giovedì 6 settembre 2012

Joe Locke, il maestro del vibrafono

Joe Locke è a mio parere, un'altro dei grandi artisti americani che non ha ancora ottenuto in Italia il riconoscimento che indubbiamente merita. Certamente uno dei principali vibrafonisti dei nostri tempi e con un carriera discografica in tumultuoso crescendo, Locke ha da poco pubblicato il suo nuovo album, Singing per l'etichetta Motema, nel quale ha riproposto la collaborazione con uno dei suoi pianisti preferiti: Geoff Keezer.


Per quest'album Locke rispolvera una formazione, il Joe Locke/Geoffrey Keezer Group, che presenta anche il giovane e notevole batterista Terreon Gully ed il bassista Mike Pope, con la quale aveva registrato il sensazionale album Live in Seattle del 2006, citato spesso come miglior album live di quell'anno.
Pur senza raggiungere le vette di quello strepitoso precedente, Singing è certamente un album tutto da ascoltare, con i due co-leader che, oltre a confermarsi due magnifici strumentisti, si dimostrano anche ottimi compositori, firmando 6 pezzi originali (4 di Locke e 2 di Keezer) a cui si aggiungono una sorprendente ed intima rivisitazione di Naima di Coltrane, ed una delicata cover di Hide and Seek, celebre hit della cantautrice britannica Imogen Heap, utilizzata spesso nelle serie televisive americane.
Locke si conferma un maestro nel reinventare in chiave jazzistica i classici cinematografici e televisivi; personalmente ho cominciato a conoscerlo ed amarlo grazie ad una sua superba versione di Suicide Is Painless, meraviglioso pezzo tratto dal film M.A.S.H., dal suo bellissimo album del 1997, Sound Tracks, appunto una raccolta di musica da film, o ancora per la sua partecipazione al più recente (2009) Nocturne for Ava, di Bob Sneider, un progetto che presentava colonne sonore di film noir.
Singing è un album dalle sonorità intime e crepuscolari, ma nel quale non mancano gli assoli incendiari dei due leaders; molto godibile ed accessibile, ma che allo stesso presenta una musica mai banale per il quale necessita più di un ascolto per poterne apprezzare al meglio le qualità.  
Il vibrafonista firma quelli che ritengo siano i tre pezzi migliori dell'album, The Lost Lenore, Her Sanctuary e This Is Just to Say; tre pezzi mid-tempo dalle melodie molto coinvolgenti, mentre meno interessanti risultano i due pezzi scritti da Keezer.
Locke ancora una volta conferma di essere particolarmente a proprio agio nelle collaborazioni con i pianisti, oltre a quella duratura con Keezer, cominciata nel 2002 con il crepuscolare Storms/Nocturnes, in trio con il sassofonista Tim Garland, vanno ricordate anche quelle in duo, con Kenny Barron in But Beautiful del 1994 una stupenda raccolta di standard eseguiti magistralmente, e con Frank Kimbrough in Saturn's Child, bissato poi da The Willow nel quale la formazione diventava un quartetto; senza dimenticare l'altra duratura collaborazione con un altro sensazionale pianista come David Hazeltine, con il quale, a distanza di dieci anni, ha pubblicato i due brillanti album Mutual Admiration Society Vol 1 e 2.
Ma Locke, in una carriera discografica partita agli inizi degli anni '90 e che lo ha visto pubblicare una trentina di album a proprio nome ed altrettanti (se non più) come sideman, è stato in grado di esplorare i generi più disparati; dalla musica da camera al bop più sfrenato, dalla fusion alla musica brasiliana, mostrando una notevole versatilità, figlia di una grande preparazione tecnica e musicale.
Tra i suoi progetti più originali vanno segnalati 4 Walls of Freedom un suite in sei movimenti basata sugli scritti del monaco Thomas Merton, composto per il sassofonista Bob Berg, che gli valse numerosi elogi da parte della critica e che gli permise di vincere diversi premi internazionali e Van Gogh by Numbers una impressionante raccolta di duetti tra il suo vibrafono e la marimba di Christos Rafalides.
Musicista dotato di uno stile molto personale di suonare lo strumento, con l'uso di quattro martelletti, tenendo il secondo fra il dito medio e l‘anulare, ma nella cui musica è facile rilevare le influenze di artisti come Bobby Hutcherson, Gary Burton e Milt Jackson a cui ha dedicato uno dei suoi album più belli e sentiti, il live Rev-elation.
Ed è proprio dal vivo che forse Locke raggiunge il suo picco; i suoi concerti lo hanno portato in giro per il mondo suonando tra gli altri con artisti del calibro di Grover Washington Jr., Kenny Barron, Dianne Reeves, Eddie Daniels, Jerry Gonzales' Fort Apache Band, Eddie Henderson, Hiram Bullock, Bob Berg, Ron Carter, Jimmie Scott, The Mingus Big Band e Randy Brecker. 
Tra gli highlights di questa estenuante attività dal vivo vanno citate una tourneè della Russia con la Moscow Chamber Orchestra sotto la direzione del grande violinista Yuri Bashmet; un grande tour europeo dove ha eseguito una rivisitazione di Epitaph di Mingus con una big band diretta da Gunther Schuller; una serie di concerti italiani in duetto con il maestro dell'avanguardia Cecil Taylor ed una tourneè con il sensazionale Trio Da Paz, maestri della musica brasiliana, con i quali ha realizzato, anche questo dal vivo, un album dal titolo Live at JazzBaltica,
Una serie di collaborazioni che rendono perfettamente l'idea di un artista eclettico, un vero maestro del jazz odierno, ma che custodisce gelosamente un forte radicamento nella tradizione.

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