venerdì 21 settembre 2012

"Gouache" nuovo album di Jacky Terrasson

L'eclettico e imprevedibile pianista francoamericano Jacky Terrasson ha appena pubblicato il suo nuovo album dal titolo Gouache. Il pianista che "ama la musica seria, ma non vuole suonare serioso" si presenta in trio con due giovani talenti: il contrabbassista Burniss Earl Travis (25 anni) e il batterista Justin Faulkner (21, già con il quartetto di Branford Marsalis). 
Il CD riprende - come già nella tradizione del jazz - temi di provenienza pop, già resi celebri da Amy Winehouse, Justin Bieber o John Lennon, una vecchia e gloriosa canzone come C’est si bon e temi da colonne sonore (il disco si apre con il tema dalla sigla di Prova a prendermi). Ma non mancano i più classici temi originali che hanno fatto la storia del jazz (Valse Hot), o la ripresa – a dire il vero anche abbastanza fedele all’originale – di una chanson di Erik Satie.


Ecco un estratto di una recensione pubblicata sul sito Sound Colour Vibration:
Ho avuto modo di apprezzare per la prima volta il talento di Jacky Terrason agli inizi del 2000 nella sua manciata di album pubblicati con la Blue Note. Nelle registrazioni in trio, il peso e l'equilibrio facevano affidamento su quello che egli aveva nella sua borsa degli attrezzi e niente era meno che sorprendente nei risultati. 
Quest'anno il pianista ha iniziato un nuovo capitolo della sua carriera firmando con la Universal Jazz francese e con il lancio di Gouache.
Il nuovo album festeggia i suoi 20 anni di carriera in modo gioioso e straight ahead, spingendo i confini della sua musica in maniera tecnica e creativa. Gouache riunisce molti colleghi di Jacky dai palchi parigini (Michel Portal, Stéphane Belmondo, Minino Garay, e la cantante Cecile McLorin-Salvant) per una corsa che è semplicemente sorprendente.
Tutti i brani di Gouache sono poderosi e si muovono con il peso di sette mari, culminanti in un ponte nella cultura jazz che include tutte le strade più importanti di questa musica sacra.
Il latin jazz si siede accanto alle escursioni di jazz straight ahead, mentre altri pezzi assumono una forma più sperimentale. Tecnica e anima vanno in perfetto sincrono. L'inclusione di organo e tastiere porta alcuni dei pezzi in moods molto differenti. 
Il pianoforte è lo standard dominante nell'album ed è supportato da una sezione ritmica fenomenale su ogni pezzo. La sua band non fa cadere la palla in nessun momento. 
Gouache comprende quattordici profonde canzoni, ed è certamente il miglior album jazz che ho ascoltato quest'anno. L'organo e le percussioni soliste nella title-track da sole sono una ragione sufficiente per giustificare il prezzo, ed il resto dell'album è altrettanto memorabile ed è riempito con quel tipo di colpi di scena che non si possono mai prevedere.
Il pezzo più convincente e bello dell'album è forse Je Veux Te, con la vocalist Cecile McLorin-Salvant. Le note del pianoforte, poste dolcemente da Terrasson, suonano come se provenissero da un tempo molto precedente al nostro, e la band aggiunge una tessitura che è sublime.
E' proprio questa abilità a catturare forme di musica jazz che sono datate ben prima di noi, riesce a far brillare la portata senza tempo e la rilevanza di questo genere.
D Ling è una di quelle canzoni che presentano un labirinto di tecnica e potenza. Il piano è sconvolto e sperimentale, spingendo in un territorio di scale che è tutto proprio. È possibile ascoltare la potenza del fraseggio di Terrasson, mentre suona con quel tipo di conquista metodica di ogni nota possibile, per il quale Keith Jarrett è molto rispettato. 
Il pezzo di apertura Try to Catch Me / Tension and Release imposta l'album in alta modalità di ottani, mostrando la torreggiante presenza di Terrasson. I cicli che la musica assume sono incredibili e mostrano l'essenza dello sperimentalismo che rende la musica molto misteriosa. Mi ricorda molto la formazione di Herbie Hancock della fine degli anni '60 e primi anni '70, Mwandishi.
L'album mostra una grande dose di bellezza con La Part des Anges, un pezzo toccante e sentito che mostra un sorprendente assolo di tromba dall'inizio alla fine. 
L'approccio lirico al pianoforte suona come una profonda meditazione, nel linguaggio jazz di Bill Evans. Ogni nota dice più di mille parole e dipinge un quadro di un mondo che allarga le possibilità della musica. 
Quando sento un numero come questo, mi viene in mente la musica che Miles Davis fece con il compositore Gil Evans. E' un approccio molto bello al suono e questo risulta uno dei pezzi più calmi dell'album.
Mother è un'altro pezzo che presenta la tromba. E' un pezzo molto bello e gioioso con una buona atmosfera che non si ottiene soltando imparando accordi o note.
Cecile McLorin-Salvant fa un'altra apparizione, con pianoforte e basso su Oh My Love. Nei quasi cinque minuti di lunghezza, i tre riescono creare un effetto maestoso e trionfante. Il tandem voce e pianoforte è incredibile, mostrando quanta tonalità ognuno metta sul tavolo e come tutti riescano a dialogare nella forma più perfetta. Il basso, sublime e puro, riesce a mantenere la canzone in uno stato solido e sicuro. Cecile McLorin-Salvant esegue una performance vocale incredibile e degna di ogni secondo di attenzione. 
Take 5 chiude Gouache con il classico trio piano, batteria e basso, in una maniera muscolare che spinge alla velocità della luce. 
E' la fine luminosa e gioiosa di un album stellare, che non si ferma davanti a nulla per mostrare la forza e l'integrità della musica che Jacky Terrasson porta a tavola, come ha fatto per venti anni. 
Per un artista che ha girato il mondo per due decenni, Gouache rappresenta i viaggi, le esperienze e le vaste conoscenze acquisite attraverso tutta la sua carriera.

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