mercoledì 10 ottobre 2012

Umbria Jazz Winter, niente soldi dal ministero per «mancanza di qualità»

«Perché il ministero ha tolto i finanziamenti a Umbria Jazz Winter?». Lo chiede il deputato del Pd, Carlo Emanuele Trappolino in una interrogazione al ministro Lorenzo Ornaghi all’indomani della presentazione dell’edizione del ventennale della kermesse di Orvieto.


Trappolino chiede di «conoscere nel dettaglio le motivazioni che hanno spinto il ministero dei Beni culturali a non rinnovare il finanziamento per la prossima edizione di Umbria Jazz Winter. «Secondo quanto emerge dalla lettera inviata dal ministero agli organizzatori – afferma Trappolino -, il contributo non sarebbe stato concesso per la mancanza di ‘criteri di qualità’. Una risposta incomprensibile: non soltanto per la comprovata rilevanza musicale e culturale dell’evento, ma per il fatto che lo stesso dicastero ha contribuito ininterrottamente per 11 edizioni allo svolgimento dei tale manifestazione; riconoscendone quindi implicitamente il valore artistico e culturale».
Evento importante «Umbria Jazz Winter” – aggiunge il deputato – rappresenta infatti, per il panorama musicale e culturale italiano, un appuntamento di assoluto rilievo per lo spessore dei musicisti e degli artisti presenti, per la qualità degli eventi in calendario e per la partecipazione di numerosi spettatori locali, nazionali ed internazionali. Una manifestazione che assume quindi anche una valenza significativa per le ricadute economiche sulla intera comunità di Orvieto, capace di promuovere ed elevare – conclude – le presenze turistiche in una delle maggiori città d’arte italiane nel periodo invernale e natalizio».
L’assessore Bracco: «Non si può ignorare la storia» E non si è fatto attendere l’intervento dell’assessore regionale alla cultura, Fabrizio Bracco: «La Regione Umbria tornerà a sollecitare il Governo affinché contribuisca con il Fondo dello Spettacolo a sostenere Umbria Jazz e Umbria Jazz Winter, riconoscendo alle due manifestazioni ciò che a loro è dovuto, e universalmente accettato, vale a dire l’alto valore culturale e qualitativo. Già a marzo scorso avevo scritto al ministro Ornaghi una lettera articolata in cui evidenziavo l’importanza di Umbria Jazz ed indicavo come punti di forza della manifestazione proprio la qualità artistica dei programmi, l’eccezionale livello dei musicisti ed il suo rapporto con il territorio. Elementi presenti sin dall’inizio e che certamente hanno contribuito a fare dell’Umbria il luogo di eccellenza del jazz italiano, come spesso ci ricorda il presidente della Fondazione Renzo Arbore, e secondo soltanto al jazz statunitense. 
Oggi – ha evidenziato ancora Bracco – è ampiamente riconosciuto il valore culturale della musica Jazz, ed è ormai archiviata la vetusta idea di una gerarchia fra i diversi generi musicali. Ne è testimonianza la sempre più frequente partecipazione di musicisti jazz nei programmi delle principali istituzioni musicali: ad esempio Danilo Rea, ormai di casa in Umbria, era ospite domenica mattina al consueto concerto presso il Quirinale». 
E poi l’affondo: «Mi è dunque incomprensibile l’ostinato atteggiamento del Dipartimento dello spettacolo nel non volere riconoscere il palese valore culturale del jazz e di questa manifestazione che, sia per i musicisti italiani che per quelli stranieri, è diventato un fondamentale appuntamento. Così come mi è incomprensibile il diniego del Ministero per le attività culturali a finanziare l’edizione 2012 di Orvieto, motivandolo con una mancanza di ‘criteri di qualità’. Si tratta di decisioni che ignorano la storia, la qualità ed il valore aggiunto sia di Umbria Jazz che di Umbria Jazz Winter in termini di crescita culturale, sociale ed economica e non solo per l’Umbria. I costi della manifestazione sono stati finora sostenuti prevalentemente dalla Regione Umbria, dagli enti locali e dal sistema umbria. Ad essi, solo in casi eccezionali, si sono aggiunti contributi di fonte ministeriale. L’ennesimo taglio rischia di rendere ancora più difficile, in questo periodo di crisi, la sopravvivenza della manifestazione. 
Per questo – ha concluso l’assessore – la Giunta regionale continuerà ad impegnarsi affinché il Governo abbia un ripensamento e riveda le posizioni assunte».
(Fonte Umbria 24)

26 commenti:

  1. "Elementi presenti sin dall’inizio e che certamente hanno contribuito a fare dell’Umbria il luogo di eccellenza del jazz italiano, come spesso ci ricorda il presidente della Fondazione Renzo Arbore, e secondo soltanto al jazz statunitense."

    Mica megalomani, eh...

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  2. Cacchio. Io pensavo che fosse il primo!
    Arbore (e anche Rava) ha anche detto che gli italiani hanno inventato il jazz!

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  3. Se la cantano e se la suonano mi pare.
    Dal mio punto di vista Il governo fa bene, almeno al momento, a chiudere i rubinetti, visto anche quel che in generale sta venendo a galla in questo periodo a proposito della gestione dei soldi pubblici. Nulla rispetto a primadeve essere scontato e credo che bisognerebbe cogliere l'occasione per rivedere un po' tutto e fare una revisione generale, ambito culturale e musicale compreso. Se poi la manifestazione è veramente qualitativa come viene assicurato salterà fuori e sicuramente verrà premiata. o No?

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  4. Con me sfondi un portone. Lo sai come la penso in proposito.....

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  5. vorrei vedere quali sono le "manifestazioni culturali" che il governo non ha tagliato, prima di esprimermi.
    ed io, come ben sapete, non sono d'accordo col vostro concetto di gestione culturale. sto dalla parte di Gualberto...

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  6. no, ma Gualberto ha ragione anche per me, il problema che pongo io è un altro: voglio prima sapere a chi vanno in mano i soldi pubblici per la cultura e avere un maggior controllo sulla gestione, visti i tempi che corrono. Poi dopo opportuna verifica si può investire tranquillamente nella cultura e nella musica, ci mancherebbe altro...

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  7. Il problema, forse, è un altro. Assodato che i costi della politica in Italia rasentano e forse superano lo sconcio. Assodato che l'evasione fiscale è una piaga (se puniamo veramente l'evasione fiscale, ché se ci si limita a gettare in galera chi ha rubato delle mele, usandolo a mo' di "grande" esempio di severità ed equità, è un altro paio di maniche), non dimentichiamoci che in Italia l'investimento culturale -oltre ad essere stato male indirizzato, secondo lo schema delle camarille politiche, degli interessi e conflitti d'interesse comuni, dello scambio di piaceri, dell'istituzionalità becera, del conservatorismo, dei carrozzoni alimentati per motivi altrettanto politici- è stato sempre minimo (e, per l'appunto, distribuito secondo bilancini il più delle volte ignobili), 'osso gettato ai questuanti (per quanto "oculatamente" scelti), magari aggregatisi secondo alleanze varie (e che adesso vanno riformandosi, a caccia del fondo del barile). Un sistema che ha toccato tutte le forze politiche, più o meno da sempre: io ho molto ammirato l'intelligenza di Renato Nicolini, tanto per fare un esempio, ma non è che allora la distribuzione di fondi fosse più equa di oggi, era solo più astuta in certi casi. Non è che all'epoca dell'Estate Romana non vi fossero figli e figliastri. CONTINUA -

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  8. E poco m'importa che la Sinistra, per maggiore sofisticazione culturale, fosse più abile nel tessere certe trame: il risultato era ed è lo stesso. Certo, Veltroni è stato più abile e "piacione", ma la sua concezione culturale era quella di fare i grandi eventi non popolari ma populisti al Colosseo o, che so, al Circo Massimo, con un dispendio di denaro che avrebbe retto la vita culturale di una città per un periodo protratto di tempo. Questo è un Paese che da decenni ha gli stipendi più bassi d'Europa e non dobbiamo ignorare che anche questo dato ha stimolato effetti perversi. E oggi paghiamo tutti l'aver taciuto di fronte allo strapotere di pochi; la cura non sta nel pauperismo assoluto, nello star tutti peggio, visto che mal comune, mezzo gaudio. La situazione ormai è compromessa forse definitivamente, dopo decenni di sperequazione vomitevole, cui purtroppo abbiamo dato un inconsapevole avallo, finché il nostro piattino di minestra era garantito. Ora la situazione è, per quanto mi riguarda, definitivamente compromessa, e credo che la nostra generazione non conoscerà più alcun tipo di benessere, mentre il padronato bancario e finaziario, così amabilmente sobrio e paternalistico, sta falcidiando ogni speranza, ogni energia per salvare, comunque, i superstiti delle varie caste, più arcigni che pria, presi solo dalla loro salvezza o dall'incremento del loro benessere. Non mi occupo del lavoro altrui, non mi sento titolato alla critica, ma devo constatare che, simpatica o meno come manifestazione, il depauperamento di Umbria Jazz Winter non è un buon segno. Perché a Orvieto non vi è una marea di alternative che altro non aspettano che la sobrietà dell'attuale governo per offrire cornucopie cospicue di cultura e spettacoli. Perché nessuno si è sforzato di farle nascere. Muore forse Umbia Jazz Winter? E a Orvieto cosa rimarrà? Quali sono le prospettive altre? Lo Stato pensa forse a stimolare la crecita di alternative più umili ma più mirabili? O pensa soltanto a tagliare selvaggiamente anche quei residuati della propria carne di cui crede di poter fare a meno per la sua cinica sopravvivenza? E sarà certamente vero che l'imprenditoria privata, o parte di essa, cavalca quest'onda, felice di poter tagliare rami di cui voleva da tempo sbarazzarsi impunemente, ma certe politiche recessive mordono pure essa e, dunque, ancora minore, se non inesistente, sarà la propensione a incoraggiare attività che ogni forma di potere, in Italia, ha considerato trascurabili e ininfluenti bagagli ingombranti Controllo sulla gestione? Investire tranquillamente nella cultura e nella musica? Non facciamoci illusioni. Quello che è stato tolto non verrà mai più reintegrato, e se qualcosa rimarrà verrà redistribuito a un numero, certamente più ridotto, di quei potentati che si vanno riformando dietro nuove sigle e confluenze di interessi varii, da Roma alla Puglia (e non cito a caso), da Firenze a Milano (e non cito a caso). E' la débâcle definitiva, non facciamoci illusioni. Sicuramente, è la fine per buona parte della mia generazione e, purtroppo, anche per buona parte di quella successiva.

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  9. Io sono socio dell'associazione Dai De Jazz di Forlimpopoli. Volevo postare nel Blog la nostra proposta "Winter":
    NOI RILANCIAMO !!!!
    I tagli di badget che, dal 2008 ad oggi, hanno colpito il Ministero dei Beni Culturali portano attualmente i fondi stanziati per la cultura sotto lo 0,2% del bilancio dello Stato......la crisi continua sempre più pesante e tasse nuove e sempre più salate ci svuotano le tasche.
    Vien voglia di arrendersi, di alzare bandiera bianca, ma la nostra Associazione forte del supporto confermato durante l'ultima rassegna estiva da associati e sostenitori ha deciso di resistere, anzi di RILANCIARE.
    Trovate - in allegato - il programma di ARTUSIjazz2013inverno che abbiamo deciso di anticipare ad inizio 2013.
    Quattro giorni di musica ma anche mostra collettiva d'arte in collaborazione con la giovane e dinamica Asssociazione Artistica ME.CU.MA di Forlimpopoli ed un interessante incontro con il musicologo Maurizio Franco sul tema "Il jazz tra passato e futuro".
    Per quanto riguarda i concerti ripresentiamo una formula a noi particolarmente cara ...."Carte Blanche" che questa volta concediamo a due musicisti strepitosi: Fabrizio Bosso e Rosario Bonaccorso.
    I due artisti proporranno i loro personali progetti invitando altri musicisti con cui condividono i concerti sui più importanti palcoscenici italiani ed internazionali.
    Non finisce qui !!!! Stiamo completando un interessante cartellone per i mesi di febbraio, marzo ed aprile; concerti che si svolgeranno presso l'ARTUSIjazzclub; un club senza fissa dimora che aprirà i battenti qua e là ognivolta avremo l'opportunità di offrirvi buona musica.
    Qualche anticipazione: Roberto Gatto trio; Giovanni Guidi trio e TUK Music Tour (TUK Music è l'etichetta di Paolo Fresu) con Raffaele Casarano quartet + Bebo Ferra trio con ospite Paolo Fresu.
    Vi alleghiamo inoltre la domanda per associarvi alla nostra Associazione.
    Quest'anno la tessera costerà €15 e vi permetterà di pagare il biglietto ridotto a tutti i nostri concerti.
    Avrete un sicuro vantaggio e sosterrete così la nostra Associazione.
    Se ci invierete il modulo compilato troverete la vostra tessera già pronta alla biglietteria, la sera del primo concerto a cui parteciperete.
    RILANCIATE CON NOI !!!!!
    Grazie e saluti a tutti
    Associazione Culturale "dai de jazz" FORLIMPOPOLI

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  10. Gualberto ha ragione, purtroppo. i guasti vengono da lontano e sono stati fatti da tutti, quando finanziavano il festival della porchetta o i festival di poesia per emeriti sconosciuti.
    e quando si sborsavano tanti soldi per degli "eventi" che facevano parlare i media ma che non lasciavamo di duraturo.
    e di fronte a tagli nella carne viva del tessuto sociale, di fronte a gente che non ha più lavoro e non può più andare in pensione, credo che i problemi della spesa per la cultura siano secondari.
    solo che noi siamo il paese col più alto numero di opere d'arte al mondo, abbiamo una tradizione lirica da conservare, delle scuole di restauro da mantenere, quindi a cultura per noi dovrebbe essere considerata in parte una spesa di manutenzione ed in parte un'investimento.
    certo, il jazz non è nella nostra tradizione e può anche essere cassato, ma la manifetsazione Umbria jazz di soldi ne muove e crea un indotto economicamnte interessante.
    siccome però siamo governati da un liberista sfrenato, che odia Keynes e tiene in ostaggio il PD, siamo in una fase che si taglia a dismisura, fingendo d'ignorare la recessione profonda che questi tagli stanno portando, recessione che si avviterà su se stessa, riducendo le entrate e richiedendo altri tagli.
    tuto questo per salvare le banche che sono state lasciate libere di fare gli scempi più inverecondi. e tutto questo alla faccia del liberismo.

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  11. In un mondo ideale, tutti vorrebbero (anch'io) che lo Stato finanziasse la cultura, la musica, il cinema, la poesia e pure la porchetta. Purtroppo siamo in Italia dove amministratori di estrazione culturale come "Er Batman" dovrebbero decidere a chi distribuire quei soldi.
    L'unico modo per interrompere o almeno rallentare questo giro vizioso, è ridurre il più possibile la possibilità per questi signorotti di distribuire soldi.
    I soldi per la "cultura" sono stati distribuiti sempre o quasi con metodi clientelari, ben lungi da considerazioni di tipo meritocratico.

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  12. Ovvero? Poiché siamo circondati da disonesti, invece di prevenire cancelliamo i fondi? Dunque, poiché vi sono topi d'appartamento, sarebbe più logico abitare sul marciapiedi? In tutta Europa lo Stato eroga fondi per la Cultura, da noi i fondi sono sempre stati miseri e distribuiti con criteri opinabili. Casomai, è questo il meccanismo da rivedere: perché dove non si sostiene la Cultura è ovvio che non si sostenga altro, ad esempio la ricerca. Qualcuno mi potrà obiettare che negli Stati Uniti il National Endowment of the Arts è stato pressoché cancellato, senza che il mondo culturale ne soffrisse un granché. A parte il fatto che non è esattamente così (per anni le istituzioni culturali americane hanno patito), resta il fatto che negli Stati Uniti sono stati da tempo messi a punto strumenti per invogliare i privati ad investire nel campo della Cultura; non mi pare che dalle nostre parti l'esempio sia stato preso molto in considerazione, al di là del fatto che il privato può pesare anche in un modo non sempre produttivo: per molti anni la programmazione culturale statunitense ha virato forzatamente e forzosamente verso un conservatorismo poco produttivo. Il modello europeo (e sì che in Germania o in Inghilterra esistono meccanismi di defiscalizzazione dell'investimento culturale non dissimili da quelli americani, oltre al finanziamento pubblico) ha sempre puntato sull'erogazione di fondi pubblici per certe attività, affidando la gestione di tali meccanismi a competenti. Non sono mancati certo, neanche da loro, esempli di distorsione, favoritismi o sperequazioni, trascurabili rispetto ai risultati complessivi. Da noi è stato più semplice e facile dare addosso alla Cultura (che, certo, non solo veniva gestita dalla politica, ma anche da professionisti che trovavano più utile raccordarsi con il mondo politico, a danno dei loro propri compiti istituzionali), reputarla inutile e spendacciona: non si è pensato a mettere a punto un meccanismo diverso, si è preferito tagliare i fondi, lasciando comunque il restante in mano ai soliti soggetti più o meno compromessi. Invece di punire il furto, abbiamo preferito prendercela con la vittima, magari ipotizzando quelle deliziose utopie, secondo cui la Cultura poteva e andava amministrata come un bene qualsiasi, come se si trattasse della scelta fra zucchine o patate. E giù con le amenità: ci vogliono manager (quali? Dov'è questo fenomenale manageriato culturale? E se fosse esistito, cosa avrebbe potuto fare, visto che a tirare i fili delle marionette erano i soliti Mangiafuoco della politica?), la Cultura deve autofinanziarsi (difatti, viviamo in una società dove il caso di Sabin, che rifiutò di lucrare sul brevetto del vaccino antipolio, rimane isolato come un miracolo: accettiamo, perciò, che su un bene prezioso come la Salute imperi il più sconcio mercato delle vacche, ma pretendiamo che la Cultura si arrangi...) e compagnia cantando. Perché, sotto sotto, e neanche tanto sotto sotto, la società italiana ha da tempo mutuato dalle sue classi dirigenti (che, purtroppo, a loro volta la rispecchiano assai bene) un sano, solido disprezzo per la Cultura in ogni sua forma ed espressione. Perché la Cultura, quando è libera, può disturbare il manovratore. Non sia mai...

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  13. "Il modello europeo (e sì che in Germania o in Inghilterra esistono meccanismi di defiscalizzazione dell'investimento culturale non dissimili da quelli americani, oltre al finanziamento pubblico) ha sempre puntato sull'erogazione di fondi pubblici per certe attività, affidando la gestione di tali meccanismi a competenti."
    Di defiscalizzazione ne ho già parlato l'altra volta e la ritengo l'unica modalità d'intervento accettabile da parte dello Stato.
    Per quanto riguarda i competenti, è meglio lasciar perdere...
    Non certo per mancanza di competenti, ma per sfiducia verso chi li deve scegliere. Se il meccanismo è lo stesso che ha nominato come "competente" Calderoli per fare (e adesso disfare) la legge elettorale stiamo a posto!

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  14. defiscalizzare e lasciare nelle mani dei privati la gestione della cultura, significa lasciare un mano a dei privati l'indirizzo culturale di un paese. come dire che se Berlusconi volesse potrebbe fare un Premio nazionale Apicella per cantautori attempati e lecchini, oppure Dellavalle potrebbe fare il museo della scarpa finanziandolo abbondantemente, ma magari nessuno finazierebbe un concerto di musiche di Ligeti.
    e qualche autore scomodo non riuscirebbe a mettere in scena le sue commedie, mentre potrebbe trionfare l'opera omnia di Neil Simon (ottimo mestierante, del resto).

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  15. Caro Loop come al solito hai la tendenza a semplificare. E' chiaro che andrebbe fatta una legge che identifichi esattamente quali tipi di interventi possano essere detassati e a che Associazioni debbano essere devoluti i soldi da detassare (un pò come si fa con le Onlus). E' sicuramente meglio un intervento spettante per legge (naturalmente a determinate condizioni) piuttosto che lasciare la scelta a qualche burocrate di quart'ordine.

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  16. Inoltre vorrei farti notare che (almeno credo, qui Gualberto può essere più preciso) Mediaset sia tra i finanziatori di Aperitivo in concerto, una rassegna che viene lodata da tutti gli addetti ai lavori. Come vedi non è tutto bianco o nero come sembri vederla tu, ma ci sono anche varie sfumature di grigio.

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    1. è vero che mediaset è tra i finiazniatori ma c'è anche da dire che ormai il jazz non è arte particolarmente "pericolosa" o "destabilizzante".
      il problema è che alla fine la cultura di un paese dipenderebbe dai gusti o comunque dalla volontà dei mecenati. e non tutti sono come la baronessa Pannonica, tanto amica di Monk...
      e non sono sicuro che non ci sarebbero fenomeni di nepotismo.

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    2. Qualsiasi evento culturale può essere destabilizzante. Dipende dall'uso che se ne fa o che ne fa l'artista. La rivoluzionarietà non è nel linguaggio in sé, per l'appunto, ma nell'uso del linguaggio, nel modo di veicolarlo o in cosa si veicola attraverso il linguaggio. Il jazz non è né più né meno rivoluzionario della musica accademica o del punk: bisogna vedere di cosa si fa veicolo. Una modulazione alla sottodominante non è destabilizzante di suo... Almeno per chi crede all'asemanticità...

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  17. "Aperitivo in Concerto" non ha finanziamenti pubblici, solo privati: Mediaset, Publitalia '80, Peugeot, H3G Italia.

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  18. Lo so. Rispondevo solo alla battura di Loop su "Berlusconi e il Premio nazionale Apicella per cantautori attempati e lecchini"

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    1. Rispondevo alla tua "richiesta" di precisione... Direi che, forse curiosamente per alcuni, "Aperitivo in Concerto" è un fenomeno virtuoso: purtroppo, sono pochissimi i privati interessati al finanziamento della Cultura. E quei pochi, bisognerà vedere quanto reggono...

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  19. che vuoi farci Elfio, io non sono liberista. sono keynesiano e non me ne vergogno, quindi questi distinguo non mi toccano più di tanto. vorrei solo ricordare che un filantropo non è detto che si comporti allo stesso modo in una regime culturale vario e "concorrenziale" piuttosto che in un regime conformista. è un po' come la concorrenza che per farla esistere bisogna creare delle apposite autority, altrimenti diventerebbe subito oligopolio.

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  20. Si però magari con decisi interventi di detassazione si potrebbe attivare un circuito virtuoso.

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  21. io questo capitalismo illuminato non lo vedo più.
    la classe dirigenziale che abbiamo mi fa pensare che inventerebbe qualsisasi nefandezza per non pagare le tasse, troverebbe qualcosa anche di "culturale" e lo piegherebbe ai suoi fini.

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  22. ipotizziamo un intervento misto pubblico e privato.
    al pubblico lasciamo:
    - conservazione opere d'arte, musei ecc..
    - enti lirici (magari sfoltiti, magari incentivando coproduzioni da far girare per l'Italia e scoraggiando mega allestimenti che fanno felice l'ego dei registi)
    - manifestazioni consolidate, tipo Mostra del cinema e biennale di Venezia (cassando il festival di Roma - creatura del fanatico di cinema Veltroni - e Torino), triennale di Milano, maggio musicale fiorentino, ecc... Umbria Jazz (perchè no?) e così via.
    - sovvenzioni ai teatri di prosa più importanti e riduzione delle tasse sui biglietti in sostituzione dei sovvenzionamenti.
    - attenta ed oculata politica di finanziamento del cinema.
    - legge che protegga in parte la cultura italiana come quelle francese, che intervenga su radio, tv e cinema (lo so che è provincaile ma è l'unica strada per contenere l'omologazione culturale globalizzata)
    lasciamo il resto, specialmente la'rte moderna, al privato e vediamo che succede

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  23. E'una vergogna...La cultura... è quella che un paese si crea giorno per giorno dando l'opportunità di sviluppare certe tendenze ed esigenze in diversi campi del sapere; non capisco a questo punto cosa appartenga, e ancor più cosa apparterrà alla "cultura italiana".

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