venerdì 31 agosto 2012

Io sono Tony Scott, ovvero come l’Italia fece fuori il più grande clarinettista del jazz

A raccontare la straordinaria quanto sconosciuta storia di Tony Scott, al secolo Anthony Joseph Sciacca, ci ha pensato Franco Maresco con il suo “Io sono Tony Scott, ovvero come l’Italia fece fuori il più grande clarinettista del jazz“, un lavoro pregevole e accurato in cui il regista siciliano, per la prima volta senza lo storico collaboratore Daniele Ciprì, ripercorre le tappe di una vita dedicata alla musica, ma scivolata inesorabilmente nell’oblio collettivo.


Io sono Tony Scott”, film dedicato al più grande clarinettista del jazz, è considerato dai più il capolavoro di Maresco, innamorato del jazz fin dall’adolescenza, ed è frutto di quasi quattro anni di lavoro al montaggio, con le testimonianze di oltre cento intervistati tra parenti, amici, musicisti e critici, innumerevoli ore di materiali d’archivio di ogni genere provenienti sia dagli USA che dall’Italia. 
E’ un’opera profondamente autobiografica, politica e che, incidentalmente, ha il merito di puntare i riflettori su una figura fondamentale del jazz moderno, mettendo in luce il dolore che ha attraversato la vita di Scott, un musicista straordinario che, dopo anni di successi al fianco dei più grandi jazzisti americani, ha conosciuto la fine, come artista e come uomo, proprio in Italia.
Nato artisticamente nell’ambito del “Bebop”, Tony Scott, di origini siciliane, cresce musicalmente al fianco di giganti del calibro di Charlie Parker e Dizzy Gillespie. Direttore musicale di Billie Holiday, nel corso degli anni ha ampliato i confini del jazz contaminandolo con la musica orientale, in seguito a un lungo soggiorno in Giappone, e successivamente con la musica etnica. Con il suo clarinetto è riuscito a rivoluzionare la statura di quel particolare strumento, spesso considerato ai margini del jazz, facendolo diventare protagonista di quel mondo fumoso e vitale dei locali dell’East Coast.
Tony Scott rappresenta un’eccezione, in quanto negli anni Quaranta un bianco che riesce a farsi accettare dalla comunità nera dei jazzisti è un fatto raro, se non impossibile; il miracolo dell’integrazione razziale, documentato da video e immagini, avviene attraverso le note musicali. 
Dalle interviste dei compagni esce comunque il ritratto di un uomo egocentrico, stravagante e inguaribilmente anarchico, ben diverso dai colleghi, più ‘seri’, studiosi e tecnicamente ineccepibili, il cui corpo, mai composto o irrigidito, si muoveva assieme alla musica e lo scorrere delle emozioni vibrava sulle note del suo clarinetto. Nonostante la magia di quei momenti, tuttavia, la sua storia rimane profondamente triste.
Nato nel New Jersey (USA), ma da genitori siciliani, Tony Scott ha suonato il clarinetto, tutti i sassofoni, il pianoforte, composto canzoni come la famosa Banana Boat Song, più conosciuta come Day-O, cantata da Harry Belafonte
Il clarinetto resta, però, il “suo” strumento, di cui fu uno dei più grandi esecutori d’ogni tempo, l’ultimo superstite della rivoluzione “bebop”. Ha lavorato spesso con Billie Holiday, lo vollero con loro anche Coleman Hawkins, Buddy Rich, Ben Webster, Sarah Waughan, Bill Evans, Kenny Clarke ed è stato l’unico musicista non di colore ad essere ammesso alla corte di Charlie Parker ed, infine, ha suonato nell’orchestra di Duke Ellington.

Michelle Hendricks a Spoleto

Questa sera nella splendida cornice della basilica di San Salvatore, Patrimonio Mondiale dell’Unesco, è in programma, alle ore 21.30, il concerto di una delle più potenti e acclamate voci del jazz mondiale: Michelle Hendricks.


Cantante, autrice, compositrice e arrangiatrice, ha cantato su un palco per la prima volta all'età di otto anni con suo padre Jon Hendricks, uno dei più importanti cantanti della storia del Jazz e uno dei fondatori e il paroliere del celebre gruppo vocale Lambert, Hendricks & Ross.
All'età di quindici anni, Michele ha girato regolarmente in Europa con suo padre, fino alla fine dei suoi studi di danza e teatro a Londra.
Ha proseguito i suoi studi musicali a San Francisco, prima di tornare nella natìa New York per due anni, durante i quali ha cantato con Buddy Rich e Stan Getz.
Si trasferisce in seguito a San Francisco per cantare nel musical "Jon Hendricks - Evolution of the Blues", andato in scena per sei anni.

Jazz Inn Capri 2012

Dall’1 al 5 settembre nei Giardini della Flora Caprense seconda edizione di Jazz Inn Capri, il raffinato appuntamento musicale promosso ed organizzato dall’assessorato alla cultura e turismo della Città di Capri nell’ambito del “Capri Grand Tour” 2012 e nato da un’idea della cooperativa culturale “Nesea” e dell’associazione “Musicology”, co-partner dell’evento, con la direzione artistica di Elio Coppola, dedicato quest’anno a Thelonious Monk, il grande jazzista americano, guru del be-bop, a trent’anni dalla sua scomparsa. 


Si annunciano, quindi, cinque particolari serate dedicate all’ascolto della buona musica sul palcoscenico all’aperto dei Giardini dove risuoneranno le note classiche del jazz portando a Capri un’atmosfera che si respira soltanto nei templi sacri del jazz come il “Blue Note” a Manhattan. 
Ad aprire la seconda edizione il pianista Antonio Ciacca, compositore, arrangiatore e professore di Business of Music nella famosa Juliard School di New York. 
Il piano di Ciacca accompagnerà il sextet “Monkiana Be, Monkiana Bop” che vedrà l’esibizione alla tromba del musicista portoghese Hugo Alves e al sassofono Max Ionata, considerato tra i più noti del panorama jazz italiano. 

Wynton Marsalis Septet - Happy Birthday (video)

L'amico di Facebook, Roberto Trerè, per l'anniversario del blog, ha dedicato questo magnifico video del Wynton Marsalis Septet (Wynton Marsalis - tromba, Wes Anderson - sassofono, Wycliffe Gordon - trombone, Victor Goines - clarinetto, Marcus Roberts - piano, Reginald Veal - basso, Herlin Riley - batteria) registrato a Marciac il 7 agosto del 2008.
Segnalo lo strepitoso assolo al piano del grande Marcus Roberts.

Grazie per questo splendido regalo!

giovedì 30 agosto 2012

"Mi piace il jazz" compie un anno

Esattamente un anno fa, il 30 agosto del 2011, con un post sulla tourneè italiana di Wayne Shorter, nasceva questo blog. L'idea ambiziosa che stava alla base di "Mi piace il jazz" era quello di provare a "popolarizzare" l'informazione jazz, che personalmente mi sembrava fin troppo ingessata e rivolta agli addetti ai lavori, piuttosto che un mezzo per avvicinare nuovi appassionati a questa meravigliosa musica.
In questo lungo anno molte cose sono successe; il blog è gradualmente cresciuto nella considerazione dei lettori, sono state visitate quasi 150 mila pagine, ha raggiunto una media di 300 visitatori unici al giorno, con punte di quasi 400, ed infine si è esteso anche ai social network, con seguitissime pagine su Facebook, Twitter e Google+.
Indubbiamente devo ammettere che quando ho cominciato, non mi aspettavo di raggiungere questi risultati; è davvero sorprendente per me come un piccolo blog come il mio, ideato e realizzato da un semplice appassionato di jazz, completamente non addetto ai lavori, abbia potuto trovare un proprio spazio in un ambiente così competitivo e frequentato da gente con una competenza decisamente superiore alla mia.
Non so realmente quale sia il motivo di quest'interesse, ma evidentemente questo blog è riuscito in qualche modo a colmare un vuoto che forse si avvertiva. 
Ma nonostante le soddisfazioni ed i riconoscimenti ottenuti, devo riconoscere che non sono mancati momenti di difficoltà dovuti sia a momenti di sconforto, derivante dalla consapevolezza di non essere all'altezza nel soddisfare le aspettative di un pubblico crescente, che dalla stanchezza di dover essere "sul pezzo" quotidianamente nonostante una mia situazione lavorativa e famigliare "complicata".
A causa di queste difficoltà ho spesso pensato di mollare tutto e che non valesse la pena continuare, ma poi l'affetto di tanti che hanno continuamente mostrato il loro apprezzamento verso quello che stavo facendo, mi hanno spinto a continuare. Colgo l'occasione per ringraziarvi tutti.
Colgo anche l'occasione per ringraziare e salutare alcune persone che, grazie a questo blog, ho avuto l'onore e il piacere di conoscere nel corso di quest'anno, anche se purtroppo solo on-line (spero di potervi incontrare un giorno dal vivo): innanzitutto vorrei iniziare con Roberto che con il suo longevo Mondo Jazz, vero punto di riferimento per i blogger di jazz, è stato il primo a scoprire il mio blog ed a renderlo in qualche modo pubblico, probabilmente senza di lui il mio blog sarebbe stato già chiuso (spero che non si sia pentito di quella scelta!); quindi Gerlando Gatto, autore del bel blog A Proposito di Jazz, che si è dimostrata, nei miei confronti, una persona molto gentile e carina, così come la sua collaboratrice Daniela Floris che è diventata mia amica di Facebook dopo l'inaudita campagna in rete scoppiata contro di lei dopo un suo articolo.
Non posso dimenticare alcuni amici che hanno spesso commentato i miei post, come ad esempio Alberto "loopdimare" e Riccardo con i quali ci siamo spesso anche "scazzati", ma che ringrazio per il loro stimolante contributo alla crescita di questo blog, ed infine "the last but not the least" Niccolò Carli, autore insieme ad altri di un'altro dei miei blog preferiti Free Fall Jazz, che condivide con me l'amore verso il mainstream contemporaneo e l'idea che il jazz moderno, ben lungi dall'essere morto, sia ben vivo e vegeto.

mercoledì 29 agosto 2012

Renaud Garcia-Fons: Tiny Desk Concert (video)

Sul sito della Npr è stato pubblicato il video di una bellissima breve performance del contrabbassista francese, ma di origine spagnola, Renaud Garcia-Fons.


Nato a Parigi da genitori di origini catalane, si avvicina alla musica a cinque anni, prima attraverso lo studio del piano, poi della chitarra classica. A sedici anni si innamora del contrabbasso e studia al Conservatoire National Supériuer de Paris; diviene inoltre allievo del compositore francese di origini siriane François Rabbath, grazie al quale acquisisce una profonda conoscenza dello strumento e della musica siriana.
Suona anche nella Big Band di Roger Guérin esibendosi al fianco di celebri batteristi jazz come Kenny Clarke e Sam Woodyard.
Poco dopo i vent’anni intraprende la sua carriera solista, esplorando l'incrocio tra jazz, musica tradizionale e contemporanea e dando all’improvvisazione un ruolo centrale nella sua visione artistica.
Suona un contrabbasso a cinque corde sul quale ha messo a punto una straordinaria tecnica, tanto con l’arco quanto nel pizzicato, che gli ha fatto guadagnare l’appellativo di “Paganini del contrabbasso”.
Ma il confronto più azzeccato è quello con Astor Piazzolla, Jimi Hendrix, Paco de Lucia, artisti che hanno ampliato le possibilità del loro strumento attraverso lo studio e la ricerca.

Pubblicato un inedito album dal vivo di Art Pepper

La vedova di Art Pepper, Laurie nel 2006 ha fondato l'etichetta Widow's Taste Records per "presentare inedite e sconosciute registrazioni di Art alle persone che lo amano o alle persone che ancora non lo conoscono, in modo da poter riempire la loro vita con una bellezza piena di sentimento." 
Da allora, l'etichetta ha cominciato a pubblicare ogni anno alcune straordinarie registrazioni del sassofonista. Proprio in questi giorni la Widow's Taste ha pubblicato l'ultima di queste registrazioni, Unreleased Art Pepper, Vol. VII, un doppio CD registrato nel novembre del 1980 a Osaka, in Giappone.


La sessione di Osaka è gioiosa, melodica e ricca di swing. Essa riunisce l'altosassofonista con il pianista George Cables, e "il morale di Art fu molto alto durante tutto questo viaggio", ricorda Laurie, "perché amava essere sulla strada con George e amava lavorare con lui ogni notte."
Altre ragioni per la gioia di Art (le cita sul palco) furono, il plauso accordato al suo libro appena pubblicato Straight Life, di cui Laurie era co-autrice, e la soddisfazione che sentiva per aver completato il suo album di ballate con gli archi, Winter Moon (Galaxy). 
L'ispirata performance dal vivo di Winter Moon in questo concerto di Osaka è, per quanto ne sa Laurie, l'unica esistente ed una buona ragione per la pubblicazione di questo materiale.
Unreleased Art Pepper Vol. VII ci dice tutto sulla sua musica, in particolare nelle performances di Winter Moon e dello sfolgorante Make a List. Essa fu registrato su cassetta da un anonimo componente del pubblico. 
La folla era assolutamente silenziosa, ricorda Laurie, "ma anche la sala è una presenza.., diciamo che è molto dal vivo. Questo particolare album ti piazza saldamente tra il pubblico accanto a quel tipo subdolo in quella notte alla Sankei Hall

Barbara Casini feat. Marco Tamburini a Montegrotto

Le serate in jazz a bordo piscina chiudono il mese di agosto venerdì 31 con la straordinaria voce di Barbara Casini e lo swing elegante e non convenzionale del trombettista Marco Tamburini e danno appuntamento a venerdì 7 settembre per la serata di chiusura della terza edizione di Jazz by the Pool


Si inizierà come ogni venerdì d’estate alle ore 20.00 con uno stuzzicante aperitivo per proseguire dopo cena dalle ore 21.30 con il pianista Roberto de Nittis ultimo giovane in gara per Jazz by the Pool Competition.
Attivo da più di vent’anni, con progetti originali, sulla scena del jazz italiano e internazionale, Marco Tamburini con il suo swing, elegante e non convenzionale, la fluidità e imprevedibilità delle sue scelte armoniche e sonore è rappresentante di una generazione di musicisti jazz europei di primo piano. 
Sul palco di Jazz by the Pool si esibirà in quartet con la bravissima Barbara Casini, più volte definita la più importante interprete di musica brasiliana in Italia. 
Per l’occasione presenterà il suo ultimo lavoro “Barato Total”, omaggio a Gilberto Gil leggenda della bossa nova, leader del movimento tropicalista e ambasciatore musicale e culturale del suo Paese, ma del quale forse si tende ad apprezzare più l’aspetto commerciale di facile ascolto e di grande comunicazione che il suo originalissimo genio musicale. 

Musica ai Frari a Venezia

Partita quasi in sordina nel maggio 2009 con un toccante piano–solo di Omar Sosa, Musica ai Frari si è ormai consolidata, in appena un triennio, come una delle rassegne di riferimento del panorama concertistico veneziano, ma non solo. 


Portare la musica “non classica” e “non sacra” all’interno della Basilica sembrava una scommessa azzardata, ed invece è stata vinta, senza riserve, grazie soprattutto all’intuizione, alla lungimiranza ed al coraggio di Fra’ Nicola, che ha creduto, da subito, nell’iniziativa. 
Le esibizioni di Michael Nyman e Danilo Rea, di Jan Garbarek–Hilliard Ensemble e Richard Galliano, costituiscono per gli appassionati un ricordo ancora vibrante, quasi palpabile. 
L’inaspettata cancellazione, per malattia di Paolo Fresu, del suo atteso concerto in duo con Daniele Di Bonaventura lo scorso 2 giugno, ed il tempestivamente concordato spostamento dello stesso a sabato 3 novembre, ha dato il via alla costruzione della sesta edizione di “Musica ai Frari”, rassegna che si muove stavolta intorno ad un unico semplice tema, quello del duo, formula come poche altre nel jazz creativa e stimolante. 
Duets” è infatti il sottotitolo assegnato a questo nuovo ciclo di concerti. L’idea è nata proprio pensando alla formazione che non si era potuta esibire lo scorso 2 giugno ai Frari. Per valorizzare ulteriormente quel duo collaudato, seppur di recente costituzione, formato dal trombettista sardo Paolo Fresu – da tempo uno dei più celebri ambasciatori del jazz italiano nel mondo – e dal polistrumentista marchigiano Daniele Di Bonaventura, in questo caso apprezzato specialista del bandoneon (sabato 3 novembre), abbiamo voluto completare la rassegna con altre due coppie di musicisti, una ancor più collaudata, con ormai quasi un ventennio di attività alle spalle, formata dal clarinettista Gianluigi Trovesi e dal fisarmonicista Gianni Coscia (venerdì 12 ottobre), l’altra, assolutamente inedita, composta dal famoso sassofonista jazz veneziano Pietro Tonolo e dalla violinista classica di origine armena Sonig Tchakerian (sabato 26 ottobre). 

martedì 28 agosto 2012

Se la musica data per morta ritorna in forma smagliante

Navigando in rete ho trovato questo "esilarante" articolo di Antonio Lodetti pubblicato qualche tempo fa sul sito de Il Giornale. L'autore a mio parere usa delle tesi piuttosto stravaganti per dimostrare una presunta rinascita del jazz in Italia.


Ma ecco un estratto dell'articolo:
Avete presente quelle cassandre che da tempo celebrano il de profundis del jazz, oppure lo relegano nella sua torre d'avorio - come la musica classica - rifugio privilegiato di quelli che Theodor Adorno avrebbe definito «ascoltatori risentiti»? Ebbene, ora dovranno fare i conti con una nuova realtà che vede in costante aumento di popolarità la musica di origine afroamericana, soprattutto in Italia.
Se le rockstar annullano concerti a profusione trovando le scuse più fantasiose (difficile ammettere che si son venduti pochi biglietti, come hanno fatto i Negrita) l'estate jazz è un florilegio di centinaia di festival con il meglio del panorama internazionale - da Wayne Shorter a Chick Corea passando per Keith Jarrett (la cui tournée in trio parte il 23 luglio dal teatro San Felice di Genova)...
Umbria Jazz si è appena concluso con un milione di incassi e già prepara la quarantesima edizione (su Internet e Facebook è uno dei tre Jazz festival più visitati con Montreaux e Montreal)....
Insomma è la rivincita del jazz che, dopo aver cercato nuove fonti di sopravvivenza nella contaminazione col rock (la cosiddetta fusion), dopo essersi troppo intellettualizzato con la sperimentazione e la ricerca, oggi trova un nuovo equilibrio tra tradizione e modernità. Un equilibrio che in verità si scontra con lo zelo dei puristi, per nulla contenti delle aperture alle cosiddette «musiche di confine». 
Difficile da digerire, per un duro e puro, l'album On the Dance Floor che il grande Enrico Rava - peraltro sulle orme di personaggi come Lester Bowie e Miles Davis - ha dedicato alle musiche di Michael Jackson raccontando a Musica Jazz: «Dalla sua musica e dal suo personaggio mi son sempre tenuto lontano... Dopo la sua morte ho scoperto che razza di genio avessi trascurato. Il detonatore è stato il micidiale riff di Smooth Criminal». 
Per i puristi esistono solo Brad Mehldau, Joshua Redman, Joe Lovano, il giovanissimo Ryan Truesdell... (leggi l'articolo integrale sul sito originario)

A voler commentare l'articolo, devo dire innanzitutto che trovo stravagante che, per celebrare la rinascita del jazz, vengano citati artisti ultrasettantenni (il più giovanotto è Jarrett che ne ha 67), e senza neanche aver citato Sonny Rollins!

Hollywood progetta un biopic sulla vita di Nina Simone

A Hollywood si torna a parlare di un film sugli ultimi anni della vita di Nina Simone: al progetto era già legata Mary J. Blige, da sei anni circa indicata come possibile interprete della leggendaria pianista, cantante e attivista politica. Da qualche giorno è confermato, invece, al suo posto è stata chiamata la star di “Avatar” Zoe Saldana, nel film che sarà intitolato semplicemente “Nina“. La Saldana reciterà al fianco di David Oyelowo che vestirà i panni del manager della cantante, Clifton Henderson. 


La decisione ha però già provocato lo scontento dei fan della cantante e pianista nera, infatti a Zoe vengono contestate le sue origini dominicane. È mulatta. E quindi di certo non simile, fisicamente parlando, a Nina Simone.
Inoltre benchè le riprese sono state fissate per metà ottobre con la regia di Cynthia Mort, come già accaduto per il recentissimo caso del film su Jimi Hendrix rifiutato dalla famiglia del chitarrista, si è messa di traverso l'unica figlia della musicista scomparsa nel 2003.
Lisa Celeste Kelly, in arte solo Simone, attrice di un certo peso a Broadway, parla senza mezzi termini di imbroglio e intervistata da diverse testate importanti, da The Daily Beast a Ebony, non è diplomatica nel descrivere la base del film, ovvero il rapporto sentimentale tra la madre e il suo ultimo assistente personale, come una completa invenzione: "Parlano di una storia d'amore fra mia madre e Cliff Henderson, ma come è possibile visto che lui era apertamente gay?"

Jammin' 2012 all'Auditorium di Roma

Dal 3 al 8 settembre l'Auditorium Parco della Musica di Roma ospiterà Jammin' 2012, in collaborazione con il Saint Louis College of Music.


Un’istantanea autentica e ricca di sfumature sulla musica più attuale e innovativa, uno sguardo estemporaneo e curioso attraverso il jazz e la canzone d’autore, la tradizione e la sperimentazione, fino alle contemporanee pulsazioni dell’elettronica d’avanguardia. 
Nuove generazioni di artisti sui quali sono puntati oggi i riflettori e l’attenzione del pubblico e della critica, musicisti e autori come Laura Lala e Sade Mangiaracina pluripremiate siciliane per il loro straordinario disco di canzoni “Pure Songs”, lo spericolato talento melodico del chitarrista jazz Gianluca Figliola e il suo disco “It’s strictly forbidden”, l’estroso pianista ventenne Enrico Zanisi, primo premio al concorso pianistico internazionale Franco Russo e al Chicco Bettinardi di Piacenza, con il suo progetto per la CamJazz “Life Variations”, l’energica Saint Louis Big Band diretta da Antonio Solimene reduce da quattro stagioni concertistiche in tutta Italia, la visionaria musica elettronica di Andrea Messina; tutti al fianco di musicisti di fama internazionale quali Flavio Boltro, Chiara Civello, Ivan Segreto, Pix Foil e Senking. 

lunedì 27 agosto 2012

Tingvall Trio e Bobby McFerrin questa sera in radio webcast

Questa sera le sulle radio internazionali sarà possibile ascoltare le registrazioni di due recenti bei concerti in webcast.


Si comincia alle ore 21 con il concerto del Tingvall Trio (Martin Tingvall al piano; Omar Rodríguez Calvo al contrabbasso; Jürgen Spiegel alla batteria), registrato lo scorso 1° luglio nell'ambito del Festival Jazzbaltica.
Il Tingvall Trio è annoverato tra i pochissimi giovani gruppi jazz della Germania che si sono fatti strada nell’avanguardia del loro genere in un arco di tempo molto breve, anche a livello internazionale.
Il Tingvall Trio è ormai maturato in uno dei principali piano trio d’Europa: puramente acustico, con un repertorio orientato alla canzone che dona alla musica un suono davvero particolare. É grazie a questa attrattività che si è trasformato in un marchio di fabbrica entrando nelle orecchie di molti ascoltatori, anche di quelli ben lontani dall’essere dei convinti appassionati della musica jazz.
L’inconfondibile suono del Tingvall Trio si nutre di correnti dinamiche di energia espresse nel ritmo e nel groove uniti a ciò che può essere quasi definito pop melodico e a una costruzione parzialmente classica. L’insieme di questi elementi non risulta assolutamente rigido ma viene migliorato di volta in volta in modo giocoso attraverso l’improvvisazione, creando nuovi orizzonti.
la formazione è composta dal pianista svedese Martin Tingvall, da Omar Rodriguez Calvo, nativo di Cuba, al contrabbasso e dal batterista Jürgen Spiegel dalla Germania.
Vägen (‘la via’), il loro ultimo album, ripercorre le impressioni del trio sul percorso fatto negli ultimi anni. L’album è stato registrato in Italia, presso l’Artesuono Studio di Udine, a cura di Stefano Amerio.
Clicca qui per ascoltare questo concerto, questa sera a partire dalle ore 21, trasmesso dell'emittente radiofonica tedesca Deutschlandfunk.

Alle ore 22,40 invece l'emittente svizzera Espace 2 trasmetterà la registrazione del concerto del grande Bobby McFerrin registrato lo scorso 20 aprile al festival jazz di Cully. 

E' deceduta la giovane pianista israeliana Shimrit Shoshan

Shimrit Shoshan un'emergente ed acclamata pianista israeliana attiva sulla scena newyorkese, è morta per arresto cardiaco lo scorso 19 agosto all'età di 29 anni.


Shimrit (approssimativamente tradotto come "salvata" in ebraico) prese il suo nome da un drammatico episodio capitatole alla nascita quando la madre prese la polmonite pochi giorni prima della sua venuta alla luce, e i dottori la misero davanti alla terribile scelta di salvare la sua vita o quella della figlia. Ella volle comunque andare avanti con la gravidanza e miracolosamente entrambe sopravvissero.
Shoshan crebbe nel sobborgo di Tel Aviv di Ramat Gan, figlia di un ebreo marocchino pescatore che possedeva un negozio di attrezzatura da pesca, dove lavorava anche la madre.
Autodidatta al pianoforte fino all'età di 13 anni, fece un provino per la prestigiosa Thelma Yellin High School of the Arts, una fucina di jazz che comprendeva tra i suoi alunni artisti come Omer Avital, Omer Klein e Anat Cohen e i suoi fratelli. 
Quando Shoshan si presentò con la sua tastiera Casio, la commissione immediatamente riconobbe il suo potenziale e la ammise a condizione che imparasse a leggere la musica. 
Si trasferì a New York nel 2000, per studiare al City College e alla New School. Tra i suoi insegnanti c'erano Kenny Barron, Reggie Workman e Charles Tolliver.
Shoshan apparse in alcuni dei migliori locali jazz di New York, e nel 2009 fu finalista al Thelonious Monk Institute Ensemble Competition e alla Mary Lou Williams Women in Jazz Competition.

Esce Heritage nuovo album di Lionel Loueke

Sarà pubblicato domani, per l'etichetta Blue Note, Heritage il nuovo attesissimo (almeno per me) album del chitarrista Lionel Louke, un artista che, grazie al suo eccellente virtuosismo ed a melodie in grado di coniugare in maniera sublime i suoni tradizionali dell'Africa Occidentale con le sonorità e le improvvisazioni tipiche del jazz americano, è diventato a ragione uno dei personaggi più acclamati nel panorama jazzistico internazionale.


Heritage è il seguito ideale dei due riuscitissimi precedenti album con la Blue Note, Karibu (2008) e Mwaliko (2010) per il chitarrista del Benin descritto dal suo mentore Herbie Hancock come "un pittore musicale" e recentemente lodato dal critico del New York Times, Jon Pareles come un "gentile virtuoso".
In realtà con Heritage, Loueke prova ad esplorare un suono più elettrico rispetto agli album precedenti, grazie all'utilizzo di steel string guitar e della presenza di una formazione composta da Derrick Hodge al basso elettrico e dal grandissimo batterista Mark Guiliana
L'album presenta in gran parte composizioni originali di Loueke ed un paio di composizioni scritte da Robert Glasper, che è anche coproduttore dell'album e contribuisce su diversi pezzi al piano e alle tastiere; da citare anche la partecipazione come ospite su un paio di pezzi dell'ottima singer Gretchen Parlato.
In una intervista Loueke ha spiegato da dove deriva il nome Heritage: "Parla del luogo da dove vengo, della cultura che ho oggi. Certamente vedo una grande influenza africana, ma ho anche un influenza dell'Occidente, dell'Europa e degli Stati Uniti. Un modo semplice di spiegare è che sto parlando in inglese. L'inglese non fa parte delle mie radici, il Benin era francese. Parlo francese a causa della colonizzazione. La colonizzazione, anche se aveva la schiavitù e tutto il resto, non era del tutto negativa. Abbiamo imparato molto dalla schiavitù. Culturalmente parlando abbiamo imparato molto sulla cultura dell'Occidente. Abbiamo imparato la lingua e tutto il resto. C'è stato un lato positivo. C'è un lato buono e un lato cattivo in tutto. In questo album parlo del lato buono. Ho imparato a parlare francese. Ho imparato a parlare inglese. Ho viaggiato in tutto il mondo. Ho una grande cultura brasiliana anche perché il Benin in principio era portoghese e francese.
Una delle canzoni dell'album si intitola "Ouidah", che era il commercio degli schiavi in Benin. C'era un posto che si chiamava Ouidah. E' il paese di mia madre. I nonni di mia madre venivano dal Brasile. Che ci crediate o no, il cognome di mia madre è Montego. In questo villaggio di Ouidah, c'erano tutti nomi brasiliani e portoghesi. Montego, Santos, ecc. Suonavano la musica e cantavano la samba in portoghese, ma non lo capivano. Quello che è successo dopo il commercio degli schiavi, fu che alcuni schiavi tornarono a casa e riportarono la cultura con loro. Tutte queste influenze sono su questo CD.

Marcio Rangel e Fabrizio Bosso a Pescara

Il chitarrista brasiliano Marcio Rangel e il trombettista torinese Fabrizio Bosso saranno in concerto questa sera a Pescara alle ore 21,30 presso il Parco dei Gesuiti.


Fabrizio Bosso è uno tra i migliori trombettisti italiani, affermatosi nell'attuale scena jazz a livello nazionale ed internazionale. Dotato di grandissima sensibilità e di una tecnica ineccepibile. Fabrizio Bosso si avvale di un linguaggio unico e personale che è il frutto di una grande ricerca stilistica. Passando dalla magia della tradizione all'evocazione del be-bop e l'hard-bop degli anni '60, arriva all'elaborazione di un suono tutto originale, costituito dalle mille sfumature dove le caratteristiche dominanti sono la forza, la freschezza ed il lirismo. Oltre ad aver svolto attività concertistica sotto la direzione di George Russell, Mike Gibbs, Kenny Wheeler, Dave Liebman, Carla Bley e Steve Coleman, è stato ultimamente reclutato da Charlie Haden per alcune tappe del tour promozionale del nuovo album della Liberation Music Orchestra. Nel 1999 viene votato come "Miglior Nuovo Talento" del jazz italiano dal referendum della rivista Musica Jazz. Fortunata anche la collaborazione al fianco di artisti confinanti con l'estetica jazz come Sergio Cammariere. Fabrizio Bosso è stato classificato al 1° posto nella Top Jazz 2010 come strumentista dell'anno di ottoni.
Recentemente ha registrato con la London Symphony Orchestra il cd Enchantment "Omaggio a Nino Rota". 

Talos Festival a Ruvo di Puglia

Dal 7 al 16 settembre il Talos Festival di Ruvo di Puglia torna alla sua dimensione originale, ritrovando nella direzione artistica del suo ideatore, il trombettista e compositore Pino Minafra, la forza progettuale e la qualità artistica che per nove edizioni – dal ’93 al 2000 e poi nel 2004 – lo hanno reso un festival di riferimento nel panorama nazionale ed europeo.


Dopo otto anni dall’ultima edizione diretta dal maestro Minafra, il Talos Festival – realizzato dal comune di Ruvo di Puglia con il sostegno di Regione Puglia, Provincia di Bari all’interno della rete Apulia Jazz Network sostenuta da Puglia Sounds si riappropria del suo antico ruolo di motore produttivo di cultura, votato alla sperimentazione di nuovi linguaggi musicali e alla valorizzazione delle radici fondanti la storia e la tradizione musicale pugliese.
In questa prospettiva, il titolo scelto per la rinascita del festival è Bande – la melodia, la ricerca, la follia. Il programma è interamente costruito intorno a quella che oggi appare la cenerentola delle grandi formazioni, dimenticata dall’establishment e dall’intellighenzia musicale nazionale e che invece è la maggiore responsabile della diffusione della cultura musicale nel nostro paese. Patrimonio endemico del Sud da oltre due secoli, la banda, come una sorta di teatro itinerante, è sempre stata capace di portare la grande musica a intere generazioni, paesi e piazze, spesso isolati geograficamente e depressi culturalmente, facendo scoprire il nostro grande patrimonio lirico (le Arie d’Opera interpretate con gli strumenti a fiato in luogo delle voci) e le grandi sinfonie.
La banda diventa dunque, da un lato, il motivo radicante il festival sul territorio; dall’altro rappresenta il viatico per sperimentare nuove produzioni e nuovi linguaggi. Seguendo questo filo conduttore, il Talos si svolge in due parti; un’anteprima in Largo Cattedrale, dal 7 al 12 settembre, dedicata alle bande che si sono formate all’interno di istituzioni culturali, dall’associazione comunale all’università; e il festival internazionale in Piazzetta Le Monache, dal 13 al 16, che ospiterà le produzioni originali realizzate appositamente per il Talos.

sabato 25 agosto 2012

Tea for three (Douglas, Rava, Cohen) Live 2011 (video)

Questo video riprende uno strepitoso concerto del trio Tea for Three, registrato il 19 luglio 2011, all'Heineken Jazzaldia Festival a Donostia in Spagna.


Tea for Three è il nome di un progetto originale che unisce jazzisti d'eccezione provenienti dagli Stati Uniti (Dave Douglas alla tromba, Uri Caine al pianoforte, Clarence Penn alla batteria), dall'Italia (Enrico Rava alla tromba), da Israele (Avishai Cohen alla tromba) e dall'Australia (Linda Oh, anche se è nata in Malesia, al contrabbasso). 
Il nome della formazione gioca sul titolo della celebre canzone Tea For Two di Vincent Youmans e Three sta ad indicare il numero delle trombe che formano la front line: tre solisti fra i più grandi oggi in attività, ognuno con le sue proprie peculiarità stilistiche. 
La musica originale scritta da Douglas appositamente per questo progetto si mescola ai grandi pezzi classici rivisitati, per dare vita a un jazz moderno, lirico, coinvolgente ed emozionante.
Tre differenti suoni di tromba in un’unica band. Non una gara o un concorso, ma una moderna miscela di personalità per creare momenti distintivi e mai sentiti. Un jazz moderno come non avete mai sentito, affascinante ed emozionante. Una vera e propria illuminazione delle voci individuali di ciascuno di questi musicisti distintivi.

Roma Jazz Festival 2012

La 36ma edizione del Roma Jazz Festival è dedicata alle analogie che legano la storia della musica jazz al cinema. Non è un caso che il debutto del jazz sul grande schermo, sia una pietra miliare della cinematografia
Sono sorprendenti le analogie che legano la storia della musica jazz e del cinema: sono ambedue arti collettive, hanno conciliato la cultura con l'animo popolare, l'avanguardia artistica con i media, sono due grandi fenomeni che hanno influenzato tutto il XX secolo. Il rapporto tra jazz e tecnologia e arti visuali risale all'inizio del secolo precedente; il primo film sonoro, i primi dischi in vinile, lo stretto interscambio con l'arte contemporanea, e ora con le nuove tecnologie e sistemi di diffusione globale, prende una nuova forza propulsiva.


Il Roma Jazz Festival, una delle più importanti manifestazioni internazionali, ogni anno sceglie un tema come filo conduttore dell'intera manifestazione, pur con l'inserimento di grandi eventi che possano dare lustro e risonanza all'intera rassegna. La scelta del tema “Visual Jazz“, nasce dalla sensibilità di cogliere la tendenza e l?evoluzione della musica jazz sia a livello internazionale che nazionale. Oggi con la grande diffusione dei nuovi media, da internet ai social networks all'uso di mezzi di riproduzione e rielaborazione di suoni ed immagini, si è generata una nuova creatività alla quale il jazz non poteva certo sottrarsi.
Il Roma Jazz Festival con un progetto articolato ed interdisciplinare, intende valorizzare tutte quelle espressioni artistiche nate dal rapporto tra arte visuale e jazz: film, documentari, fiction, cartoons, video clip, colonne sonore live, creazioni computerizzate, saranno presenti sotto il titolo “VJ - Visual Jazz”.
Tanti nomi illustri presenti al Roma Jazz Festival edizione 2012. Gli amanti del jazz potranno contare anche quest’anno su un cartellone ricco ed entusiasmante. Si inizierà venerdì 12 ottobre 2012 con l’anteprima europea di Jacob Tv, pseudonimo dell’artista olandese Jacob Ter Veldhuis, con “The News” coinvolgente mix di immagini e parole trasformate in jazz.
Sabato 13 sarà la volta di Fabrizio Bosso Quartet in “Il sorpasso”, rielaborazione della colonna sonora del famoso film di Dino Risi.
Si passa direttamente all’appuntamento di martedì 16 ottobre con Campobasso & Manzoni Quartet con l’omaggio al regista Stanley Kubrick rivisitando i temi di numerosi suoi film.
A seguire, il 17 ottobre, Giovanni Guidi Trio plus One con il suggestivo “The Forbidden Zone”; il 18 ottobre Manu Katché Quartet per un sound straordinario e coinvolgente.
Nel weekend, troviamo le performance di Cesare Picco, pianista dalle forti emozioni, che si esibirà venerdì 19, di The Heliocentrics che saliranno sul palco sabato 20 ottobre con i loro ritmi psichedelici, Enzo Pietropaoli e Michele Rabbia, con “Cartoons”, sonorizzazione dal vivo di numerosi corti di animazione e poi ancora Aldo Romano, Louis Sclavis e Henry Texier e le loro suggestioni africane e mediorientali, domenica 21.

Narni Black Festival 2012

Il Narni Black Festival, che si svolgerà dal 28 agosto al 1 settembre, a Narni in provincia di Terni, è ormai una manifestazione consolidata che raccoglie interesse e partecipazione, ed è diventato un evento che ha raggiunto una dimensione e un grado di conoscenza che permette di annoverarlo tra i grandi festival nazionali, punto di riferimento per gli artisti internazionali che vi partecipano e per tutti gli amanti della black music.
Sul palco del Narni Black Festival si sono esibiti nel corso degli anni: Ike Turner, purtroppo scomparso, Kool and the Gang, Gloria Gaynor, Blues Brothers, Dionne Warwick, Salomon Burke e tanti altri.


Ad aprire Narni Black Festival, martedi 28 agosto, all'Auditorium S. Domenico di Narni, il concerto di Rita Marcotulli & Luciano Biondini. Jazzista raffinata e sensibile (facendosi apprezzare con prestigiose collaborazioni e protagonista di progetti diversi e interessanti, fra gli ultimi l'omaggio al cinema di Truffaut e quello alla musica dei Pink Floyd) la pianista Rita Marcotulli, pluripremiata con prestigiosi premi come il Nastro d'Argento, il Ciak d'Oro e del David di Donatello per la colonna sonora del film Basilicata Coast to Coast di Rocco Papaleo, e recente vincitrice del Top Jazz 2011 come musicista dell'anno si presenta in duo con un musicista elegante come il fisarmonicista umbro Luciano Biondini.
Mercoledi 29 agosto, sempre all'Auditorium S. Domenico di Narni, il trio di Enrico Pieranunzi
Pianista, compositore, arrangiatore, ha registrato più di 70 Cd a suo nome e collaborato, in concerto o in studio d'incisione, con Chet Baker, Lee Konitz, Paul Motian, Charlie Haden, Chris Potter, Marc Johnson, Joey Baron. Tre volte premiato come miglior musicista italiano nel "Top Jazz", ha ricevuto nel 1997 anche il Django d'Or come miglior musicista europeo. Ha portato la sua musica sui palcoscenici di tutto il mondo esibendosi nei più importanti festival internazionali, da Montreal a Copenaghen, da Berlino e Madrid a Tokyo, da Rio de Janeiro a Pechino. Nell'ultimo decennio ha notevolmente intensificato la sua presenza negli Stati Uniti, suonando a Boston, San Francisco e più volte a New York.
Nel luglio 2009 ha suonato e registrato con Marc Johnson e Paul Motian nello storico "Village Vanguard" di New York. La prestigiosa rivista statunitense "Down Beat" ha incluso il suo cd "Live in Paris", tra i migliori cd del decennio 2000/2010. Da poco pubblicato è 1685 in cui Pieranunzi estende a Bach e Handel quel- l'idea di interpretazione/improvvisazione già presente con notevole successo in "Plays Scarlatti". Ha formato di recente un nuovo trio americano comprendente Scott Colley al contrabbasso e Antonio Sanchez alla batteria coi quali ha recentemente pubblicato per Cam, il cd "Permutation". Nat Hentoff, ha scritto di lui: "Pieranunzi è un pianista di intenso lirismo, in grado di swingare con energia e freschezza e, nello stesso tempo, di non perdere mai la sua capacità poetica. La sua musica canta". Con Enrico Pierununzi sul palco, Mauro Beggio alla batteria e Luca Bulgarelli al contrabbasso.

Muggia Jazz Festival

Anche nel 2012 per due giorni, la cittadina istroveneta di Muggia, in provincia di Trieste, tornerà ad essere la capitale italiana del jazz. L’1 e il 2 settembre (dalle 21 alle 23.30 con ingresso libero) nella suggestiva cornice di Piazza Marconi in programma la 6^ edizione del Muggia Jazz Festival organizzato dall’Associazione B.B.C. con il supporto del Comune di Muggia e il sostegno della Samer & Co. Shipping


In cartellone, grossi nomi internazionali (Harry Strikes Again, conosciuta fino al 2008 come Handsome Harry Company, scatenata orchestra swing olandese dalla ventennale esperienza sui palchi di tutto il mondo, il trombettista americano Jim Rotondi accompagnato dall’organista di fama internazionale Renato Chicco e dal sassofonista Fulvio Albano, erede di Gianno Basso e Chris Jagger, bluesman inglese fratello del leader dei Rolling Stones per i quali ha composto alcuni testi, a cui si aggiungono valenti musicisti triestini stimati all’estero (come Giuliano Tull e i Flampet Horns). 
Il programma della rassegna jazzistica internazionale riservata ad esclusive assolute, com’è consuetudine, presenterà artisti di fama internazionale che “si esibiranno in concerto in esclusiva con lo scopo – ha sottolineato in sede di presentazione il direttore artistico, Stefano Franco – di avvicinare alla musica colta il maggior numero di persone possibile e dimostrare che ascoltare il jazz (che affonda le proprie radici nello swing, nella musica afro, nel rock e nel blues) può essere divertente e alla portata di tutti”. 
Inalterata anche la formula che fin dalla prima edizione contraddistingue la rassegna: serate stilisticamente molte varie per “accontentare il gusto del maggior numero di persone possibile – conferma Franco -: spaziando dal blues, allo swing, al boogie woogie, al jazz più classico e alla tradizione del be bop; tutti generi che in realtà sono rami dello stesso grande albero, il jazz. Anche questa edizione – ha concluso Franco – seguirà l’ormai consolidata tradizione delle precedenti, con una prima serata (il sabato) connotata da un’atmosfera di festa per tutti, pur mantenendo inalterato l’alto livello musicale raggiunto e una seconda, domenica, rivolta ad un ascolto più attento del jazz strumentale”.
Sabato 1 settembre il palco muggesano ospiterà i Flampet Horns, quintetto piuttosto originale composto da Stefano Franco (piano, voce, hi-hat), Giuliano Tull (sax contralto), Franco Valussi (sax tenore), Maurizio Cepparo (trombone) e Flavio Davanzo (tromba), che rivisiteranno classici del jazz tradizionale da Duke Ellington a Herbie Hancock passando per Count Basie e George Benson oltre ad alcuni classici del boogie woogie, stile di cui Franco è eccellente interprete. Alcuni degli arrangiamenti sono firmati dagli stessi solisti che compongono la sezione fiati. 

Enrico Rava e Miroslav Vitous ad Albugnano

Appuntamento di assoluto valore mondiale questa sera quando, per Pianfiorito in Jazz, ad Albugnano, tra i vigneti dell’Azienda Agricola della  famiglia Binello, suonano Enrico Rava, Miroslav Vitous e Maurizio Brunod. Il concerto è previsto per le ore 21,30 in Località S. Stefano 6, e viene introdotto dalle ore 18,30 dalla Fouffa Quartet (Giulia Passera, voce, Daniel Bestonzo, piano e chitarra, Mattia Bonifacino, basso ed Elvin Betti batteria) che allieta il ricco apericena preparato con prodotti locali e vini della cantina Binello.


Il talentuoso trio vanta due nomi che hanno scritto la storia del jazz: Enrico Rava, trombettista formidabile dalle molteplici esperienze e Miroslav Vitous, gigantesco contrabbassista in tutti i sensi. Al loro fianco Maurizio Brunod, uno dei chitarristi più apprezzati di questi ultimi anni. 
Tromba, contrabbasso e chitarra, saranno dunque gli strumenti messi in scena per dare vita ad un interplay accattivante, forte di una ritmica energica e sofisticata per celebrare a dovere Vitous e Rava che si ritrovano a suonare insieme dopo vent’anni.
Rava ha un suono caldo e personale con un fraseggio semplice e melodicamente espressivo. Musicista rigoroso e strumentista raffinato, questo poeta della tromba è anche un sensibile ed abile compositore, capace di suonare nei più disparati contesti e di fondere nel suo personalissimo stile influenze musicali molteplici, dalla musica sudamericana al funk, al rock.
Tutte caratteristiche che gli hanno permesso di essere  protagonista anche durante le sue incursioni negli Stati Uniti.

venerdì 24 agosto 2012

Si è spento all'età di 92 anni Flavio Ambrosetti

Si è spento all'età di 92 anni Flavio Ambrosetti, figura storica della scena jazzistica svizzera ed europea, oltre che stimato industriale, alla guida dell'azienda di famiglia e padre del noto trombettista e flicornista Franco, fra i più importanti pionieri del bebop e del jazz moderno in Europa.


Nato nel 1919 Flavio Ambrosetti è fin da giovane un grande appassionato di musica e di jazz in particolare. Suona il pianoforte, poi passerà al sax tenore fino ad imbracciare il contralto dopo aver ascoltato a Parigi Charlie Parker.
Flavio Ambrosetti ha avuto un’importanza decisiva sia sulla scena jazzistica italiana che su quella svizzera. Oscar Valdambrini, Franco Cerri, Gianni Basso sono tra le personalità che con lui hanno contribuito allo sviluppo del moderno linguaggio jazzistico in Italia; a partire dalla metà degli anni ’50 insieme ai batteristi Pierre Favre e Daniel Humair, al trombettista Raymond Court, al bassista Erik Peter e soprattutto al pianista e compositore George Gruntz ha dato un impulso decisivo al jazz del suo paese. 

Gianluca Petrella e la Barga Jazz Orchestra al Barga Jazz Festival

Venerdì 24 e Sabato 25 le serate del XXV concorso internazionale di arrangiamento e composizione per Orchestra Jazz che vedranno protagonista la BargaJazz Orchestra diretta come sempre da Bruno Tommaso con ospite Gianluca Petrella.

  
Il concorso, nato nel 1986, nelle diverse edizioni ha sperimentato diverse formule mettendo di volta in volta l’accento su un solista particolare, su un tema o sulla musica di un grande del jazz.
Per il 2012 è stato scelto di provare ancora una nuova strada. Il tema con cui i concorrenti si sono confrontati è stata l’eclettica musica di Sun Ra, uno dei più importanti innovatori del linguaggio jazzistico ed anche del modo di concepire la big band. 
Inoltre l’orchestra di Barga avrà ospite uno dei jazzisti italiani contemporanei più apprezzati sulla scena internazionale, Gianluca Petrella. Il binomio Sun Ra – Petrella non è nuovo visto che il trombonista ha spesso frequentato la musica di Sun Ra facendone una delle sue principali fonti di ispirazione.
Ecco i brani in concorso: per la sezione A (arrangiamenti su brani di Sun Ra) sono stati selezionati: Michele Corcella con “Saturn”, Francesco Ganassin con “Where Pathways Meet”, Salvatore Cirillo con “Where Pathways Meet”, Lorenzo Agnifili con “We Travel The Spaceway”, Giuliano Nora con “Dancing Shadows” e Benedetti Federico con “Saturn”.

martedì 7 agosto 2012

Phil Woods un eroe oltre la musica

Recentemente sul NY DailyNews, è stato pubblicato un bel ritratto del grande Phil Woods.


Ecco un estratto dell'articolo:
Phil Woods, può essere considerato il più grande altosassofonista del mondo. Il suo tono brunito, distillato come un'ottima grappa, il suo swing liquefatto a qualsiasi velocità, e la sua gamma virtuosistica di espressioni emotive sono tutti segni della sua maestria.
Ma benchè legioni di appassionati di jazz di tutto il mondo potrebbero confermare questa mia dichiarazione, devo ammettere che sono di parte. Non posso essere obiettivo con Phil Woods, perché lui è uno dei miei eroi del jazz.
Tornando agli anni '70, il decennio in cui fui battezzato nel jazz, il sound di Woods si poteva sentire in tutte le onde radio. Animò gli Steely Dan (Doctor Wu) e rinvigorì il successo di Billy Joel, Just the Way You Are, con un caloroso assolo che ogni vero fan Joel può canticchiare. 
Iniziai a suonare il sax alto in questo periodo e Phil diventò una delle mie principali ispirazioni.
Successivamente, all'Hamilton College, quando scoprì i dettagli sugli orrori della tratta degli schiavi e su Jim Crow, il mio amore verso Woods e altri sassofonisti "bianchi" come Paul Desmond e Zoot Sims divenne uno scudo contro una mia eventuale deviazione verso il razzismo.
Woods, ora 80 anni, fu attratto dal jazz sin da giovane a Springfield, Massachusetts, negli anni '40. Iniziò a suonare il sax a 12 anni e studiò con il grande maestro Harvey LaRose, che lo avvicinò a Benny Carter e Johnny Hodges, il sassofonista principale di Duke Ellington. Ma ben presto Charlie Parker scosse il suo mondo.
Si avventurò nella zona nera della città, nel South End per l'iniziazione ai misteri del blues. "Andavo in un club chiamato Phono Village ed avrei imparato dai musicisti neri. Da quelli che l'avevano inventato, sai cosa voglio dire? "

"Where Do You Start" nuovo album di Brad Mehldau

L'etichetta Nonesuch Records ha annunciato la pubblicazione il prossimo 18 settembre del nuovo album del pianista Brad Mehldau, intitolato Where Do You Start.


L'album è considerato il seguito ideale dell'acclamato Ode, pubblicato dalla stessa etichetta questo stesso anno; però mentre Ode presentava tutti pezzi originali scritti da Mehldau, quest'ultimo è invece costituito in gran parte da cover scritte da altri compositori tra cui standard di jazz come Brownie Speaks, Airegin, e la stessa title track, pezzi di musica brasiliana come Samba e Amor e Aquelas Coisas Todas e cover di pezzi rock e pop come Baby Plays Around di Elvis Costello, Hey Joe e Time Has Told Me di Nick Drake.
Anche per quest'album Mehldau rispolvera il suo solito trio con Larry Granadier al contrabbasso e Jeff Ballard alla batteria. 
Sul sito della Nonesuch è possibile pre-ordinare l'album, con l'acquisto è incluso il download istantaneo di Jam, unico pezzo originale di Mehldau incluso nell'album.

lunedì 6 agosto 2012

Lou Donaldson Quartet questa sera su Orf

Questa sera l'emittente austriaca OE1 della Orf trasmetterà il concerto del leggendario altosassofonista Lou Donaldson, registrato lo scorso 25 maggio al Inntöne Festival. Donaldson per l'occasione era accompagnato dal suo quartetto con Randy Johnston alla chitarra, Pat Bianchi all'organo e Fukushi Tainaka alla batteria. 


Swinger e bopper, Lou Donaldson ha coniugato i valori tradizionali del linguaggio jazzistico con la lezione creativa di Charlie Parker e con un’attenzione sempre viva per i colori sanguigni del blues e del funk. Donaldson, classe 1926, ha iniziato la propria carriera musicale studiando il clarinetto ed ha proseguito con lo studio dopo il suo arruolamento in marina.
Dopo aver “sostituito” il clarinetto con il sax alto, Donaldson ha ottenuto i primi successi nella band costituita con alcuni commilitoni: Willie Smith, Clark Terry ed Ernie Wilkins.
I primi dischi arrivano al fianco di Milt Jackson e Thelonious Monk e poi come leader di alcune small band e accanto a Blue Mitchell,Horace Silver, Art Blakey, Clifford Brown e Philly Joe Jones. Unitosi con Brown, nel 1954, ai Jazz Messengers di Art Blakey, Lou Donaldson ha continuato a suonare in piccole band, principalmente negli Stati Uniti.
Dagli inizi degli anni ’80 l’altosassofonista statunitense si dedica principalmente al bop.

Mattia Cigalini “Res Nova” questa sera su Radio 3

Questa sera Radio 3 della Rai, trasmetterà il concerto di Mattia Cigalini, registrato alla Casa del Jazz di Roma, lo scorso 19 novembre. Per l'occasione Cigalini era accompagnato da Mario Zara al pianoforte, Mauro Battisti al contrabbasso e Tony Arco alla batteria.


Giovanissimo talento del jazz italiano, Mattia Cigalini è salito sul palcoscenico della Casa del Jazz. Reduce del successo della sua tournée primaverile in alcune dei più importanti templi del jazz italiani, dalla partecipazione come più giovane artista in cartellone ad Umbria Jazz Summer 2011 e da un tour internazionale in qualità di testimonial Yamaha, il ventiduenne sassofonista Mattia Cigalini era in tournée per presentazione del suo ultimo album, Res Nova, alla testa di un quartetto composto da Mario Zara al pianoforte, Mauro Battisti al contrabbasso e Tony Arco alla batteria.
Con la suite Res Nova e l’omonimo album, uscito in maggio dello scorso anno per My Favorite Records – Emi, Cigalini pone una pietra miliare su di un percorso musicale del tutto personale che si annuncia lungo e avventuroso. Se Arriving Soon (l’album uscito nel 2009 con cui Cigalini si è imposto all’attenzione internazionale) ha rappresentato: “Il banco di prova per un confronto musicale diretto con la tradizione del jazz degli ultimi cinquant’anni, e con il Bebop in particolare – racconta Cigalini – Res Nova mi ha invece permesso di sviluppare una dimensione musicale che sento davvero mia Res Nova è un viaggio sonoro, dal grande significato emotivo per me – continua il giovane sassofonista – rappresenta il mio tributo espressivo nei confronti della vita, nel suo continuo evolversi, e all’arte, in ogni sua forma. Si tratta di una grande suite suddivisa in sette movimenti, a loro volta suddivisi in episodi. Ogni movimento e semi-movimento ha un titolo, e un ordine non casuale, ed è dall’articolazione di questi movimenti che nasce la struttura del tutto. Questi movimenti (Nature, Streght, Love, Casualty) e semi-movimenti (Destiny-Fantasy, Faith-Time, Dreams-Hope) infatti rappresentano l’evolversi dalla vita, messa alla prova dal caso, un fattore che, nella vita di un uomo, si manifesta sia come forza inaspettata sia come tensione nei confronti di un sogno, speranza.”

Impressioni dal Newport Jazz Festival

Questo week-end la Npr e la Wbgo ci hanno offerto in diretta oltre 16 ore di grande musica jazz, dal leggendario palco del Newport Jazz Festival, giunto quest'anno alla 58a edizione.
Essendo costretto in casa per motivi famigliari in questo caldissimo weekend agostano, ho fortunatamente avuto la possibilità di ascoltare gran parte dei concerti e vorrei condividere alcune mie brevi impressioni su quelli che mi hanno più coinvolto.

   
Nella giornata di sabato indubbiamente il concerto che mi sembrava più interessante, e che ha confermato le aspettative, era quello dalla All-Stars di Jack DeJohnette. La formazione ha presentato in gran parte i pezzi tratti dall'ultimo album del batterista, il bellissimo Sound Travels, un vero e proprio "viaggio sonoro"  tra sonorità bop e ritmi afro-cubani e africani, mescolando sapientemente le sonorità di una front-line composta dagli ottimi Tim Ries (ai sassofoni) e Jason Palmer (alla tromba), che rappresentavano il lato "americano", ed il chitarrista Lionel Loueke e il percussionista Luisito Quintero che, sostenuti da una ritmica prodigiosa composta da Jason Moran al piano (e poi George Colligan), Christian McBride al basso e lo stesso DeJohnette, hanno dato vita ad un concerto intenso, vibrante e ricco di colori.
Diverso, ma ugualmente interessante il concerto del progetto Three Clarinet, che riuniva tre sensazionali e diversissimi interpreti dello strumento: Evan Christopher, originario di New Orleans, l'israeliana Anat Cohen, ed il re dello swing Ken Peplowski, che hanno riunito le loro differenti personalità ed i loro stili per una trascinante escursione nella storia del jazz. Da brividi il pezzo eseguito in solo dalla Cohen (di cui purtroppo non conosco il titolo), con sonorità che ricordavano un film noir, che mettono in mostra lo straordinario playing della clarinettista (e sassofonista), che personalmente considero una delle più grandi interpreti dello strumento in circolazione. Un'artista incredibile che purtroppo in Italia non è ancora molto nota, mentre in America è già una star, e che consiglio vivamente di approcciare specie nei suoi ultimi due album Clarinetwork e Notes from the Village.
Sorprendente invece è stato il concerto della formazione Double-Wide del sassofonista John Ellis, che personalmente non conoscevo. Una formazione dal setting molto particolare (sassofono, trombone, organo, fisarmonica, sousaphone e batteria), in grado di produrre una musica che modernizza il sound delle brass band di New Orleans, conservandone il clima carnevalizio e trascinante.

Wynton Marsalis w/ Lucky Peterson a Marciac (video)

In occasione del concerto che il grande Wynton Marsalis terrà questa sera ad Andria (unica tappa italiana), ecco il video integrale del concerto che il trombettista ha tenuto lo scorso sabato 4 agosto al Festival Jazz di Marciac. 


Per l'occasione la formazione era composta da Wynton Marsalis, tromba; Walter Blanding, sassofono; Dan Nimmer, piano; Carlos Henriquez, basso; Ali Jackson, batteria; con la straordinaria partecipazione del grande bluesman Lucky Peterson alla chitarra, organo e voce.
Ormai ospite fisso del Festival Jazz di Marciac, nel quale ha già suonato lo scorso 31 luglio, il quintetto guidato da Wynton Marsalis, accompagnato dalla sezione ritmica della Lincoln Center Orchestra, ha ospitato per l'occasione il chitarrista, cantante e organista Lucky Peterson .
Figura di spicco nel blues e R & B, Lucky Peterson è un vero showman in grado, come ha già dimostrato qui, di sollevare l'entusiasmo del pubblico con la sua voce potente ed i suoi riff frenetici, tanto all'organo Hammond come alla chitarra, dimostrando di essere il degno successore di B.B. King e Buddy Guy.

domenica 5 agosto 2012

Il programma odierno del Newport Jazz Festival

Prosegue anche oggi la diretta webcast audio e video del leggendario Newport Jaz Festival, offerte rispettivamente dalla Wbgo e dalla Npr.


Il programma odierno si preannuncia ancora più interessante di quello di ieri, presentando una scaletta davvero sensazionale:
Ecco il programma, con gli orari dei concerti, che si potranno ascoltare in diretta webcast:
17:00 Broadcast Preview
17:05 Lewis Nash Quintet
17:50 Jenny Scheinman/Bill Frisell
18:20 Kurt Elling
19:00 Rudresh Mahanthappa and Samdhi
19:55 Three Cohens
21:00 Miguel Zenon Rayuela Quartet
22:00 Ryan Truesdell Gil Evans Centennial Project
22.40 John Hollenbeck Claudia Quintet + 1
23:20 Tedeschi/Trucks Band

Clicca qui per ascoltare la diretta del NJF a partire dalle ore 17.

Ed ecco il webcast della diretta video:

sabato 4 agosto 2012

Il Newport Jazz Festival è anche in diretta video

Anche il sito della Npr, trasmetterà oggi e domani a partire, il webcast della diretta video del Newport Jazz Festival.


Su questo blog è possibile vedere questo webcast in diretta a partire dalle ore 17.
Non mancate a questo imperdibile appuntamento!

Newport Jazz Festival in diretta su Wbgo

Imperdibile appuntamento con il grande jazz alla radio. 
Oggi e domani l'emittente radiofonica Wbgo trasmetterà in diretta a partire dalle ore 17 (fino all'1 di notte) i concerti del leggendario Newport Jazz Festival, certamente uno dei più prestigiosi e longevi festival jazz al mondo.


Ecco il programma dei concerti di oggi che si potranno ascoltare in diretta webcast:
17:00 Broadcast Preview
17:15 Pedrito Martinez Group
17:50 John Ellis Double-Wide
18:40 Jack DeJohnette Group
19:40 Dafnis Prieto Sextet
20:25 Darcy James Argue Secret Society
21:25 The Bad Plus w/ Bill Frisell
22:25 Three Clarinets
23:05 Jack DeJohnette All-Stars
00:10 Bill Frisell Plays John Lennon

Clicca qui per ascoltare la diretta del NJF a partire dalle ore 17.

venerdì 3 agosto 2012

Jan Garbarek – Dansere (cofanetto)

Non c'è nessun altro musicista che rappresenta meglio del sassofonista norvegese Jan Garbarek il tipico artista della ECM Records. Oltre ad aver registrato in esclusiva per l'etichetta fin dal suo secondo album Afric Pepperbird del 1970, Garbarek ha anche partecipato a innumerevoli altri progetti ECM, in particolare, fu uno dei protagonisti dell'European Quartet di Keith Jarrett negli anni '70. 
La ECM in questi giorni celebrerà questo artista con un cofanetto di 3 CD che unisce un trio di album fondamentali, registrati agli inizi ed alla metà degli anni '70, intitolato Dansere, come il nome dell'ultimo dei tre.


Gli album che fanno parte del cofanetto sono: Sart (1971), Witchi-Tai-To (1974) e Dansere (1976). La scelta di questo materiale non segue l'ordine temporale del catalogo di Garbarek: infatti l'album Triptykon (1972) fu pubblicato tra Sart e Witchi-Tai-To, mentre l'album di debutto Afric Pepperbird (1970) apparve poco prima di Sart con in gran parte gli stessi musicisti.
L'elemento unificante dei tre album è certamente il pianista svedese Bobo Stenson con il quale Garbarek ha avuto sempre fruttuose collaborazioni.
La sequenza di questi album racconta in larga misura l'evoluzione della stessa ECM, dal free jazz e la fusion dei primi anni '70, a quella miscela di musica da camera e folk che ha dominato la musica dell'etichetta a partire da metà degli anni '70, al quale fu anche dato il nome di "estetica" o "suono" ECM.
Sart fu il terzo album di Garbarek, registrato da un quartetto con il quale aveva già registrato sia Esoteric Circle for Flying Dutchman nel 1969 che Afric Pepperbird per la ECM nel 1970. Per l'occasione Garbarek era accompagnato oltre che da Stenson anche da Terje Rypdal alla chitarra, Arild Andersen al contrabbasso e Jon Christensen alle percussioni.
Witchi-Tai-To e Dansere furono entrambi registrati dal quartetto di Garbarek, con Stenson, Christiansen e Palle Danielsson al contrabbasso. 

Wynton Marsalis ad Andria “A concert for you…Daniela”

Lunedì 6 agosto, alle ore 21:30, Andria (Piazza Vittorio Emanuele II) accoglierà uno straordinario evento musicale “A concert for you…Daniela”: questo il titolo del concerto che il celebre trombettista statunitense Wynton Marsalis dedicherà a Daniela D’Ercole, talentuosa cantante jazz andriese, rimasta vittima di un incidente stradale sulla Broadway di New York, lo scorso 12 novembre.


Durante il suo unico concerto in Italia, Marsalis, accompagnato da un prestigioso quintetto, ripercorrerà quelle melodie jazz che hanno segnato e caratterizzato la breve vita e carriera di Daniela D’Ercole, considerata dal grande sassofonista Lew Tabackin “una stella nascente del jazz vocale”.
La formazione sarà composta da Wynton Marsalis (tromba), Walter Blanding (sax), Maurizio Rolli (basso), Claudio Filippini (piano), Nicola Angelucci (batteria).

Acoustic Groove primo album di Humpty Duo

"La potenza di una rock band nell'intimità di un duo acustico". 
Brani originali ed arrangiamenti inusuali di brani famosissimi, Jazz, Rock, Funk, Blues, ma soprattutto tanto e tanto Groove. Un contrabbasso ed una chitarra acustica che dialogano, urlano e poi si calmano, corde accarezzate e violentate, casse armoniche che diventano percussioni e fonte di nuovi suoni. 
Ritmi e melodie che si inseguono ed intrecciano in maniera sempre nuova ed efficace stanno alla base della musica tutta da scoprire dell'Humpty Duo e del loro primo album Acoustic Groove.


L’idea dell’Humpty Duo nasce a metà del 2010, quando il chitarrista udinese Luca Dal Sacco (1989) e il contrabbassista Matteo Mosolo (1985), reduci da esperienze in vari gruppi jazz, decidono di formare un duo nel quale convogliare le loro idee musicali.
Affrontano così un progetto jazz insolito – contrabbasso e chitarra acustica, senza percussioni – orientato a fondere la classica tradizione jazzistica con brani originali, nei quali i ritmi incalzanti e le interessanti soluzioni armoniche  rivelano intendimenti di arrangiamento mai banali.
Brani dalla struttura complessa, che sostengono spazi di libera improvvisazione ed un fitto dialogo tra i due musicisti.
A conferma di questo originale progetto, Humpy Duo è riuscito, in poco tempo, a ritagliarsi uno spazio notevole e un buon numero di consensi all'interno di una regione particolarmente fertile nell'ambito jazzistico.
A dicembre 2011 hanno presentato allo storico “Caucigh Jazz Club” di Udine il loro primo disco “Acoustic Groove” con gran successo di pubblico e ottimi consensi e complimenti.

giovedì 2 agosto 2012

We Want Michael: il Re del Pop secondo Enrico Rava

Sul sito Jazz Convention è apparsa una bella recensione sul concerto di Enrico Rava a Pescara dello scorso 15 luglio, nel quale il celebre trombettista celebrava la musica di Michael Jackson.


Ecco un estratto dell'articolo:
Cosa hanno in comune Enrico Rava e Michael Jackson? A primo avviso, probabilmente niente. Il primo è uno dei veterani del jazz italiano, tra i più amati e sicuramente più noti all'estero; l'altro è stato lo straordinario cantante e ballerino, icona pop per migliaia di fan in tutto il mondo, che ha infranto tutti i record di vendite di dischi. 
Eppure un giorno succede che, tornando a casa da un concerto, Rava trova sua moglie che guarda alla tv il dvd del concerto di Bucarest di Michael Jackson e ne resta folgorato. La visione di quell'esibizione accende l'interesse di Rava per questo artista, portandolo a ricercare ed ascoltare tutto quello che lo riguarda. 
«Conoscevo la musica di Michael Jackson sin da quando, negli anni '70, vivevo a New York. All'epoca era ancora un bambino e militava nei Jackson Five, la band che aveva formato con i fratelli. Però l'ho sempre seguito in maniera marginale», ci rivela il trombettista in una breve intervista rilasciataci prima del concerto. 
«Solo recentemente ho capito di essermi perso qualcosa di musicalmente importante, quindi iniziare a suonare la sua musica mi è sembrato il passo più naturale da fare.» 
Qualche tempo dopo, l'interesse di Rava per Jackson è diventato un progetto musicale intitolato We Want Michael, il quale vede il trombettista accompagnato dall'ensemble "Parco della Musica Jazz Lab", una formazione di dodici elementi composta da alcuni dei migliori musicisti italiani. 

Claudio Fasoli. "Note interiori. Un musicista si racconta" a Siena

Sabato 4 agosto alle 18.50 presso la Biblioteca del Centro Nazionale Studi sul Jazz “Arrigo Polillo” nell’ambito della 42esima edizione dei Seminari Estivi del Siena Jazz, la Fondazione Siena Jazz presenta il terzo volume della collana Quaderni di Siena Jazz, scritto da Francesco Martinelli e dedicato al grande sassofonista italiano Claudio Fasoli.


La passione per la musica di Lee Konitz, Miles Davis e John Coltrane. La scoperta del jazz con gli esordi tra Venezia, Padova, Bologna e Milano fino alle più recenti esperienze in quartetto. Sassofonista, compositore e docente “storico” di sax tenore e tecniche di improvvisazione al Siena Jazz, Claudio Fasoli è il protagonista di un libro che racconta la sua esperienza di musicista internazionale, apprezzato in tutto il mondo. Sogni, aspirazioni e interessi che finiscono in un testo corale che contiene anche le voci e le storie dei tanti musicisti che con Fasoli hanno collaborato o che sono stati suoi allievi.
Claudio Fasoli. Note interiori. Un musicista si racconta” scritto da Francesco Martinelli edito dalla Fondazione Siena Jazz, terza pubblicazione della collana editoriale Quaderni di Siena Jazz realizzata in collaborazione con EDIT, sarà presentato - sabato 4 agosto alle 18.50 - presso la Biblioteca del Centro Nazionale Studi sul Jazz “Arrigo Polillo” della Fondazione Siena Jazz, in un incontro aperto al pubblico.
Il libro è una preziosa raccolta di articoli pubblicati da Fasoli su varie testate specializzate e dedicati al linguaggio del jazz e contiene tributi a grandi sassofonisti come Rollins, Konitz, Shorter e Liebman. Si tratta del primo lavoro organico dedicato al grande sassofonista italiano, arricchito da un ampio corredo iconografico, una discografia completa e una ricca bibliografia.

Magna Graecia Jazz Festival a Rossano Calabro

La città di Rossano, anche quest’anno, riveste un ruolo fondamentale, ospitando, dal 5 al 7 agosto, un’intensa “tre giorni” di respiro internazionale all’insegna del “Magna Graecia Jazz Fest.” 


Nell’incantevole chiostro di Palazzo San Bernardino, uno dei gioielli architettonici che impreziosiscono il centro storico della città bizantina, le piccanti note del jazz inizieranno a risuonare domenica 5 agosto alle ore 22.30 quando si esibirà lo straordinario contrabbassista israeliano Omer Avital, accompagnato da alcuni tra i più brillanti musicisti delle scena USA: il trombettista Avishai Cohen, il sassofonista Joel Frahm, il pianista Jason Lindner e il batterista Johnathan Blake. 
Il giorno seguente, invece, sarà la volta della produzione “Legacy Of John Coltrane” proposta dal super quartetto capitanato dal leggendario batterista Alvin Queen, con il grande Joe Locke al vibrafono, Dado Moroni al piano e Dario Deidda al contrabbasso. 
A chiudere questa incredibile edizione del MGJF, l’eclettico duo formato dalla fantastica cantante portoghese Maria Joao e dal pianista Mario Laginha

Riccardo Fioravanti "Coltrane Project" a Ospedaletti (Im)

Venerdì 3 agosto, alle ore 21.30, all’Auditorium Comunale di Ospedaletti (IM), Riccardo Fioravanti presenterà dal vivo il suo nuovo disco “Coltrane Project”. Sul palco sarà accompagnato da Bebo Ferra (chitarra) e Andrea Dulbecco (vibrafono) con la straordinaria partecipazione del trombettista siciliano Giovanni Falzone.


Dopo lo straordinario successo di "Bill Evans Project" edito da Abeat nel 2005, Riccardo Fioravanti trio esplora le composizioni di Coltrane, dando loro una originalità senza precedenti. Grandi e curati arrangiamenti, tre grandi composizioni originali, un suono unico determinato dalla rara combinazione di strumenti quali : vibrafono, chitarra e basso acustico.
In “Coltrane Project” (Abeat Records/IRD) Riccardo Fioravanti ed il suo trio, formato da Bebo Ferra (chitarra) e Andrea Dulbecco (vibrafono), interpretano i temi di John Coltrane con la straordinaria partecipazione di Fabrizio Bosso, Giovanni Falzone e Dino Rubino. 
Il disco è prodotto da Abeat Records e registrato, mixato e masterizzato da Roberto Centamore e Riccardo Fioravanti presso i Diecidecibel Studio di Milano. La grafica è a cura di Marina Barbensi.  
Riccardo Fioravanti, inizia a suonare il basso elettrico nel 1973 e nel 1976 entra nella classe di contrabbasso del Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano.