domenica 2 settembre 2012

I preferiti: Brad Mehldau - Highway Rider

Oggi nasce questa nuova rubrica nella quale presenterò alcuni dei miei preferiti album contemporanei, che fanno parte della mia collezione discografica. 
Voglio iniziare con il formidabile doppio album di Brad Mehldau, che considero il suo migliore, intitolato Highway Rider e pubblicato nel 2010, nel quale il pianista, accompagnato da Larrie Granadier al contrabbasso e Jeff Ballard alla batteria e Joshua Redman al sax e con l'accompagnamento su alcuni pezzi di una vera orchestra sinfonica, presenta una bellissima raccolta di pezzi originali.


Ecco una bella recensione di Olindo Fortino, pubblicata sul sito Sound Contest:
Ad agosto di quest'anno Brad Mehldau festeggera' quarant'anni, diciassette dei quali impiegati a diventare uno dei maggiori interpreti ed esegeti del piano jazz su scala mondiale, soprattutto (ma non solo) nella canonica formula in trio. Il suo percorso artistico e' stato tanto intenso quanto prolifico, anche discograficamente parlando. Tappe bruciate con caparbieta' e applicazione, apertura mentale rispetto ai generi e un'inconsueta logorrea critico-saggistica sulla propria e altrui produzione musicale. In quanto a successo, risultati e riconoscimenti, il pianista statunitense sarebbe gia' a meta' dell'opera ma intanto sigilla il traguardo della sua prima (e precoce) maturita' artistica con un doppio album destinato sicuramente a divenire un caposaldo della sua discografia nonche' uno dei titoli caldi per le playlist jazz di fine anno.
Da basi piu' complesse e premesse diverse, Highway Rider riparte giusto li' dove s'era fermato il discorso esteticamente trasversale di Largo, l'album del 2002 con cui Mehldau si affermo', al pari di Esbjörn Svensson, fautore di un jazz creativo, sincretico e visionario, aperto alle suggestioni del pop e del rock come pure alle sonorita' e alle strumentazioni elettroniche. Adesso come allora e' il produttore e compositore Jon Brion l'uomo chiave della situazione, colui che filtra con successo le idee e i "desiderata" artistici di Mehldau, suggerendogli il "modus operandi" piu' ottimale per esprimerli sul piano formale e strutturale.
E cosi' il Mehldau solista e improvvisatore si affianca a quello compositore e arrangiatore, pervenendo con questa interpolazione di ruoli a un felice controllo dei propri mezzi e dei suoi piu' assidui collaboratori. Tra questi (la sezione ritmica del suo trio rinforzata dal batterista Matt Chamberlain) e una nutrita schiera di orchestrali diretta da Dan Coleman spicca la presenza del sassofonista Joshua Redman, sodale ritrovato e datore di lavoro dei primi anni di carriera, che con un elegante discorso dialettico con la tastiera del leader e un formidabile linguaggio individuale sigla lo spessore narrativo e l'affascinante qualita' immaginifica di molti ottimi brani dell'album, soprattutto in Don't Be Sad, nella solare The Falcon Will Flay Again, nell'esotica e ritmata Capriccio, nella cantabile Sky Turning Grey e nel bellissimo colloquio per solo tenore e piano di Old West.
Con Highway Rider Mehldau attinge ispirazione da due secoli di storia musicale (le influenze sono ben dichiarate dal Nostro nelle dettagliate "linear notes" che accompagnano il disco), avvicinando al jazz di ieri e di oggi l'impressionismo colto-contemporaneo e il romanticismo classico europeo, la cantabilita' della forma canzone pop alla dimensione visiva delle colonne sonore cinematografiche. Un esperimento ambizioso e poderoso, attuato tramite un processo creativo tutto dal vivo che da' ugual spazio spazio a scrittura e improvvisazione. In tal modo e attraverso varie combinazioni e possibilita' (dal piano solo al quintetto, con e senza orchestra) il pianismo lucido e tecnicamente superbo di Mehldau emerge sul campo con una ricca tavolozza di accenti e colori, mediando tra la libera astrazione improvvisativa e la turgida sensualita' swingante del jazz, tra il moderno magnetismo cinematico e l'elegante compostezza della musica classica.
Non e' azzardato, infine, affermare che al pari di Secret Story per Pat Metheny e Have A Little Faith per Bill Frisell, Highway Rider rappresenti per Brad Mehldau un avventuroso viaggio su un'autostrada musicale a multipla corsia estetica, nonche' la prova inequivocabile del suo modo originale ed eclettico di rinverdire la duttilita' infinita del jazz nell'alveo della tradizione classica e della moderna canzone popolare.

Ecco in streaming l'intero album:

Highway RIver by bruce spring on Grooveshark

3 commenti:

  1. Sono curiosa di sapere quali saranno gli altri tuoi album preferiti. Sul jazz contemporaneo sono poco preparata...

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  2. Questo album doppio è presente anche nella mia collezione! Sono molto contento che sia tra i tuoi preferiti. Brad l'ho sentito questa estate a Ravenna con il trio.Gran Bel concerto (peccato si sia fatto mangiare dalle zanzare che imperterrite pungevano proprio i suoi preziosi avanbracci). A volte usava una mano sola per potersi grattare. Mehldau a fine serata è stato molto disponibile e simpatico con noi fans!! Devo dire più donne che uomini!!
    Secondo me Francesca ti puoi fidare ciecamente di Elfio.

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