lunedì 17 settembre 2012

I preferiti: Chris Potter – Gratitude

Il preferito di questa settimana è quello che considero il miglior album di uno dei sassofonisti di punta della scena internazionale; si tratta di Gratitude di Chris Potter pubblicato dalla Verve nel 2001. 


Ecco una bella recensione tratta dal sito 100 Greatest Jazz Albums:
Quando il sassofonista Chris Potter nel 2000, all'età di 29 anni, passò alla Verve, registrò Gratitude il suo primo album per una major, pur avendo già alle spalle una solida carriera di registrazione sia come leader che come compositore avendo registrato con la Criss Cross (due album) e poi con la Concord (cinque album).
Per il suo debutto con una major, Potter avrebbe voluto riassumere la sua esperienza nel jazz sia come esecutore che compositore. Ed è questa l'idea alla base di Gratitude: inserirsi nella tradizione dei grandi sassofonisti, e mostrare la sua "gratitudine" verso i grandi musicisti del passato che hanno fatto la tradizione del jazz, ma con uno sguardo rivolto verso il nuovo secolo che cominciava.
La band assemblata per l'album è eccezionale. Chris Potter è uno dei pochi musicisti ad essere veramente fluente al sax tenore, sax contralto e soprano (così come al flauto contralto e clarinetto basso). Egli usa tutti questi strumenti con la stessa naturalezza e debutta persino su un flauto di legno che aveva raccolto durante un viaggio in Cina.
Brian Blade è il batterista jazz più mercuriale, tagliente ed originale e con una capacità di rendere complessi modelli ritmici, in maniera assolutamente accessibile. Kevin Hayes (già presente in entrambi gli album di Chris Potter con la Criss Cross) è superlativo al piano e Fender Rhodes. Scott Colley (già presente in Concentric Circles e Vertigo) è uno dei bassisti più ricchi di inventiva. La sua intesa con Chris Potter è eccellente, dato che il sassofonista è anche apparso sui primi tre album da leader di Scott Colley, tra cui l'eccezionale album del 1997, Subliminal.
Chris Potter, Kevin Hayes e Scott Colley erano in tour insieme da un anno prima che Gratitude fosse registrato. L'empatia tra di loro è più che evidente. 
Il pezzo d'apertura, The Source è un pezzo blues che punta al ruolo centrale di John Coltrane in questa musica. The Shadow invece prende la frase di apertura di Inner Urge di Joe Henderson e lo inverte. Come Chris Potter osserva: "Mi piace l'atmosfera rilassata e senza fretta che abbiamo ottenuto in questo pezzo, che sembra sia perfettamente in sintonia con lo spirito di Joe". Ed in questo è certamente aiutato dal passaggio dal pianoforte al Fender Rhodes di Kevin Hayes.
Sonny Rollins è l'ispirazione dietro Sun King. Chris Potter era alla ricerca di un modo per evidenziare "l'incredibile concetto ritmico" di Sonny Rollins "e l'ho trovato in questo pezzo uptempo suonato in 15/8"
Questo è uno dei punti salienti del disco con l'eccezionale batteria di Brian Blade che funge da vera risorsa.
High Noon è dedicato a Eddie Harris, un musicista spesso trascurato nel pantheon dei grandi sassofonisti. "Secondo me è sottovalutato," osserva Chris Potter. "La sua voce e il suo linguaggio erano davvero unici." 
Il risultato è un blues ricco di funky e asimmetrico, con il Fender Rhodes che contribuisce con buoni risultati al dinamico uso del sax tenore e clarinetto basso da parte di Potter.
Eurydice ha in gran parte la stessa strumentazione della omonima composizione di Wayne Shorter, ma punta ad uno stato d'animo ben diverso. Infatti questo tributo, una meditativa ballata di rara bellezza, benchè anch'essa suonata con il sax soprano è molto più attinente al periodo di Wayne Shorter con i Weather Report piuttosto che alla composizione con lo stesso nome.
The Mind's Eye è invece rivolta ai sassofonisti con cui Chris Potter ha lavorato ed imparato a New York; Joe Lovano e Michael Brecker in particolare. Essa possiede un groove latino, con il leader che suona sax tenore, clarinetto basso e flauto contralto sopra un'attraente accompagnamento al Fender Rhodes.
I tributi continuano con The Visitor, volto a riconoscere Lester Young attraverso un pezzo sostenuto da una melodia a sei note che il grande sassofonista utilizzava spesso. Si tratta di un pezzo nervoso, tipico di molte delle più interessanti composizioni della carriera di Chris Potter.
La rievocazione del commento di Ornette Coleman, secondo il quale il sassofono ha il suono della voce umana, ha portato a Vox Humana, nel quale il flauto di legno cinese introduce una svolta interessante.
La title-track è rivolta all'idea di ciò che il musicista di oggi deve a questi grandi maestri del passato. E' un pezzo riflessivo e meditativo.
Queste sono tutte composizioni originali di Chris Potter.
Invece l'influenza di altri tre grandi del passato viene approcciata con riferimento a materiale non originale.
Puntare su Body And Soul per sottolineare l'importanza di Coleman Hawkins, aveva sulla carta scarse probabilità di successo. La canzone fu così tanto un cavallo di battaglia per il grande sassofonista, che un'altra versione sarebbe stata difficile da giustificare. Infatti, gli assoli di Coleman Hawkins sulle sue versioni del brano sono considerati da molti come l'inizio del moderno playing del sax tenore.
Tuttavia, grazie all'uso del clarinetto basso e della riproduzione del brano in duetto con Scott Coley al basso,  nasce una versione completamente nuova.
Star Eyes, lo standard di la Raye / DePaul, fu uno dei grandi successi di Charlie Parker, al quale Chris Potter porta una nuova prospettiva, impostandolo in 7/4 e suonando il suo sax alto ad un ritmo diverso.
What's New è un pezzo solo dedicato ai sassofonisti odierni con il commento: che cosa c'è rimasto da fare che sia veramente nuovo?
Questa è una questione di vitale importanza per il jazz oggi come lo era nel 2000. La rinascita della tradizione dopo il periodo morto degli anni Settanta e primi anni Ottanta, quando il jazz rock dominava, ha ormai quasi trent'anni. Grande musica è stato prodotta in questa seconda ondata, nuovi talenti del calibro di Chris Potter sono emersi e hanno avuto una carriera di successo nella musica. 
Gratitude più che riuscire a mostrare la tradizione al meglio, serve ad inserirla in un contesto in cui l'innovazione in corso è non solo possibile, ma necessaria.

Ecco in streaming l'intero album:

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