venerdì 19 ottobre 2012

Renzo Arbore: "UJ è un'eccellenza come la Ferrari"

Un po’ trasecola Renzo Arbore, storico presidente dell’Associazione Umbria Jazz, quando La Nazione lo sollecita a commentare la motivazione con cui il ministro della cultura Lorenzo Ornaghi (uno dei tecnici del governo Monti) ha spiegato agli organizzatori di UJ Winter il taglio del finanziamento deciso dall'apposita commissione con la motivazione di una «mancanza di criteri di qualità..». 


Apriti cielo! Una manifestazione storica e di eccellenza mondiale come Umbria Jazz (arrivata nell'edizione estiva al quarantennale e in quella invernale di Orvieto al ventennale) 'bollata' in questo modo...Il caso è finito subito in Parlamento con una interrogazione scritta presentata dal deputato pidiessino Trappolino. Ma forse aleggia sulla vicenda anche l’equivoco-convinzione che il Jazz non sia espressione diretta della cultura italiana.
«Mi permetto di suggerire affettuosamente al ministro Ornaghi — dice Arbore —, di avvalersi di collaboratori più preparati perchè Umbria Jazz, sia nell’edizione estiva che in quella invernale di Orvieto, è una delle eccellenze italiane per le quali siamo conosciuti nel mondo. E non solo nell’ambito Jazz. Dopo il Festival di Venezia e quello di Sanremo per notorietà e qualità nel mondo viene proprio Umbria Jazz. Che il Jazz poi non sia musica italiana è un grave errore che il prossimo anno, grazie al sottoscritto, con filmati e testimonianze, risolveremo documentando come il Jazz sia stato inventato in verità per un terzo proprio dalle comunità italiane. Una storia tutta da vedere».
UJ insomma, fa notare Arbore, è uno dei migliori biglietti da visita promozionali non solo dell’Umbria ma dell’Italia in generale all’estero.
«Siamo un’eccellenza, proprio come la Ferrari — dice —. Tanto da aver meritato intere pagine sul New York Times che ci elogiava proprio per il nostro stile italiano, ormai non più secondo a nessuno per preparazione, innovazione e qualità. Musicisti come Bollani, Rea, Rava, Petrella, Fresu sono ormai i migliori al mondo e non lo diciamo noi ma la stampa specializzata e il successo di pubblico che i loro concerti nel mondo suscitano. UJ — continua — è il festival jazz più importante del mondo, secondo solo forse a Montreal in Canada che pure non gode dello stesso appeal con la sua formula week-end».
E ancora: «Come veicolo promozionale dell’Italia all’estero il Jazz italiano è secondo solo al melodramma e certamente è davanti alla canzone e alla musica pop. Per questo — conclude — mi permetto di suggerire al tecnico Ornaghi di avvalersi a sua volta di tecnici... informati!». 
Gli avrebbero spiegato che UJ è la Ferrari della musica d’eccellenza nel mondo, nel nome dell’Italia.

Non vorrei far polemiche, ma mi è raramente capitato di leggere una sfilza di cazzate così tutte in fila!

35 commenti:

  1. Quella che fa più ridere è quella del jazz inventato dagli italiani...

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    1. Informati. Vai a vedere chi fosse un certo Nick La Rocca.

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    2. Nick La Rocca è stato un ben mediocre cornettista, a capo di un gruppo non meno mediocre, che ha avuto dalla storia il non meritato premio di avere inciso il "primo" (anche questa è da vedere...) disco di jazz della storia. Fermo restando che La Rocca, a New Orleans, non era certo il primo a praticare il jazz (meglio, il proto-jazz), né era fra i migliori a farlo, anzi. La Rocca, reso fortunato per un attimo fuggente dalla Storia, purtroppo confuse fortuna e merito, trascorrendo il resto della sua vita a proclamare che il jazz era un'arte bianca, in cui i neri non avevano avuto né ruolo né qualità.
      Io non discuto le sciocchezze di cui blatera Arbore, un simpatico guitto piuttosto ignorantello, ma sarebbe ora di finirla con le "appropriazioni indebite". Il jazz nasce da radici eminentemente e prioritariamente africane ed africano-americane, che facevano uso diverso e innovativo anche di materiali occidentali (l'armonia, indubbiamente). A tale linguaggio si aggiunsero, via via, contributi non evitabili in un contesto polietnico quale quello statunitense: ebrei, innanzitutto (se non altro perché erano radicalmente inseriti nella vita musicale americana), poi italiani, ecc. In realtà, per la maggior parte di essi dovrebbesi dire: ebrei-americani, italo-americani e via discorrendo. Molti fra tali artisti, infatti, da tempo erano stati fagocitati dalle culture americane e dell'Italia, in larga parte (anche se non tutti), conservavano memoria labile (per questioni "anagrafiche") o, addirittura, sgradevole (in fin dei conti, gli emigranti fuggivano dalla miseria e dalla fame). Ancora di più a New Orleans, dove gli italiani e i francesi erano giunti da lunga pezza: certamente, è a loro che va fatto risalire l'uso delle bande di ottoni, la diffusione della tradizione operistica, tutti elementi che gli africano-americani hanno susseguentemente elaborato in modo peculiare e originale. D'altronde, basti ascoltare l'ODJB, per notare la rozzezza dell'elaborazione musicale. La Storia ha premiato fuggevolmente Nick La Rocca, la Storia della Musica lo ha dimenticato ancora prima.

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    3. Lo faro'. Sono curioso di leggere un libro sul jazz dove e' scritto che La Rocca sia l'inventore del jazz. Forse devo cercarlo nel reparto fantasy accanto a quelli di Harry Potter

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  2. E il bello è che gli applaudiranno. Sarei curioso di vedergli fare le stesse affermazioni in presenza di Wynton Marsalis.

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  3. Marsalis sta già preparando una versione di "O Sole mio" in omaggio alle origini italiane del jazz.

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  4. Non voglio difendere Arbore, ma lui ha detto che La Rocca è stato il primo ad incidere un disco jazz. che è un dato oggettivo. non mi risulta che abbia detto che l'ha inventato lui. nemmeno il comico Arbore direbbe una cosa del genere..

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  5. Si fosse limitato a quello non avrei niente da ridire. Però "risolveremo documentando come il Jazz sia stato inventato in verità per un terzo proprio dalle comunità italiane" è un'affermazione un tantinello demenziale.

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  6. Loop hai letto l'articolo?
    "Che il Jazz poi non sia musica italiana è un grave errore che il prossimo anno, grazie al sottoscritto, con filmati e testimonianze, risolveremo documentando come il Jazz sia stato inventato in verità per un terzo proprio dalle comunità italiane. Una storia tutta da vedere"

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  7. ...poi mi piacerebbe capire qual'è il terzo che avrebbero inventato gli italiani.

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  8. non sono in grado di leggere nel pensiero. l'unico ragionamento che posso fare è che a New Orleans esisteva una folta comunità italiana, quasi tuta di origini siciliane, che per le autorità americane era stata classificata tra i "colored". comunità che fu anche massacrata verso la fino 800, creando anche una crisi diplomatica tra i due paesi.
    ipotizzo quindi che possa essere individuata una serie di musicisti siciliani, tra i suonatori jazz dei primi 900.

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  9. Si ma da qui a dichiararsi gli inventori del jazz (per un terzo) ce ne passa. Probabilmente c'erano anche comunità di altri Paesi (francesi ad esempio) a cui non è mai passato per la testa di dichiararsi inventori del jazz.
    Inoltre anche la questione di Nick La Rocca è piuttosto ridicola:
    1) Nick La Rocca era un americano di origine italiana, quindi piano con il prenderci dei meriti. Anzi il padre Girolamo che era invece italiano "pur essendo anch'egli cornettista, disapprovava la passione che il figlio aveva per la cornetta e per la musica jazz: infatti, solo dopo la morte del padre avvenuta nel 1904, Nick ancora quindicenne cominciò dare libero sfogo alla propria passione." (Fonte Wikipedia)
    2) Nick La Rocca fu il primo a registrare un disco solo perchè in quel periodo ai neri non era permesso di registrare; altrimenti certamente non sarebbe stato il primo.

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  10. 1) Nick La Rocca era un americano di origine italiana. occhio che un figlio di italiani che nasce all'estero è comunque un cittadino italiano, per la nostra legge.
    che il padre disapprovasse il figlio sinceramente non capisco cosa c'entri. il 90% dei padri disapprova quello che fanno i figli.
    2) Nick La Rocca fu il primo a registrare un disco solo perchè in quel periodo ai neri non era permesso di registrare. questo è ovvio ed evidente. come evidente è il fatto che Benny Goodman divenne il re del jazz per lo stesso motivo. ciò non toglie il fatto che Goodman fosse un grande musicista.
    diciamo che solo col bebop i musicisti neri acquistarono i primi posti in scena. e infatti col bebop ci fu la fine del jazz "popolare" che portò qualche anno dopo alla nascita della nuova musica da ballo per bianchi, ovvero il rock and roll...

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  11. Non credo si possa dire che, siccome Nick La Rocca si consideri per legge italiano, che gli italiani abbiano inventato il jazz.
    La Rocca è nato e cresciuto all'interno dell'ambiente di New Orleans e nel suo approccio al jazz l'Italia non c'entrava proprio niente.
    L'esempio del padre forse sta a significare quello che gli italiani di allora realmente pensavano del jazz.
    Secondo il tuo discorso allora bisognerebbe dire che il jazz non sia una musica americana, perchè tutti i neri che lo hanno realmente inventato avevano certamente parenti di origine africana.
    O, per fare un esempio sportivo, siccome Joe Di Maggio era di origine italiana, l'Italia sia la patria del baseball!

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  12. in effetti il jazz viene definito musica afroamerican.
    a parte questo, l'ambiente di New Orleans ai primi del 900 è il seguente:
    colonia francese passata agli americani, con una popolazione che comprendeva creoli, africani, ebrei, francesi, italiani. con un porto aperto a tutto il centro america, alle culture musicali caraibiche ed un retroterra cajun.
    è chiaro che il termine "americano" diventa un comodo marchingegno per riassumere il tutto...

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    1. Guarda che l'America è in fondo quello che hai descritto per N.O. e il Jazz non sarebbe potuto che nascere proprio lì e dalla fusione dei contributi che hai descritto e quel che nato è una cosa NUOVA non attribuibile direttamente e "linearmente" ai singoli contributi nel modo che Arbore intende. Il Jazz in realtà è stato un modello di processo culturale di riferimento per le evoluzioni successive, in ogni dove, anticipando in un certo senso i tempi a venire.
      Forse qui ti o vi manca qualche nozione matematica che da ingegnere mi permetto di inserire.
      I fenomeni culturali come quello descritto per N.O. sono riconducibili, come la stragrande maggioranza dei fenomeni naturali, nei processi non lineari e quindi per tali sistemi come noto l'insieme non è semplicemente la somma delle parti, cioè non è in sostanza applicabile il principio di sovrapposizione degli effetti, valido solo per i sistemi lineari, che sono in natura l'eccezione. Intendo dire che lo stare a distinguere nettamente e distintamente i singoli contributi etnici sul risultato finale del processo evolutivo (il Jazz), come fa Arbore, per il quale parrebbe che gli italiani debbano oggi reclamare perlomeno 1/3 di appartenenza sul Jazz, è fondamentalmente errato e fuorviante in quanto nei sistemi o processi che dir si voglia non lineari, il risultato finale è SEMPRE diverso dai contributi iniziali, mai sovrapponibili e quindi distinguibili, almeno nel modo che vorrebbe far intendere Arbore.
      Quindi in sostanza il problema è mal posto sin dalla partenza e ogni discussione conseguente in quei termini è sostanzialmente inutile e distorcente.

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  13. quanto ai padri, il padre di Miles Davis non era entusiasta che il figlio suonasse jazz. e nemmeno quello di Bix (ma lui era tedesco, o no?)

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  14. ...ecco appunto afro-americana non afro-americana-italiana.
    E' chiaro che quel tipo di musica non sarebbe mai potuta nascere in contesti diversi da quelli americani con tutto quel crogiolo di culture possibili solo negli Stati Uniti.
    Poi tra tutte quelle culture solo gli italiani (anzi solo Arbore) potevano immaginarsi di aver inventato il jazz.

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  15. Se si parla di America, tutti sono importati tranne i pellerossa, quindi è inutile stare a fare il discorso sei creoli, i bianchi, i negri e i pezzati - sono tutti import dal primo all'ultimo. Resta essenziale l'ultima osservazione fatta da Elfio, che solo in quel crogiuolo poteva nascere il jazz, e che il il filtro decisivo è stato quello dei neri. Americani, a quel punto, quanto i bianchi, gli ebrei, i pezzati e i vietcong che vivevano lì.

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    1. se non ricordo male Mingus aveva anche del sangue indiano e poi mi fai venire in mente la copertina del disco di Horace Silver: "Silver 'n Percussion" in cui una facciata è dedicata a composizioni di ispirazione vagamente indiana e poi c'è anche "Rain dance" in "Serenade to a Soul Sister" di qualche anno antecedente.

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  16. Quel che afferma Arbore nel pezzo riportato è volutamente impreciso ed improprio e nella sostanza risulta profondamente e subdolamente mistificatorio, mistificazione che è diventata l'unica arte sulla quale ormai gli italiani si esercitano su qualsiasi argomento utilizzandolo non come fine ma come mezzo per raggiungere obiettivi altri, sfruttando al meglio la profonda ignoranza di massa che da tempo dilaga nel paese, non solo nel Jazz.
    Il discorso dei contributi dei vari ceppi etnici al jazz (Gualberto recentemente ci ricordava ad esempio che il contributo degli ebrei americani sia e sia stato ben più consitente di quello italo-americano, sia in termini quantitativi che qualitativi) è secondo me posto in modo improprio e decisamente strumentale riferito a quanto intende Arbore, in quanto il discorso da farsi non è tanto di matrice geografica o linguistica, ma culturale e di ambito culturale nel quale si determina il contributo dei vari musicisti che si sono succeduti nell'arco evolutivo storico del Jazz. Con ciò intendo dire che confondere contributo italo-americano con italiano tout court è a mio avviso mistificatorio, in quanto fondamentalmente un italo-americano, magari in America da qualche generazione, è fondamentalmente un italiano che ha assorbito la cultura americana, un italiano di Italia che suona il jazz, italiano rimane e infatti ne ha una visione da europeo, perché culturalmente è un europeo. Facendo un esempio, l'italianità di Jimmy Giuffre non ha nulla a che vedere con l'italianità di Fresu in termini di contributo musicale, in quanto la musica di Giuffre esprime un'americanità che nessun musicista italiano sarebbe in grado di immettere nella propria musica, anche se Giuffre è di origine siciliane o qualsivoglia. D'altro canto il mio compaesano Trovesi esprime nella sua musica improvvisata la sua cultura da bergamasco oltre che da italiano partendo da certo folklore (si pensi al saltarello sul quale ha costruito diversi suoi progetti)e diavolo se si sente, come Rava suon la sua idea di jazz puntando sul melos tipicamente italiano e minimizzando l'aspetto ritmico, peraltro peculiare del jazz, sul quale mostra debolezze evidentissime.
    La tesi che in realtà Arbore vuol avvalorare è funzionale alla da lui presunta qualità del jazz italiano e dei jazzisti che non a caso cita, mediante una specie di proprietà transitiva, per la quale gli italiani in America hanno contribuito per un terzo (una frazionamento sbalorditivo per insipienza e grossolanità degno di un pizzicagnolo della musica, neanche il Jazz fosse una torta da tagliare e mangiare) e di conseguenza il jazz italiano e i jazzisti italiani di oggi sono i migliori al mondo. il che è decisamente mistificatorio oltre che patetico agli occhi di qualunque jazzofilo degno di questo nome.

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    1. comunque vediamo di non relativizzare troppo.
      viva il crogiuolo, viva la contaminazione, però non si può dimenticare che nel nocciolo gli stati uniti d'America sono culturalmente figli dell'Inghilterra, mentre il resto dell'america è figlio della Spagna e Brasile. questo è evidente ed è anche evidente nella musica.
      il contributo africano ha quindi dato origine a musiche diverse, jazz e blues al nord, samba, rumba e salsa in generale al centro e sud.
      questo per dire che, se il contesto è importante, sono anche importanti le tradizioni culturali che le popolazioni si portano dietro.
      in questa ottica non si può di che il klezmer ebraico, ad esempio, non sia stato fondante nella musica popolare americana, quella che poi forniva gli standard ai jazzisti.
      cheil jazz sia nato a New Orleans e non a Miami, è forse dovuto al fatto che a New Orleans c'era un mix etnico più stimolante e che, come eredità dei francesi, gli schiavi neri, avevano più libertà che sotto gli inglesi. senza contare l'influsso caraibico importante nell'allleggerire la pesantezza ritmica della musica bandistica europea.
      sulla specificità del contributo italiano ritengo sia difficile fare ipotesi (anche se nomi come Tristano, Giuffré potrebbero suggerire un certo classicismo, ma è un tirare ad indovinare) e quindi limitiamoci eventualmente alle liste.
      divertente può essere chiedersi cosa avrebbero suonato se fossero rimasti in Italia...
      comunque la musica rimane in parte un mistero e noi italiani che spesso soffriamo per un certo provincialismo imperante nel nostro paese, possiamo consolarci pensando che sono di origine italiana alcuni dei grandi della musica mondiale.
      trascurando la lunga lista dei crooners da Sinatra a Bennett ecc, in Francia troviamo dei monumenti cone Montand (nato in toscana), Brassens (madre italiana), Ferré e perfino in Brasile il padre della musica di Bahia Dorival Caymi era figlio di un marinaio genovese e Toquinho è nato in abruzzo...

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  17. aggiungo che c'è un bell'autogoal nell'intervista quando Arnbore afferma che per qualità UJ viene dopo il festival di Sanremo, per quel che mi riguarda una delle peggiori schifezze sedicenti musicali mai viste e sentite. Arbore confonde arte con spettacolo di massa e popolarità con qualità. A questo punto possiamo fare direttore artistico per il Jazz Casadei, o un "formager", come si direbbe nel mio vernacolo, ossia un caciottaro, come direbbero i romani.
    Se Ornaghi deve avere come interlocutore o referente il parere di Arbore, bé a sto punto sto con Ornaghi che secondo me sulla faccenda della qualità nella sostanza ci ha azzeccato.

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    1. un'ultima precisazione. Affermare una mancanza di CRITERI di qualità, non significa automaticamente che i cartelloni non siano qualitativi. Quelc eh intende il ministro è che i criteri di formazione dei cartelloni dei concerti non seguono modalità qualitative. Credo che intenda qualcosa come una procedure ISO 9000 applicata alla materia che renda il meno arbitraria possibile la scelta dei nomi, su base esclusiva del parere del direttore artistico e che si segui quindi un iter standard ben preciso...o qualcosa del genere

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    2. bella bufala... lo dice uno che ha lavorato sulle procedure ISO 9000

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    3. Sono d'accordo, ma non ho detto che bisogna applicare l'ISO 9000. Ho scritto qualcosa come...
      In realtà il problema non è l'ISO 9000 ma come lo si applica in Italia, ossia in termini biecamente burocratici, il che è tutta un'altra storia, a dire il vero sempre la stessa.
      In ogni caso i criteri di selezione soggettivi di Arbore non mi stanno bene e qualche regola va messa e su questa faccenda il ministro ha ragione. Poi non so quanto ne sia veramente consapevole.

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  18. se qualcuno è interessato a cd jazz a prezzi stracciati, legga questo mio articolo
    http://loopdimare.blogspot.it/2012/10/offerte-offertissime.html

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  19. Nick La Rocca era palesemente di origini italiane, che poi suo padre non volesse che suonasse o lui avesse la cittadinanza americana non esclude il fatto che gli italiani abbiano contribuito allo sviluppo di questa musica, sennò nemmeno saremmo qui a stabilire con sempre più accuratezza la reale presenza italiana nell'origine del jazz.. Chi dice il contrario dice quindi il falso. A monte (Monti...) di tutto questo però è gravissimo che un prete come Ornaghi intervenga sull'espressione artistica in maniera così pesante, senza aver forse mai calcato un palcoscenico, senza avere nessuna competenza artistica ( è un tecnico questo?). Dopodiché Umbria Jazz ha in realtà perso molto in spontaneità ( il jazz è comunque altra cosa...) e sono stanco di sentire sempre e solo quei quattro nomi che cita Arbore. Il punto della questione resta che un incompetente in materia è al governo!

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    1. Ah, ah, Nick la Rocca...adesso la propaganda jazzistica nazional-popolare lo fa passare per un genio del jazz, purchè l'acqua vada al mulino di tesi ridicolmente patetiche, inconsitenti come l'esistenza della Padania, tutto fa brodo... Una specie di "leghismo jazzistico" fatto probabilmente da persone di analogo livello culturale dei "barbari sognanti". Ma dove ci si informa oggi in materia jazzistica in questo paese, su Topolino?

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    2. In effetti è una querelle ridicola. Poiché sono ebreo, dovrei attaccarmi al fatto che il contributo ebraico al jazz è sicuramente superiore a quello italiano. Fa questo del jazz una musica ebraica? Ma per carità... Basti leggere l'autobiografia di Mezz Mezzrow (mediocre clarinettista, ottimo spacciatore e uomo di acuta intelligenza) per capire che, anzi, per gli ebrei partecipare alla crescita del jazz era partecipare volutamente e precipuamente alla negritudine, cancellando il più possibile la propria ebraicità cosciente... Dati ben noti, questi, peraltro, tornarvi su è persino noioso.

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    3. si può però dire che la grande musica pop americana (da Gershwin a Berlin a Harlen a Hart, una bella fetta del musical di broadway siano frutti della cultura ebraica?

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    4. Sai bene che si può dirlo, come nel caso dei compositori di Hollywood (Waxman, Rosza, Steiner, Rosenman, Newman, Korngold, Herrmann, Friedhofer, North, Goldsmith, Elmer Bernstein, Goldenthal, ecc.). Per cui, da Berlin a Hamlisch, passando per Gershwin, Rodgers, Duke, Arlen, Kern, Sondheim, Loesser, Lerner & Loewe, Bernstein, Jerry Herman, Previn, come ben sai, si può parlare -come anche in tutte le vicende di Tin Pan Alley (Cole Porter escluso)- sicuramente di un linguaggio fortemente influenzato dalla tradizione ebraica, per l'esattezza la tradizione yiddish, attiva già da fine Ottocento sulle scene americane. Ma, sia nel caso di Hollywood che di Broadway, stiamo parlando di materiali fortemente condizionati dalla tradizione europea dell'opera, dell'operetta e del sinfonismo, ed in cui, ad esempio, l'assimilazione anche del jazz parte da presupposti completamente diversi.

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  20. Da appassionata di jazz vorrei semplicemente spostare l'attenzione sul fatto che un festival jazz è importante perchè si tiene in italia. Il Jazz è una musica internazionale, bene così. Non è nato in Italia, ma oggi l'Italia vanta musicisti eccellenti di calibro internazionale, questo è il punto.
    Umbria Jazz attira turisti, porta soldi, diffonde la cultura Jazz.
    La cosa scandalosa è un'altra: negli ultimi anni Umbria Jazz si è trasformato in festival contaminato dal pop.
    Il vero tema è questo semmai.
    Questo è il vero scandalo.
    Se è jazz dev'essere tale.

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  21. Per molti Umbria Jazz si è trasformato in un festival pop, contaminato (appena) dal jazz. :-)))

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