giovedì 11 ottobre 2012

La cultura senza idee vive di assistenzialismo

Per continuare sull'argomento dei finanziamenti statali alla cultura ecco un articolo di Pierluigi Battista, pubblicato qualche giorno fa sul sito del Corriere della Sera:


Dicono che durante la prossima edizione della Festa del cinema di Roma saranno inscenate sacrosante proteste da chi è ancora in attesa dei pagamenti della Regione Lazio per l'edizione precedente. 
Ecco, appunto: che c'entra la Regione Lazio con il cinema? Che c'entra l'assistenzialismo degli enti locali, la politica che allunga i suoi tentacoli, le clientele che si addensano fameliche attorno alle sovvenzioni pubbliche gestite dai partiti con l'arte, il cinema, la letteratura, il teatro, la musica?
Niente: la Regione Lazio, come qualunque altra Regione, Provincia, Comune non deve perder tempo a piazzare i propri lottizzati al vertice delle istituzioni culturali. Sembra che la Polverini e Alemanno sia siano molto spesi per la nuova nomenclatura, Marco Müller in testa, che dovrà gestire il festival cinematografico di Roma. 
Hanno fatto male: anziché lottizzare ed erogare fondi pubblici, la Polverini avrebbe fatto bene a controllare il consumo di ostriche incrementato con l'aumento dei fondi dei gruppi consiliari e Alemanno a controllare lo stato terribile dei lavori pubblici nella capitale. 
E questo vale ovviamente per tutti gli enti locali, di destra e di sinistra, che usano il pretesto della cultura e dell'arte per finanziare una politica di consenso attraverso il nuovo mecenatismo, forma dilapidatrice e arbitraria di assistenzialismo.
Purtroppo i principali alleati dei politici che versano fiumi di denaro per soddisfare clientele e consenso attraverso la «promozione culturale» sono quei registi, quegli artisti, quei musicisti che dell'assistenzialismo sono gli ideologi e i cantori, che fanno smorfie di riprovazione quando sentono parlare di mercato e di botteghini vuoti e chiedono allo Stato soldi, finanziamenti, sovvenzioni, erogazioni a getto continuo di denaro pubblico. 
Dicono che la cultura «muore» non per la spaventosa mancanza di idee che la sta asfissiando, ma perché lo Stato, in tutte le sue articolazioni, è meno munifico di una volta, perché la prodigalità sprecona di un tempo deve misurarsi con i tagli alla spesa pubblica.
E invece no: gli enti locali stiano alla larga dalla cultura, al massimo mettano a disposizione mezzi di trasporto più efficienti per i giorni in cui le città sono al centro di una manifestazione culturale o paghino gli straordinari ai lavoratori che tengono i musei aperti anche la sera. 
Ma ogni euro speso dalla politica per la cultura è un euro che incoraggia l'asservimento della cultura alla politica, che perpetua una politica di mance e di clientele, che allarga i confini delle competenze dei partiti sulla vita sociale, che favorisce lottizzazione e spartizione di fondi. 
E che ha permesso, a Roma, il blitz per cambiare i vertici di un festival cinematografico che dovrebbe vivere di idee e non di sostegni pubblici. Dove proietteranno un film già visto: quello sulla lottizzazione. Altro che ostriche a sbafo.

3 commenti:

  1. Articolo stupido, superficiale, banale e, direi, per usare un termine un po' démodé, qualunquista. Poiché c'è chi ha amministrato male, invece di cambiare amministratori si eliminano i fondi (che forse dovrebbero andare ad alimentare la casta, non meno protetta di altre, dei giornalisti). Con tutte le banalità sulle idee, sui modelli gestionali, e via discorrendo, da parte di chi non sa cosa sia un bene immateriale. Francamente, un tale coacervo di scemenze da canaglia in armi non dovrebbe neanche circolare. I)nsomma, aboliamo tutto, via: chiudiamo teatri, cinema, sale da concerto in attesa che munifici privati, con eccezionali manager al fianco, diano nuova linfa a un patrimonio di idee che si dovrebbe autosostenere in piena crisi. Insomma, aboliamo la Cultura, a meno che non si regga sulle proprie gambe. E se non si regge, viste le grandi tradizioni italiche di frequentazione popolare e di massa nei musei, biblioteche, auditorium? Cassiamola. Vi interessa il Messia di Haendel? Non rende abbastanza, fottetevi. Vi interessa il Requiem Tedesco di Brahms, idem. Vi interessa Mark Rothko o Danmien Hirst o la Quinta di Mahler? Idem. Che bella trovata...

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  2. Hai ragione, l'articolo è irritantemente qualunquista, sembra scritto da un "grillino" piuttosto che da uno dei più "celebrati" giornalisti italiani.
    Perfettamente d'accordo anche sulla casta dei giornalisti a cui per prima dovrebbero tagliare i finanziamenti pubblici. Ma naturalmente se tocchi i giornalisti vieni accusato di compiere "un attentato alla democrazia".
    Però molti dei problemi posti da Battista sono reali e non ho ancora capito come si pensa di risolverli avendo questa classe dirigente.

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  3. Battista si sa benissimo come la pensa.
    concordo per l'eliminazione dei contributi ai giornali, che di cultura ne fanno pochina, visto che Battista è una delle penne di punta del corriere...
    così per far quadrare i conti si dovranno abbassare i loro lauti stipendi ed avrebbero l'occasione di mettere in pratica col loro esempio, le loro raccomandazioni.

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