venerdì 12 ottobre 2012

Diana Krall porta la sensualità indietro nel tempo

Sul sito della Npr è stato pubblicato un bell'articolo di Ann Powers sul nuovo album di Diana Krall, appena pubblicato dall'etichetta Verve.


Durante l'ascolto del divertente, nuovo ed elegante album di Diana Krall, Glad Rag Doll, è utile esaminare una questione posta recentemente da Gyp Rosetti, il sensitivo psicopatico della serie Boardwalk Empire ambientata nell'era del Proibizionismo. "Che c... è la vita se non è personale?" borbotta il siciliano, esprimendo alcuni violenti dubbi sulla sincerità del boss dello show, Nucky Thompson. 
Egli avrebbe potuto parlare della confusione che circonda la nuova release della sensuale pianista, un album che la riporta alle sue origini musicali, scattando un ritratto color seppia della nascita del jazz.
Il team di marketing della Krall presenta Glad Rag Doll, una collaborazione con il produttore e amico di famiglia T-Bone Burnett, come uno dei suoi sforzi più personali.
Alcune delle canzoni sono state raccolte dalla collezione di 78 giri del padre, di altre furono scoperte le partiture sul banco del pianoforte dei nonni. Lei esplora le fantasie giovanili che coltivò durante le nottate mentre guardava i film di Carole Lombard in televisione: questo sogno di glamour è stato progettato per liberarla da ciò che l'ha resa famosa, ma anche accerchiata, che è più moderno ma anche più noioso, dal momento in cui si è fondata l'idea che lei faccia musica sofisticata.
Dopo undici album, la Krall sta finalmente riconoscendo il suo indiscutibile sex appeal attraverso una foto di copertina, che la vede in una versione di un costume per adulti americano eternamente popolare ad Halloween - un corsetto e le calze - ed una selezione di canzoni che stabiliscono un clima di allegria e di calore. Doveva tornare indietro agli albori della musica popolare come la conosciamo, al fine di fare ciò che Pink e Katy Perry fanno ogni giorno. 
La citazione tratta dalla cartella stampa elettronica indica come Burnett la chiami "sex music", benchè ciò che ha detto dopo - "questa è swing music" - è altrettanto importante. Nel lavorare con Burnett e l'eccellente piccola band che ha assemblato, tra cui il chitarrista Marc Ribot e il batterista Jay Bellerose, la Krall rievoca con successo un tempo in cui si pensava che, quando la musica suonava, si doveva ballare in coppia, non solo restare seduti ad ascoltare. Lo swing è la cosa che risveglia gli ascoltatori al piacere sensuale ed a romantiche possibilità.
Glad Rag Doll non solo raccoglie musica dai ruggenti anni '20, ma lo fa mantenendo uno stato d'animo che si affida alle tensioni che rendono la musica di quel periodo così affascinante.
Questo riporta a quella idea centrale di "personale". Nell'età del jazz, le tecniche di registrazione stavano cambiando per accogliere l'uso dei microfoni in studio, e i cantanti cominciarono la transizione dalla teatralità del vaudeville ad uno stile più confidenziale.
Questo cambiamento, insieme ad una crescente franchezza sulla sessualità dopo gli sconvolgimenti causati dalla rapida urbanizzazione e dalla prima guerra mondiale, portò gli autori ad adottare un tono che era spesso molto audace, ma anche intimo in altri modi, ed è quello che la Krall scopre in questo set. 
Nel suo eccellente libro sulla vita notturna di New York di questo periodo, The Scene of Harlem Cabaret, Shane Vogel descrive che quello che succedeva tra artisti e pubblico nei minuscoli locali dei quartieri alti di New York era una forma di "intimità pubblica": una connessione contingente ma potente, che, come Vogel scrive, "riuniva i corpi, i suoni e le storie in modi che disorganizzavo e riorganizzavano desideri, il tempo e lo spazio." Gli artisti articolavano modi di essere nuovi o che erano rimasti nascosti.
La stessa cosa stava accadendo in diversi modi attraverso i mass media: nei film, ora improvvisamente resi "piccoli" dal suono (per citare Gloria Swanson in Sunset Boulevard) ed in un processo di registrazione in grado di catturare le sfumature che sfuggivano nel vecchio approccio acustico.
Le precedenti versioni della cover su Glad Rag Doll, erano dei pezzi preferiti di ragazze dell'era flapper come Libby Holman, Annette Hanshaw e Ruth Etting, che la Krall presenta con un piede in ampio spettacolo teatrale e uno in un nuovo stile più introspettivo. (Sembra un po' strano come lei esegua delle canzoni in gran parte rese famose da cantanti bianchi; il repertorio delle regine del blues si sarebbe adattato bene al suo progetto. Ma forse la collezione di sua nonna era a corto di Ma Rainey e Bessie Smith).
La Krall in realtà, per lo più beneficia dal voler imitare i tratti più ampi di questi cantanti. C'è una vivacità nel suo canto e nel suo playing al piano che è benvenuta dopo tanti anni di materiale più dolce.
L'altra grande pietra di paragone è Bing Crosby, che aprì la strada e rese popolare il canto crooner. Der Bingle registrò tre dei tredici pezzi compresi nell'album; nell'ascoltare le sue versioni di "Here Lies Love" o di "There Ain't No Sweet Man That's Worth the Salt of My Tears", si nota come egli unisca la facilità della cornetta di Bix Biederbecke con il tipo di gentile fiducia che la Krall ha perseguito nel corso della sua carriera. "L'essenza della sua arte era un'illusione di naturalezza, che fallisce se la gente la nota," Robert Christgau una volta scrisse di Crosby, ed è una descrizione abbastanza precisa di ciò che le persone che amano la Krall apprezzano. 
Krall si dirige verso il rhythm and blues in due dei pezzi più accattivanti dell'album: una versione del classico di Doc Pomus del 1956  "Lonely Avenue" e "A Little Mixed Up", un 1961 rarità della Chess Records scritta e interpretata da Betty James. Queste canzoni sono musicalmente caratteristiche delle date successive in cui sono state composte, ma i loro testi mettono a nudo le stesse preoccupazioni emotive che i crooner e le Gaiety Girls esprimevano.
Il romanticismo moderno che il pop promoveva durante e dopo gli anni '20 riflette gli ideali di realizzazione individuale e di indipendenza emotiva che la nascente scienza della psicologia rese alla moda.
La maggiore indipendenza economica delle donne e la mobilità le rese più audaci nella loro ricerca della felicità, e questo è qualcosa che, ovviamente, interessa la Krall e Burnett.
L'idea stessa che le donne potessero avere problemi "personali" che si estendevano oltre la casa e la famiglia era ancora abbastanza radicale nel 20esimo secolo. Il suono sexy che evoca Glad Rag Doll è realmente il suono delle donne in possesso di se stesse.
Questo progetto può, infatti, essere personale per la Krall, ma è anche tempestivo per complementare le attuali tendenze. Il ruggente decennio del tango torna di moda una volta ogni tanto, ed ora sta succedendo di nuovo, grazie a Boardwalk Empire che sta facendo rivivere l'interesse per quell'epoca.
Credo che il richiamo degli anni '20 (in realtà di tutto il periodo tra le due guerre mondiali, ma hey, chi segue la moda raramente è uno storico pignolo) si riduce al fatto che esso fu il primo momento storico in cui si riconobbe la modernità.
La gente sempre pensava a quel tempo come un tempo nuovo; l'idea di quello che era fresco, aveva tuttavia, molti paralleli con la nostra. Diana Krall sembra capirlo, ed è questo ciò che rende questo album vintage così giusto proprio ora.

Ho avuto modo di ascoltare l'album e devo dire che si nota un cambiamento, nella ritmica, nelle sonorità e sopratutto nella scelta dei pezzi, rispetto agli ultimi lavori della cantante. Ciò ha certamente portato ad un miglioramento rispetto agli insopportabili album precedenti, con tanto di  archi e con le riproposizioni dei soliti standard.
Resta l'impressione però che questo album si solo l'evoluzione di una carriera studiata a tavolino da un team di marketing che ormai da alcuni anni sta cercando di forgiare l'immagine di femme-fatale, e da qui anche le foto (per la verità strepitose) della splendida 47enne Krall. Ma della spontaneità ed improvvisazione tipica del jazz non c'è nemmeno l'ombra, nè tantomeno del tanto sbandierato swing tipico della musica degli anni '20. 
Molti dei pezzi poi, seppure con le differenze di cui abbiamo parlato prima, denotano una certa piattezza e non si discostano molto dal solito stile Krall. Fa eccezione un pezzo che sembra fuori contesto rispetto al resto dell'album, lo splendido Lonely Avenue, celebre rhythm and blues portato al successo da Ray Charles,  e che qui, soprattutto grazie alla chitarra di Marc Ribot, riporta alla mente le sonorità tipiche della musica di Tom Waits, nel quale si riesce anche ad apprezzare il pianismo della Krall che alla fine del pezzo accenna un breve assaggio di A Love Supreme.


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