lunedì 1 ottobre 2012

Sam Rivers - Reunion: Live in New York

Questa nuova e storicamente importante uscita, Reunion: Live in New York (Pi Recordings), che cattura il sassofonista, flautista e pianista Sam Rivers, con il suo trio innovativo con Dave Holland al basso e Barry Altschul alla batteria, fu registrato dal vivo davanti ad un gremito Miller Theatre della Columbia University nel 2007. Il trio fu molto influente nell'aiutare a guidare il movimento verso la "free form", suonando nella scena del "jazz loft" newyorkese negli anni '70. 


Nel corso dei due set, il loro potente rapporto in queste performance completamente improvvisate, non dette alcun indizio che essi non avevano suonato insieme da 25 anni.
La pubblicazione coincide con quello che sarebbe stato l'89° compleanno di Sam Rivers; morto il 26 dicembre 2011. Una figura di spicco nel jazz, Rivers condusse un vasto assortimento di aggregazioni, dai piccoli gruppi sui suoi quattro classici album della Blue Note degli anni '60, al duo ed alle big-bands nel corso dei decenni successivi. 
Ha anche suonato nelle band di luminari come Miles Davis, Andrew Hill, Cecil Taylor e Dizzy Gillespie e la sua composizione Beatrice è uno standard del repertorio jazz. I suoi album per big-band Inspiration e Culmination del 1998 furono entrambi nominati per il Grammy.
Sarebbe difficile, però, dimenticare un altro ruolo importante che Rivers ha giocato nel jazz: E' stato il fondatore e titolare dello Studio Rivbea, il più importante tra i tanti jazz "loft" che nacquero nel centro di Manhattan negli anni '70 che incoraggiarono un approccio più aperto alla musica. 
Rivbea iniziò ad ospitare concerti, workshop e prove, nel 1972, proprio quando Rivers, Holland e Altschul iniziarono a suonare insieme intensamente. 
Altri bassisti e batteristi suonarono con Rivers, ma questa fu la sua formazione preferita dall'inverno del 1972, quando Holland si unì al gruppo, fino all'estate del 1978, quando Altschul lasciò per perseguire i propri progetti come bandleader.
Il trio divenne anche il principale veicolo per ciò che Rivers spesso chiamava il suo "contributo principale" alla musica: l'esplorazione del playing "free-form". 
In un'intervista del 2002, spiegò che "libero" non voleva dire d'avanguardia o atonale, ma piuttosto che non vi era "alcuna idea preconcetta, non melodie preconcette o un atteggiamento armonico. 
Rivers a volte si spinse fino a dichiarare di aver originato questo approccio. Come disse Holland, "Ogni serata iniziavamo da una pagina bianca" Secondo Altschul, loro svilupparono quella che sarebbe diventata una sintonia quasi extrasensoriale tra loro attraverso estese jam session: "Stavamo insieme diciamo alle undici del mattino e suonavamo fino alle cinque del pomeriggio. Se dovevamo andare in bagno, diventava un duo. Se qualcuno doveva mangiare, c'era forse un assolo. Ma la musica continuava dalle 11 alle 5." 
L'obiettivo non era solo quello di acquisire familiarità l'uno con l'altro, ma anche di trovare e suonare con gli "spazi morti" nella musica, ed inventare tattiche per evitarle durante i concerti. "Dopo un po'" osservò Rivers, "riesci a superare tutti i tuoi clichè."
Il gruppo divenne famoso per i suoi concerti maratona, con Rivers che circolava tra sax tenore e soprano, flauto e pianoforte, dando ad ogni performance la sensazione di una suite con dinamici spostamenti tra i musicisti.
Ciò che differenzia questo trio da alcuni degli esemplari più incendiari "free jazz" degli anni '60 è il senso che nulla è fuori dai limiti: ci sono momenti di spinosa dissonanza, ma anche correnti di limpida melodia, e momenti in cui il centro tonale luccica la vista o la musica scatta in una groove. Come sottolinea Altschul, "libertà" significa soprattutto "libertà di scelta" tra un qualsiasi tipo di parametro stilistico, in qualsiasi momento, durante il concerto.
Alla fine degli anni '90, Holland osservò che fu colpito dal modo in cui Rivers "quando suonava usava tutta la sua esperienza musicale", dal blues al bebop ad elementi più armonicamente avventurosi della sua musica e non ha mai dimenticato ciò che Rivers gli disse: "Non tralasciare nulla. Suona tutto quello che puoi". 
Rivers chiamò gli anni '70 un "culmine" dei decenni precedenti, e il trio in questo senso è una rappresentazione del concetto in qualche modo idealista, ma emozionante, che improvvisatori che lavoravano all'altezza dei loro poteri potessero attingere da "un accesso totale a tutti gli elementi musicali."
Questo speciale "reunion concert" fu il culmine del Sam Rivers Festival organizzato dalla stazione radiofonica WKCR della Columbia University, che presentò interviste in profondità con Rivers e molti dei suoi collaboratori chiave, intervallate ad una revisione cronologica della sua eredità: per un'intera settimana, giorno e notte, la stazione trasmise tutte le registrazioni di Rivers che riuscì ad ottenere, non solo le sessioni commerciali, ma anche registrazioni di concerti inediti. La trasmissione servì a dimostrare in modo sorprendente l'ampiezza del mondo musicale Rivers.
L'attesissimo concerto fu un sold-out che presentava il who’s who del jazz di New York. Non ci furono prove tranne un soundcheck di dieci minuti prima del concerto, e fedele alla forma, non vi fu alcuna discussione preliminare su ciò che che avrebbero suonato. 
Rivers iniziò con una figura al sax tenore e Holland e Altschul lo seguirono rapidamente. Essi continuarono nell'ora successiva in un viaggio estemporaneo, rievocando la vecchia magia.
Benchè quel trio suonò in maniera estesa, è sorprendente quanto poco sia stato documentato su disco. A parte due publicazioni di piccole etichette europee, The Quest (1976) e Paragon (1977), il più noto prodotto della loro musica rimane insieme il primo album di Holland da leader, Conference of the Birds (1972), che memorabilmente accoppiò Rivers con Anthony Braxton. 
Ma l'album di Holland fu registrato proprio alla nascita del trio, e non può essere citato come rappresentativo di ciò che sarebbe diventato il suo suono. In altre parole, questo concerto non è solo un all-star reunion, ma anche uno dei pochi documenti di uno dei grandi gruppi degli anni '70.
Il dramma di ogni performance improvvisata ha a che fare con l'impressione di assistere ad una conversazione che si svolge in questo preciso momento, con le maree emotive e le risoluzioni fugaci di ogni interazione umana.
Vi è una rara, udibile gioiosa intimità acustica in questo concerto, mentre il trio fa un passo indietro sulla corda tesa ancora una volta. Il brivido che essi riscoprono non è solo la giusta testimonianza per il gigante che fu Sam Rivers, ma anche il miglior monumento all'ambiente Rivbea che solo la sua visione avrebbe potuto mettere insieme.

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