martedì 7 agosto 2012

Phil Woods un eroe oltre la musica

Recentemente sul NY DailyNews, è stato pubblicato un bel ritratto del grande Phil Woods.


Ecco un estratto dell'articolo:
Phil Woods, può essere considerato il più grande altosassofonista del mondo. Il suo tono brunito, distillato come un'ottima grappa, il suo swing liquefatto a qualsiasi velocità, e la sua gamma virtuosistica di espressioni emotive sono tutti segni della sua maestria.
Ma benchè legioni di appassionati di jazz di tutto il mondo potrebbero confermare questa mia dichiarazione, devo ammettere che sono di parte. Non posso essere obiettivo con Phil Woods, perché lui è uno dei miei eroi del jazz.
Tornando agli anni '70, il decennio in cui fui battezzato nel jazz, il sound di Woods si poteva sentire in tutte le onde radio. Animò gli Steely Dan (Doctor Wu) e rinvigorì il successo di Billy Joel, Just the Way You Are, con un caloroso assolo che ogni vero fan Joel può canticchiare. 
Iniziai a suonare il sax alto in questo periodo e Phil diventò una delle mie principali ispirazioni.
Successivamente, all'Hamilton College, quando scoprì i dettagli sugli orrori della tratta degli schiavi e su Jim Crow, il mio amore verso Woods e altri sassofonisti "bianchi" come Paul Desmond e Zoot Sims divenne uno scudo contro una mia eventuale deviazione verso il razzismo.
Woods, ora 80 anni, fu attratto dal jazz sin da giovane a Springfield, Massachusetts, negli anni '40. Iniziò a suonare il sax a 12 anni e studiò con il grande maestro Harvey LaRose, che lo avvicinò a Benny Carter e Johnny Hodges, il sassofonista principale di Duke Ellington. Ma ben presto Charlie Parker scosse il suo mondo.
Si avventurò nella zona nera della città, nel South End per l'iniziazione ai misteri del blues. "Andavo in un club chiamato Phono Village ed avrei imparato dai musicisti neri. Da quelli che l'avevano inventato, sai cosa voglio dire? "
All'età di 16 anni iniziò viaggiare per New York dove prendeva lezioni di pianoforte jazz con il guru Lennie Tristano, e si fermava sulla 52 St. Una notte Tristano aprì il concerto di Charlie Parker ad uno speakeasy. Woods ed un amico andarono a "sentire Dio", riferendosi al co-fondatore del bebop. Essi furono invitati nel backstage, dove Parker stava mangiando una torta di ciliegie, condividendone un pò con i giovani.
Un anno dopo Woods si trasferì a New York per frequentare la Juilliard School, dove studiava clarinetto classico di giorno, mentre di notte suonava jazz. "I fratelli mi hanno cresciuto bene", dice Woods. "E' vero, non voglio essere faceto. Devi affrontare la verità ed imparare da essa." 
Woods fece dei concerti con alcuni giganti creativi neri come Dizzy Gillespie, Quincy Jones, Oliver Nelson, Thelonious Monk e Clark Terry. Woods spiega che cos'era questo apprendistato. "Io la chiamo la 'generosità del genio.' Tu facevi loro una domanda e loro ti dicevano la verità, ti avrebbero tirato la giacca."
"Ricordo che una volta Dizzy mi disse: 'Stai avendo problemi con quel pezzo, non è vero?',  'Sì, Così mi portò nel retro e mi disse, 'Ora ascoltami.' Avevo 24 anni e davanti a me c'era l'uomo che ha inventato il bebop che inizia a suonarmi la sua tromba in faccia. Allora disse: 'Ora devi farla.' Non ho mai dimenticato una lezione del genere." 
Nel 1950, Woods suonò all'Apollo Theater con la band di Charlie Barnet. Il clarinettista Tony Scott lo portò ad un concerto al Minton’s Playhouse. Cominciò a frequentare i clubs di Harlem, come il White Horse, il Braddock Bar e il Palm Cafe. Suonò con Big Nick Nicholas al Paradise Club.
Woods registrò con Miles Davis e John Coltrane in una sessione chiamata “LeGrand Jazz” dal compositore francese Michel Legrand. "Ho pagato i miei debiti", dice Woods. "Mi ricordo anche di James Moody che mi portava delle torte di patate dolci!
Woods riunì un proprio gruppo di lavoro. "Avevo Bill Goodwin alla batteria e Steve Gilmore al basso. Siamo stati insieme per tutti questi anni. Ho avuto alcuni dei migliori pianisti: Hal Galper e Jim McNeely. Ora ho Bill Mays, che è un vecchio professionista. Brian Lynch [tromba] è stato con me per 20 anni."
Ora è professore ordinario presso l'Università di Miami, ma trova sempre il tempo per fare i concerti. "E stiamo suonando nuova musica, non vogliamo essere nostalgici." 
Proseguendo, Woods collega la musica alla democrazia americana. "Il jazz è improvvisazione, ma è libertà con responsabilità. Si tratta di una conversazione quando si dispone di un quintetto. Si può improvvisare, ma devi essere responsabile e rispettoso verso gli altri partecipanti."
"Il governo dovrebbe essere la stessa cosa. Il nostro governo sembra dimenticarlo a volte. Stanno tutti a gridare l'uno contro l'altro, e non collaborano, non riescono ad ottenenere nulla. I ragazzi del jazz invece ottengono qualcosa, perché si ascoltano a vicenda ed ognuno possiede un voto."
Essendo un realista, Woods pensa che il jazz stia soffrendo le stesse "carenze economiche del resto del mondo. Ma il ritmo continua. E i bambini continuano a venire al mio camp". 
Woods, che vive nei pressi della Delaware Water Gap con la moglie, Jill Goodwin, ha contribuito a lanciare un festival nelle Poconos chiamato COTA,"la celebrazione delle arti". Celebreremo  il nostro 35° anno, dal 7 al 9 settembre."
Ma è anche un ottimista. "Ho grande fiducia nella forza di questo paese, grazie ai suoi giovani. E gli anziani come me  cercano di spargere la voce."

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