martedì 27 novembre 2012

The NEXT Collective

NEXT Collective è il nome di un nuovo progetto di una formazione che raccoglie alcuni grandi musicisti di prossima generazione che presentano loro interpretazioni di canzoni di artisti contemporanei come Bon Iver, NERD, Little Dragon e altro ancora. 


La formazione è costituita dai sassofonisti Logan Richardson e Walter Smith III, dal chitarrista Matthew Stevens, dai tastieristi Gerald Clayton e Kris Bowers, dal bassista Ben Williams e dal batterista Jamire Williams, con special guest il trombettista Christian Scott (alias Christian aTunde Adjuah).  
NEXT Collective rappresenta l'apice di una nuova ondata di improvvisatori altamente qualificati, melodisti, ed arrangiatori tra di loro strettamente collegati sia come colleghi che come amici.
La Concord Jazz, una divisione della Concord Music Group, pubblicherà prossimamente un EP, con tre traccie che sarà in vendita esclusivamente su iTunes
L'EP, che includerà No Church In the Wild di Jay Z e Kanye West, Africa di D’Angelo e Oceans dei Pearl Jam, è una gustoso anticipo del prossimo album, dal titolo Cover Art, che la stessa Concord pubblicherà il prossimo 26 febbraio e che certamente sarà una festa per i fans di jazz contemporaneo, r&b, hip hop e alternative.
La musica in Cover Art racconterà sia del talento di arrangiatori dei membri della band che della diversità dei loro gusti collettivi. 
Hip-hop e punk-funk, singer-songwriter, guitar-pop, electro-R&B e alternate-rock sono tutti integrati ed esplorati da questi innovatori del jazz.
Indubbiamente il successo dell'album Black Radio del Robert Glasper Experiment, ha tracciato una nuova via nel jazz e credo che questa formazione sia pronta a seguirne le orme; per vedere i risultati non ci resta che attendere.

10 commenti:

  1. Sono molto curioso per questo progetto, visto che conosco & seguo un po' tutti i coinvolti. All'ascolto però devo dire che l'ultimo Glasper non ce lo sento per nulla (deo gratis). Vedo piuttosto un aggiornamento, un'estensione del mainstream incorporando aree della musica popolare contemporanea - un po' come hanno fatto, con esiti di volta in volta diversi ma secono me sempre interessanti, i vari Christian Scott, Russell Gunn, Tia Fuller, Maurice Brown e altri ancora. Stavolta si punta molto anche sul repertorio, spingendo ancora più avanti sul discorso della "contemporaneizzazione" per colmare forse il gap generazionale fra pubblico jazz e pubblico di altre cose, senza però fare gli errori di Glasper o della Spalding. Il che mi pare molto positivo, aspetto con grande curiosità l'album e spero di non essermi aggrovigliato nei discorsi. :)

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  2. Non ho ascoltato ascoltato niente ancora di questo progetto, ma mi sono basato sul comunicato per l'accostamento a Glasper.
    Spero che il jazz non prenda decisamente questa strada, in questo senso il successo di Glasper mi spaventa un pò. Di questo progetto mi lascia perplesso l'uso di ben due tastiere elettriche; come forse si sarà capito, l'elettronica applicata al jazz non mi entusiasma.

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    1. Già, a te non piace nemmeno il primo Davis elettrico, suppongo neppure le opere coeve di Hubbard o Hancock. A me l'uso di strumenti elettrici piace, dipende sempre dall'uso che se ne fa - con l'importazione di sonorità e sfumature soul, funk o r'n'b non ho nessun problema. Ce l'ho quando, come nel caso di Glasper, arriva l'orrendo vocoder (Casey Benjamin ha distrutto pure Urbanis di Stefon Harris) e un sacco di pezzi cantati...
      Comunque, non credo sia il futuro. Semmai è una delle tante strade.

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  3. Hancock sicuramente no, di Hubbard mi piacciono i primi lavori elettrici come Sky Dive e First Light (in cui l'elettronica non era certo preponderante) il resto molto meno.
    Non sopporto sopratutto le tastiere elettriche o l'uso degli effetti, la chitarra mi piace quando è suonata in maniera "acustica" tipo Jim Hall o più recentemente Peter Bernstein o Russell Malone.
    Non lo so, sarò antiquato, ma del jazz mi ha sempre affascinato la possibilità di godere della bellezza degli strumenti acustici e mi sembra che l'uso dell'elettronica ne snaturi un pò il significato.

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  4. secondo me l'elettronica aiuta la chitarra nelle sonorità ed effetti ed a me non dispiace (sinceramente la sonorità "classica" di Hall, Kessel o Burrell dopo un po' mi annoia) ma distrugge il piano togliendogli la sonorità e la dinamica per un confuso tintinnare da carillon. l'uso poi intensivo delle tastiere, se non si è dei grandi arrangiatori alla Gil Evans, tende a far calare un'alone di kitch a tutto il mix musicale.
    gli unici che non sono caduti nella trappola sono stati Miles, il Weather report e anch un po' Lifetime di Tony Willimas. Corea molto kitch, Hancock cinicamente prostituito.

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  5. Di Hancock mi è piaciuta molto la prima fase funk, quella Mwandishi/Sextant/Headhunters per intendersi. Prostituito? Non mi interessa, le motivazioni non contano, contano i risultati e in quei dischi secondo me sono eccellenti.

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  6. prostituito? hai presente Rock it?

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  7. Rockit mi fa cacare incudini. Ma anche lì, se l'abbia fatto per prostituzione cinica o genuino interesse non mi interessa. Allo stesso modo, le cose di Sextant etc. le trovo fantastiche, e le motivazioni alla base non mi tangono.

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  8. Ripeto: fa schifo. Se abbia fatto una simile schifezza per danaro o meno, che importa? Tanto fa schifo uguale. Tutta la dietrologia del "perché l'ha fatto" è noiosissima. Poi ok, in questo caso per es. appare evidente la svolta modaiolissima.

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