mercoledì 7 novembre 2012

Il Torino Jazz Festival cambia rotta silurato il direttore Salvatori

Ecco un mio commento a questo interessante articolo tratto dall'edizione torinese della Repubblica:


Tira aria di cambiamento al "Torino Jazz Festival", dopo appena un'edizione. Le indiscrezioni sostengono infatti sia in corso un repentino avvicendamento in cabina di comando. Evidentemente qualcosa non è andato per il verso giusto la primavera scorsa. 
Non si tratta tanto di un problema di quantità: il maltempo che ha accompagnato l'intero svolgimento della manifestazione è diventato un perfetto e legittimo alibi per evitare di far di conto sugli spettatori degli eventi principali in piazza Castello. Semmai di qualità: le valutazioni degli addetti ai lavori sono state unanimemente poco tenere verso una programmazione generalista e disattenta al jazz in senso stretto. 
Per tutte, in estate, la sferzante opinione espressa sul "Venerdì di Repubblica" dal trombonista Gianluca Petrella, barese di nascita ma ormai torinese d'adozione, che parlava di occasione mancata e denaro pubblico sprecato. 
Unica sezione del festival da salvare rimaneva così "Fringe", diretta dal contrabbassista Furio Di Castri, capace di animare nottetempo con successo i locali dei Murazzi. E proprio da lì dev'essere cominciata la subitanea rifondazione.
Capro espiatorio è diventato il direttore artistico Dario Salvatori, a suo tempo collocato frettolosamente in quel ruolo e  -  immaginiamo  -  diretto responsabile delle scelte poco gradite dai puristi, dalla "fusion" datata degli Yellowjackets al patinato "easy listening" di Dionne Warwick. 
Niente più cappellini stile New Orleans alla conferenza stampa e maggiore sostanza, per condensarla in una battuta, questo il senso dell'inversione di rotta che si profila all'orizzonte.
A chi spetterà il compito di guidare il rinnovato festival jazz, però? Gli indizi fanno pensare a qualche esperto di comprovata reputazione. 
Forse il pisano Francesco Martinelli, musicologo e storico del jazz, nonché docente presso la Siena Jazz University. O più probabilmente Stefano Zenni: figura non meno autorevole (insegna Storia della Musica alla New York University di Firenze e ha docenze nei conservatori di Bologna e Pesaro, oltre a essere presidente della Società Italiana di Musicologia Afroamericana) e già rodato in quella veste (dirige una rassegna tematica presso il Teatro Metastasio di Prato, dove vive).
Se l'incarico ancora dev'essere assegnato ufficialmente, e non lo sarà fin quando non verranno definite dall'amministrazione civica finalità e competenze della Fondazione Arte e Musica voluta dall'assessore Braccialarghe, la direzione di marcia è comunque tracciata: un "Torino Jazz Festival" solvibile sul piano culturale e coerente con l'intestazione che lo designa e dovrebbe ispirarlo, forse meno appariscente ma verosimilmente più appagante in termini squisitamente artistici.

Noto con piacere che finalmente a Torino hanno aperto gli occhi. Come molti di noi bloggers avevamo già rilevato al momento della presentazione del programma, Salvatori si è dimostrato assolutamente inadeguato al compito di far fruttare in maniera adeguata il mare di soldi pubblici che gli era stato affidato. 
Naturalmente le responsabilità di questo flop clamoroso non possono essere tutte attribuite al povero Salvatori, personalità che, almeno a livello jazzistico, è della stessa statura e competenza del suo "compare" Arbore, ma dovrebbero essere suddivise naturalmente con i politici locali che hanno promosso e avallato una scelta così evidentemente inadeguata.
Non voglio tornare sulla solita polemica sul finanziamento pubblico, ma evidentemente un sistema lasciato nelle mani di burocrati di quart'ordine che dovrebbero fare una scelta qualitativa superiore alle loro capacità, affidandosi più spesso al "nome" piuttosto che allo spessore della personalità scelta, non ha alcuna possibilità di funzionare.
Ora i nomi proposti hanno certamente una maggiore autorevolezza in ambito prettamente jazzistico, resta sempre da vedere se potranno svolgere il loro ruolo in completa autonomia o se saranno costretti a sottostare ai soliti compromessi.
Vedremo! Noi restiamo in attesa di capire prima il nome prescelto e poi il programma che sarà proposto e quindi valuteremo. 

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