mercoledì 1 agosto 2012

La Blue Note pubblica sei classici album in High Definition Audio

La Blue Note ha annunciato la pubblicazione, in alta definizione audio, di sei classici album dal catalogo della leggendaria etichetta. Gli album, Blue Train di John Coltrane, Out To Lunch di Eric Dolphy, Maiden Voyage di Herbie Hancock, Speak No Evil di Wayne Shorter, Song for My Father di Horace Silver e Unity di Larry Young, sono stati rimasterizzati in digitale per la prima volta in 96kHz/24bit e 192kHz/24bit dai loro originali master analogici. Tutti gli album sono accompagnati dalle loro originali note di copertina, nonché di foto aggiuntive.  

Questi album saranno reperibili esclusivamente presso il servizio di download digitale HDtracks. HDtracks è un servizio di download musicale ad alta qualità che offre un catalogo diversificato di musica da tutto il mondo. HDtracks offre file lossless sia in formato AIFF che FLAC e i titoli selezionati sono disponibili in file a risoluzione elevatissima a 96kHz/24bit, fornendo agli audiofili, che richiedono registrazioni di altissima qualità, una esperienza online non disponibile altrove.
Il presidente della Blue Note Don Was dice: "Nel preparare queste rimasterizzazioni ad alta definizione, abbiamo cercato accuratamente di mantenere l'atmosfera delle versioni originali, pur aggiungendo una trasparenza ed una profondità prima impensabili. Sembra come essere in poltrona nel bel mezzo dello studio di Rudy Van Gelder!"
Nel 1957, proprio nel bel mezzo della ricerca di una propria voce al sassofono tenore nelle band guidate da Miles Davis e Thelonious Monk, John Coltrane reclutò un gruppo di coetanei ed entrò negli studi di Rudy Van Gelder ad Hackensack. Con uno spirito nuovo, creò Blue Train, un capolavoro di una quarantina di minuti, che si distingue come uno dei più grandi dischi jazz di tutti i tempi. Era appena il secondo album di Coltrane da leader, e questa fu la sua unica registrazione a proprio nome per la Blue Note.
Il free-flying Eric Dolphy virò in una zona contraria al suo usuale approccio musicale nel suo unico album Blue Note, Out To Lunch del 1964. Rompendo con i classici cliché del post-bop e parlando apertamente con la sua serie di strumenti (flauto e sax alto, così come clarinetto basso), Dolphy mostrò come il modus operandi dell'avanguardia fosse di aspettarsi l'inaspettato. L'astratto e spesso bizzarro album fece girare la testa ed aprì le orecchie, ed è passato alla storia del jazz come uno dei capolavori del genere. Un must-hear. Una scommessa vinta. Una rivelazione.
Maiden Voyage del 1965 scaturì dalla mente di uno dei più abili e creativi catalizzatori del suono-scolpito, il pianista e compositore Herbie Hancock. Nel periodo in cui incise l'album, Hancock era stato nel quintetto di Miles Davis per diversi anni, una esperienza che lui, il bassista Ron Carter e il batterista Tony Williams (la sezione ritmica) descrissero come trasformativa. Probabilmente la principale pubblicazione di Hancock degli anni '60, Maiden Voyage si appropria di elementi del gruppo di Davis, per una ammaliante e raffinata meditazione sul richiamo del mare. L'album è anche un perfetto caso di studio nell'arte dell'interplay di gruppo, ed offre una vasta gamma di risposte ponderate alla domanda "Come avviene esattamente la conversazione nel jazz?"
Nell'arco delle sfide di jazz, l'album del 1965 Speak No Evil di Wayne Shorter sembra inclinarsi verso il lato semplice. Esso giace in uno swing confortevole e pienamente accessibile. Il suo tema principale è una serie di lunghi toni che delineano una placida armonia. Qualcosa che sembra presa dal taccuino di Thelonious Monk - un semplice motivo staccato che va su e giù, ogni fraseggio definito da accenti strategici. Eppure, come spesso accade nella musica di Wayne Shorter, le cose non sono esattamente quelle che sembrano. Ci sono vari strati. Le note della melodia raccontano una storia, gli accordi spingono i musicisti da qualche altra parte, un regno in cui le lezioni di teoria sono di valore limitato e l'istinto conta più dell'intelletto.
Song for My Father rappresenta la pietra miliare dell'opera di Horace Silver, non solo per le sue vivaci canzoni (la maggior parte originali, senza standard), ma anche per il suo superiore interplay. Il pianismo di Silver è inconfondibile nel suo rimbalzo percussivo, con la sua leggera spinta sui tasti che modella accordi che contribuiscono al ritmo hard-bop. Pur non essendo un abbagliante virtuoso dello strumento, egli è un carismatico artigiano, le cui canzoni affascinanti concedono ai suoi compagni di band ampi spazi per improvvisare con brio. Le sessioni furono registrate ad un anno di distanza, da ottobre del 1963 ad ottobre del 1964, con due formazioni diverse.
Se vi è capitato di essere fans del suono dell'organo jazz nel 1965, sapevate esattamente cosa aspettarvi quando entravate in un club - blues, ballate e cavalli di battaglia di jazz suonati a ritmi da corsa. Unity di Larry Young cambiò la scena radicalmente. Young abbracciò l'armonia modale e più libere ed aperte strutture e linguaggi, favorito dalla crescente squadra di musicisti post-bop, ampliando le nozioni comunemente assimilate di ciò che era possibile sullo strumento. Le sue vivaci, irrequiete e magistralmente sincopate performances su questo album portarono l'organo nella moderna conversazione post-bop.

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