lunedì 8 ottobre 2012

Un grande Carter resuscita Django Reinhardt

Ieri sera sono stato tra i fortunati fruitori dello spettacolare concerto tributo che James Carter ha dedicato al jazz-manouche di Django Reinhardt offerto in diretta webcast dall'emittente franco/tedesca Arte.


L'occasione era davvero ghiotta per ammirare uno dei grandi protagonisti del jazz odierno confrontarsi con l'immortale musica del chitarrista gitano, riproponendo la musica che aveva fatto parte di uno dei più bei progetti discografici degli ultimi anni, il bellissimo album Chasin' the Gypsy.
Il risultato è stato superiore alle più rosee attese; Carter, accompagnato da una sensazionale formazione, ha consegnato un tributo che, anche grazie alla presenza di due chitarre, è riuscito ancora più dell'album a rievocare le magiche atmosfere manouche, ma con l'aggiunta di impressionanti prestazioni solistiche in stile bop che hanno dato una coloritura moderna ai pezzi presentati.
James Carter al sassofono soprano e tenore è stato come al solito superlativo, probabilmente lui è il sassofonista moderno che più riesce a rievocare il playing dei grandi sassofonisti del passato come Sidney Bechet, Coleman Hawkins o Ben Webster (non a caso è stato scelto per la fare la parte di quest'ultimo nella meravigliosa colonna sonora del film Kansas City di Altman); in particolare è bellissimo il suo "vibrato" specie al sassofono soprano, una tecnica celebre sopratutto negli anni '30 e '40, ma che ormai non è più utilizzata da quasi nessun sassofonista.
Carter è certamente un sassofonista pirotecnico ed estremamente virtuoso, ed essendo un artista generoso, specie dal vivo ama mettere in mostra questo suo virtuosismo, in maniera alle volte forse anche esagerata, ma riuscendo a mandare in visibilio il pubblico che gli ha tributato ripetuti e calorosi applausi, trascinato dai suoi irresistibili assoli.
Non è stata certamente da meno la sua eccellente formazione che presentava il sorprendente, almeno per me, Gerard Gibbs (che è anche l'organista dell'organ-trio di Carter), un pianista ugualmente virtuoso e pirotecnico, in grado di rispondere perfettamente alle tumultuose sollecitazioni del sassofonista ed autore di brillantissimi pezzi solistici; ed una ritmica che presentava l'immenso (in tutti i sensi) Ralph Amstrong, un bassista di impronta classica il cui playing mostra l'infuenza di Ray Brown, ed il grande batterista Leonard King Jr, dal drumming molto misurato ma sempre sul pezzo nel difficile compito di guidare ritmicamente i voli di Carter.
Molto importante è stato il contributo dei due chitarristi che hanno accompagnato il quartetto che, come ho già detto, hanno provveduto a fornire l'impronta manouche al progetto.
Si tratta dell'ottimo Evan Perry già leader di The Hot Club of Detroit, una formazione dedicata alla rivisitazione e alla modernizazzione della tradizione del Gypsy-jazz e sopratutto del ventiseienne David Reinhardt, nipote di Django, e figlio di Babik a sua volta grande chitarrista, che ha dedicato molto del suo lavoro musicale a portare in giro per il mondo la musica del nonno.
Una grande serata di jazz che è ora possibile rivedere in webcast. Per gli amanti del genere è secondo me un appuntamento da non perdere!

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