giovedì 13 dicembre 2012

Giuseppe Venezia - Let the jazz flow

Ecco una bella recensione di Andrea Baroni sul nuovo album del contrabbassista Giuseppe Venezia, dal titolo Let the jazz flow pubblicato dalla Sifare Edizioni, pubblicata sul sito Storia della Musica


Un viaggio a New York , nel cuore mondiale del jazz ad ascoltare jam session nei locali mitici della Grande Mela, come il Village Vanguard o il Birdland. Il ritorno a casa, in Italia, in un paesino della Basilicata con una grande nostalgia e la ferma intenzione di tornare al più presto negli Usa per incidere il primo disco. Un sogno diventato realtà senza più prendere l’aereo, grazie ad una fantastica Big Band arrivata in Italia per partecipare al Festival “Basiljazz”,  e alla possibilità di incidere con loro la colonna sonora della propria vita. 
Queste le premesse di “Let the jazz flow” opera prima del trentenne contrabbassista di Matera Giuseppe Venezia, che è riuscito ad assemblare un settato di ottimo livello intorno al proprio strumento, con due ospiti d’onore quali il pianista israeliano Ehud Asterie ed il batterista Duffy Jackson, ispiratore del titolo e figlio del grande Chubby Jackson al quale era affidato il contrabbasso nell’orchestra di Woody Herman negli anni ’40.
Siamo in pieno mood swing, ed il cd offre una lunga carrellata di classici del genere, proposti da un gruppo di giovani musicisti – con Venezia figurano gli italiani Attilio Troiano al sax tenore, e Luigi Grasso al contralto, Jerome Etcheberry e Stepko Gut a trombe  e flicorno – senza alcun timore reverenziale, ma con felice vena espressiva ed un entusiasmo che quasi traspare dalla casse acustiche. 
Si inizia con il bel tema di “Undecided” , riproposta nel finale in una seconda take, per continuare con “Just a groove “ del trombettista Buck Clayton, fare un salto nello stride, specialità in cui eccelle Asterie, con la classica “Honeysuckle rose” di Fats Waller, e proseguire, sempre ad una temperatura e velocità piuttosto elevate per oltre settanta minuti.
Da segnalare le due riproposizioni di “Dig” di Miles Davis, di “Lester leaps in” di Lester Young,  con grande spazio ai fiati dei due trombettisti e “Tadd’s Delight” di Tadd Dameron, nella quale il leader, sempre presente con una mirabile azione ritmica, si ritaglia anche uno spazio solistico, alternato al solo di Jackson. 
Ottima la prova di tutti i solisti, con menzione particolare per il sax contralto di Grasso, davvero ispirato in diversi episodi, e divertente anche il finale affidato allo scat di Duffy Jackson. 
Si potrebbe obiettare sulla mancanza di novità sotto forma di brani originali, ma è proprio questo, invece, secondo Lino Patruno che firma alcune note di accompagnamento del libretto del cd, uno dei pregi dell’opera di Giuseppe Venezia: “Giuseppe è un giovane che  non ama le mode ma ama il jazz che dell’attualità non sa che farsene, anche per evitare che l’ascoltatore si annoi e soprattutto si addormenti” 
Un rischio che non si corre, lasciando scorrere il jazz di Giuseppe Venezia.

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