venerdì 19 ottobre 2012

Distante il nuovo album di Jano Quartet feat. Luca Aquino

Il 30 ottobre l'etichetta Via VenetoJazz pubblicherà Distante, secondo album dello Jano Quartet.  


Per la registrazione del disco la formazione marchigiana, composta da Gianluca Caporale (sax ten./sopr., clarinetto), Emiliano D’Auria (piano, rhodes, electronics), Amin Zarrinchang (contrabbasso), Alex Paolini (batteria, electronics),  si è avvalsa della preziosa collaborazione di  Luca Aquino (electronics, trumpet).
Dai dieci brani originali contenuti nell’album emerge un jazz elettroacustico e modernamente “atmosferico”. 
L’utilizzo dell’elettronica, l’impianto delle composizioni, la scelta dei suoni, è tutto orientato a creare spazi e diversi piani sonori, a creare ambienti e aprire orizzonti. 
Grooves, ostinati, idee melodiche e ritmiche, improvvisazioni e sovrapposizioni elettroniche, tappeti e silenzi pensati per dar una forte connotazione onirica e cinematica dalle ampie vedute e dagli spazi distesi, caratterizzano il progetto in cui il linguaggio jazz è un punto di partenza e non una mera gabbia accademica.
Un viaggio musicale in cui vengono percorse nuove strade con spirito di ricerca, non avendo timore di abbandonare schemi e riferimenti, valutando il rischio di entrare in ambiti musicali non puramente etichettabili e lontani da cliché.
L’equilibrio di ruoli e il lirismo diffuso si colorano di timbri suggestivi. 
Il risultato è sospeso con misura tra nebbie di paesaggi incontaminati e sottili brividi da allucinazione metropolitana in cui le folate d’inquietudine, di attesa, di sospensione psichedelica, interagiscono per creare un sound disteso come le correnti d’alta quota, “distanti”, appunto, anche da accademismi e mode. 
"Era tempo che il suono di un gruppo "nuovo" non mi colpiva in modo così particolare: ….ebbene si, perché oggi qui da noi la tendenza è ormai quella della mescolanza dei linguaggi (il jazz, il blues, la musica popolare, il pop, la musica da camera e quella sudamericana), un processo che contiene in sè grandi opportunità di incontrare percorsi creativi, inediti e inusitati, ma spesso comporta anche dei grandi rischi, soprattutto quello della superficialità e dell' estetizzante ma vuoto gusto del "patchwork". Stavolta invece mi sembra che siamo davanti ad un gruppo, innanzitutto formato da musicisti di grandissimo spessore individuale (e preparazione sopraffina), ma soprattutto, che ha saputo trovare un suono di insieme riconoscibile, nuovo, fresco e profondamente personale, attraverso il quale riesce ad armonizzare  in modo rotondo e unitario tutte le cangianti sfaccettature delle molteplici ispirazioni dei suoi componenti. Che altro si può volere di più?" (Gabriele Mirabassi)

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