lunedì 19 novembre 2012

Third World Love: Live from 92YTribeca (video)

Come forse alcuni avranno capito questa Third World Love è una delle mie formazioni preferite (se non la preferita) in circolazione in questo momento. In occasione del loro arrivo in Italia (domenica 25 novembre al Teatro Manzoni di Milano), ho deciso di dedicare un pò di spazio a questa fantastica, ma forse ancora poco nota, formazione.


Composta per tre quarti da alcuni dei migliori esponenti di quella scuola israeliana, che sta sfornando senza dubbio alcuni dei migliori jazzisti in circolazione, cioè dallo strepitoso trombettista Avishai Cohen, dal bassista Omer Avital che non ha certo bisogno di presentazioni, e dal pianista Yonatan Avishai a cui si aggiunge il superbo batterista statunitense Daniel Freedman, questa formazione sta indicando una nuova strada nel jazz, in cui è possibile innovare ed anche contaminare con varie musiche del mondo, senza per questo motivo voler cancellare il linguaggio jazzistico che rimane ben saldo anche grazie ad una naturale propensione allo swing ed a vibranti e vigorose improvvisazioni solistiche.
Come ha scritto Francesco Buffoli in una bella recensione (che sottoscrivo in pieno) sul sito Storia della Musica:
I Third World Love appartengono invece alla categoria degli immortali, senza "se" e senza "ma". In altri termini, non mi vergogno a collocarli vicino ai cervelloni più creativi del genere, perché la musica che ti scaraventano addosso è altrettanto viva, saettante, poderosa. Possiede quella qualità unica, difficile da rendere per iscritto, che si chiama capacità espressiva. I loro brani sono vibrazioni di calore, sono gioielli variopinti come un uccello tropicale, ed hanno il pregio incredibile di suonare "bene" per tutta la durata, il che non sempre è vero per i brani jazz.
Troppo spesso chi non è avvezzo al genere tende a declassificarlo a mero esercizio di stile che può entusiasmare solo qualche strumentista di vaglia, ma che non sa stringerti cuore e cervello come i migliori pezzi rock: intendiamoci, sono cazzate. Io conosco a malapena la posizione delle note e sul pentagramma e vanto cinque lezioni di pianoforte in croce, eppure amo questa musica con ogni centimetro del mio corpo.
Ma a volte sono caduto nel tranello, inducendomi a credere che si tratta di una musica da decifrare, più che da amare: e allora è importante che cerchi di convicere tutti, me stesso compreso, che qui bisogna archiviare certi stereotipi.
Questi terzomondisti, infatti, sono certamente autentici fenomeni quando stringono in mano i propri strumenti, ma la cosa veramente assurda è l'originalità della loro alchimia, che non perde un colpo neanche a pagarla, che – come nella migliore tradizione del genere – ti ingabbia l'anima e i timpani e non li molla sino allo sfinimento. Musica di estrema complessità armonica e melodica eppure senza fronzoli, musica che non perde tempo a contemplare i bei lineamenti riflessi nello specchio, perchè è troppo impegnata ad insegnarci il concetto di bellezza dirompente; musica nata quasi per caso, peraltro, a Barcellona nel 2002, come testimonia questo sfavillante lavoro di debutto.
Il segreto della riuscita sta soprattutto nel cervello di Avishai Cohen, per quanto mi riguarda uno fra i pochi musicisti contemporanei che possono fregiarsi del titolo di genio. E' figlio del post-bop e della tradizione hard, ma ha imparato parecchio anche dalla morbidezza di Miles Davis, dal sorriso sornione di Chet Baker, dalle vampate di alcuni fra i maggiori trombettisti free-jazz. Un musicista che ha deciso di aprire strade nuove all'improvvisazione, sforzandosi di costruire un percorso peculiare e fuori dagli schemi, un talento melodico fuori dal comune che concepisce brani tanto stranianti quanto trascinanti ed appiccicosi.
Questa è una formazione che soprattutto dal vivo da il meglio di se, invito quindi chi avrà la possibilità di andarli ad ammirare domenica prossima in concerto al Teatro Manzoni.
Per noi altri, che purtroppo non avremo questa opportunità, c'è la possibilità di ammirarli in questo video; si tratta della ripresa di un loro concerto registrato lo scorso 26 aprile al locale newyorkese 92YTribeca dove presentarono il loro ultimo album Songs and Portraits.

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