martedì 28 agosto 2012

Se la musica data per morta ritorna in forma smagliante

Navigando in rete ho trovato questo "esilarante" articolo di Antonio Lodetti pubblicato qualche tempo fa sul sito de Il Giornale. L'autore a mio parere usa delle tesi piuttosto stravaganti per dimostrare una presunta rinascita del jazz in Italia.


Ma ecco un estratto dell'articolo:
Avete presente quelle cassandre che da tempo celebrano il de profundis del jazz, oppure lo relegano nella sua torre d'avorio - come la musica classica - rifugio privilegiato di quelli che Theodor Adorno avrebbe definito «ascoltatori risentiti»? Ebbene, ora dovranno fare i conti con una nuova realtà che vede in costante aumento di popolarità la musica di origine afroamericana, soprattutto in Italia.
Se le rockstar annullano concerti a profusione trovando le scuse più fantasiose (difficile ammettere che si son venduti pochi biglietti, come hanno fatto i Negrita) l'estate jazz è un florilegio di centinaia di festival con il meglio del panorama internazionale - da Wayne Shorter a Chick Corea passando per Keith Jarrett (la cui tournée in trio parte il 23 luglio dal teatro San Felice di Genova)...
Umbria Jazz si è appena concluso con un milione di incassi e già prepara la quarantesima edizione (su Internet e Facebook è uno dei tre Jazz festival più visitati con Montreaux e Montreal)....
Insomma è la rivincita del jazz che, dopo aver cercato nuove fonti di sopravvivenza nella contaminazione col rock (la cosiddetta fusion), dopo essersi troppo intellettualizzato con la sperimentazione e la ricerca, oggi trova un nuovo equilibrio tra tradizione e modernità. Un equilibrio che in verità si scontra con lo zelo dei puristi, per nulla contenti delle aperture alle cosiddette «musiche di confine». 
Difficile da digerire, per un duro e puro, l'album On the Dance Floor che il grande Enrico Rava - peraltro sulle orme di personaggi come Lester Bowie e Miles Davis - ha dedicato alle musiche di Michael Jackson raccontando a Musica Jazz: «Dalla sua musica e dal suo personaggio mi son sempre tenuto lontano... Dopo la sua morte ho scoperto che razza di genio avessi trascurato. Il detonatore è stato il micidiale riff di Smooth Criminal». 
Per i puristi esistono solo Brad Mehldau, Joshua Redman, Joe Lovano, il giovanissimo Ryan Truesdell... (leggi l'articolo integrale sul sito originario)

A voler commentare l'articolo, devo dire innanzitutto che trovo stravagante che, per celebrare la rinascita del jazz, vengano citati artisti ultrasettantenni (il più giovanotto è Jarrett che ne ha 67), e senza neanche aver citato Sonny Rollins!
Poi è altrettanto singolare che si parli di rinascita citando tre festival (Umbria Jazz, Montreal e Montreaux) che da anni cercano gradualmente di affrancarsi dal jazz per raggiungere una dimensione sempre più universale (e diciamo che Montreaux c'è riuscita ormai completamente).
Ma la cosa che veramente non si può leggere è l'attacco ai cosiddetti "puristi", questi fantomatici duri e puri che starebbero a vegliare sull'ortodossia del linguaggio jazz, che vivono probabilmente solo nella testa dell'autore.
E' inutile, penso, stare a dire a questi personaggi che il termine purista non ha più alcun senso, il jazz moderno è tutto molto contaminato; a me personalmente, che spesso sono stato accusato di essere un purista, ad esempio piace molto la corrente israeliana del jazz che propone una forte contaminazione con le sonorità mediorientali, o le contaminazioni con la musica africana, ecc...; il problema quindi diventa quello di trovare il punto fino a cui possiamo ancora considerarlo jazz, ed oltre il quale parliamo d'altro (non necessariamente migliore o peggiore, ma altro).
Io credo che ancor'oggi questa distinzione abbia un senso, perchè considero il jazz un linguaggio, più che un genere musicale a se stante, che, quando viene annacquato con troppe contaminazioni esterne che ne stravolgono il significato, diventa incomprensibile e perde molto del suo appeal.
Nell'articolo poi quest'attacco ai puristi viene lanciato per lodare l'ultimo album che "il grande Enrico Rava - peraltro sulle orme di personaggi come Lester Bowie e Miles Davis - ha dedicato alle musiche di Michael Jackson", che viene quindi citato come luminoso esempio di jazz moderno e contaminato "difficile da digerire, per un duro e puro.  
Non ho ascoltato l'album di Rava per cui non posso far commenti, (che sia difficile da digerire lo posso immaginare) ma mi sembra, da quello che ho letto, che sia un album essenzialmente di jazz che utilizza canzoni pop, come è sempre successo nella storia del jazz e che quindi, senza voler per questo dare giudizi estetici, non abbia niente di particolarmente rivoluzionario o moderno.
Ma naturalmente Rava è sempre bravissimo ad utilizzare la stampa per farsi passare come il "grande innovatore"!

7 commenti:

  1. l'articolo è discretamente ridico nel suo entusiasmo quasi neofita. inutile sottolineare le sciocchezze. demenziale la frase "Non è un ritorno ai tempi della fusion, quando i jazzmen colonizzarono il rock (ma chi l'ha visto mai? Davis apriva i concerti dei Blood Sweat & Tears, non succedeva il contrario!) vendendo milioni di dischi. Ora c'è un'unione di stili di cui la musica afroamericana è il motore trainante."
    le parentesi sono mie e vorrei anche saper che significa. "Ora c'è un'unione di stili di cui la musica afroamericana è il motore trainante." perchè nella fusion non c'era un'unione di stili?
    la descrizione dei "puristi" è da macchietta e la citazione di Rava su Jackson è puramente strumentale e serve a giustificare il ragionamento (se lo dice anche Rava..).
    io piuttosto mi preoccuperei per la tenacia con cui giornalisti(?)/critici(??) italiani e stranieri, spingono a questa confusione. dove non c'è la fantomatica unione di stili ma solo un raffazzonare confuso che sforna una macedonia dai sapori variabili ed assolutamente prevedibili nella loro stucchevolezza.
    come se in un festival di musica operistica volesso fare entrare a viva forza Rugantino ed il Gobbo di Notre Dame...
    è comunque un'operazione a largo raggio che alla fine potrebbe consolidare un nuovo genere nel quale conviverebbero vecchie glorie del jazz in fase di smobilitazione assieme a vecchie star del rock in cerca di riciclaggio, tutte insieme pronte a distruggere i lavori di Ellington, Gershwing o Basie ed a "rileggere" Madonna o gli U2 come i nuovi standars (ricordate il modesto tentativo di Herbie?)

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  2. L'articolo è di una superficialità inquietante, sembra scritto da un bambino di cinque anni. La suddivisione tra modernisti "buoni" e tradizionalisti "cattivi" sembra presa da un cattivo film di Hollywood.
    Ma nella sua superficialità l'articolo ci propina una tesi aberrante: che noi "puristi" (o semplici appassionati di jazz) dobbiamo assolutamente accettare questo annacquamento se vogliamo veder sopravvivere la nostra musica.
    Se questa è la tesi non vedo dove sia la "forma smagliante" del jazz!

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  3. è come se fossero arrivati dei visitors e fossero penetrati nel corpo del "jazz" per occuparlo a trasformarlo a modo loro.
    ma non sarebbe più semplice creare un "nuovo" genere, chiamandolo magari filippo oppure pop swing e lasciarlo solo a svilupparsi, senza che nessun Sonny Rollins o Keith Jarrett arrivi a nobilitarlo?

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  4. Da tempo,sostengo che si alimenta, chi consapevolmente chi no, una confusione agghiacciante in materia e l'articolo che leggo è in perfetta linea. D'altronde si trova terreno fertile, in un paese che abbonda per ignoranza musicale e ancor più jazzistica sulla quale ci sguazzano in tanti, oltre a tutto il resto di negativo riguardante politica, economia, lavoro, sport e chi più ne ha più ne metta. Io non mi sorprendo più di niente e non mi aspetto più niente: abbiamo quel che ci meritiamo.

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    1. ma sei primi sono gli americani a fare questa confusione voluta? Norah Jones ed Esperanza Spalding rispecchiano il trend che ci porta fino agli orrori di Kenny G!

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    2. sono gli "esperti", direttori artistici, giornalisti noi appassionati et.etc. che non devono fare confusione nei termini quando si divulga, non le case discografiche e relativi marketing che fanno solo i loro interessi, americane o europee che dir si voglia. Peraltro da noi in fatto di confusione abbiamo pochi concorrenti, e l'articolo proposto ne è solo un esempio lampante, ma si continua a far finta che non è vero e tutto va bene. Avanti così, allora e non lamentiamoci, che vuoi che ti dica?

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  5. Ma poi... che c'entrano gli americani, che vivono il jazz in modo completamente diverso dal nostro? I contesti hanno un peso...

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