lunedì 3 settembre 2012

Buon compleanno Horace!

Horace Silver ieri ha festeggiato il suo 84° compleanno. Oggi desidero ricordare questo leggendario pianista a cui viene accreditata la nascita del movimento hard-bop e di essere stato l'autore di uno degli pezzi di maggiore successo della storia del jazz, il mitico Song For My Father.


Ecco un estratto della sua biografia tratta dal sito originale:
Quando Horace Silver scrisse le sue regole per la composizione musicale (nelle note di copertina dell'album del 1968, Serenade to a Soul Sister), espose l'importanza della "semplicità densa di significato", il pianista avrebbe potuto altrettanto facilmente descrivere la propria vita. 
Per più di cinquant'anni, Silver ha semplicemente scritto alcuni dei più duraturi standard di jazz, eseguendoli con uno stile tipicamente personale. E' stato tutto abbastanza semplice, mentre decenni di esperienze incredibili ne hanno forgiato il significato.
Silver è nato a Norwalk, nel Connecticut, il 2 settembre 1928. Suo padre era emigrato negli Stati Uniti da Capo Verde e le influenze portoghesi di quell'isola avrebbero giocato un ruolo importante nella sua musica in seguito. 
Da adolescente, iniziò a suonare il pianoforte ed il sassofono, mentre ascoltava qualsiasi cosa dal boogie-woogie e il blues a musicisti moderni come Bud Powell e Thelonious Monk. 
Mentre il suo trio per pianoforte stava lavorando ad Hartford, il gruppo ricevette l'attenzione del sassofonista Stan Getz nel 1950. Il sassofonista portò la band in tour e registrò tre composizioni di Silver.
Nel 1951, Silver si trasferì a New York dove ebbe modo di accompagnare dei sassofonisti come Coleman Hawkins, Lester Young e molte altre leggende. 
L'anno successivo, incontrò i dirigenti della Blue Note, mentre lavorava nel club come sideman del sassofonista Lou Donaldson. Questo incontro portò all'ingaggio con l'etichetta nella quale rimarrà fino al 1980. Inoltre collaborò con Art Blakey nella formazione dei Jazz Messengers durante i primi anni '50 (che Blakey avrebbe continuato a dirigere anche dopo che Silver formò il proprio quintetto nel 1956).
In questi anni, Silver ha contribuito a creare quel tipo di jazz dalla ritmica particolarmente vivace, conosciuto come "hard bop". L'hard bop è basato in gran parte sul blues e gospel, quest'ultimo particolarmente in evidenza in uno dei suoi più celebri pezzi, The Preacher.
Le sue composizioni di questo periodo presentavano sorprendenti cambiamenti di ritmo ed una serie di idee melodiche, che immediatamente catturarono l'attenzione di un vasto pubblico. Il piano di Silver facilmente passava dall'aggressivamente percussivo al lussuosamente romantico nel giro di poche battute. Allo stesso tempo, il suo uso della ripetizione era "funky"  molto prima che la parola venisse usata in maniera educata.
Oltre a Silver, nei suoi gruppi erano spesso presenti alcune stelle nascenti del jazz, come i sassofonisti Junior Cook e Hank Mobley, il trombettista Blue Mitchell, e il batterista Louis Hayes.
Alcuni dei suoi album fondamentali di questo periodo furono Horace Silver Trio (1953), Horace Silver and the Jazz Messengers (1955), Six Pieces of Silver (1956) e Blowin' The Blues Away (1959), che includeve il suo famoso Sister Sadie. Egli anche combinò il jazz con un impertinente pezzo pop nell'hit del 1961, Filthy McNasty.
Ma fu solo qualche anno dopo, che Silver avrebbe registrato una delle sue canzoni più famose, la title track per il suo album del 1964, Song For My Father. Quel pezzo combinava la musica popolare di Capo Verde (con un pizzico di ritmi brasiliani carnevalizi) in una durevole composizione in Fa minore. Nel corso degli anni, questo pezzo è diventato uno degli standard di musica popolare americana, ripreso non solo da decine di strumentisti, ma anche da cantanti come James Brown.
Mentre gli sconvogimenti sociali e culturali scossero la nazione alla fine degli anni '60 e nei primi anni '70, Silver  rispose a questi cambiamenti attraverso la musica. Commentò direttamente con un trio di registrazioni chiamate United States of Mind (1970-1972) che presentava la voce infuocata di Andy Bey. Il compositore si concentrò più profondamente nella filosofia cosmica quando il suo gruppo, Silver 'N Strings, registrò Silver'N Strings Play The Music of the Spheres (1979).
Anche dopo che la sua lunga permanenza con la Blue Note si concluse, Silver ha continuato a creare musica vitale. L'album del 1985, Continuity of Spirit (Silveto), presentò delle uniche collaborazioni orchestrali. Nel 1990, Silver rispose direttamente alla musica popolare urbana con It's Got To Be Funky.
Jazz Has A Sense of Humor (Verve, 1998) mostra invece al suo giovane gruppo di sideman il vero significato della musica.
Ora che vive circondato da una famiglia devota in California, Silver ha ricevuto il giusto riconoscimento che spetta ad un'icona del jazz. Nel 2005, la National Academy of Recording Arts and Sciences (Naras) gli ha conferito il Merit Award. Silver ha anche raccontato al mondo la sua storia della sua vita, pubblicando la sua autobiografia, Let's Get To The Nitty Gritty.

1 commento:

  1. Horace Silver sintetizza tutto ciò che è bello, buono e giusto nel jazz e nella musica. Fra i miei, toh, dieci musicisti preferiti, garantito al limone.

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