martedì 16 ottobre 2012

A Venezia va in scena la maestria compositiva di Anthony Braxton

Sul sito de Il Sole 24ore è stato pubblicato un articolo di Franco Fayenz sul concerto di Anthony Braxton a Venezia.


Ecco un estratto dell'articolo:
A Venezia si presenta alla testa di dodici musicisti, come dice il nome 12+1, dei quali sei sono donne ed è già un bel vedere. L'orchestra si dispone in un significante anfiteatro con le percussioni al centro. C'è un vicedirettore, il trombettista Taylor Ho Bynum, che quando occorre gesticola ordini a mani nude in modo che la musica sembra scaturire dalle sue dita. 
Braxton dirige con calma imperiosa e ha con sé il solito campionario di strumenti. Gli altri undici protagonisti, che salvo alcuni casi suonano anch'essi più di uno strumento, sono Ingrid Lubrock sax alto, Andrew Raffo Dewar sax soprano, James Fei sax alto, Sarah Schoenbeck fagotto (talvolta con un'inedita sordina), Reut Reger trombone, Mary Halvorson chitarra, Jessica Pavone violino, Erica Dicker violino baritono, Jay Rozen tuba, Carl Testa contrabbasso e clarone, Aaron Siegel percussioni e vibrafono.
C'è una breve esposizione tematica, un "nucleo generativo iniziale" sul quale si fonda tutto il resto, settanta minuti di suite senza soluzioni di continuità: si chiama «355+» secondo una delle consuetudini dell'autore (ve ne sono altre) di attribuire una numerazione progressiva alle sue partiture. 
Braxton impone con apparente discrezione la sua attività preordinante di compositore, per cui c'è una complessa dialettica fra scrittura (molta) e improvvisazione (poca); vale a dire che non ci sono veri e propri assoli ma soltanto brevi break improvvisativi riconoscibili fra i suoni collettivi. 
Il pubblico del magnifico Teatro alle Tese (tutto esaurito) non può rischiare un solo applauso a scena aperta come si usa nel jazz e nei derivati, ed erompe in un entusiasmo (quasi) unanime soltanto alla fine, con ovvia esclusione di qualsiasi bis. 
I non iniziati si accorgono in corso d'opera che i dodici musicisti lavorano in tre gruppi relativamente autonomi di quattro ciascuno, lasciando agli ascoltatori la libertà – questa sì – di concentrarsi su questo o quel particolare, oppure (a scelta) sull'assieme. 
Nel programma di sala della serata, al quale ho già rubato un paio di accenni, è opportunamente sottolineato che il 12+1Tet ritorna nel solco del progetto Ghost Trance Music, basato su lunghi dialoghi compositivi-improvvisativi ben noti a chi abbia seguito Braxton con assiduità. 
In più, è sembrato ad alcuni esperti che «355+» contenga una sorta di ricapitolazione di numerose iniziative braxtoniane. 
Comunque sia, il minutaggio dell'opera sembra alludere alla sua prossima apparizione in cd, e quindi ci sarà la possibilità di riascoltarla.
(leggi l'articolo integrale sul sito de Il Sole 24ore)

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