lunedì 27 agosto 2012

Esce Heritage nuovo album di Lionel Loueke

Sarà pubblicato domani, per l'etichetta Blue Note, Heritage il nuovo attesissimo (almeno per me) album del chitarrista Lionel Louke, un artista che, grazie al suo eccellente virtuosismo ed a melodie in grado di coniugare in maniera sublime i suoni tradizionali dell'Africa Occidentale con le sonorità e le improvvisazioni tipiche del jazz americano, è diventato a ragione uno dei personaggi più acclamati nel panorama jazzistico internazionale.


Heritage è il seguito ideale dei due riuscitissimi precedenti album con la Blue Note, Karibu (2008) e Mwaliko (2010) per il chitarrista del Benin descritto dal suo mentore Herbie Hancock come "un pittore musicale" e recentemente lodato dal critico del New York Times, Jon Pareles come un "gentile virtuoso".
In realtà con Heritage, Loueke prova ad esplorare un suono più elettrico rispetto agli album precedenti, grazie all'utilizzo di steel string guitar e della presenza di una formazione composta da Derrick Hodge al basso elettrico e dal grandissimo batterista Mark Guiliana
L'album presenta in gran parte composizioni originali di Loueke ed un paio di composizioni scritte da Robert Glasper, che è anche coproduttore dell'album e contribuisce su diversi pezzi al piano e alle tastiere; da citare anche la partecipazione come ospite su un paio di pezzi dell'ottima singer Gretchen Parlato.
In una intervista Loueke ha spiegato da dove deriva il nome Heritage: "Parla del luogo da dove vengo, della cultura che ho oggi. Certamente vedo una grande influenza africana, ma ho anche un influenza dell'Occidente, dell'Europa e degli Stati Uniti. Un modo semplice di spiegare è che sto parlando in inglese. L'inglese non fa parte delle mie radici, il Benin era francese. Parlo francese a causa della colonizzazione. La colonizzazione, anche se aveva la schiavitù e tutto il resto, non era del tutto negativa. Abbiamo imparato molto dalla schiavitù. Culturalmente parlando abbiamo imparato molto sulla cultura dell'Occidente. Abbiamo imparato la lingua e tutto il resto. C'è stato un lato positivo. C'è un lato buono e un lato cattivo in tutto. In questo album parlo del lato buono. Ho imparato a parlare francese. Ho imparato a parlare inglese. Ho viaggiato in tutto il mondo. Ho una grande cultura brasiliana anche perché il Benin in principio era portoghese e francese.
Una delle canzoni dell'album si intitola "Ouidah", che era il commercio degli schiavi in Benin. C'era un posto che si chiamava Ouidah. E' il paese di mia madre. I nonni di mia madre venivano dal Brasile. Che ci crediate o no, il cognome di mia madre è Montego. In questo villaggio di Ouidah, c'erano tutti nomi brasiliani e portoghesi. Montego, Santos, ecc. Suonavano la musica e cantavano la samba in portoghese, ma non lo capivano. Quello che è successo dopo il commercio degli schiavi, fu che alcuni schiavi tornarono a casa e riportarono la cultura con loro. Tutte queste influenze sono su questo CD.
Figlio di un professore di matematica e di una insegnante, Loueke iniziò a suonare la chitarra all'età di 17 anni. Durante gli anni di conservatorio in Costa d'Avorio, passava le nottate a trascrivere gli assoli dai vecchi dischi di jazz. Poi a Parigi, rinunciò alla vita notturna per passare le notti per fare pratica con la chitarra.
Alla Berklee College di Boston, raffinò il suo approccio suonando con i suoi frequenti collaboratori il bassista italiano Massimo Biolcati ed il batterista Ferenc Nemeth, con i quali suona tuttora.
Presso il Monk Institute, reinventò completamente la sua tecnica, proprio mentre stava iniziando a suonare con Terence Blanchard. Anche adesso, pur con un contratto con una major e con costanti collaborazioni con Herbie Hancock, Louke cerca costantemente di rimodellare se stesso.
A tal fine, egli è impegnato in studi intensi: a casa in Benin, ha girato per i villaggi con un registratore per documentare i ritmi tradizionali che gli sembravano sepolti nel suo modo di suonare.
Loueke ora vorrebbe che il prossimo progetto fosse il suo primo album registrato in Africa, che presenti un quartetto d'archi americano e dei tradizionali percussionisti africani.
Nell'attesa, godiamoci questo Heritage.

2 commenti:

  1. Speravo ci fosse pure Terence Blanchard (se non erro, fu lui a lanciare Loueke facendolo incidere nei suoi dischi dell'ultimo decennio, ma pazienza! :)

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  2. Lionel Loueke trio –Aprile
    16 Verona Le Cantine dell’ Arena http://www.lecantine-arena.com/2010/bracerie2010.php
    17 Modena La Tenda https://www.facebook.com/?ref=tn_tnmn#!/JazzAndOthersAllaTenda
    18 Vicenza Bar Borsa http://www.barborsa.com/ita/page.aspx?n=49
    19 Ferrara Torrione Jazz Club http://www.jazzclubferrara.com
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