giovedì 8 novembre 2012

Michel Petrucciani: l''Elfo Malizioso' del piano

Sul sito della Npr è stato pubblicato un bell'articolo di Emile Pons dedicato al "piccolo grande uomo" Michel Petrucciani.


"Michel Petrucciani fu il primo importante pianista jazz che abbia mai visto dal vivo. Col senno di poi, è difficile credere sarebbe potuto succedere a Guéret, la mia piccola città nel centro della Francia. Ma nel 1992, in un tour chiamato "Tale padre tale figlio", Petrucciani venne a suonare con il padre, il chitarrista Tony Petrucciani.
Fu una serata piacevole ed intima. Benchè fosse conosciuto come virtuoso, il pianista suonava anche toccanti e belle melodie. Il sassofonista Sylvain Roudier, anche lui cresciuto a Guéret, poi ricordò la sua impressione che il pianista sembrava capace di fare molto di più di ciò che quella particolare formazione in duo permetteva.
Fu anche un momento surreale, ascoltando della bella musica provenire da un tale uomo. Petrucciani aveva una malattia genetica chiamata osteogenesi imperfetta, o malattia delle ossa fragili. Lui era estremamente basso, poco più di un metro d'altezza, ed aveva le ossa che si potevano rompere in qualunque momento. Le sue mani erano normali, ma aveva bisogno di modifiche particolari per azionare i pedali del pianoforte.
Ma fu la sua musica, molto più che l'aspetto fisico,  ad attirare l'attenzione di tutti. Qui c'era una specie di meteora che arrivò e lasciò quasi in un fiato, Petrucciani è morto nel 1999, all'età di 36 anni, in una piccola città nel centro della Francia.
Il regista britannico Michael Radford (Il Postino) ritiene che Petrucciani avesse un talento incredibile, a cui il suo nuovo documentario rende omaggio. Il film è stato proiettato al Festival di Cannes l'anno scorso e pubblicato in Francia, Italia, Belgio, Grecia, Germania e Paesi Bassi.
Radford mi descrisse Petrucciani: "A volte smetteva di essere un virtuoso per diventare una persona che interpreta melodie molto semplici e che si espande su di loro come solo pochi grandi pianisti jazz sanno fare", ha detto Radford. "'Cantabile,' ad esempio, è di sole quattro note. Ma è davvero toccante e commovente come un pezzo di scrittura."
Il documentario dipinge Petrucciani come molto più che un artista disabile. Radford ha voluto assicurarsi che la gente conoscesse i lati buoni e cattivi di Petrucciani che, oltre al suo talento e alla disabilità, era anche un essere umano imperfetto. 
Il film racconta Petrucciani divertirsi in maniera molto socievole e fa un accenno ai suoi eccessi edonistici. "La grande libertà di una persona con handicap è la libertà di essere cattivo", ha detto Alexandre Petrucciani, il figlio dell'artista, anche egli afflitto da osteogenesi imperfetta.
Ma in tutto questo, riusciva ancora a fare una musica che era "devastantemente bella", secondo Mary Ann Topper, il manager newyorkese di Petrucciani.
"[Egli] incarnava lo spirito del jazz ... Ha capito i classici da Ellington all'era del bop". Topper lo ha descritto come "un grande elfo malizioso" che aveva "il senso di una anima antica."
I genitori di Michel Petrucciani decisero di non mandarlo a scuola, dove, considerando il suo aspetto fisico, avrebbe potuto essere vittima di bullismo. Di conseguenza, Petrucciani fu in grado molto presto di concentrarsi esclusivamente sulla musica. 
"Non è mai andato a scuola, ma era un uomo molto intelligente," ha detto Radford. "Ha avuto un'infanzia molto solitaria, ma lui era molto fortunato ad avere questo dono [musicale] .... Era uno di quegli esseri che è stato messo sulla terra per essere un musicista. Come un UFO. E' arrivato pieno di musica, e questo era il suo modo di esprimersi."
Come aspirante musicista jazz, Petrucciani sapeva di doversi avvicinarsi ai suoi idoli americani. Quindi si trasferì in California nel 1982, dove convinse il sassofonista Charles Lloyd, in quel periodo in un momento di pausa dalla musica, di andare in tour con lui. Poco dopo, Petrucciani si trasferì a New York.
Nel 1984, Petrucciani pubblicò l'album 100 Hearts, mentre nel 1985 pubblicò Live at the Village Vanguard. Entrambi gli album furono pubblicati per l'etichetta Concord Records, poi la Blue Note li ristampò nel 2002. "Ha la più grande mano destra che io abbia mai sentito nel settore", ha affermato Bruce Lundvall, in quel periodo capo della Blue Note.
Quando Petrucciani si trasferì per la prima volta a New York, il pianista stava con il batterista Barry Altschul e la moglie francese, che era anche la madrina di Petrucciani. A quel tempo, Petrucciani idolatrava il pianista Bill Evans. "L'ho sconsigliato diverse volte di suonare come Bill Evans," Altschul ha detto. "Il consiglio che gli detti è che ogni volta che sentiva suonare un fraseggio di Bill Evans, doveva cercare di cambiarlo. Ed entro un periodo di tempo, divenne 'Michel'".
Il chitarrista John Abercrombie, che appare anche nell'album Michel Petrucciani, è stato uno dei musicisti che hanno ammirato il talento di Petrucciani. Ha registrato due canzoni per l'album Michel Plays Petrucciani del 1987 ed ha fatto un breve tour europeo con il pianista. 
"Il senso di Michel dello swing era poderoso", ha detto Abercrombie. "E davvero capiva un'armonia molto bene. Lui era estremamente intelligente. Il suo inglese era ottimo. Non si può dire niente di lui".
"Michel era un musicista serio che provava una grande gioia nel suonare la musica", Abercrombie aggiunge. "E' stato davvero quello per cui ha vissuto... era una persona estremamente divertente ed un musicista estremamente serio."
Dopo essersi trasferito a New York, Petrucciani divenne rapidamente una star internazionale, registrando spesso e girando il mondo. Si esibì al Newport Jazz Festival del 1984, a fianco di musicisti del calibro di Ray Charles, Dizzy Gillespie, Miles Davis, Dave Brubeck e Stan Getz. Dieci anni più tardi, nel 1994, Petrucciani ricevette una Legion d'onore a Parigi.
Tutto questo si legge come la biografia di centinaia di altri musicisti di talento, ma nel frattempo, Petrucciani viveva letteralmente nel dolore. La sua condizione portava a frequenti fratture ossee, e fino ai suoi 20 anni, dovette essere persino accompagnato al piano.
Topper, il suo manager, anche organizzava i concerti ed accompagnava il pianista nei tour. "Aveva una probabilità del 50 per cento di fare il tour", ha detto. "Poteva cadere dalla seggiola o salirci nel modo sbagliato, ruotare il polso in modo sbagliato e si sarebbe spezzato."
Topper ha anche aggiunto che Petrucciani era anche un grande mentitore, il che gli permetteva, per esempio, di firmare contemporaneamente due contratti con due diverse etichette in modo che due dei suoi album fossero pubblicati nello stesso periodo. "Era molto difficile, ma fu una delle carriere più gratificanti che abbia mai avuto", ha detto Topper.
Sposato più volte, e coinvolto in numerose relazioni serie, Petrucciani fu anche un adultero. "Non era mai abbastanza per Petrucciani sposare una donna o stare con una donna, doveva tradirla", ha detto Radford. "Loro erano devastate, ma allo stesso tempo cercavano di capirlo."
Radford vede però anche un sacco di aspetti positivi nella storia di Petrucciani. "E 'il trionfo dello spirito umano", ha detto. "E 'una lezione di vita per tutti, non solo per i disabili." 
Radford dice di essere convinto che Petrucciani "sia stato sottovalutato musicalmente. Perché era handicappato, era una curiosità. Bisognava vederlo .... E' riuscito a comunicare la musica ad un sacco di gente."
"Siamo stati in grado di costruire un ritratto di lui divertente e commovente, anche perché si tratta di molto più che di jazz, in realtà .... penso che sia molto americano in vari modi. Raggiunge il cuore delle cose. Questo è un ragazzo che è nato con tutti gli svantaggi possibili che si possano immaginare, e li batte."
Anche John Abercrombie canta le sue lodi: "Era una persona forte e determinata a diventare un musicista davvero grande, nonostante il suo problema, che però lo ha reso ancora più forte", dice Abercrombie. "Era unico in tutti i sensi." 
Per Mary Ann Topper, Petrucciani "sapeva essere straordinariamente affascinante."
Come lo scrittore David Hajdu nota nel suo profilo del 2009, Petrucciani, una volta disse a un intervistatore: "Io non suono alla testa delle persone, ma al loro cuore. Mi piace creare risate ed emozione, questo è il mio modo di lavorare."
Questo forse spiega perché, ancora oggi, questo musicista desti così tanta attenzione.

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