martedì 17 luglio 2012

Redman & C, tecnica e humour esaltano la settimana del jazz

Ancora una bella recensione di Lorenzo Parolin pubblicata sul sito de Il Giornale di Vicenza sul concerto dei Bad Plus con ospite Joshua Redman che ha chiuso il festival di Bassano del Grappa.


Per il calo del sipario il “Bassano Jazz Festival” ha riservato la tavolozza più ricca di colori : quella di Joshua Redman (al sax) & The Bad Plus. 
A dispetto del nome i Bad Plus (Ethan Iverson al piano, Reid Anderson al basso e Dave King alla batteria) di cattivo non hanno nulla. Al massimo propongono una buona dose di ironia che li avvicina ai franco-statunitensi “Moriarty” già ascoltati a Vicenza Jazz e fa scattare un'intesa immediata con il pubblico. 
Al teatro Remondini di Bassano l'altra sera alcune loro trovate hanno chiamato il sorriso, oltre ai battimani, ed è stato il modo migliore per chiudere senza malinconia la settimana dedicata al jazz. 
Il loro ospite, definito prima “specialissimo” poi addirittura “spaziale” Joshua Redman ci ha messo la consueta miscela di intensità e tecnica. In apertura i quattro si sono affidati a suoni orecchiabili ma dopo un inizio che ha messo d'accordo tutti la sorpresa era pronta dietro l'angolo. Ha avuto il volto e le bacchette di Dave King, batterista particolarmente espressivo che puntando su ritmi elevati e cambi d'intensità ha steso le sue pennellate sulla prima parte del concerto. 
Più che nella tecnica dei singoli, tuttavia, il valore dei “The Bad Plus” è nell'intesa tra i musicisti. Rimanendo entro i confini del jazz lasciano trasparire in sequenza, o in contemporanea, influenze rock o elettroniche, un po' di pop o citazioni della musica afroamericana di inizio Novecento. Il tutto senza perdere il sorriso, come hanno dimostrato i “jingle” proposti durante le presentazioni del quartetto. 
Loro strimpellano mentre Anderson pronuncia nome, cognome e strumento e il pubblico applaude. È esemplare in questo senso un brano come “Undersea Reflection”, in scaletta nel vivo del concerto. “Reflection” può valere “riflessione”, e allora ecco i ritmi più lenti e il tocco leggero che invitano a meditare, oppure “riflesso”, e ci sono frasi e temi che si rispecchiano da uno strumento all'altro. Poi l'ospite specialissimo (anzi spaziale) interviene con la prova d'autore e la platea si accende. 
Detto del concerto, sabato sera è stato anche tempo di bilanci per la settimana che Operaestate e il Panic hanno dedicato al jazz. Che cosa resta, dunque, della rassegna appena conclusa? Restano un cambio di passo rispetto al passato tradotto in cinque concerti di valore internazionale uno dei quali reso indimenticabile da Brad Mehldau. 
Era Bassano, ma in questo scorcio di luglio è parso Umbria Jazz o Montreaux. Il prossimo passo per gli organizzatori sarà portare l'atmosfera del festival nelle strade della città, facendo uscire la rassegna dal Castello degli Ezzelini o dal teatro. 
Per raggiungere l'obiettivo, un ingrediente c'è già ed è la passione che si è percepita in settimana tra gli addetti ai lavori e il pubblico. 
Se poi ci fosse ancora qualche dubbio, la risposta sta nell'ultimo brano, prima dei bis, dei Bad Plus e Redman: “Love is the answer”. La traduzione non dovrebbe essere difficile.

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