mercoledì 19 settembre 2012

Enrico Rava: "Il mio Michael Jackson. Un gigante in bianco e nero. Come il jazz"

Sul sito della Repubblica è stata pubblicata una lunga intervista a Enrico Rava, nel quale parla del suo ultimo lavoro discografico Rava On The Dance Floor dedicato alla musica di Michael Jackson.


In particolare vorrei segnalare un passaggio piuttosto "interessante" dell'intervista:
Più volte lei ha rimarcato il contributo bianco all'evoluzione del jazz, contro chi considera solo il lato black della storia. Michael Jackson, in realtà, è una sorta di sincretismo tra musica bianca e nera.
"Vero, e in Black Or White lui dice apertamente: non voglio rimanere tutta la vita legato a un colore. E' chiarissima la sua posizione. Quanto alla polemica, io riconosco che tutti i caposcuola siano neri, a partire da Louis Armstrong, King Oliver, Buddy Bolden, Dizzy Gillespie, Miles Davis, Coltrane e via discorrendo. Ma si tende a sottovalutare l'apporto dei bianchi. 
Negli anni Venti, Bix Beiderbecke era l'altra faccia di Armstrong, Louis il solare, Bix il lunare. Un clarinettista degli anni Venti, Frank Teshmacher, era un genio, ha rivoluzionato lo strumento. 
Eddie Lang, il primo chitarrista di jazz a inventare un fraseggio, negli anni Venti, si chiamava in realtà Salvatore Massaro ed era italiano. 
Il primo grande nel fraseggio del sassofono è Frankie Trumbauer. E lo disse il nero Lester Young, aggiungendo che la sua prima e unica fonte d'ispirazione è stato Bud Freeman". 
Una sorta di razzismo al contrario.
"Esatto. Ridimensionare la componente bianca, tendenza che ha avuto la sua massima espansione in Francia, negli anni Quaranta e Cinquanta. 
Quando un grande come Boris Vian scrisse una quantità enorme di stupidaggini a proposito del jazz. Per lui i bianchi bisognava eliminarli. A riprova di questa follia: siccome lui credeva che il grande trombonista Jack Teagarden fosse bianco, scrisse che non capiva perché Armstrong suonasse con lui invece di cacciarlo a pedate. 
Lennie Tristano è un genio assoluto, con un'influenza enorme su tutto il jazz successivo. O ancora Lee Konitz. Non voglio riscrivere la storia del jazz, ma vorrei che anche loro avessero il posto che meritano.
Il jazz è il caso unico di una musica, chiara e definita, formatasi in pochissimo tempo, dieci o venti anni, nelle strade e nei bordelli di New Orleans. Dove c'era una linea marittima diretta con Palermo. 
Tant'è che il primo disco di jazz mai inciso, Tiger Rag, si deve alla Original Dixieland Jazz Band, che aveva come leader il siciliano Domenico "Nick" La Rocca. 
E' vero che glielo fecero incidere perché erano bianchi, ma questi bianchi c'erano e suonavano bene. C'era il trombettista spagnolo Manuel Perez che sfidava il nero Freddie Keppard. C'erano i creoli, i francesi, gli italiani. 
Il jazz è un esempio riuscitissimo di musica multietnica"....
(leggi l'intervista integrale sul sito della Repubblica)

4 commenti:

  1. Per quel che mi riguatda il contenuto culturale di questa intervista mi ricorda il livello dei comizi politici alla Albanese. Una specie di "Qualunquemente" in versione jazzistica. L?acuta citazione poi su Nick La Rocca è proprio la ciliegina sulla torta...

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  2. La nuova teoria "Nascita ed evoluzione del jazz" da parte dei professori Arbore e Rava.

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  3. No, ma quello che dà fastidio è che Rava sembra parlare di jazz immaginando di rivolgersi ad un pubblico di sprovveduti in materia(forse il suo pubblico?) cui raccontare, peraltro in modo parziale e a mio avviso anche abbastanza strumentale, cose per lo più note a qualsiasi jazzofilo.
    Poi chi sarebbero quelli che negano il contributo bianco al jazz? Di chi parla? A chi si rivolge?
    Ma è ridicolo: nessun critico serio o semplicemente appassionato degno di questo nome può negare il genio inconfutabile di Lennie Tristano o il contributo di menti come Lee Konitz o Warne Marsh o Jimmy Giuffre e men che meno di Bix, ma si dimenticano tanti altri se è per questo.
    Io oggi ad esempio mi incavolo nel pensare che gente come Al Cohn o Shelly Manne rischia l'oblio e che quelli che vanno a sentire oggi i suoi concerti nemmeno sanno chi sia Fats Navarro o Woody Shaw, piuttosto che Cootie Williams o Joe Newmann.
    Trovo poi presuntuoso venirci a spiegare chi era Michael Jackson perché l'ha scoperto ora lui, magari perchè funzionale alla promozione del suo progetto. Per quel che mi riguarda conosco benissimo la musica di Jackson da almeno tre decenni, ossia da quando ho capito che occuparsi di Jazz enucleandolo dall'ambito più generale del contesto musicale afro-americano o semplicemente americano, come si tende a fare dalle nostre parti, non aveva senso. L'adattabilità al jazz di certi brani di Jackson è nota e documentabile in diversi dischi incisi qualche decennio fa. Non c'era certo bisogno di attendere Rava per certe cose.

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  4. c'è una cosa solo che trovo irritante e riguarda Michael Jackson: far passare la sua ossessione a diventare bianco come fosse una voglia di superare i vecchi concetti razziali. "non voglio rimanere tutta la vita legato a un colore" è una frase bugiarda.
    da questo modo di vedere l'ossessione di Jackson non può uscire che un discorso "strano" sul jazz, dove la forzatura bianco-nero non è che un modo di proseguire il discorso su Jackson, inventandosi pure una polemica decisamente fuori tempo.

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