giovedì 18 ottobre 2012

Yaron Herman - Alter Ego

Il pianista Yaron Herman ha recentemente pubblicato il suo nuovo album dal titolo Alter Ego per l'etichetta Act, coadiuvato dal suo solito trio con Stephane Kerecki al contrabbasso e Ziv Ravitz alla batteria con l'aggiunta di un paio di sassofonisti come Logan Richardson (alto sax) ed Emile Parisien (sax tenore e soprano).


Ecco un recensione dell'album pubblicata sul sito The JazzMan a cui aggiungerò alcune mie considerazioni personali:
"Alter Ego rivela che Herman rimane un fenomenale talento la cui musica è ancora in via di sviluppo. Oltre al suo trio di base il nuovo album presenta anche il talentuoso musicista parigino Emile Parisien al sax tenore e soprano e l'americano Logan Richardson al sax contralto.
Con Alter Ego, le solite cover di brani pop lasciano strada all'enfasi saldamente posta sulle composizioni originali di Herman. Le eccezioni sono due importanti cover di opere di compositori ebrei, compresa una interpretazione di Hatikva, l'inno nazionale ebraico.
I pezzi sono, per lo più, brevi che non si trattengono più del necessario. La brevità è senza dubbio il risultato dell'approccio compositivo "ego-less" di Herman per questo disco, un metodo che spiega nelle note del'album. Infatti molti dei pezzi suonano come se possano essere il risultato di improvvisazioni di gruppo, con pezzi finiti estratti da un insieme più grande.
L'album inizia con uno stato d'animo riflessivo, con l'introduzione al piano solo di Atlas and Axis. Ma ben presto però il sound dei due sax indica come questo sia un disco molto diverso dal solito Yaron Herman. Anche se Herman domina sottilmente l'apertura con il suo assolo indagatore, l'interazione tra il pianista e il resto del gruppo è soddisfacentemente intima e complessa, con un contributo decisivo di Parisien.
Spinto dalle potenti figure del basso di Kerecki e dal grooves della batteria di Ravitz, Mojo è invece del tutto estroversa e vivace, con i fiati che aggiungono un'atmosfera Medio Orientale / Nord Africana al pezzo. Il gioioso assolo di Herman lo vede cantare estaticamente alla maniera di Keith Jarrett. Mojo è un'effusione di gioia, un'esperienza totalmente tonificante per i musicisti e per gli ascoltatori.
Come il titolo potrebbe suggerire Heart Break Through è un pezzo decisamente più cupo, con il lamentoso sassofono sostenuto da ritmi liberamente strutturati. In tutto questo c'è una qualità stranamente edificante dietro l'atmosfera alle volte minacciosa.
Your Eyes è un breve ma intenso passaggio di lirico piano solo, che fornisce una sorta di preludio al pezzo successivo dal titolo intrigante La confusion sexuelle des papillons. Il mio rudimentale francese è sufficiente per permettermi di comprendere il succo di questo pezzo con il mercuriale soprano di Parisien che regala alla musica stessa un ariosa qualità danzante come una farfalla. Tuttavia sia i ritmi di base che l'espansivo assolo al piano di Herman sono sorprendentemente robusti, riprendendo nuovamente Jarrett.
Ukolabavka / Wiegenlied è una breve ed amabile esplorazione di due melodie di Gideon Klein (1919-1945), pianista e compositore nato in una famiglia ebrea della Moravia. Fortemente influenzato da Janacek, Klein spesso inserì elementi popolari nel suo lavoro, come può essere ascoltato qui. I fiati suonano quasi come un oboe e Kerecki impressiona con un assolo di basso profondamente risonante.
Herman introduce From Afar con un torrente di note e la musica adotta rapidamente un approccio in stile E.S.T., inizialmente forzato ed in grado di catturare l'attenzione, ma poi con i fiati che deviano la musica su un sentiero più riflessivo. Dopo poco più di due minuti sembra essere un frammento di una improvvisazione più lunga.
Il seguente Sunbath è di una lunghezza simile, ma ha un tono più cupo, con Kerecki che si presenta ancora con forza al fianco del meditativo sassofono, di sparsi accordi di pianoforte ed una batteria che usa delicatamente le spazzole.
Su Homemade Ravitz adotta un groove hip hop, che fornisce lo scenario per l'esplorazione di melodie spesso complesse. Kerecki dimostra ancora una volta le sue straordinariamente fluenti abilità nell'assolo, in una sezione centrale più riflessiva con Parisien al tenore e lo stesso Herman che si presenta con forza.
Herman tratta l'inno nazionale israeliano Hatikva (La Speranza) con la dovuta riverenza. La melodia in chiave minore di Samuel Cohen è arrangiata come un bellissimo duetto per pianoforte e sassofono. Insolitamente a tinte fosche per un inno nazionale, la modale malinconia del brano di Cohen viene compensata, nella versione cantata, dalla natura edificante delle parole.
Il breve Mechanical Brothers è un frammento molto ritmico che presenta un drum beats "dallo sferragliante rumore industriale", linee ondulate del sax  e il mitigato suono delle corde del pianoforte di Herman. Anche in questo caso il pezzo sembra essere un frammento di una più grande improvvisazione con suoni opportunamente futuristici. Il titolo può anche essere un'allusione a Ravitz di cui Herman dice: "Mi sento come se fosse una specie di fratello perduto".
Per contrasto la seguente Madeleine è il più lungo pezzo dell'album, superbamente eseguito dall'ensemble. L'estatico e fluente assolo del piano di Herman è particolarmente delizioso. Ravitz lo spinge in avanti con quel tipo di rapporto empatico che giustifica il commento di cui sopra.
L'album si conclude con il breve ma spinoso Kaos, guidato dal mostruoso basso di Kerecki, dal minimale ma potente drumming di Ravitz, con il pianoforte ed il sassofono gomito a gomito per attrarre l'attenzione dell'ascoltatore. Anche questa potrebbe essere un una porzione di un insieme più grande.
Benchè sostanzialmente differente dalle sue precedenti registrazioni Alter Ego è ancora una quintessenzale album di Yaron Herman. La brillante musicalità si combina ancora una volta con un senso di divertimento e spirito di avventura.
La musica di Herman combina audacia ed un certo rigore intellettuale con la pura gioia di vivere. Con i suoi tredici brani relativamente brevi l'album è una miscela coinvolgente di umori e stili e con tale vivacità l'ascoltatore non ha mai la possibilità di annoiarsi.
La scelta dei due pezzi esterni è un'affermazione efficace delle radici di Herman ma nel complesso Alter Ego parla di Herman il compositore e il pianista e della chimica palpabile tra il leader e il suo ensemble di grande talento.
Alter Ego rappresenta un altra impressionante e potente pubblicazione nel ventesimo anniversario dell'etichetta ACT."

A mio parere l'album si lascia ascoltare con piacere, grazie a splendide melodie ed a ottimi musicisti, ma probabilmente manca di quella scintilla che lo renderebbe un "must-have".
Herman è certamente un pianista superlativo, ma per diventare un grande jazzista denota ancora una certa mancanza di swing ed una certa "algidità" che si riflette nell'album che spesso risulta un pò freddo e celebrale.
La dimostrazione secondo me sta proprio nell'esecuzione del meraviglioso inno israeliano, un pezzo dalla melodia emotivamente molto coinvolgente, ma resa qui in maniera piuttosto distaccata. Non voglio naturalmente suggerire ad un israeliano come eseguire il proprio inno, ma credo che un pezzo così bello meritava un'esecuzione più trascinante.
Gli unici momenti veramente jazz dell'album sono rappresentati dagli straordinari pezzi solistici dello strepitoso bassista Stephane Kerecki che con il suo sound pieno e rotondo ed una notevole capacità improvvisativa va certamente collocato tra i grandi dello strumento.
Tutto sommato ritengo sia un album che meriti un giudizio più che positivo.

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