venerdì 30 novembre 2012

John Coltrane: tre grandi performance europee 1960, 1961 e 1965 (video)

Questi tre programmi televisivi europei a partire dal 1960 catturano l'evoluzione del viaggio di John Coltrane da sideman a bandleader.


Nel primo set, registrato il 28 marzo 1960 a Düsseldorf, in Germania, Coltrane fu inaspettatamente spinto sotto i riflettori, in quanto Miles Davis quel giorno non era in grado di suonare. 
E' fondamentalmente una performance del quintetto di Miles Davis senza Davis. La formazione include Coltrane al sax tenore, Wynton Kelly al piano, Paul Chambers al contrabbasso e Jimmy Cobb alla batteria. 
Il video è stato realizzato nel corso di un tour europeo annunciato come "Norman Granz’s Jazz at the Philharmonic Presents Jazz Winners of 1960." 
Gli altri due "vincitori Jazz" furono Stan Getz e Oscar Peterson, entrambi i quali si unirono a Coltrane ed alla band verso la fine del set di Dusseldorf. Getz suona sulle ultime canzoni. 
Si tratta di una storica sessione l'unica registrazione conosciuta in cui i due grandi sassofonisti suonano insieme. All'inizio del pezzo finale, "Hackensack," di Thelonious Monk, Peterson picchia sulla spalla di Kelly e siede al  pianoforte. 
A detta di tutti, Coltrane era un po' nervoso durante il tour europeo del 1960. Era ansioso di lasciare il quintetto di Davis ed iniziare con una sua band, ma accettò di rimanere fino alla fine del tour come favore a Davis. 

Ambrose Akinmusire su France Musique

Ancora un imperdibile appuntamento dal vivo questa sera con l'emittente France Musique che trasmetterà il webcast del concerto del quintetto di Ambrose Akinmusire, registrato lo scorso 5 novembre al Sunside di Parigi. Il trombettista per l'occasione era accompagnato da Walter Smith III (sassofoni), Sam Harris (piano), Justin Brown (batteria), Harish Raghavan (contrabbasso).


Nato e cresciuto a Oakland, California, Akinmusire inizia a suonare il pianoforte a soli tre anni per poi passare definitivamente alla tromba.
Mentre frequenta la Berkeley High School Jazz Ensemble viene istantaneamente notato da Steve Coleman, recatosi nell'istituto per un workshop. Da quel momento Ambrose, in qualità di membro del quintetto dello stesso Coleman, parte per un intenso tour europeo, il tutto all'età di soli diciannove anni. Rientrato, decide di proseguire gli studi, prima a New York presso la Manhattan School of Music e successivamente a Los Angeles presso il Thelonious Monk Institute of Jazz, esperienza, quest'ultima, che lo conduce a raffinare la ricerca di un proprio stile grazie all'apporto di docenti quali: Terence Blanchar, Herbie Hancock e Wayne Shorter.
Il 2007 rappresenta la svolta cruciale con la vincita della prestigiosa Thelonious Monk International Jazz Competition e la pubblicazione dell'album d'esordio, Prelude…to Cora, per l'etichetta Fresh Sound.
Trasferitosi nuovamente a New York, il giovane trombettista inizia a collaborare al fianco di Vijay Iyer, Aaron Parks e Jason Moran quando viene notato dal presidente della Blue Note Records con cui, nel corso del 2010, firma un contratto per il suo quintetto.

REPLAY: Quel gigante di Thelonious che ci fa ballare ancora

(Pubblicato originariamente il 18 febbraio 2012)
Sul sito dell'Unità è stato pubblicato un bellissimo articolo di Daniela Amenta dedicato a Thelonious Monk che invito a leggere:


C'è una scena in Straight No Chaser, il documentario di Charlotte Zwerin prodotto da Clint Eastwood e dedicato alla vita di Thelonious Sphere Monk, che è la sintesi dell'arte tutta di questo musicista imprendibile, indomabile e infinito. La band sta suonando Evidence, durante l'assolo del sassofonista Charlie Rouse, Monk si alza e inizia a ballare. Una danza goffa, derviscia. Gira su se stesso Monk, un omone di cento chili che si avvita felice come un bambino-farfalla sul proprio baricentro. Poi ritorna al piano e lo martella, i piedi tengono il ritmo, le gambe volano disarticolate. È l'estasi, è la scossa elettrica. È il jazz. È Monk. Monk che suona se stesso e che usa il pianoforte semplicemente per dare voce a tutte le note, montagne di note, che gli vorticavano tra il cuore e la testa, tra i mocassini eleganti ed i cappelli dalle fogge bizzarre. 
Sono trent'anni che Thelonious Melodious se n'è andato, stroncato dalla follia e da un ictus. Eppure balla tra noi e ci fa ballare, ancora. Ogni composizione di Monk, ogni standard che interpretava, perfino le ballad possiedono talmente tanto ritmo da somigliare a irresistibili figure animate. Così, in queste sue partiture sbilenche, poggiate all'apparenza sul nulla, entrano ed escono pezzi di cinema in bianco e nero, Stanlio e Ollio, fumetti, cowboy da saloon e coristi che celebrano la grandezza del Dio delle sale da ballo. Musica per gli occhi, un film che si dipana.
La musica di Monk è puro divertimento anche quando lacera, anche quando graffia l'anima. Musica buffa e bellissima, un inno costante alla libertà. Sembra uno scherzo quella musica, perennemente in bilico, che ecco, ecco ora sta per deflagrare. Ecco, ora i suoni si disintegrano e sarà silenzio. Ecco, ora Melodious stecca. Invece no. Un colpo di reni e la rincorsa tra accordi riprende perfetta e fulminante “come un lungo respiro che si alza”. 
E c'è New York, naturalmente, tra le dita di questo colosso nato il 10 ottobre del 1917 in North Carolina ma cresciuto a San Juan Hill, sobborgo per immigrati della Grande Mela. Cresciuto facendo a botte con le bande di ragazzini portoricani. Thelonious Monk, pronipote di due schiavi, figlio di una cameriera e di un bracciante. “Poi una signora ci regalò una specie di piano – raccontò il musicista – Pensai che non volevo sprecare quel dono. E imparai a suonare”. Iniziò così. Con il pianoforte in cucina che serviva anche come contenitore per camicie pulite, vasetti di marmellata, piatti di pollo e patate. Cominciò in chiesa, seguendo l'amatissima madre Barbara che pregava e cantava e finì con l'incontro tra Monk e l'organo. 

Il jazz norvegese omaggia la bellezza italiana

La Norvegia cala gli assi: la sua big band più prestigiosa, connubio perfetto tra jazz tradizionale e sonorità del ventunesimo secolo, sbarca finalmente in Italia con il patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia. Dopo il clamoroso successo della tournée che ha toccato i festival jazz di Oslo, Bonn e Londra, l’Ensemble Denada sarà in concerto a dicembre in Italia, il 6 a Foligno, il 7 a Sacile e l’8 a Roma.


Guidato dal trombonista e compositore Helge Sunde, l’ensemble proporrà per la prima volta in Italia la sua “Italian Suite”, brano in tre movimenti dedicati ad altrettante città del bel paese (Roma, Trieste, Alghero), ed eseguirà in anteprima i brani del nuovo disco “Sendesaal”, in uscita il prossimo anno per l’etichetta Act di Siegfried Loch.
Anticipata dalla fama di un disco eccellente come “Finding Nymo”, uscito nel 2009 sempre per la Act di Monaco, l’orchestra torna a esibirsi nella penisola dopo più di sette anni con un nuovo repertorio e un organico ancora più ampio che racchiude alcuni dei maggiori solisti norvegesi, tra cui i fratelli sassofonisti Frode e Atle Nymo. 
Sedici elementi che mischiano il jazz alla musica popolare, dando vita a un impasto sonoro frutto dell’incontro di fiati, percussioni ed elettronica, strutture compositive tradizionali e improvvisazione radicali. 
I maggiori media europei, come il Guardian e lo Spiegel, hanno parlato di questo ensemble come di uno dei più interessanti apparsi di recente sulla scena europea e hanno contribuito ad alimentare l’interesse verso la loro musica anche al di fuori dei confini dell’Europa continentale.
Tra la Denada e l’Italia il legame è da sempre stato molto forte; nel corso del suo ultimo tour nel nostro paese, Helge Sunde - musicista con oltre venticinque anni di carriera alle spalle - ha composto la ”Italian Suite”, inserita nell’acclamato album “Finding Nymo”. 

Tiziana Ghiglioni racconta LuisElla

Venerdì 16 dicembre: ad animare il palco del Pequod di Ostia Lido un nome d’eccezione del jazz italiano e non solo, Tiziana Ghiglioni che concluderà una due giorni di workshop romani con un concerto dal significativo titolo di LuisElla, al suo fianco la Feijoa Band con Piero Fortezza alla batteria, Jacopo Fiastri, piano elettrico, Stefano Colasanti basso elettrico, Ferdy Coppola sax e voce.


Nota in Italia come la sola e unica "Lady Jazz", presenterà questo affascinante progetto che altro non è se non una rivisitazione dei brani resi celebri dalla più gande coppia musicale della storia del Jazz, inclusi alcuni pezzi tratti da Porgy and Bess di Gershwin.
In linea con la sua continua attività di docente, si esibiranno anche i suoi allievi dei Seminari di Jazz svoltisi a Roma a fine 2012.
Nata a Savona il 25 ottobre del 1956, Tiziana Ghiglioni inizia la sua formazione musicale negli anni settanta frequentando i seminari del pianista e compositore Giorgio Gaslini e studiando tecnica vocale con il soprano Gabriella Ravazzi. 
Fra le prime esperienze professionali c'è la tournée teatrale con lo spettacolo Shakespeare/Ellington con lo stesso Giorgio Gaslini e Giorgio Albertazzi.
All'inizio degli anni ottanta inizia la sua carriera di cantante jazz e band leader ottenendo immediatamente l'attenzione di pubblico e critica grazie anche alle recensioni del giornalista e storico del jazz Arrigo Polillo che commenta molto positivamente sia le sue prime esibizioni pubbliche sia il suo primo disco,("Lonely Woman" del 1981), inciso con alcuni giovani emergenti fra i quali Piero Leveratto e Luigi Bonafede.

giovedì 29 novembre 2012

Hendrix era diretto verso la jazz-fusion

Sul blog del quotidiano SeattleWeekly, lo scrittore Steven Roby biografo di Jimi Hendrix ed autore del libro di prossima uscita Hendrix on Hendrix, in occasione del 70° anniversario della nascita del leggendario chitarrista ha scritto un interessante articolo sulla direzione che stava prendendo la carriera di Hendrix, interrotta dalla sua morte prematura.


Ecco un estratto dell'articolo:
"Jimi Hendrix era unico. L'icona di Seattle ha influenzato tutti, dai pittori ai musicisti, ma dire che la sua successiva direzione musicale sarebbe stata un gruppo pop/disco, non ha alcun senso. 
In una recente intervista, Janie Hendrix, sorellastra di Jimi, ha detto che ciò a cui Hendrix puntava nel 1969, era a quello che poi sarebbero diventati gli Earth Wind & Fire. 
Probabilmente la signora Hendrix ha dei ricordi confusi, o forse voleva dire Chicago, o forse Blood, Sweat and Tears, poiché gli Earth, Wind & Fire in realtà non giunsero all'attenzione nazionale fino al 1975 con il loro hit Shining Star. O forse il fatto che una volta era sposata con un chitarrista degli E.W.F. aveva qualcosa a che fare con la sua dichiarazione.
Mentre scrivevo il mio libro, Hendrix on Hendrix, ho saputo che pochi giorni prima della sua morte nel 1970, Hendrix disse ad un giornalista che odiava essere etichettato solo come un chitarrista, e voleva essere parte di una grande nuova espansione musicale. "Sono arrivato alla fine di una cosa, ed è il momento di andare in un altra", disse Hendrix, "l'inizio di qualcosa d'altro."
Le estese jam di registrazione di Hendrix del 1969 indicano come fosse pronto ad uscire dal rock psichedelico ed entrare nella jazz-fusion, che non appariva proprio come la pop/disco degli Earth Wind & Fire.
Queste prime escursioni fusion a cui Hendrix prese parte, ottennero il rispetto di musicisti di altri generi. "Era un rivoluzionario come Coltrane", ha osservato il chitarrista John McLaughlin.
Anche il grande trombettista Miles Davis vide del potenziale nella collaborazione con Hendrix. "A Jimi piaceva quello che avevo fatto su Kind of Blue ... e voleva aggiungere ancora più elementi jazz in quello che stava facendo" disse Davis.
Alcune delle idee che Hendrix portò via dal suo periodo con McLaughlin e Davis possono essere ascoltate sulla registrazione dal vivo di Machine Gun, e, a sua volta, l'influenza di Jimi è piuttosto evidente nelle sessioni di Bitches Brew di Davis.

Sound Prints Quintet: Live At The Village Vanguard (video)

Joe Lovano e Dave Douglas ieri sera, sono stati ospiti del celebre locale newyorkese Village Vanguard, dove hanno presentato il loro ultimo progetto Sound Prints.


Il compositore e sassofonista vincitore di diversi premi Grammy, Joe Lovano, e il trombettista Dave Douglas, nominato per due volte al premio Grammy, sono assoluti maestri dei loro rispettivi strumenti e, da tempo, fanno parte del gotha del jazz mondiale.
Fin dalla loro collaborazione nell’acclamato disco “Trio Fascination : Edition Two” confermato poi nel  più recente “Stolas” di John Zorn, Lovano e Douglas hanno dimostrato che le loro distinte e robuste voci possono guidare e spingere oltre l'idioma jazz sia dal punto di vista compositivo sia da quello improvvisativo pur mantenendo un forte legame con i maestri della generazione precedente alla loro.
Nel 2008, quando Lovano e Douglas erano i due leader della rinomata formazione SFJazzCollective, hanno iniziato a costruire un tributo all'icona vivente Wayne Shorter attraverso nuovi arrangiamenti di alcuni dei più famosi brani del noto sassofonista intervallati da brani originali composti seguendo la forte influenza della vena compositiva di Shorter stesso.
Questo episodio ha funto da catalizzatore e ha spinto i due musicisti a concepire il Joe Lovano & Dave Douglas Quintet "Sound Prints", un gruppo stellare che include il pianista Lawrence Fields, la bassista Linda Oh ed il batterista Joey Baron.

Kletzmer ovvero jazz con l'energia di Avital

Sul sito de Il Giornale di Vicenza è stata pubblicata una belle recensione del recente concerto di Omer Avital al Panic Jazz Club di Marostica.


È sempre festa al Panic quando passa Omer Avital. 
Anche domenica scorsa il contrabbassista israeliano con la sua "Band of the East" (Greg Tardy al sax, Nadav Remez alla chitarra, Jason Lindner al piano e Daniel Freeman alla batteria) ha proposto il consueto jazz spensierato, a base popolare, ideale per trascorrere una serata nel segno della leggerezza. 
Per lui, e per il pubblico, si è trattato di un ritorno al passato perché la "Band of the East" (e il relativo album "Suite of the East") esiste dal 2006 e nasce dopo un soggiorno triennale di Avital nella sua terra d'origine, prima del ritorno a New York. 
Che cosa ha portato da Israele il bassista? Alcune sonorità mediorientali ma soprattutto lo spirito che anima la musica popolare ebraica importata dall'Europa centrale. 
Detto in altre parole, si scrive "jazz", si legge "kletzmer" e dei concerti kletzmer la Band of the East ha conservato lo spirito. 
Vale a dire, compresenza di suoni, sovrapposizioni, una buona dose di energia e spontaneità a profusione: se al posto del sax ci fosse stata una tromba, e un violino invece della chitarra l'identificazione con le comunità ebraiche dell'immaginario sarebbe stata completa.

Pepper Legacy a Lamezia Jazz

L’ultimo appuntamento per la X edizione della rassegna Lamezia Jazz è per sabato 8 dicembre, alle ore 20.30, presso il Teatro Umberto di Lamezia Terme, con Pepper LegacyThe Music Of Art Pepper” (George Cables al piano; Bob Magnusson al basso; Charles Barnett alla batteria; Gaspare Pasini al sax). Un omaggio al grande sassofonista nel trentennale della sua scomparsa.


Art Pepper, numero uno del sax contralto nel panorama West Coast Jazz, è stato insieme a Chet Baker, l’artista  che riescito meglio, verso la metà degli anni cinquanta, a coltivare sua personale nicchia di stile e di espressione.  
Nonostante una esistenza  travagliata e disarticolata, è sempre riuscito ad essere quel hard bopper bianco e losangeliano, con assoli vigorosi e carichi di tensione. Come negli anni sessanta, quando, nonostante un lungo periodo di malattia e depressione, è riuscito a ritornare egregiamente negli studi di registrazione, a scrivere un’autobiografia in collaborazione con la moglie giornalista, ed a partecipare alla stesura del copione per un film sulla sua vita: “Art Pepper: Notes from a Jazz Survivor” di Don McGlymm.
Lamezia Jazz ci offre ancora una volta percorsi aperti ed illuminati, ponendosi come luogo altamente  recettivo per la musica in Calabria; un evento sociale di grande impatto culturale; una ricchezza da considerare come risorsa del territorio.
La formazione che suonerà giorno 8 dicembre p.v. è composta da 4 grandi musicisti e dalla ritmica del grande sassofonista Pepper; George Cables pianista americano di colore le sue collaborazioni Joe Henderson a Freddie Hubbard, Max Roach, ma anche Roy Haynes, Art Blakey e Dizzy Gillespie. 
Cables è stato il pianista preferito di Art Pepper nell'ultima importante parte della sua carriera, fino a guadagnarsi il soprannome di "Mr.Beautiful" con il privilegio di accompagnarlo in studio in "Goin'back home", l'ultimo lavoro firmato dal gigante californiano.
Al contrabbasso Bob Magnusson di origine newyorkese, poco più che ventenne entra a far parte dell'orchestra di Buddy Rich, quindi accompagna Sarah Vaughan e in un lasso di tempo molto breve spazia dalla big band di Nelson Riddle a piccole formazioni guidate da Kenny Barron, Tommy Flanagan, Hank Jones, Cedar Walton.

Jano Quartet feat. Luca Aquino ad Ascoli Piceno

Lo Jano Quartet presenterà dal vivo il secondo album “Distante”, appena uscito per la prestigiosa etichetta Via Veneto Jazz, il 6 dicembre al Cotton Club Jazz Club di Ascoli Piceno.


La formazione,  composta da Gianluca Caporale (sax ten./sopr., clarinetto), Emiliano D’Auria (piano, rhodes, electronics), Amin Zarrinchang (contrabbasso), Alex Paolini (batteria, electronics) con  la partecipazione di Luca Aquino (electronics, trumpet) attualmente in tour con Manu Katché, per l’occasione viene arricchita dalla straordinaria presenza di Paolo Damiani al violoncello. 
Figura  importante nella scena jazz non solo italiana, Damiani è anche compositore, direttore d’orchestra, direttore del dipartimento Jazz del Conservatorio di Santa Cecilia a Roma.
Dai dieci brani originali contenuti nell’album emerge un jazz elettroacustico e modernamente “atmosferico”. 
L’utilizzo dell’elettronica, l’impianto delle composizioni, la scelta dei suoni, è tutto orientato a creare spazi e diversi piani sonori, a creare ambienti e aprire orizzonti. 
Grooves, ostinati, idee melodiche e ritmiche, improvvisazioni e sovrapposizioni elettroniche, tappeti e silenzi pensati per dar una forte connotazione onirica e cinematica dalle ampie vedute e dagli spazi distesi, caratterizzano il progetto in cui il linguaggio jazz è un punto di partenza e non una mera gabbia accademica.
Un viaggio musicale in cui vengono percorse nuove strade con spirito di ricerca, non avendo timore di abbandonare schemi e riferimenti, valutando il rischio di entrare in ambiti musicali non puramente etichettabili e lontani da cliché.

mercoledì 28 novembre 2012

Tre concerti in webcast questa sera sulle radio internazionali

Serata di grandi concerti, questa sera, nella quale potremmo ascoltare tre bei concerti in webcast sui siti delle radio internazionali.


Si parte alle ore 20,03 con il recente concerto del quartetto del grande Archie Shepp, registrato lo scorso 3 novembre al JazzFest di Berlino. Shepp era accompagnato da Amina Claudine Myers, al piano e organo, Wayne Dockery al basso e Steve McCraven alla batteria.
Ritorna uno dei personaggi più cari ai cultori del jazz più avanzato e contaminato. Uno dei padri del free, lo storico tenorista Archie Shepp, si divide tra standards e nuovi brani originali alla guida di un eccellente quartetto a cui si aggiunge la nota pianista e organista Amina Claudine Myers, un'equivalente partner musicale che - proprio come lui - sa coniugare la potenza e l'anima. 
Per i nostalgici del miglior Shepp anni ’70.  
Clicca qui per ascoltare il concerto, questa sera a partire dalle ore 20,03, offerto dall'emittente Deutschlandradio Kultur

A seguire, alle ore 23, l'emittente BR Klassik trasmetterà il concerto del quartetto del pianista Antonio Faraò, registrato il 16 ottobre negli studi radiofonici di Norimberga. Il pianista, accompagnato dal quartetto composto del sax tenore del davisiano Rick Margitza e da una sezione ritmica formata dal contrabbasso di Martin Jakonowski e la batteria di Jene Jackson, ha presentato il suo progetto A Tribute to Bob Berg.
Antonio Faraò é considerato in tutto il mondo uno dei più grandi talenti del jazz contemporaneo. Vanta moltissimi riconoscimenti e partecipazioni ai jazz festival più importanti e, tra le sue innumerevoli e prestigiose collaborazioni, possiamo citare artisti del calibro di Pat Metheny, Lee Konitz, Steve Grossman, Tony Scott, Jack Dejonnette, Wayne Dockery, Richard Galliano, Billy Cobham, Toots Thielemann, Chico Freeman, Miroslav Vitous, John Abercrombie, Bob Mintzer.
Questa formazione è impegnata in un tour europeo per rendere un tributo a Bob Berg scomparso tragicamente 10 anni fa durante un tragico incidente stradale poco dopo avere registrato il disco Far Out assieme ad Antonio Faraò. Bob Berg aveva collaborato nei gruppi di Horace Silver, Cedar Walton, Miles Davis, Chick Corea, Mike Stern.
Clicca qui per ascoltare il concerto, questa sera a partire dalle ore 23.

E allora? Miles Davis e la letteratura

E Allora? Questo breve saggio è una ricognizione del rapporto tra Miles e la letteratura. E’ stato pubblicato nel recente libro curato da Guido Michelone e Gianfranco Nissola, Miles Rewind, una ricognizione sul lavoro di Davis scaturita da un convegno e dal progetto musicale curato da Roberto Chiriaco con musicisti quali Ponissi, Di Gregorio, Merlin...(potete trovare più info qui: http://www.milesrewindproject.net/)


Sei un musicista?” mi chiese, osservandomi curioso, mentre masticava con tenacia il cibo.
No, sono un poeta”, risposi.
Mi prendi per il culo?”disse, questa volta guardandomi più serio catturando la mia immagine sulle lenti scure degli occhiali, per poi rimettersi a mangiare.
Ecco come si svolse il primo incontro tra Quincy Troupe, futuro redattore materiale dell’autobiografia del Divino, e lo scontroso Principe delle tenebre.
Troupe ha raccontato il “suo” Miles Davis in un frizzante libro di ricordi. Cercando il Davis nella letteratura non accenderemo però i riflettori sulla autobiografia o sull’ennesimo libro che spiega Kind Of Blue. Ci rivolgeremo invece a quegli autori che hanno subìto il fascino di Davis e l’hanno reso protagonista delle loro invenzioni artistiche: dalla poesia, al racconto, al romanzo.
Miles si esprimeva in modo colorito e teneva alla larga chi non gli garbava, sono fatti noti. D’altro canto, nelle manifestazioni d’intemperanza o nei giudizi, era di tagliente intelligenza. Al batterista-giornalista Art Taylor, che lo interrogava sui propri passatempi, disse: “ridere dei bianchi alla televisione. E’ il mio hobby principale. Tutto lì. E guidare la mai Ferrari. Mi piace guidare la Ferrari, non voglio guidare nient’altro. E’ una buona macchina, veloce”.
Ecco il Davis che ha ispirato gli scrittori e parole che illuminano il suo rapporto con l’America bianca e razzista, spiegando al contempo la qualità dei suoi gruppi: formidabili come Ferrari.
I trombettisti si sono sempre mostrati sensibili alla parola scritta. Nel catalogo degli autori di un’autobiografia spiccano gli squillanti nomi di Louis Armostrong, Dizzy Gillespie, Buck Clayton, i racconti farmaceutici di Chet Baker, la prosopopea di Wynton Marsalis, le scorribande geografiche del russo-americano Valery Ponomarev. Tra gli italiani abbiamo Fresu e Rava.
Tra le biografie bisogna citare quella di Natalia Sazonova sulla vita di Eddie Rosner, perseguitato prima da Hitler e poi da Stalin e la vicenda in stile juvenile delinquency di Lee Morgan, ricostruita nei dettagli non proprio edificanti dal giornalista Tom Perchard.

REPLAY: Jim Hall & Ron Carter Live al Blue Note 2011 (audio)

(Pubblicato originariamente il 16 febbraio 2012)
La collaborazione tra questi due leggendari artisti nasce negli anni '70, e continua negli anni '80 con la pubblicazione di tre meravigliosi in duo; Alone Together, registrato nel 1972 al Playboy Club di New York, Live at The Village West registrato nel 1982 e Telephone del 1984 registrato al Concord Jazz Festival.


Delle loro esecuzioni i critici hanno sempre ammirato il loro gusto ed umorismo, la sensibilità armonica e la padronanza del loro mestiere.
Entrambi gli artisti sono venerati dai fan e dai loro colleghi ed entrambi cercano di non fare affidamento esclusivamente sulle loro abilità tecniche o fisiche, affidandosi piuttosto alle propria immaginazione cerebrale musicale.
Jim Hall e Ron Carter sono maestri di understatement, esempi perfetti di come come dire tanto, con poco. Una volta che la melodia è decisa, questi due maestri la esplorano insieme, senza suonare le note attese, ma tuttavia sentendo, ascoltando e anticipando l'altro. 
Se avete mai pensato che due improvvisatori potrebbero esaurire le cose da dirsi, soprattutto quando il soggetto è un brano suonato spesso, allontanate quel pensiero.

Whispers: il nuovo album di Fabio Accardi

Dopo i consensi nel 2010 per “Arcoiris”, debutto discografico di Fabio Accardi come leader nonché prima release della sua giovane etichetta Mordente Records, è in uscita il 29 novembre “Whispers”, il nuovo album firmato dal batterista pugliese.


Promosso con il sostegno di Puglia Sounds, il disco rappresenta il quarto titolo in catalogo di Mordente Records dopo il fortunato “Sound Briefing”, acclamato dalla critica e dal pubblico come uno dei migliori dischi di jazz italiano del 2012 - sancendo la reunion di The Jazz Convention, storico quintetto di “young lions” con Fabrizio Bosso, Gaetano Partipilo, Claudio Filippini, Giuseppe Bassi e lo stesso Accardi.
Attraverso il grande feeling che contraddistingue la collaborazione con i musicisti Vince Abbracciante (fisarmonica & wurlitzer), Mirko Signorile (piano), Nando Di Modugno (chitarra), Giorgio Vendola e Camillo Pace (contrabbasso) e dei guest Gaetano Partipilo (sax), Luisiana Lorusso e Serena Fortebraccio (voce), Sarita Schena (voce recitante), questo nuovo lavoro traccia il recente vissuto personale e artistico di Accardi con tinte delicate e cosparse di quella saudade derivata dalla sua grande passione per la musica brasiliana.
L’album comprende, oltre a tre cover che omaggiano alcuni dei riferimenti artistici di Accardi (Jack De Johnette, Milton Nascimento e Marcos Valle), cinque brani originali composti in periodi diversi.

Fulvio Sigurta’ e Claudio Filippini alla Casa del Jazz

Fulvio Sigurtà e Claudio Filippini presentano giovedì 29 novembre alla Casa del Jazz il loro album Through the Journey. Due dei più cristallini talenti della nuova generazione in concerto per dar vita a quella che senza dubbio è considerata tra le migliori produzioni dell’anno.


Un repertorio di brani originali scaturiti dalla penna di Fulvio Sigurtà e Claudio Filippini. Un jazz che affonda le proprie origini nella radici ma che sapientemente guarda al futuro verso nuove sonorità
Registrato nei meravigliosi Bauer Studios di Ludwigsburg, Through the Journey è un disco atipico, lirico e ammaliante. 
Through, ovvero “attraverso” il viaggio, un racconto di due amici che si incontrano e intraprendono un cammino insieme; tra momenti difficili e non, si fanno forza ricercando emozioni a cuore aperto, sfamandosi di suoni nuovi. 
Consapevoli che, ormai, non è più importante dove stiano andando o da dove siano partiti, quel che conta è il “durante”, ovvero, continuare a viaggiare. 
Uniti per passione e affinità musicali, Fulvio e Claudio, sempre supportati dalla Cam Jazz, hanno deciso di intraprendere e firmare insieme questa nuova avventura.
Fulvio Sigurtà, Top Jazz 2011 come “miglior nuovo talento”, aveva stupito la critica con il suo precedente album House of Cards, dichiarando uno stile e una firma musicale piena di lirismo e personalità.

martedì 27 novembre 2012

The NEXT Collective

NEXT Collective è il nome di un nuovo progetto di una formazione che raccoglie alcuni grandi musicisti di prossima generazione che presentano loro interpretazioni di canzoni di artisti contemporanei come Bon Iver, NERD, Little Dragon e altro ancora. 


La formazione è costituita dai sassofonisti Logan Richardson e Walter Smith III, dal chitarrista Matthew Stevens, dai tastieristi Gerald Clayton e Kris Bowers, dal bassista Ben Williams e dal batterista Jamire Williams, con special guest il trombettista Christian Scott (alias Christian aTunde Adjuah).  
NEXT Collective rappresenta l'apice di una nuova ondata di improvvisatori altamente qualificati, melodisti, ed arrangiatori tra di loro strettamente collegati sia come colleghi che come amici.
La Concord Jazz, una divisione della Concord Music Group, pubblicherà prossimamente un EP, con tre traccie che sarà in vendita esclusivamente su iTunes
L'EP, che includerà No Church In the Wild di Jay Z e Kanye West, Africa di D’Angelo e Oceans dei Pearl Jam, è una gustoso anticipo del prossimo album, dal titolo Cover Art, che la stessa Concord pubblicherà il prossimo 26 febbraio e che certamente sarà una festa per i fans di jazz contemporaneo, r&b, hip hop e alternative.
La musica in Cover Art racconterà sia del talento di arrangiatori dei membri della band che della diversità dei loro gusti collettivi. 

Marcus Miller ferito in un incidente stradale

Marcus Miller, il celebre bassista vincitore di Grammy, è stato ferito in un incidente di autobus in Svizzera qualche giorno fa. La polizia svizzera ha detto Miller era su un autobus su una strada nel centro della Svizzera con diversi membri della sua band, quando il bus si è capovolto, uccidendo l'autista e ferendo molti altri passeggeri.


La polizia dice che non sono stati coinvolti altri veicoli nell'incidente e che la causa dell'incidente è sconosciuta.
L'autobus privato, che era registrato ad una società tedesca, stava prendendo una curva che porta verso la trafficata autostrada A2 quando si è capovolto ed è atterrata su un fianco.
L'autobus trasportava 13 persone, 2 autisti e 11 membri della band di Marcus Miller. L'autista del bus ha riportato lesioni mortali, mentre tutti gli altri passeggeri sono stati portati in ospedali locali con ferite ma non in pericolo di vita.
Marcus Miller è già stato dimesso dall'ospedale, come anche i membri della band Alex Han e Kris Bowers. La pagina ufficiale di Facebook di Marcus Miller ha scritto che gli altri membri della band sono stati tenuti in ospedali locali durante la notte in osservazione.
La band era in viaggio verso i Paesi Bassi, dove dovevano tenere un concerto nella città di Hengelo. La band ha recentemente suonato uno show a MonteCarlo. 
Marcus Miller Nasce a New York, quartiere di Brooklyn, il 14 giugno del 1959. Il suo personalissimo stile nel suonare il basso, che gli è valso il soprannome di "superman of soul", è frutto delle esperienze maturate al fianco di artisti di altissimo livello, come ad esempio Miles Davis.

New Street - Ben Powell

Stéphane Grappelli non è pronto per passare il testimone del violino jazz a Ben Powell, ma Gary Burton è un bel rimpiazzo per il pioniere del Hot Club. Infatti tra le numerose attrazioni di New Street, un album che mette in mostra i molteplici doni musicali del violinista di origine britannica, c'è la prima mondiale di Gary, un brano che Grappelli compose per Burton decenni fa, ma mai registrato dal leggendario vibrafonista. Un talent scout notoriamente astuto, Burton si unisce a Powell nel brano omonimo, insieme al brillante chitarrista Julian Lage.
New Street, un album autoprodotto uscito in maggio, riflette la sensibilità stilisticamente eterogenea di un musicista che affonda le proprie radici in distinti mondi musicali. 


Un prodigioso musicista classico che è diventato ossessionato con il jazz da adolescente, Powell suona swing con virtuosismo e brio, mentre esplora varie correnti del jazz moderno con uguale fluidità.
"Ho sempre voluto fare un omaggio a Stephane in un modo particolare", dice Powell. "Sapevo di voler dedicare alcuni brani del CD per fare questo, quindi con Gary e con il contributo di Julian questo è stato un omaggio davvero speciale."
L'album si apre con la ballata di Powell Judith, un pezzo caldo, amorevole che introduce il suo quartetto con il pianista Tadataka Unno, il bassista Aaron Darrell e il batterista Devin Drobka (notate il felice riferimento a Bach nelle ultime battute).
Poi ingrana una marcia più alta con la title track New Street, una corsa ad ostacoli con tempi alternati e intricate armonie post-bop.
Come il titolo di Monk 4 Strings suggerisce, Powell evoca l'abile uso della dissonanza ed il cauto umorismo di Thelonious, stratificando le parti di violino per creare tessiture più spesse. Per una pura emozione strumentale, è difficile superare Powell mentre esegue What Is This Thing Called Love con il chitarrista zingaro Adrien Moignard, il più giovane chitarrista rappresentativo della scena jazz mondiale Gypsy.
"Non sono tutti radicati nel passato", dice Powell. "Tutti loro attingono da tante influenze contemporanee per mantenere la musica in continua evoluzione. La proiezione del suono e la qualità del tono che riescono a creare con le loro chitarre acustiche è sorprendente. Mi piace il parallelismo tra questo e un bel playing del violino".
Powell ha recentemente trascorso sei mesi a Parigi, esibendosi ampiamente con musicisti gitani e forgiando strette amicizie, Moignard è una di loro. 
Mostrando con grazia la facilità con cui si muove tra jazz e classica, Powell segue con il suo arrangiamento per quartetto di Sea Shell, un classico pezzo per violino e pianoforte scritto agli inizi del '900. Con il suo violino che svetta su ricche armonie, è facile dimenticare che è un pezzo scritto interamente.

lunedì 26 novembre 2012

Robert Glasper Experiment: Tribute to Roy Ayers (video)

Revive Music Group è il nome di un progetto nato come tributo al leggendario musicista jazz Roy Ayers, che vede la collaborazione di un eccellente line-up di pionieri della musica tra cui leggendario musicista e produttore hip hop Pete Rock, il Robert Glasper Experiment (Chris Dave alla batteria, Casey Benjamin al vocoder e al sax, Hodge Derrick al basso e Robert Glasper al piano e tastiere) e il vibrafonista Stefon Harris


Questo supergruppo ha realizzato una serie di concerti in omaggio alla straordinaria carriera del vibrafonista Roy Ayers ed alla sua influenza ed al contributo alla musica urbana contemporanea.
Il Robert Glasper Experiment è un gruppo che riesce perfettamente a fondere due linguaggi musicali come il jazz e hip hop, appare quindi ben adeguata la correlazione con Roy Ayers un altro artista noto da sempre per fondere i generi, confondendo i confini tra jazz, funk e soul. 
Inoltre anche lo stesso Pete Rock, ha prodotto molte pietre miliari dell'hip hop traendo ispirazione ed influenza dalla musica di Ayers.
Roy Ayers è stato il più visibile e vincente vibrafonista soul jazz degli anni 60 per poi diventare, negli anni 70’, un leader indiscusso della scena R&B con la sua band Ubiquity. Un vero ‘King of The Groove’ e Icona del soul funk per diverse generazioni di appassionati. Profeta della scena Acid Jazz degli anni 90’, Roy Ayers è il musicista più campionato dall’hip hop dopo James Brown.
Brani quali ‘We Live In Brooklyn’, ‘Everybody Loves The Sunshine’ e ‘Move To Groove’ sono considerati da tutti dei veri e propri inni al soul funk.

REPLAY: Conversations With Christian McBride

(Pubblicato originariamente il 14 febbraio 2012)
Mi ritrovo ancora una volta a recensire un album del grande Christian McBride che, dopo The Good Feeling, strepitoso lavoro per big band premiato proprio ieri con il Grammy, ha consegnato un lavoro completamente diverso, interamente costituito da duetti con grandi artisti di generi diversi, che, a mio modo di vedere, è ancora più bello del precedente.


L'album si intitola Conversations With Christian e si compone di 13 pezzi nei quali McBride mette il proprio eccezionale basso al servizio di altrettanti artisti, per una eterogenea e deliziosa raccolta che svaria in diversi generi musicali.
Si parte dalla musica tradizionale africana con Afirika con la meravigliosa voce di Anglieque Kidjo, per passare dalla musica classica con Fat Bach and Greens con una straordinaria Regina Carter, al pop con una bella versione di Consider Me Gone con Sting, alla musica latina con Guajeo y Tumbao in duetto con Eddie Palmieri.
Ed ancora si viaggia nel bebop in una superlativa versione di Baubles, Bangles and Beads con la squillante tromba di Roy Hargrove, nel gospel con l'emozionante Spiritual, nel quale McBride (con archetto) è accompagnato dal grande Billy Taylor al piano, in una delle sue ultime registrazioni prima della sua scomparsa.
I pianisti sono ancora ben rappresentati nei duetti con Hank Jones (Alone Togheter), George Duke (McDukey Blues) e Chick Corea (Tango Improvisation #1).
Ed ancora meritano citazioni anche la funkeggiante versione di It's Your Thing con una grandissima Dee Dee Bridgewater e Sister Rosa con il chitarrista Russell Malone in ottima forma.

Intervista a Franco D'Andrea

Sul sito Andymag è stata pubblicata una bella intervista al grande Franco D'Andrea. 



Partiamo da Milano allora.
Milano è stato il mio ultimo parcheggio, ci sono arrivato nel 1976 e non fu affatto facile. A Merano fino ai vent’anni, poi un paio d’anni a Bologna, ufficialmente per frequentare l’Università…poi dal 1963 a Roma, le due città in cui è realmente avvenuta la mia formazione di jazzista. Arrivai a Milano subito dopo la fine del Perigeo. Fu una scelta dettata da esigenze famigliari. Marta, mia moglie, è milanese, avevamo già il primo figlio e a Milano avremmo avuto l’aiuto dei nonni che poteva compensare il mio essere spesso fuori di casa. La realtà però fu un po’ diversa…
Vale a dire?
Non conoscevo Milano, e Milano non conosceva me. C’ero stato un paio d’anni nel 1966/67 per un ingaggio all’Intra’s al Corso, un club gestito da Enrico Intra in Galleria del Corso in cui c’era l’abitudine di tenere una home-band, cosa oggi impossibile da pensare ma che allora esisteva. Punto nevralgico anche perché era la zona delle case discografiche. Per un paio di stagioni feci quindi parte del quartetto di casa con Gianni Basso, Giorgio Azzolini e Gil Cuppini. Quando tornai per stabilirmi ero un pesce fuor d’acqua. Si erano dimenticati di me, ero vissuto come un romano e questo non era un gran presupposto. Inoltre venivo dall’esperienza del Perigeo, un aspetto molto discutibile per la comunità più ortodossa. Insomma la frittata era fatta! (ride). Arrivai a Milano ma praticamente non lavoravo quasi per niente e questo durò per almeno un paio d’anni. Per fortuna lavorava un po’ più Marta e quindi riuscivamo ad andare avanti. Ero vissuto un po’ come un marziano. Facevo qualcosa con Basso o altri che mi permettevano di lavorare ma ero come un panchinaro continuo. Fu un periodo oscuro, non dal punto di vista musicale perché elaboravo cose, ma nessuno mi dava retta.
Chi l’avrebbe mai detto…e poi cosa accadde? In che modo riuscisti a entrare nei favori di una Milano che allora era una piazza importante?

Le date italiane di Carmen Lundy

La splendida voce di Carmen Lundy accompagnata dal suo quartetto, con il fantastico pianista Anthony Wonsey al piano, Daryll Hall al contrabbasso e Jamison Ross alla batteria sarà prossimamente in Italia per una serie di concerti.


Carmen Lundy inizia la sua carriera, come cantante e compositrice jazz, quando ancora c’erano pochi giovani aspiranti compositori jazz all’orizzonte. Trent’anni dopo la Lundy è conosciuta in tutto il mondo per le sue doti vocali e le sue innovazioni jazzistiche. 
Carmen ha registrato dodici dischi come leader, esibendosi con tanti grandi musicisti come suo fratello e bassista Curtis Lundy, Ray Barretto, Kenny Barron, Bruce Hornsby, Mulgrew Miller, Terri Lyne Carrington, Kip Hanrahan, Courtney Pine, Roy Hargrove, Jimmy Cobb, Ron Carter, Marian McPartland, Regina Carter, Steve Turre, Geri Allen, Robert Glasper , Kenny Kirkland e molti altri.
Nel 1983 uno stimato critico Gary Giddings scrisse di lei: “il canto jazz ha smesso sdi rinnovarsi dal circa 20 anni e non è difficile verificarlo. E’ per questo che con un po’ di trepidazione voglio richiamare la vostra attenzione su un giovane autentica cantante jazz di nome Carmen Lundy, lei ha tutto”.
Armata di un fedele seguito di fans e di una critica prestigiosa, l’irriducibile Carmen Lundy continua a regalare emozioni in tutto il mondo.
Il lavoro di Carmen Lundy come cantante e compositrice è stato acclamato dalla critica del New York Times, The Village Voice, The Los Angeles Times, The Washington Post, oltra a numerose pubbicazioni straniere.

Steven Bernstein & Millenial Territory Orchestra ad Aperitivo in concerto

Aperitivo in Concerto” presenta (Concerto di Natale) domenica 2 dicembre 2012, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano, una formazione eccezionale, in un repertorio trascinante e di grande impatto teatrale. Il celebre trombettista Steven Bernstein conduce da anni, assieme ad una formazione di funambolici virtuosi come la Millenial Territory Orchestra, una ricerca dagli esiti spettacolari sulle radici del jazz contemporaneo, con particolari riferimenti alla musica improvvisata degli anni Venti e Trenta (Bernstein, fra l’altro, è stato l’applaudito arrangiatore e curatore della colonna sonora di un film come Kansas City di Robert Altman).


Tale brillante connubio fra passato e contemporaneità si arricchisce di un ulteriore capitolo: una scintillante e scatenata rilettura delle musiche di Sly & The Family Stone, gruppo rock d’estrazione afroamericana che negli anni Settanta diede un contributo fondamentale allo sviluppo della musica soul, funk e psichedelica (il critico Joel Selvin, non casualmente, ha scritto: ci sono due tipi di musica nera: la musica nera prima degli Sly Stone, e la musica nera dopo gli Sly Stone). Contribuisce in modo fondamentale alla riuscita di questo entusiasmante spettacolo una leggenda del jazz, del soul e del funk come il tastierista Bernie Worrell.
Steven Bernstein - trombettista, compositore e arrangiatore - rappresenta dagli anni Ottanta, da quando cioè ha lasciato la California per trasferirsi a New York, una delle personalità musicali più prolifiche della scena downtown neworkese. 
Oltre ad aver collaborato con artisti quali My Morning Jacket, Linda Ronstadt, David Murray, David Berger, Digable Planets, Levon Helm, Sam Rivers, Medeski Martin and Wood, Courtney Love, Ryuichi Sakamoto, Don Byron e Mocean Worker, è stato membro dei Lounge Lizards di John Lurie, e co-leader del trio Spanish Fly. L'incontro con il produttore e manager Hal Willner, ha dato vita ad un sodalizio che continua fino ad oggi. Bernstein è diventato l'indispensabile direttore e arrangiatore di vari eventi artistici che hanno Willner come deus ex machina, come i tributi a Doc Pomus, Harold Arlen e Leonard Cohen. Inoltre ha lavorato alle musiche da film (basti pensare a Kansas City di Robert Altman), programmi televisivi, balletti (Alvin Ailey e Donald Byrd), spot pubblicitari, e collaborato con cantanti come Lou Reed, Rufus Wainwright, Marianne Faithfull e Sting. Questa sua versatilità, sempre convincente in qualsiasi contesto musicale si manifesti, lo ha posto in condizione di collaborare con un’ampia gamma di artisti e nei più diversi contesti. 
Nel 1995 Bernstein forma il quartetto Sex Mob, il primo gruppo nel quale suona la tromba a coulisse. L'altro gruppo, formato nel 1999, che Bernstein dirige attualmente è la spettacolare Millenial Territory Orchestra. Composta di nove elementi, la MTO è nata come conseguenza della passione del leader per i gruppi jazz degli anni Venti e Trenta.

sabato 24 novembre 2012

Paco De Lucia questa sera su Rete Due

Questa sera l'emittente Rete Due della RSI trasmetterà il concerto del chitarrista Paco De Lucia registrato il 2 luglio 2012 al Montreux Jazz Festival.


Ecco un ritratto del chitarrista pubblicato sul sito Chitarra Studio:
Il suo vero nome è Francisco Sánchez Gómez, in arte Paco de Lucia ed è ormai noto come il simbolo vivente dell'antica arte del flamenco. Il suo stile ha influenzato, e ancora oggi continua a influenzare, molti musicisti. 
Tanto che nel 2004, gli viene conferito il premio "Principe di Asturias" e nel 2010 il titolo di Dottore Honoris Causa dal Berklee College of Music di Boston per il suo contributo alla musica e alla cultura.
Oltre a essere un grande chitarrista è noto per aver composto e registrato più di 200 opere, in ognuna delle quali ha saputo trasmettere il suo gusto tipicamente spagnolo, ma rinnovato grazie a una chiara influenza jazz e bossa-nova, trasmessagli anche da una ricca collaborazione con molti musicisti di gran calibro come Il noto Carlos Santana.
De Lucia inziò a suonare la chitarra già all'età di 5 anni, e a undici, dato il suo raro talento, si dedicò completamente alla musica abbandonando anche la scuola. Da lì in poi ebbe esclusivamente grandi successi, dalla collaborazione con il fratello Pepe al suo primo album da solista "La Fabulosa Guitarra de Paco de Lucia" del 1966.
Ad accrescere il suo successo fu anche la collaborazione con altri grandi artisti. Rilevante fu quella con il già noto cantante flamenco Camaròn de la Isla con cui dal 1968 incise ben 12 album, segnando la storia del flamenco. La considerazione che De Lucia ha in riferimento a questo artista, scomparso nel 1992 a causa di un cancro ai polmoni, è quella che si può avere un vero genio della natura. Ad egli venne anche dedicato un monumento nella sua città natale, San Fernando e un film del 2005.

William Parker Orchestra: Essence of Ellington

Sul sito PopMaster è stata pubblicata una recensione del nuovo album della William Parker Orchestra dal titolo Essence of Ellington, recentemente pubblicato dall'etichetta Aum Fidelity.


Ecco un estratto, tratto dall'articolo:
"Si sa quello che si potrebbe pensare: ancora Ellington. Ancora altre interpretazioni degli stessi brani che sono stati coperti innumerevoli volte da qualsiasi musicista jazz e dai suoi fratelli. 
Siamo davvero tenuti a pensare che ci sia una nuova versione di Take the A Train là fuori da qualche parte, in attesa di essere ripresa? Non importa quanto velocemente o lentamente la si esegua, è ancora The Train
Lo stesso discorso vale per Caravan. Tutti abbiamo incontrato la signora, sappiamo che è sofisticata. Lasciamo riposare il Duca e Strays. Giusto? Beh, se questo tipo di pensieri restano sospesi tra le orecchie durante la lettura di questo articolo, allora credo che non si conosca William Parker. 
Nel 2010, Parker uscì con il suo album tributo a Curtis Mayfield I Plan to Stay A Believer, un album che mi dispiace di non avere tra le mani.
Ciò che permise affinchè tutti prendessero seriamente quella registrazione, fu proprio il modo inventivo con cui Parker lo approcciò, appropriandosi delle canzoni di Mayfield con il suo stile, per un lavoro per big band.
Che non è proprio quello dell'ultimo arrivato. Dopo aver lavorato con i gruppi guidati da David S. Ware e Peter Brötzmann, Parker ha avuto una carriera incredibilmente prolifica come bandleader nel corso degli anni '90 e nel decennio successivo.
Lui certamente non è un ingenuo e capisce quando c'è una buona occasione quando ne vede una. L'idea di riproporre Duke Ellington, sia che si tratti di un luogo comune nel mondo del jazz o no, è una di queste opportunità.

Stefano Bollani "I Visionari" Live ad Amsterdam (audio)

Il quintetto "I Visionari" di Stefano Bollani, con Mirko Guerrini al sax tenore; Nico Gori al clarinetto; Stefano Bollani al piano; Stefano Senni al contrabbasso e Cristiano Calcagnile alla batteria, fu ospite del celebre Bimhuis di Amsterdam, il 17 novembre 2011.


Il leader di tante formazioni, l’amabile conduttore televisivo, il musicista di fama internazionale fresco di collaborazioni con artisti del calibro di Caetano Veloso e Bobby McFerrin, torna con la sua formazione forse più amata, quei Visionari in cui ha riunito alcuni dei suoi amici/colleghi più stimati: Mirko Guerrini al sax tenore, Nico Gori al clarinetto, Stefano Senni al contrabbasso e Crisitano Calcagnile alla batteria.
Il nome della formazione deriva dalle “Visions fugiti ves” di Prokof’ev, e rimanda alla grande passione di Stefano per classica. Tra citazioni ed elaborazioni di ogni genere i Visionari saltano, giocano, scherzano e suonano, magistralmente suonano, in perfetto equilibrio tra jazz, pop, classica e raffinati echi popolari ed etnici.
Del resto, quando Bollani ha dato vita a questo quintetto, veniva dall’esperienza dell’Orchestra del Titanic, desiderava un suono nuovo, così due fiati che si aggiungessero al trio base di piano basso e batteria.
La seconda caratteristica è nella musica: il repertorio è scritto appositamente per questa formazione piena di energia ed eclettismo. La terza è che sono tutti coetanei. 
I Visionari ripropone il grande estro del pianista, i suoi originali assoli figli di una formazione classica e canzonettistica ma anche di solida preparazione blues e jazz, le imprevedibili svolte che imprime ai brani, cambiando registro molto naturalmente.

REPLAY: A Great Day in Harlem

(Pubblicato originariamente il 12 febbraio 2012)
Erano le 10 di mattina del 12 agosto 1958, quando il fotografo dell'Esquire, Art Kane, riunì, all'esterno di una palazzina  sulla 126th Street tra la Fifth e Madison Avenues ad Harlem, una sessantina tra i più grandi jazzisti del periodo per scattare una foto leggendaria, che lo stesso Kane giudica "The greatest photograph in the history of jazz."


Count Basie, Lester Young, Coleman Hawkins, Gene Krupa, Dizzy Gillespie, Thelonious Monk, Art Blakey, Charles Mingus, Horace Silver, Sonny Rollins, Gerry Mulligan, Mary Lou Williams, sono solo una piccola parte dei partecipanti alla foto, che fu pubblicata nell'uscita di gennaio del 1959 di Esquire con il titolo The Golden Age of Jazz.
"Quando ho saputo che ci sarebbe stato questo grande incontro per una fotografia sull'Esquire" ha ricordato Dizzy Gillespie, "mi sono detto. Ecco l'occasione per incontrare tutti questi musicisti senza dover andare ad un funerale."
In realtà i presenti narrano di un incontro estremamente conviviale, per creature della notte, non abituate ad essere in giro ad un'ora così mattutina.
Un musicista presente alla foto, scrisse il critico del New York Times, Whitney Balliett, disse che fu sorpreso di scoprire che ci fossero due ore 10 nel corso di una giornata.
Fu sorprendente anche vedere come questi grandi improvvisatori, si diressero ordinatamente e senza esitazioni verso il posto loro assegnato, anche se proprio all'ultimo momento il numero prefissato di 58 si ridusse a 57 perchè il pianista Willie "The Lion" Smith, stanco di aspettare, si spostò appena al di fuori dell'inquadratura giusto alcuni istanti prima dello scatto.
Sul sito www.harlem.org/ è possibile navigare interattivamente all'interno della foto per conoscere i nomi e le biografie degli artisti presenti.

Gli album inseriti nella Hall of Fame per il 2013

La Recording Academy ogni anno individua alcune registrazioni storicamente significative, di almeno 25 anni di età, per includerle nella Grammy Hall of Fame


Continuando nella tradizione di preservare e celebrare grandi registrazioni, la Recording Academy ha annunciato le ultime aggiunte alla collezione, inserita nella sua leggendaria Grammy Hall Of Fame. Questa ultima serie di registrazioni, aiuta degnamente a celebrare i 40 anni trascorsi nella valorizzazione della diversità e nell'eccellenza della registrazione, e riconosce sia singoli che album di tutti i generi con almeno 25 anni di età, che esibiscano un importante significato sia qualitativo che storico.
Le registrazioni sono riviste annualmente da uno speciale comitato composto da eminenti e riconosciuti professionisti di tutti i settori della recording arts, con l'approvazione definitiva da parte della  Recording Academy's National Board of Trustees.
Con i nuovi 27 titoli, l'elenco ammonta attualmente a 933, che è in mostra al Museo Grammy a Los Angeles.
Tra questi nuovi titoli sono compresi tre celebri album di jazz quali: Mingus Ah Um, Crosscurrents del Lennie Tristano Sextet e John Coltrane and Johnny Hartman.

La Casa del Jazz ospita la maratona del jazz

"Devono essere detti più sì per cultura, ricerca e tutela del patrimonio". Queste le parole pronunciate dal capo dello Stato Giorgio Napolitano, applauditissimo, agli Stati Generali della Cultura, una speranza di riscossa per la cultura italiana, sempre più a corto di attenzione e risorse.


Per riaffermare questa speranza e il concetto del "Jazz come cultura italiana" e della cultura in generale come risorsa per la crescita e lo sviluppo del nostro Paese, alla Casa del jazz di Roma, lunedì 26 novembre dalle 18, una maratona jazz da un'idea di Giampiero Rubei e Fabrizia Ferrazzoli nel corso della quale moltissimi artisti suoneranno esprimendo il loro talento e raccontando le loro esperienze all'estero in cui hanno tenuto alto il nome dell'Italia. 
L'arte come risorsa, la creatività come volano per uscire dalla crisi e come strumento per alleggerire la pesantezza di un momento storico che intristisce e abbrutisce.
Da sempre il jazz è l'emblema dell'incontro e del confronto tra più culture, è il simbolo della libertà d'espressione. 
Poi negli anni '30, nel periodo della Grande Depressione americana, lo swing fu la musica più ascoltata e ballata arrivando fino in Europa come simbolo di gioia e divertimento, indispensabile per affrontare un momento storico buio e difficile. 
Vero è che la patria del jazz è New Orleans prima di tutto, ma ancora più vero è dover constatare che il jazz è la musica del XX secolo: musica in continua evoluzione ed ovunque nel mondo. 
L'Italia, oggi più che mai, ha dei protagonisti che hanno saputo sposare questo fenomeno e contaminarlo con la nostra cultura, rendendolo unico. Parliamo di eccellenze ed è bene che come tali restino a casa e da qui contagino il mondo con i nostri colori.

Riccione Inn Jazz omaggia Enrico Intra

Venerdì 30 novembre (ore 21,15) la rassegna musicale Riccione Inn Jazz rinnova l’appuntamento con la serata Vita Inn Jazz al Teatro del Mare per la consegna del Premio alla Carriera a uno dei padri del jazz italiano. Dopo Renato Sellani (2010) e Franco Cerri (2011) è ora tempo di celebrare il Maestro Enrico Intra, pianista, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra tra i più importanti nella storia del jazz europeo. 


Classe 1935, Intra ha attraversato da protagonista oltre mezzo secolo di vita musicale, durante la quale si è anche distinto in qualità di lungimirante agitatore culturale. 
Ha fondato I’Intra’s Derby Club, mitico locale milanese che agli albori, inizio anni ’60, ospitò grandi nomi della musica come John Coltrane, Quincy Jones e Charles Aznavour. 
Al Derby si conobbero Enzo Iannacci e Dario Fo, iniziando a improvvisare numeri con gli esordienti Cochi e Renato, Massimo Boldi, Teo Teocoli, Diego Abatantuono e tanti altri artisti di quella che poi divenne la famosa Scuola Milanese che fece del locale il tempio del cabaret meneghino. Al Derby si cementificò anche il rapporto professionale e di amicizia con il chitarrista Franco Cerri. Insieme condividono tuttora i palcoscenici e la conduzione dei Civici Corsi di Jazz di Milano nell’ambito dei quali è nata la Civica Jazz Band che, guidata da Intra, è diventata una delle orchestre di rilievo della scena nazionale.   
Nel corso della sua ampia carriera Enrico Intra ha sviluppato una poetica musicale che unisce la tradizione jazzistica con il blues e le tendenze contemporanee più radicali. 
Ha sfidato, rinnovandoli, schemi musicali ed espressivi consolidati, compresa la musica sacra, e si è misurato anche con l’elettronica e il cinema muto, usando l’improvvisazione musicale come contrappunto alla proiezione di famose pellicole espressioniste, collaborando con artisti di varia estrazione, da Gerry Mulligan a Markus Stockhausen. 

venerdì 23 novembre 2012

Miles Davis improvvisa su un pezzo degli LCD Soundsystem

Guardate questo incredibile video! 
Unendo solamente, senza alcun tipo di montaggio, due video tratti da You Tube suonati nello stesso momento, si ascolta Miles Davis improvvisare su un brano degli LCD Soundsystem, una banda indie-rock statunitense. 

Due grandi appuntamenti in diretta questa sera sulle radio internazionali

Le chitarre sono le protagoniste dei due grandi appuntamenti dal vivo in programma questa sera, che saranno trasmessi in diretta webcast sui siti delle radio internazionali.


L'emittente TSF Jazz trasmetterà in diretta dal locale parigino Duc des Lombards, il concerto del chitarrista Lionel Loueke in trio accompagnato da Michael Olatuja (basso) e Mark Guiliana (batteria).
Loueke presenterà il suo ultimo album Heritage seguito ideale dei due riuscitissimi precedenti album con la Blue Note, Karibu (2008) e Mwaliko (2010) per il chitarrista del Benin descritto dal suo mentore Herbie Hancock come "un pittore musicale" e recentemente lodato dal critico del New York Times, Jon Pareles come un "gentile virtuoso".
Figlio di un professore di matematica e di una insegnante, Loueke iniziò a suonare la chitarra all'età di 17 anni. Durante gli anni di conservatorio in Costa d'Avorio, passava le nottate a trascrivere gli assoli dai vecchi dischi di jazz. Poi a Parigi, rinunciò alla vita notturna per passare le notti per fare pratica con la chitarra. Alla Berklee College di Boston, raffinò il suo approccio suonando con i suoi frequenti collaboratori il bassista italiano Massimo Biolcati ed il batterista Ferenc Nemeth, con i quali suona tuttora. Presso il Monk Institute, reinventò completamente la sua tecnica, proprio mentre stava iniziando a suonare con Terence Blanchard.
Anche adesso, pur con un contratto con una major e con costanti collaborazioni con Herbie Hancock, Louke cerca costantemente di rimodellare se stesso. A tal fine, egli è impegnato in studi intensi: a casa in Benin, ha girato per i villaggi con un registratore per documentare i ritmi tradizionali che gli sembravano sepolti nel suo modo di suonare.
Loueke ora vorrebbe che il prossimo progetto fosse il suo primo album registrato in Africa, che presenti un quartetto d'archi americano e dei tradizionali percussionisti africani.

Tra date italiane per Omer Avital

Il bassista Omer Avital in questi giorni è in Italia per una mini-tourneè di tre date, dove sarà accompagnato dalla sua splendida Band Of The East composta da Greg Tardy (sax tenore), Nadav Remez (chitarra), Jason Lindner (piano e tastiere), Omer Avital (basso e Oud), Daniel Freedman (batteria).


Avital sarà in concerto questa sera a Bologna per il Bologna Jazz Festival, domani sarà a Ferrara ospite del Torrione San Giovanni, mentre domenica sarà a Marostica al Panic Jazz Club.
"E’ un ritorno graditissimo quello del virtuoso e sopraffino contrabbassista, compositore e arrangiatore israeliano Omer Avital. 
Ogni volta, è come intraprendere un nuovo, entusiasmante, viaggio sonoro in un altrove immaginario, avvolti da atmosfere travolgenti che fondono il folklore di diversi popoli alle sonorità del modern jazz.
Nato a Givataim, una piccola cittadina israeliana, da genitori di origine marocchina e yemenita, Omer inizia a suonare la chitarra classica all’età di 11 anni per poi passare al contrabbasso e all’ascolto della musica jazz durante la scuola superiore.
Impegnato nella band dell’istituto, a 17 anni inizia a suonare professionalmente entrando a far parte di differenti formazioni ed esibendosi regolarmente in numerosi festival, radio e tv nazionali.
Nel 1992 si trasferisce a New York dove il suo talento viene automaticamente riconosciuto, tanto da sottoscrivere un contratto con l’etichetta Impulse (Universal Music) e registrare il primo album. 
Di casa allo Smalls Club, dove si esibisce stabilmente sia come leader sia come sideman dalla sera d’inaugurazione del locale (1994), inizia a collaborare con musicisti del calibro di Jimmy Cobb, Roy Haynes, Steve Grossman, Brad Mehldau, Aaron Goldberg, Mark Turner, ecc.
Comparato dal noto critico del New York Times, Ben Ratliff, a storiche figure del contrabbasso jazz quali Charles Mingus e William Parker, Avital presenta il progetto di una recente formazione: Omer Avital & His Band of the East, che rappresenta il culmine delle molteplici esperienze di studio e composizione dell’artista, incentrate perlopiù sulla musica nord africana e medio orientale. 

Il passo breve della poesia: "Omaggio ad Alda Merini"

Domenica 25 novembre il Teatro delle Muse di Via Forlì a Roma ospiterà l'ultimo appuntamento del Theatre Circus Festival, con lo spettacolo Da donne a donna Omaggio ad Alda Merini 'Il passo breve della poesia'.


Uno dei nostri poeti più veri, una voce che si lascia parlare dall'ignoto che procede tra i dolori e la lucidità senza cedere mai al compiacimento. Grandissimo vigore poetico, il canto puro della poesia incarnata donna-essere vivente. Poesie, frammenti di interviste, aforismi letti dall’attrice Laura Nardi, uniti insieme come in un racconto dalla scrittrice-giornalista Sabrina Ramacci e reinterpretati dalla musica attraverso il linguaggio dell'improvvisazione ed attraverso alcuni brani originali scritti da Susanna Stivali, proprio sulle liriche della Merini, accompagnata da due tra i più raffinati musicisti della scena jazz contemporanea, Alessandro Gwis e Marco Siniscalco.
Susanna Stivali si impone negli ultimi anni come uno dei nuovi  nomi del jazz italiano. Studia pianoforte,canto classico e jazz specializzandosi, tra gli altri, con Bob Stoloff, Murk Murphy, Mily Bermejo. Studia presso il  Berklee College of Music di Boston (dopo aver vinto una borsa di studio).
Collabora con Lee Konitz, (Concerto per l’Epifania” a S. Chiara, Napoli, Rai 1); Miriam Makeba,  (Rai, Tutti gli zeri del mondo); Giorgia (MTV Umplugged), Rosario Giuliani, Fred Hersch, Paolo Damiani, Salvatore Bonafede, Ramberto Ciammarughi, Luca Mannutza, Marco Siniscalco, Alessandro Gwis, Gianluca Renzi, Lorenzo Tucci, Eddy Palermo, Andy Gravish, Max Ionata, Greg Burk, Nicola Angelucci, Stefania Tallini, Danny Grisset, Quincy Davis, Joseph Lepore, Marco Panascia.
Ha al suo attivo un cd a suo nome A Secret Place (Alfamusic) registrato con Luca Mannutza, Marco loddo, Nicola Angelucci, ospite: Rosario Giuliani e diverse collaborazioni come feauturing, alcuni titoli: MTV Unplugged di Giorgia (CD e DVD); Provvisorio di Paolo Damiani & Alea Ensamble Splas(H) Records; Oidè di Angelo Olivieri (Terre Sommerse); Inediti, Documento di Musica Estemporanea (produz. NED); Vocintransito, con l'ensamble vocale Vocintransito.

giovedì 22 novembre 2012

REPLAY: Left Alone - Mal Waldron

(Pubblicato originariamente l'11 febbraio 2012)
Left Alone è il titolo di una meravigliosa canzone composta verso la fine degli anni '50 dal grande pianista Mal Waldron, su un testo scritto da Billie Holiday, che però la cantante non fece mai a tempo a registrare.


Waldron, che era stato il pianista della cantante dal 1957 fino alla sua morte avvenuta nel 1959, recuperò questa commovente canzone e la inserì nel suo album tributo dedicato alla cantante, pubblicato dall'etichetta Bethlehem nel 1959.
L'album, intitolato appunto Left Alone presentava il trio del pianista composto da Mal Waldron al piano, Julian Euell al basso e Al Dreares alla batteria con l'aggiunta straordinaria di Jackie McLean al sassofono contralto nella title track, che segna indelebilmente l'intero album.
Waldron e McLean poi riproposero una nuova sensazionale versione del pezzo nel 1986 in un nuovo album, intitolato appunto Left Alone '86.
Dopo alcuni anni, Mal Waldron e il grande Archie Shepp, si riunirono per la prima volta per presentare un album in duo dedicato a Billie Holiday intitolato Left Alone Revisited: Tribute to Billie Holiday.
L'album, pubblicato dall'etichetta Enja nel 2005, fu registrato nel 2002, pochi mesi prima della scomparsa di Waldron, diventando l'ultimo in studio del pianista.
Naturalmente anche in questo album non può mancare l'inserimento della splendida canzone, nella quale il sound del sax tenore di Shepp (che riesce incredibilmente ad interpretare a livello strumentale la voce della Holiday) si adatta meravigliosamente al playing, allo stesso tempo minimalista e rigoglioso, di Waldron, per consegnare una versione assolutamente leggendaria di quello che considero uno dei pezzi più belli della storia del jazz, capace di emozionarmi ad ogni ascolto.

Terence Blanchard al Duc des Lombards di Parigi (audio)

Lo scorso 15 novembre il trombettista Terence Blanchard ha tenuto un concerto nel celebre locale parigino Ducs des Lombards, accompagnato da una formazione composta da Brice Winston (Sax), Fabian Almazan (Piano), Joshua Crumbly (Contrabbasso), Kendrick Scott (Batteria).


Nato a New Orleans, Blanchard prese in mano la tromba per la prima volta a otto anni in un corso di musica estivo insieme al suo compagno di scuola Wynton Marsalis. Blanchard ha frequentato la Rutgers University mentre lavorava con la Lionel Hampton Orchestra.
Nel 1982, ha sostituito Marsalis nel gruppo di Art Blakey The Jazz Messengers, rimanendo nella formazione per i successivi quattro anni in qualità di trombettista e direttore musicale.
Blanchard é una figura importante del cosiddetto "rinascimento del jazz" degli anni Ottanta, e ha registrato un gran numero di album con musicisti di alto profilo, prima di realizzarsi come solista nel 1990 con il suo acclamatissimo album di debutto.
Più volte premiato ai Grammy’s Awards, arrangiatore, trombettista e band leader, Terence Blanchard è anche un rinomato compositore di colonne sonore, celebre soprattutto per le sue collaborazioni con il regista Spike Lee: sono sue le colonne sonore di Jungle Fever, Malcom X, La 25a ora, Summer of Sam, Miracolo a Sant’Anna e di molti altri famosi successi cinematografici, compreso il recente disneyano “La Principessa e il Ranocchio” di cui firma alcuni brani.

Parmajazz Frontiere 2012

Dal 1° al 16 dicembre prossimi il Parmajazz Frontiere Festival torna ad animare le mura di questa straordinaria cittadina di musica con le migliori proposte del jazz e non solo dall’Italia e dal mondo. 


Protagonisti di questa diciassettesima edizione Francia, Germania, Norvegia e, ovviamente, Italia con un ventaglio di proposte che vanno dai maestri più noti della ricerca di casa nostra alle proposte di alcuni giovani e promettenti talenti.
Si apre il 1° dicembre alla Casa della Musica con l’Atlas Trio, il più recente progetto del clarinettista francese Louis Sclavis affiancato per l’occorrenza da Benjamin Moussay (piano, Fender rhodes, tastiere) e Gilles Coronado (chitarra elettrica). 
Il 2 dicembre ancora alla Casa della Musica per ascoltare il concerto in solo di Mario Piacentini (pianoforte). Una serata, come spesso è di tradizione per il ParmaJazz Frontiere, che prevede un doppio concerto. Dopo Piacentini salirà sul palco il Roberta Baldizzone Ensemble con I Want to Play What I Like to Hear
Il 5 dicembre il concerto/evento dei Vidya, jazz elettrico e psichedelia del gruppo di culto degli anni ‘70. Protagonisti Vincenzo Mingiardi (chitarra), Pampa Pavesi (tastiere), Ugo Maria Manfredi (basso) e Oscar Abelli (batteria e percussioni). 
Il 7 dicembre alla Sala Grande del Teatro Due appuntamento con l’attesissimo concerto del trombettista norvegese Nils Petter Molvaer, grande innovatore nella contaminazione del jazz con l’elettronica, la musica folk scandinava e la techno. In questa rarissima data italiana Molvaer presenterà il suo nuovo lavoro discografico Baboon Moon, affiancato da Stian Westerhus alla chitarra e Erland Dahlen alla batteria. 
L’8 dicembre alla Casa della Musica il nuovo progetto di Roberto Bonati che, con il suo Ensemble, proporrà Roses and Blue Arghawan

Martin Tingvall - En Ny Dag

Sul sito de La Provincia di Cremona è stata pubblicata la recensione del nuovo album del pianista Martin Tingvall dal titolo En Ny Dag


En Ny Dag (etichetta Skip Records, distribuzione IRD) è il album in veste solistica di Martin Tingvall, il cui nome riporta direttamente a uno dei piano jazz trio più interessanti e apprezzati apparsi nell’ultimo decennio sulle scene del jazz europeo, il Tingvall Trio. 
Insieme al contrabbassista cubano Omar Rodriguez Calvo e al batterista tedesco Jürgen Spiegel, il musicista svedese — che dal 1999 risiede in Germania, ad Amburgo - ha costituito nel 2003 un organismo musicale collettivo che si è via via affermato in virtù di un’efficace combinazione tra freschezza melodica e un coinvolgente incedere ritmico. 
L’ultimo album del Tingvall Trio (Vagen del 2011) si è imposto anche nelle pop charts tedesche, mentre al gruppo sono andati i premi Echo Jazz della critica come ‘Ensemble of The Year’ e del pubblico come ‘Live Act of The Year’.
Senza trascurare gli impegni con il gruppo che gli ha dato la notorietà (durante il tour dell’autunno 2012 il trio registrerà un album dal vivo la cui uscita è prevista per la prossima primavera), Martin Tingvall affronta la dimensione del piano solo con altrettanta convinzione e determinazione. 
«E’ qualcosa di completamente diverso quando una persona racconta una storia e quando sono in tre a raccontarla », tiene a precisare il pianista, sottolineando le differenze di approccio tra i due ambiti espressivi. 

Kelly Joyce e Nicola Conte Djset al Ueffilo Jazz Club di Gioia del Colle

Venerdì 23 Novembre si alza il sipario sulla rassegna live del Ueffilo Music Club di Gioia del Colle con un doppio grande appuntamento: Kelly Joyce in concerto e Nicola Conte dj set. 


L’incantevole voce della cantante francese, nota al grande pubblico per la sua celebre hit “Vivre la Vie”, sarà accompagnata da un trio abruzzese con Angelo Trabucco al pianoforte, Ivano Sabatini al contrabbasso e Dante Melena alla batteria. 
Kelly Joyce, parigina di nascita e figlia del compositore King Joe Bale Kelly Joyce è un artista dal talento multiforme, superba cantante nonché ballerina e compositrice. Il singolo “Vivre la vie” la lancia in grande stile in Italia, dove raggiunge la Top 10 dei CD singoli più venduti, per poi conquistare il mercato estero (oltre centomila copie solo in Francia). 
Nel 2001 arriva il suo primo album, “Kelly Joyce”, che ne evidenzia le numerose sfaccettature di artista: un disco pop raffinato e ricco di profumi, denso di ispirazioni e riferimenti, dal pop immortale di Burt Bacharach, al tango, dai ritmi caraibici al fascino retrò delle Folie Bergère. 
Successivamente Kelly Joyce partecipa al Festival dei Due Mondi di Spoleto, e affronta un tour fra Giappone e Europa. Nel giugno 2004 viene pubblicato Chocolat di cui la cantante e’ anche autrice. Da questo secondo album sono estratti i singoli Little Kaige’, uscito gia’ nell’estate del 2003, e C’est l’amour qui vient. Nel 2005 collabora con il produttore Fish ed il rapper Esa per il brano Cos’è che vuoi da me, e nel 2006 in Tu mi porti su
Nel 2007 realizza la cover del brano Delicate assieme al gruppo ucraino Four-Kings. Nel giugno 2008 esce il nuovo singolo intitolato Rendez vous, che viene scelto come colonna sonora della campagna pubblicitaria televisiva della Wind. 
Nel giugno 2009 Kelly Joyce è nuovamente in radio con il nuovo singolo “Allô”. che conquista rapidamente l’airplay radiofonico. Nel 2012 uscirà il nuovo album di Kelly Joyce intitolato Jazz Mon Amour. Si tratta di un album che ripropone alcuni degli hit più popolari di Kelly,come Rondez-vous e Vivre la vie con l’aggiunta di standard e canzoni internazionali, rivisitate in una forma jazz. 
Alla registrazione hanno partecipato alcuni dei più importanti musicisti jazz italiani e internazionali, tra i quali per esempio: Javier Girotto (sax) e Fabrizio Bosso (tromba).