lunedì 6 agosto 2012

Impressioni dal Newport Jazz Festival

Questo week-end la Npr e la Wbgo ci hanno offerto in diretta oltre 16 ore di grande musica jazz, dal leggendario palco del Newport Jazz Festival, giunto quest'anno alla 58a edizione.
Essendo costretto in casa per motivi famigliari in questo caldissimo weekend agostano, ho fortunatamente avuto la possibilità di ascoltare gran parte dei concerti e vorrei condividere alcune mie brevi impressioni su quelli che mi hanno più coinvolto.

   
Nella giornata di sabato indubbiamente il concerto che mi sembrava più interessante, e che ha confermato le aspettative, era quello dalla All-Stars di Jack DeJohnette. La formazione ha presentato in gran parte i pezzi tratti dall'ultimo album del batterista, il bellissimo Sound Travels, un vero e proprio "viaggio sonoro"  tra sonorità bop e ritmi afro-cubani e africani, mescolando sapientemente le sonorità di una front-line composta dagli ottimi Tim Ries (ai sassofoni) e Jason Palmer (alla tromba), che rappresentavano il lato "americano", ed il chitarrista Lionel Loueke e il percussionista Luisito Quintero che, sostenuti da una ritmica prodigiosa composta da Jason Moran al piano (e poi George Colligan), Christian McBride al basso e lo stesso DeJohnette, hanno dato vita ad un concerto intenso, vibrante e ricco di colori.
Diverso, ma ugualmente interessante il concerto del progetto Three Clarinet, che riuniva tre sensazionali e diversissimi interpreti dello strumento: Evan Christopher, originario di New Orleans, l'israeliana Anat Cohen, ed il re dello swing Ken Peplowski, che hanno riunito le loro differenti personalità ed i loro stili per una trascinante escursione nella storia del jazz. Da brividi il pezzo eseguito in solo dalla Cohen (di cui purtroppo non conosco il titolo), con sonorità che ricordavano un film noir, che mettono in mostra lo straordinario playing della clarinettista (e sassofonista), che personalmente considero una delle più grandi interpreti dello strumento in circolazione. Un'artista incredibile che purtroppo in Italia non è ancora molto nota, mentre in America è già una star, e che consiglio vivamente di approcciare specie nei suoi ultimi due album Clarinetwork e Notes from the Village.
Sorprendente invece è stato il concerto della formazione Double-Wide del sassofonista John Ellis, che personalmente non conoscevo. Una formazione dal setting molto particolare (sassofono, trombone, organo, fisarmonica, sousaphone e batteria), in grado di produrre una musica che modernizza il sound delle brass band di New Orleans, conservandone il clima carnevalizio e trascinante.
Oltre al leader, da citare nella formazione la presenza del grande trombonista Alan Ferber e dell'ottimo Gary Versace all'organo e alla fisarmonica che sicuramente elevano il livello di questa bella formazione.
Non mi ha invece entusiasmato l'altro atteso concerto della serata che prevedeva l'incontro tra i Bad Plus e Bill Frisell, che mi è risultato troppo freddo e celebrale, e che tranne in rari momenti, non è riuscito a farmi scoccare la scintilla dell'interesse, contrastando con il clima festoso del festival. Una musica che forse potrebbe essere maggiormente apprezzata su disco piuttosto che live. 
La serata di domenica si presentava ancora più interessante e devo dire che le aspettative sono state pienamente confermate.
Due dei concerti proposti mi hanno certamente entusiasmato; quello del Lewis Nash Quintet e soprattutto quello dei Three Cohens.
Il batterista Lewis Nash ha proposto un classico quintetto bop, che si avvaleva di una strepitosa front-line che presentava il sassofonista Jimmy Greene e il trombettista Jeremy Pelt. Una musica non particolarmente originale, ma interpretata in maniera superlativa da artisti in stato di grazia, con lunghe e vibranti improvvisazioni in grado di trascinare il pubblico e gli ascoltatori. Particolarmente godibile è stata una brillante interpretazione del classico di Monk, Eronel
Ancora più trascinante è stata l'esibizione della formazione dei tre fratelli Cohen; Yuval, Anat e Avishai, un trio di musicisti che per l'occasione hanno dimenticato le loro origini israeliane, per mettere in mostra le loro strepitose capacità strumentali in classico stile bop, offrendo una solida set-list divisa ugualmente tra pezzi originali e standards. Anche qui niente di particolarmente originale o complicato, semplicemente grandi improvvisazioni su temi conosciuti o meno, che hanno evidenziato la bravura dei solisti, con in particolare evidenza Avishai, trombettista in grande crescita, con un playing molto personale ed un sound già piuttosto riconoscibile, mentre Anat per l'occasione suona essenzialmente il sassofono, strumento sul quale non è così impressionante come con il clarinetto, che invece indossa su una magnifica versione blues del classico di Ellington, The Mooche. Notevole inoltre è il contributo fornito da una ritmica favolosa composta dal pianista Aaron Goldberg, dal bassista Reuben Rogers e dal batterista Rudy Royston.
Spero che perdonerete la semplicità dei miei gusti, ma come avrete capito questo è il tipo di jazz che preferisco, specie dal vivo, godibile, trascinante, spontaneo.
Interessante è stata anche il concerto del duo composto dal duo Jenny Scheinman & Bill Frisell,  che hanno presentato una musica coinvolgente e ricca di atmosfera, che svariava tra country, folk, jazz e rock.
Per concludere vorrei anche segnalare altre due proposte interessanti, ma che personalmente mi hanno convinto di meno; il progetto Samdhi di Rudresh Mahanthappa ed il progetto Rayuela del sassofonista Miguel Zenon.
Rayuela è il titolo del nuovo album di Zenon e del pianista Laurent Coq, tratto dal titolo di una celebre opera  dello scrittore argentino Julio Cortázar. Come nel suo precedente album Alma Adendro, il sassofonista riesce mirabilmente a mescolare sonorità jazz con la musica latina, ma anche in questo caso la musica risulta a mio parere un pò monocorde ed alla lunga diventa monotona, pur in presenza di ottimi musicisti tra cui vorrei segnalare lo straordinario Dana Leong, davvero entusiasmante al trombone ed anche ottimo violoncellista.

2 commenti:

  1. - Di Jack DeJohnette ho ascoltato il primo set che non mi ha particolarmente colpito.
    - i Bad Plus e Bill Frisell mi hanno dato l'impressione di carburare troppo lentamente. interessante ma un po' algido.
    - bravissimi i Three Clarinets, e superbi i tre fratelli Cohen
    - un po' deludenti Rudresh Mahanthappa ed il progetto Rayuela del sassofonista Miguel Zenon.

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  2. Neanche a me il primo è piaciuto, il secondo è stata tutta un altra storia.
    Per il resto siamo (stranamente) d'accordo!

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