domenica 23 settembre 2012

I preferiti: Larry Goldings: Quartet

Il preferito di questa settimana è Quartet (2006), il bellissimo album di un artista forse non molto noto al grande pubblico, Larry Goldings, ma a mio parere uno dei grandi interpreti in circolazione, specie all'organo, ma molto apprezzato anche al piano. 


Ecco un estratto di due recensioni pubblicate sul sito All About Jazz:
Nell'arco di una carriera relativamente breve, Larry Goldings ha eseguito una vasta gamma di stili dal jazz tradizionale al R & B, dalle esplorazioni sonore al pop. Con Quartet, per lo più resta all'interno del mainstream; ma anche all'interno di tale modalità, l'album è insolito ed unico grazie al mix degli eclettici interessi ed influenze di Goldings. 
Suonando principalmente il pianoforte (Goldings è più noto per le suo lavoro all'organo), l'album comprende pezzi che svariano da Björk a Monk a Gabriel Fauré. 
Egli si lancia anche in una tradizionale canzone folk americana, spiegando: "Negli ultimi anni ho approfondito una così ampia varietà di musica che negare le influenze nella realizzazione di questo disco sarebbe stato disonesto."
I compagni di band di Goldings (Ben Allison al basso, John Sneider alla tromba e cornetta e Matt Wilson alla batteria) condividono i suoi diversi interessi e si adattano sapientemente alle diverse situazioni che egli stabilisce. 
Il quartetto esprime melodie ricche di soul e le circonda con delle belle tessiture. Il tutto va al suo posto naturalmente, ed il pianista assicura che niente venga sprecato in glamour e sfarzo. 
Sneider in particolare suona splendidamente, a volte simile a Terence Blanchard, altre a Miles Davis durante il suo periodo elettrico, ma con un suono sempre fresco e nuovo. 
Wilson aggiunge colori unici al mix e non necessariamente mantiene il tempo in maniera convenzionale.
Alcuni dei pezzi più sottili dell'album, tra cui Singsong, Cocoon ed altri, sono influenzati da In A Silent Way di Miles, con strati di musica convergenti, che danno l'illusione di un insieme più grande.
Il playing di Goldings è originale e lirico, come al solito. Non usa mai esagerare, e per gran parte del tempo semplicemente aggiunge del colore alle note di Sneider. Il suo lavoro ritmico è semplicemente eccezionale.
Su Hesitation Blues, cattura lo spirito originale che WC Handy ci ha tramandato con la nascita del blues. Con Valsinha fonde un tema tradizionale europeo in un jazz che sentiamo intuitivamente. Con Cocoon di Bjork, trova un percorso per una lenta ballata senza tempo. 
Goldings esplora percorsi eclettici su questa avventura in quartetto. Egli naviga lentamente, consentendo l'introspezione riflessiva e nascondendo il dramma in un ambiente tranquillo.
Questa pacifica celebrazione del ricco patrimonio del jazz si basa su grandi picchi drammatici senza diventare prevalente. Il pianista e i suoi partners musicali conservano un basso profilo a livello di intensità pur mantenendosi vibranti. Anche i cenni a Jaki Byard e Thelonious Monk si mantengono piuttosto sottili per mantenere un contegno tranquillo per la personalità dell'album.
Il pezzo di chiusura, un duetto tra tromba e pianoforte, visualizza al meglio lo spirito dell'album. Goldings e Sneider versano sincera emozione nella canzone ed essa fluisce in modo naturale.
Il pianista e il suo coeso quartetto esplorano spontaneamente e rifuggono le preoccupazioni sulla metrica ed il formato.
Il quartetto è tradizionale nel concetto, ma originale nella pratica. L'accento non è tanto sull'improvvisazione, quanto sulla composizione e l'esplorazione.
Goldings e la sua band creano un insieme coerente, il che non è un compito facile considerando la diversità del materiale. Il ritmo non è mai spinto troppo, ma molti dei brani swingano leggermente.
Quartet è un'altra significativa aggiunta al catalogo già formidabile di Goldings, consolidando la sua reputazione come uno dei veri virtuosi del suo strumento.
Altamente consigliato.

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