giovedì 30 agosto 2012

"Mi piace il jazz" compie un anno

Esattamente un anno fa, il 30 agosto del 2011, con un post sulla tourneè italiana di Wayne Shorter, nasceva questo blog. L'idea ambiziosa che stava alla base di "Mi piace il jazz" era quello di provare a "popolarizzare" l'informazione jazz, che personalmente mi sembrava fin troppo ingessata e rivolta agli addetti ai lavori, piuttosto che un mezzo per avvicinare nuovi appassionati a questa meravigliosa musica.
In questo lungo anno molte cose sono successe; il blog è gradualmente cresciuto nella considerazione dei lettori, sono state visitate quasi 150 mila pagine, ha raggiunto una media di 300 visitatori unici al giorno, con punte di quasi 400, ed infine si è esteso anche ai social network, con seguitissime pagine su Facebook, Twitter e Google+.
Indubbiamente devo ammettere che quando ho cominciato, non mi aspettavo di raggiungere questi risultati; è davvero sorprendente per me come un piccolo blog come il mio, ideato e realizzato da un semplice appassionato di jazz, completamente non addetto ai lavori, abbia potuto trovare un proprio spazio in un ambiente così competitivo e frequentato da gente con una competenza decisamente superiore alla mia.
Non so realmente quale sia il motivo di quest'interesse, ma evidentemente questo blog è riuscito in qualche modo a colmare un vuoto che forse si avvertiva. 
Ma nonostante le soddisfazioni ed i riconoscimenti ottenuti, devo riconoscere che non sono mancati momenti di difficoltà dovuti sia a momenti di sconforto, derivante dalla consapevolezza di non essere all'altezza nel soddisfare le aspettative di un pubblico crescente, che dalla stanchezza di dover essere "sul pezzo" quotidianamente nonostante una mia situazione lavorativa e famigliare "complicata".
A causa di queste difficoltà ho spesso pensato di mollare tutto e che non valesse la pena continuare, ma poi l'affetto di tanti che hanno continuamente mostrato il loro apprezzamento verso quello che stavo facendo, mi hanno spinto a continuare. Colgo l'occasione per ringraziarvi tutti.
Colgo anche l'occasione per ringraziare e salutare alcune persone che, grazie a questo blog, ho avuto l'onore e il piacere di conoscere nel corso di quest'anno, anche se purtroppo solo on-line (spero di potervi incontrare un giorno dal vivo): innanzitutto vorrei iniziare con Roberto che con il suo longevo Mondo Jazz, vero punto di riferimento per i blogger di jazz, è stato il primo a scoprire il mio blog ed a renderlo in qualche modo pubblico, probabilmente senza di lui il mio blog sarebbe stato già chiuso (spero che non si sia pentito di quella scelta!); quindi Gerlando Gatto, autore del bel blog A Proposito di Jazz, che si è dimostrata, nei miei confronti, una persona molto gentile e carina, così come la sua collaboratrice Daniela Floris che è diventata mia amica di Facebook dopo l'inaudita campagna in rete scoppiata contro di lei dopo un suo articolo.
Non posso dimenticare alcuni amici che hanno spesso commentato i miei post, come ad esempio Alberto "loopdimare" e Riccardo con i quali ci siamo spesso anche "scazzati", ma che ringrazio per il loro stimolante contributo alla crescita di questo blog, ed infine "the last but not the least" Niccolò Carli, autore insieme ad altri di un'altro dei miei blog preferiti Free Fall Jazz, che condivide con me l'amore verso il mainstream contemporaneo e l'idea che il jazz moderno, ben lungi dall'essere morto, sia ben vivo e vegeto.
Per quanto riguarda il futuro, da parte mia cercherò, compatibilmente con il mio tempo libero e la mia voglia, di impegnarmi al massimo per continuare il percorso intrapreso, cercando gradualmente di apportare alcune migliorie per rendere ancora più interessante e divertente questo blog. Ho già in mente alcune novità che spero possano essere ben accolte.
Per quanto riguarda gli auspici, mi auguro che questo spazio possa maggiormente ospitare contributi di persone esterne; ho veramente apprezzato la civile e stimolante discussione che si è aperta dopo l'e-mail sul concerto di Keith Jarrett a Torino, che ha coinvolto anche persone al di fuori della solita cerchia di "commentatori". Ecco, mi piacerebbe che questo spazio diventasse una sorta di "Speaker's Corner" per chiunque abbia qualcosa di interessante da dire; sappiate che potete disporre di questa vetrina. 
Chiudo, scusandomi per lo spazio che mi sono ritagliato ma mi sembrava importante celebrare una ricorrenza a cui francamente non credevo di arrivare. Per celebrare quest'anniversario, spero di fare cosa gradita riproponendo nei prossimi giorni quelli che considero i migliori tra i 1.630 post pubblicati nel corso di quest'anno.
A presto e speriamo di ritrovarci ancora qui tra un altro anno!

26 commenti:

  1. la cosa più interessante di un blog è la possibilità di scambiare opinioni. Le informazioni (a meno del blog di Assange o similari) non sono essenziali non perchè non siano importanti, ma perchè, magari perdendo tempo, uno le troverebbe comunque altrove (e comunque grazie per il tempo guadagnato).
    tu sei riuscito a far gravitare appassionati e critici attorno al tuo blog e va dato merito alla tua tenacia nel tener duro nei momenti difficili (cosa che io non so fare molto bene).
    mi chiedo anche come tu faccia a non scoraggiarti di fronte a dei post molto stimolanti che passano via senza un commento.

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  2. Direi che la tua è una missione compiuta: il blog ha trovato la sua ideale collocazione sfruttando dapprima in maniera piacevole e facile da leggere i comunicati di agenzia e poi, piano piano, è cresciuto con recensioni e post più personali. Ora è una mia lettura quotidiana. Momenti in cui vorresti mollare tutto ne verranno ancora ma in fondo, nella misura in cui il blog ha una sua personalità specifica, sarebbe un grande peccato adbicare. Ogni tanto è giusta una pausa, anche perchè lavoro e famiglia rimangono comunque le priorità. Questa estate a Perugia ho avuto il piacere di conoscere di persona Daniela Floris e Daniela Crevena. Un pomeriggio piacevolissimo, che sarebbe bello poter estendere a noi pochi blogger italiani che si occupano di jazz. Chissà che in futuro non si riesca ad organizzare una partecipazione comune a qualche festival che ci dia modo di conoscerci di persona. Il problema che accenna Loop, quello di post intelligenti che rimangono silenti, è verissimo. Penso in particolare a Percorsi Musicali di Ettore Garzia, un blog che a me piace molto, e che purtroppo non raccoglie quello che merita in termini di commento. Intanto, per tornare a Mi Piace il Jazz, buon anniversario !

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  3. Devo essere sincero, non mi preoccupo troppo dei commenti (certo sono contento quando ne vedo), invece seguo molto le statistiche e provo più dispiacere quando un post che mi soddisfa non ottenga la visibilità che mi aspetto.
    Non sono d'accordo per quanto riguarda l'importanza delle notizie. Io credo che la quantità e la puntualità delle informazioni sia uno dei punti di forza di questo blog.
    E' vero che si può trovare tutto altrove, ma il mio lavoro è quello di spulciare tra innumerevoli fonti e scegliere, tra le tante, le notizie che penso possano essere interessanti o curiose.

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  4. so che ci tieni alla puntualità che metti a pubblicare le notizie, e devo anche ammettere che è uno dei blog più aggiornati sul jazz (forse il più aggiornato), e questa è forse stata la molla che ha fatto scattare il successo per il blog. adesso però mi sembra che il suo appeal stia anche nel fatto che comunque è un punto di discussione (e magari litigio).

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  5. Litigi... Non esageriamo. Altrimenti finiamo per parlare di "inaudite campagne" (neanche si fosse trattato della Politkovskaja)... I blog come questo (cui faccio i miei più sentiti auguri) sono sicuramente utili, anzi preziosi. Il che non impedisce, grazie a D-o, di esprimere opinioni diverse, avverse o contrarie (io, ad esempio, non saprei definire il "jazz moderno", per quanto capisca cosa si intende dire: mi pare che vi sia un'ostilità nei confronti della "diversità", in un ambito in cui la "diversità" è stata fondamentale... Nova ex veteris, no?).

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  6. Io credo che le opinioni diverse vadano benissimo, anche i litigi, ma che gli insulti invece non siano accettabili.
    Per quanto riguarda le "diversità", non penso di avere delle ostilità. Io sono un grande fan di Bruce Springsteen, Tom Waits, Neil Young ecc, quindi non mi spaventano le escursioni negli altri generi, credo però di potermi sentire libero di esprimere una preferenza verso un jazz più tradizionale.
    Io poi non ho mai parlato di "jazz moderno" (anch'io non saprei darne una definizione) ma di mainstream contemporaneo, giusto per dare una indicazione temporale. Sono un pò stufo di sentir dire che il jazz è morto, credo che ci sia ancora oggi un movimento vitale costellato di grandi artisti, che probabilmente non saranno all'altezza dei grandi, ma anche in questo caso va considerato il contesto attuale, diverso certamente da quello degli anni '50 e '60.

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  7. Continuo a non capire e, forse, a non condividere. In merito alla "inaudita campagna", riscriverei ogni riga: i blog sono utili, ribadisco, sono preziosi, ma non mi risulta sostituiscano la Torah e neanche i Vangeli cristiani: chi scrive si assume sempre e comunque una responsabilità di cui deve farsi carico. In questo contesto le critiche ci stanno tutte, altro che insulti (per i quali, come si sa, ci sono, in extremis, rimedi legali). Non credo che non far parte degli "addetti ai lavori" (ma chi sarebbero, poi, questi misteriosi, onnipotenti, onniscienti alieni?) conceda chissà quale impunità: una minchiata è una minchiata e forse, anzi sicuramente, è inevitabile, chi non vi è incappato non una ma più volte? Le "inaudite campagne" sono ben altre, cerchiamo di avere un senso della misura. O forse ha ragione Luca Conti: de minimis non curat praetor... Non stiamo parlando né del Sulcis né di Julija Tymošenko, via.
    Ciò detto, ho parlato del "jazz moderno" citando una tua frase: il jazz è morto più volte, come accade in ogni forma espressiva: è morto il proto-jazz, è morto il barrel-house, è morto lo Swing, bianco e nero, è morto il be bop e lo hard bop non è più lo stesso di un tempo e neanche il free (se esiste ancora). Dov'è la novità? Poi, certo, i gusti personali sono indiscutibili, ci mancherebbe altro.

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  8. Ha ragione! Ho sbagliato non mi ero accordo di aver usato il termine jazz moderno, mi riferivo piuttosto a "jazz odierno" sempre con riferimento a questo momento storico.
    Io credo che il jazz non sia mai morto, sono passate vari fasi storiche in quanto sostituite da altre più moderne.
    In questo momento vedo un grande fermento e tanti bravi artisti che cercano di proporre buon jazz e farsi una strada in uno show-business molto difficile.
    Certo forse mancano i Parker e i Monk (ma anche loro quando erano in vita ebbero le loro difficoltà ad ottenere un riconoscimento) ma i tempi sono completamente diversi ed è impossibile pensare che artisti di oggi possano immolare la propria vita per amore della musica.

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  9. Forse non vi è chi s'immola (o, piuttosto, è costretto ad immolarsi), ma non credo che per molti musicisti, diversamente dai pochi che sono entrati (e con risultati susseguentemente non sempre esaltanti) nel cosiddetto "stardom", la vita oggi sia più facile, soprattutto negli Stati Uniti, soprattutto in concomitanza con una crisi mondiale che, peraltro, more solito, ha subito provveduto a falcidiare proprio in ambito culturale. A Roma si definiscono "i conti de Maria Calzetta"...

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  10. Non era quello che volevo dire, lo so che la vita per i jazzisti non è facilissima neanche ora.
    Ciò che volevo dire è che da parte di molta critica si è rimasti all'idea che il jazzista tipo debba avere per forza una vita tormentata, altrimenti non è degno di essere considerato un grande.
    L'esempio lampante è Chet Baker che ha causa della sua vita "tumultuosa" ha avuto un riconoscimento molto superiore a quello che secondo me gli spettava (in verità soprattutto in Italia). Credo che attualmente ci siano in circolazione decine di trombettisti migliori di Baker, ma che non ottengono lo stesso riconoscimento perchè fanno una vita solo "normale".
    In questo senso intendevo che i tempi sono cambiati rispetto ad esempio agli anni '60.
    Sembra quasi che il fatto che molti musicisti contemporanei, specie neri, siano ben vestiti, educati e preparati tecnicamente, venga considerata una cosa negativa.

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  11. D'accordissimo. Anche su Chet Baker (anche se dirlo, oggi, puzza di eresia).

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  12. Grazie per i saluti e i ringraziamenti! Anche per me questo blog è una frequentazione giornaliera! Riguardo al jazz odierno, moderno etc: non c'è più una corrente dominante, e in tutta onestà la cosa non mi interessa. Escono ogni mese una marea di dischi, e fra questi si trovano tanti lavori di ottimi livello che testimoniano una musica ancora vitale e attiva. Che poi non faccia più notizia, pazienza, il mondo è cambiato troppo. Quel che conta è che si possano sempre ascoltare bei dischi nuovi (che altrimenti si resta al museo), no?
    E d'accordissimo su Baker!

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  13. Mi volevo accodare agli auguri! Buon compleanno! (valido anche il giorno dopo). Pure a me Chet non manca, ma Monk certamente si.
    Buon proseguo!!

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  14. a me Chet invece manca molto. nonostante la frequente fallosità del suo suonare e la quantità esagerata di incisioni, fatte sopratutto per raggranella qualcosa... mi manca quel suo modo ri raccontare una storia, la capacità di creare atmosfera. spesso lui mi dava i brivido, cosa che tanti bravissimi soffiatori contemporanei non mi danno.

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  15. sembrerà strano ma stavolta concordo con loop, anche se comprendo chi lo considera inferiore a molti altri, perchè ha un suo fondo di verità.
    Secondo me dipende da che punto di vista ci si mette e cosa ci si aspetta da un jazzista.
    Baker non è paragonabile tecnicamente e come musicista nel suo complesso a moltissimi altri trombettisti, Non è un innovatore, non è un compositore, non aveva una visione progettuale della musica, preso com'era dai suoi probkemi, insomma non era certo un intellettuale della musica, tutt'altro, ma emozionava come pochi. Era solo lui e la sua tromba, ma guardate che a livello di fraseggio jazz, anche sui tempi veloci, se stava bene non scherzava mica, anche sul piano ritmico. Suonava e improvvisava su semplici standards, per esprimere se stesso, la sua poetica e null'altro, senza altre pretese.
    Il suo modo di suonare a mio avviso è stato preso a modello più per comodità che per sincera devozione (vedi Fresu e Rava che per me espressivamente non valgono 1/100 di Baker e jazzisticamente mi avanzano tutti e due) solo quello sedicente "poetico", quello più balladeur, introverso, ripegato su stesso, in una versione "romantica" del jazzista nella sua solitudine cosmica, che piace tanto dalle nostre parti, ma che forse non è l'essenza migliore del jazz in generale e alla fine è uno stereotipo che non gli rende nemmeno giustizia come jazzista. Come cantante sinceramente lascia a desiderare in più di una circostanza. Modello musicale ed espressivo troppo ristretto? Può darsi, ma a me basta. Ci sono jazzisti più "intellettali" di lui che con cento note non riescono ad esprimere quello che lui era in grado di fare con una nota e una pausa...

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  16. Vi capisco, Loop e Riccardo. E' solo che a me piace proprio un altro tipo di tromba: il mio preferito in assoluto è Lee Morgan, pensate un po'. Con questo non dico certo che Baker facesse schifo. E' solo, come dire... poco nelle mie corde.

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    1. Morgan, come Hubbard, Woody Shah e tanti altri sono trombettisti (sono anche compoitori...) da paura e in generale li preferisco anch'io, ma sono altra cosa ed altro genere rispetto a Baker e in generale modelli trombettistici un po' meno "esportabili" in Europa.
      Il modello che si preferisce da noi è quello Baker/Davis, per quanto Davis c'entri in realtà molto poco con Baker, anzi per me proprio nulla,

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  17. Hubbard mi ha procurato pochissimi momenti di godimento nell'ascolatre la sua tromba grassa fare acrobazie incredibili. però dietro questi fuochi d'artificio si è nascosta per parecchio tempo una incredibile routine ed una certa superficialità.
    Woody Shaw, sinceramente mi è sempre sembrato più interessante di Freddy.
    Baker/Davis c'entrano eccome, anche se col tempo Miles è diventato meno etereo e più cattivo.
    è verissmo che Chet se la cavava disinvoltamente sui tempi veloci e non si faceva preclusioni sul repertorio...
    Fresu è stato per anni un'esagerata fotocopia del Miles primi anni 60, poi per fortuna si è liberato dall'ombra opprimente.
    Rava è arrivato un po' a Chet, dopo un lungo vagbondaggio informale abbastanza interessante. adesso si limita ad alimentare il personaggio

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    1. assolutamente in disaccordo su Hubbard. E' uno dei più grandi in assoluto. IL suo solo su Maiden Voyage è una perla, solo ad esempio, ma potrei citartene a bizzeffe.
      Rava può e poteva agganciarsi solo a modelli che gli permettano di camuffare più o meno bene i suoi problemi di tecnica strumentale e di fraseggio su brani non lenti, ma in ogni caso è a distanza siderale da Baker anche nei brani lenti

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  18. Mi sbaglierò, ma mi sembra che quando si parla di Chet Baker ci sia sempre un coinvolgimento emotivo che condizioni sempre il giudizio. Se si potesse ascoltare la sua musica senza questo coinvolgimento, il giudizio su Baker sarebbe molto diverso. Per me lui è solo un buon esecutore di ballads (e solo per un breve periodo della carriera) e poco più. Non per niente in America Baker è considerato pochissimo.
    Se poi vogliamo parlare di esecutori di ballads, Kenny Dorham, ad esempio, secondo me è di un'altra categoria.

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    1. Cosa intendi per coinvolgimento emotivo? La sua vita personale e i fattori di contorno o il feeling che trasmette quando suona? Se è la prima cosa per quel che mi riguarda non ci penso nemmeno quando ascolto la musica, se è la seconda, ti dico ben venga il coinvolgimento emotivo. Senza feeling il jazz perde almeno il 50% del suo interesse, almeno per quel che mi riguarda.
      Riguardo ai brani veloci suggerirei di ascoltarsi per bene ad esempio il suo solo in "Go-Go" (fraseggio ritmicamente perfetto in assolo a tempo fast con pensiero melodico saldissimo e compiuto, senza sbavature) o in "Fine and Dandy" nei dischi col quintetto con George Coleman o la prima facciata di "Once upone a summertime" un Galaxy degli anni '70 e poi ne riparliamo.
      In generale i trombettisti citati dello hard bop o del modern mainstream li preferisco e di molto e sono più importanti, ma Baker secondo me propone qualcosa di molto, forse troppo diverso e possiede un talento naturale per l'improvvisazione abbastanza raro. Certo ci ha campato troppo su quello, ma ne sappiamo le ragioni.
      In ogni caso se a uno non piace e non piace il suo modo di essere jazzista un po' "decadente", diciamo così, e il suo feeling, è più che comprensibile e legittimo, ci mancherebbe, ma secondo me anche su di lui ci sono parecchi luoghi comuni critici, sia in eccesso positivo che in negativo. Io preferisco sempre verificare certe cose con l'ascolto il più attento possibile, almeno spero di riuscirci...

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    2. io credo che le vicende di Baker abbiano creato un personaggio, ma credo anche che all'ascolto un personaggio "regge" se sa poi suonare ed emozionare.
      quanto ai trombettisti in genere, quando si discute di "bravura" ci si ritrova di fronte al solito dilemma: grande virtuoso o grande artista? Arturo Sandoval, ad esempio, è uno che con la tromba sa fare tutto ed è anche molto divertente (il suo disco dedicato ai vari stili della tromba nel tempo, è anche molto didattico), però è un po' come una gazzosa che finite le bollicine lascia poco. e non vorrei che tornassimo al vecchio dilemma: "più jazzista Peterson o Monk?".
      per quanto mi riguarda, non amando particolarmente l'hard bop (che considero molto muscolare, divertente ma anche molto ripetitivo) non ho i suoi trombettisti ai primi posti della mia lista.
      Ma il problema della tromba nel jazz moderno, che è stata abbondantemente schiacciata dal sax tenore, è ancora un altro discorso.

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    3. loop, rispondo non per far polemica, chiarisco, ma solo perché i tuoi scritti sono ricchi di spunti di discussione.
      La distinzione classificatoria netta virtuoso-artista mi ha sempre lasciato perplesso.
      Baker artista Hubbard o Shaw virtuoso? Peterson virtuoso, Monk artista (senza dubbio lo è, anzi direi genio ma pianisticamente non lo trovo poi così poco virtuoso)? Mah....
      Io non credo che una cosa escluda necessariamente l'altra. Per me Peterson è anche un artista, come lo è Hubbard (ancor di più...). Ci sarebbe da fare una lunga discussione, ma non so se è il caso...

      Quanto al sax che ha schiacciato la tromba, sì, forse sino alla morte di Coltrane, dopo, non ne sarei così sicuro, perché dagli anni '80 in avanti sono emersi un sacco di trombettisti leader di gruppi.

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  19. comunque io sono per i trombettisti che discendono più o meno da Miles, pacati, melanconici e poco pirotecnici: Chet Baker, Johnny Coles, Art farmer (che era un hard bopper anomalo), Bill Dixon, Tom Harrell, Ted Curson...

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    1. Si era capito e non è che siano brutti gusti, anzi. A me piacciono entrambe le tipologie di trombettisti, un po' come nella cucina, sapori diversi...

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  20. Hei amici,niente classifiche e graduatorie,la musica nn si alimenta di faziosita' ma di emozioni e sentimenti.Nel Jazz un imperfezione tecnica puo' trasformarsi in una cifra stilistica,alla larga dal virtuosismo fine a se stesso.

    L'evoluzione del linguaggio trombeettistico e' un lungo viaggio ancora in corso e i capiscuola quelli ke hanno tracciato nuovo strade .forgiato nuovi stili li conosciamo tutti..ognuno di noi ha il suo idolo colui ke ha toccato le nostre corde!

    Oliver Armstrong Biderbeck Navarro Eldridge Navarro Gillespie Morgan Davis Chet Hubbard Shaw Marsalis Douglas..quale sia nn ha importanza il viaggio continua..

    Dantes

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