mercoledì 1 agosto 2012

I cinquant'anni di Piero Odorici

Sul sito de La Repubblica c'è un bel articolo che celebra i cinquantanni dell'eccellente sassofonista Piero  Odorici.


Da Riola di Vergato a New York per coronare un sogno nella capitale del jazz. Piero Odorici, sassofonista che al bebop dedica la vita, festeggia alla Cantina Bentivoglio il cinquantesimo compleanno, e anche il disco registrato negli States, con la prestigiosa sezione ritmica del celebrato pianista Cedar Walton: un disco, prodotto da Joe Fields per l’etichetta Savant, salito all’11.o posto nelle Top 50 del jazz e trasmesso nelle radio. 
Stasera Odorici suonerà per il Salotto del jazz, ma all’interno della Cantina, viste le recentissime restrizioni, guidando un ottimo quartetto con Harold Mabern pianoforte, John Webber contrabbasso e Joe Fansworth batteria. 
"Quel disco - racconta - è stato un’emozione, perché la collaborazione con Walton, che dura ormai da una decina d’anni, ha fruttato questo lavoro in cui lui s’è messo letteralmente al mio servizio, dandomi una grande opportunità. E’ un altro attestato di stima di cui vado fiero".
Tornando agli esordi, l’amore per il sax nacque con la banda di Vergato. "Mio padre suonava la tromba, a nove anni presi a soffiarci dentro anch’io, poi mi appassionai al sax e il babbo me lo regalò: fu poi il prete che dirigeva la banda, don Luigi Borri, a darmi i primi rudimenti. Il primo insegnante vero fu William Righi, che suonava il violino nell’orchestra del Comunale, ma conosceva il jazz. Feci lezioni con lui per oltre un anno. Sul jazz non ho mai avuto dubbi. Una volta venni con mia madre a Bologna, avrò avuto sedici anni, andammo alla Standa e vidi nella sezione jazz un disco con Dexter Gordon e Johnny Griffin in copertina, inciso dal vivo: lo presi e lo consumai a forza di ascolti".
Ma fu un musicista a rivelarsi decisivo per Odorici: "A vent’anni incontrai Giorgio Baiocco, grande sassofonista ma soprattutto grandissimo insegnante. Mi diede lezioni per due anni, poi un giorno, improvvisamente, mi disse, lasciandomi sconcertato: basta, ora puoi camminare con le tue gambe". Da quella metà degli anni ‘70 il jazzista Odorici mostra ovunque tutto il proprio talento. 
Se ne sono accorti i big della musica leggera: Capossela e Jovanotti l’hanno voluto in tournèe, Antonacci, la Vanoni, Tiziano Ferro, e perfino Pavarotti, nei dischi. 
E Piero riesce a vivere col jazz? "E’ dura, ma ci riesco, anche perché ho avuto la fortuna di suonare con grandi musicisti americani e di ampliare il mio giro all’estero. Non mi arricchisco, ma la sfango. E Walton m’ha detto che presto suoneremo insieme a New York. Da ragazzo l’ascoltavo tanto, poi lo conobbi grazie ad Alberto Alberti e chiesi di seguirli in tour. Avevo 22 anni, Cedar mi aveva sentito suonare e una volta, ad Ancona, il pomeriggio disse che m’avrebbe chiamato sul palco a fare un pezzo. Devi guardare sempre Billy Higgins, il batterista, m’avvisò: se sorride vuol dire che stai andando bene. Sul palco mi tremavano le gambe, ma Billy rideva sempre, e Walton pure. Fu un bello scherzo". 
Bologna è sempre la città del jazz? "C’è gente che l’ama, che si sbatte a organizzar concerti, ma c’è provincialismo, e divisioni in parrocchie. Noi dovremmo essere più uniti e le istituzioni dare una mano: mi piacerebbe ci fossero seminari per avvicinare i giovani al jazz".


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