martedì 3 luglio 2012

Spyro Gyra a Torino

Entra nel vivo la rassegna jazz al Gru Village a Torino. E propone per stasera (ore 21.30, euro 25) il concerto di un gruppo storico della “fusion” come gli Spyro Gyra, che prendono il nome da un'alga e da decenni sono un'istituzione nell'ambito di un suono che mescola abilmente e con fantasia creativa il jazz e altri generi musicali.


Anche per questo la band ha riscosso successo presso un ampio pubblico, con vendite milionarie, lunghi tour e numerosi riconoscimenti nel cassetto.
Il loro ultimo cd, “A Foreign Affair”, conferma la vena eclettica della formazione, spaziando dai ritmi caraibici a influssi afro e orientali.
Fondato nel 1974 a Buffalo da Jay Beckenstein e Jeremy Wall, trovando la propria identità mescolando R&B, musica caraibica, elementi pop e jazz. Il contributo di Jay al sax ha trasformato molti degli odierni stili jazz più popolari.
Hanno effettuato oltre 5000 spettacoli, inciso 29 album (senza contare “Best Of …” compilation) vendendo oltre dieci milioni di album ottenendo anche un disco di platino e due dischi d’oro, ottenendo nomination ai Grammy ® per ciascuno degli ultimi quattro album.
La formazione attuale è composta da Jay Beckenstein ai sassofoni, Tom Schuman alle tastiere, Scott Ambush al basso, Julio Fernandez alla chitarra e l’eclettico Bonny Bonavita alla batteria.

10 commenti:

  1. Sì certo, non è stata e non è la fusion più riuscita, ma ce n'è tanta di musica insopportabile in giro e anche grandemente sopravvalutata da chi non sopporta...

    RispondiElimina
  2. Il concerto è stato di classe.La musica va capita soprattutto se si ha un back ground di musica alle spalle (suonata e/o ascoltata).
    Inoltre si sono cordialmente resi disponibili per foto, autografi e scambiare quattro chiacchiere in inglese ed italiano, molto naturalmente. Riscontro più che positivo.
    Michele-To

    RispondiElimina
  3. Gli SpyroGyra non passeranno alla storia della musica e fanno una fusion abbastanza datata, a mio avviso, ma michele non ha tutti i torti. Si parla spsso per pregiudizio. Ad esempio bisognerebbe cominciare a dire che Jay Beckenstein è un fior di sassofonista con un bellissimo suono, riconoscibile e fior di tecnica, ma in effetti per saperlo forse bisognerebbe aver preso in mano un sax o perlomeno uno strumento a fiato in vita propria almeno una volta e magari riconoscere uno strumentista preparato da uno che non lo è. Troppa fatica?

    RispondiElimina
  4. 1 - che bello! ogni mio giudizio sarà commentato con una frase del tipo "che ne sai tu che ami Tizio, Caio o Sempronio!". grazie Riccardo.
    2 - la solfa della musica che andrebbe giudicata dai musicisti è la solita solfa. certo per giudicare la tecnica strumentale può aiutare (ma allora un pianista potrà solo essere giudicato da un pianista, un sassofonista da un sassofonista ecc?). per quanto riguarda invece, scusate la parolaccia, la poetica di un artista che si fa?
    ci mancherebbe che gli SpyroGyra non fossero degli egregi strumentisti: è l'unica loro qualità.
    3 - io suono (male ) solo il flauto traverso e strimpello (malissimo) la chitarra.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
  5. caro loop, oltre al fatto che ti innervosisci spesso a sproposito quando vieni contraddetto, hai sempre la capacità di distorcere a tuo uso e consumo quel che viene scritto. Dov'è che avrei scritto che la musica andrebbe giudicata solo dai musicisti? Io non sono un musicista, ma quello che ha scritto michele è corretto che ti piaccia o no, ossia che spesso si sparano giudizi per partito preso o per presupposto ideologico e si fa poco l'unica cosa che conta davvero, ossia ascoltare quello che si sente con le proprie orecchie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. aggiungo...
      sul discorso della poetica mi sono già espresso in altre occasioni e secondo me si fa spesso confusione. La poetica non è in contrapposizione alla tecnica, e l'una non esclude l'altra. Diciamo che la tecnica deve essere funzionale alla poetica, in quanto non ha senso parlare di espressione artistica priva della necessaria tecnica, che può naturalmente anche essere del tutto innovativa ai fini delle necessità espressive dell'artista. In questo senso constato spesso nella valutazione dei jazzisti delle distorsioni abbastanza chiare, almeno ai miei occhi, nelle quali alcuni musicisti vengono liquidati come freddi tecnici, quando invece una poetica e un'identità espressiva l'hanno ben chiara, ma magari su una sensibilità espressiva diversa da quella dell'ascoltatore. Il fatto è che chi ascolta se non ha un adeguato background musicale, e su questo credo si riferisse michele, spesso non è in grado di cogliere la tecnica che sta dietro all'espressione musicale e quindi tende a separare la tecnica dalla poetica, perché forse percepisce (o crede di percepire?) solo la seconda. Viceversa a volte accade il contrario, ossia che il musicista che ascolta sia troppo concentrato sulla tecnica. Sono due facce della stessa medaglia. Il fatto è che la difficoltà tecnica è spesso associata ad un alto livello di sofisticazione espressiva che quindi diventa difficile da poter essere colta.
      Per fare un esempio in analogia, una cosa del genere succede con lo strumento matematico associato allo studio della fisica. Più il problema fisico è complesso, più occorre sviluppare un adeguata tecnica matematica per studiarlo. Non è che con la conoscenza della quattro operazioni uno può pensare di comprendere il bosone di Higgs...

      Elimina
    2. non distorco nulla caro Riccardo:
      al punto 1 ho risposto a te al 2 ho risposto a Michele.

      Elimina
  6. PER ME SONO UN GRANDE GRUPPO: quando ascolto 'Shaker Song' mi viene in mente il decennio dal 70 all'80 un decennio irripetibile. La musica è una bellissima colonna sonora. Che va bene per ogni viaggio mentale. Mica tutti devono per creatività essere dei "MilesDavis"! Oppure innovativi come Ornette Coleman o diretti come Chet Baker.

    Ottima musica da ascolto che trasuda di anni '70. Ben confezionata, ben suonata, immediata. Per me basta e avanza.

    Ogni muisca va contestualizzata. E la loro musica può non piacere, ma dire che non sono un grande gruppo che ha fatto in parte la storia del jazz fusion/crossover, è assolutamente inesatto.

    Andate a vedere su AllMusicGuide, qyanti loro album hanno le 4 stelle e mezzo su cinque. Non ci credevo neppure io. Sia di pubblico (più generoso) che di critica.

    RispondiElimina