono come artista e come persona; meditare sulla sensualità e la trascendenza, anche se le cose possono sembrare complesse e intellettualmente impegnative sotto la copertura".
La band di Rosenwinkel è unita organicamente tanto quanto il loro suono. Lui e Parks collaborano dal 2006, quando Parks si unì nelle celebri registrazioni live al Village Vanguard di New York. Revis, un amico di lunga data ed uno dei "fondamenti spirituali" del gruppo, apparve anche sull'affascinante album in trio di Rosenwinkel del 2009 Reflections, consigliò di assumere Faulkner per completare la band, dopo aver lavorato con lui a lungo nel quartetto di Branford Marsalis.
"E' una cosa eccitante quando tutta la chimica lavora insieme", rivela Rosenwinkel, "e si può contare su una combinazione magica in cui la somma è più delle sue parti."
Benchè sia uno degli interpreti più emotivi del repertorio standard, Rosenwinkel è senza dubbio uno dei compositori più prolifici della sua generazione. Vincitore del The National Endowment for the Arts Composer’s Award, afferma che grazie alla sua scrittura ha potuto sviluppare quella che oggi è una voce singolare nel jazz moderno.
Egli attribuisce anche alla sua città natale, Philadelphia, la sua solida educazione musicale, essendo cresciuto nel bel mezzo di una grande scena musicale e sotto la tutela di influenti anziani jazzisti come Al Jackson, Eddie Green, Tyrone Brown, e la sua figura paterna musicale, l'alto sassofonista Tony Williams.
E' qui che ha trovato una piattaforma ideale per sviluppare la sua caratteristica voce, che ha raccolto le lodi internazionali della critica, e l'attenzione di tanti artisti di vari generi come Ahmir "Questlove" Thompson dei The Roots, il leggendario Eric Clapton, e Q-Tip dell'iconico gruppo hip hop A Tribe Called Quest, con il quale Rosenwinkel ha suonato sia live che sui suoi apprezzati album da solista, The Renaissance (2008) e Kamaal the Abstract (2009).
"Non riesco a controllare ciò che viene fuori da me a livello compositivo," dice Rosenwinkel. "In effetti, è un po' come scoprire delle cose che sono già lì quando le scrivo, così che il processo di composizione è come avere un foglio bianco nella mia mente e poi vedere quello che viene fuori e quindi scoprire le cose. Mi sento come se fosse meno il risultato della volontà, piuttosto che il risultato di solo ascolto."
In questa pubblicazione veramente trascendentale, Rosenwinkel non abbandona la tradizione che segue il filo del suo playing e stabilito le sue risonanti fondamenta. Canzoni come "A Design Shifting" e "Mr. Hope" presentano un centro terreno in mezzo all'etereo, con Parks che offre un assolo deliziosamente Monk-ish su quest'ultimo, un omaggio al celebrato pianista bebop Elmo Hope. "Homage a Mitch" è un altro inchino alle sue profonde radici bebop incarnate da Mitch Borden, che possedeva il jazz club Smalls al West Village di New York durante gli anni '90, dove le bands di Rosenwinkel avevano un ruolo importante nella ormai leggendaria scena del club.
Eppure, pur con tutta la sua coesione ed accessibilità, Star of Jupiter allontana le facili categorizzazioni. "Gamma Band", il pezzo di apertura dell'album, è una forza della natura in 5/4 con una feroce propulsione di Faulkner, batterista che sembra essere in grado di adattarsi ad ogni estetica con l'onestà e la competenza che va ben oltre i suoi 21 anni, ma che è rara in generale, mentre l'aggiunta della particolare voce di Rosenwinkel è particolarmente entusiasmante. Le linee melodiche di Revis elevano lo slancio a nuove altezze, e Parks offre ancora un altro fulgido assolo.
Splendido e sensuale, "Heavenly Bodies" è forse la canzone più qualificante del disco, portando l'ascoltatore in un viaggio di undici minuti attraverso il macrocosmo. Rosenwinkel offre una performance ammaliante, con la band che maestosamente orbita intorno ad un vamp ipnotico per metà della lunghezza del brano.
Rosenwinkel ha continuamente fatto dei passi coraggiosi nella sua arte, ed ora, con Star of Jupiter, articola la sua visione ad un livello ancora più profondo.
Inconfutabilmente il più influente chitarrista jazz del nuovo millennio, Rosenwinkel governa la nave in un viaggio che comprende più di un adepta padronanza del suo strumento. Star of Jupiter è un'esperienza, un opportunità per gli ascoltatori di ascoltare nella musica, i propri sogni.
"Tutto il mondo intorno a me si dissolve e cade verso il basso in fluenti linee di di colore e struttura, mentre una voce risuona, ‘Everything is True.’ Qualcuno mi ha dato "La stella di Giove" e così possiamo salire verso il cielo celeste, dove un leone alato d'oro custodisce un numero infinito di troni e la pace più grande ci pervade tutti".

Nessun commento:

Posta un commento