mercoledì 4 luglio 2012

Pat Metheny: Unity Band

Come alcuni forse sapranno, non sono un grandissimo fan di Pat Metheny. Amando un jazz mainstream e trovando insopportabile l'uso eccessivo dell'elettronica, ho molta difficoltà ad apprezzare, ad esempio, gli album fusion del Pat Metheny Group; ma più in generale solo alcuni, tra i tanti ed eterogenei progetti del chitarrista, hanno ottenuto un mio pieno ed incondizionato gradimento.
Quindi come potrete immaginare l'uscita di un nuovo album di Metheny non è che mi tenga sveglio la notte; questa volta però questo nuovo progetto Unity Band mi ha incuriosito e stuzzicato.


La curiosità è derivata sia dal particolare setting, che riproponeva Metheny accoppiato ad un sassofonista (l'ultimo precedente risaliva ad oltre 20 anni fa, in uno migliori album del chitarrista, 80/81 che presentava Michael Brecker e Dewey Redman), sia sopratutto dalla qualità dei musicisti che compongono questa nuova formazione, composta da alcuni dei miei artisti preferiti come, innanzitutto, lo straordinario Chris Potter,  senza dimenticare il giovane bassista Ben Williams ed il batterista Antonio Sanchez che certamente compongono una delle migliori sezioni ritmiche in circolazione.
Devo ammettere che il mio interesse è stato giustificato, l'album seppure tra alti e bassi, è certamente degno di nota. I quattro artisti presenti si confermano degli strumentisti portentosi, in grado di mostrare appieno le loro qualità, su una raccolta di nove pezzi originali di Metheny piuttosto eterogenei ed a mio parere non tutti perfettamente centrati. 
Indubbiamente il chitarrista nella scelta dei pezzi ha voluto in qualche modo riprendere la sua storia, riproponendo le sonorità del Pat Metheny Group nel ridondante Roofdogs (salvato da un assolo da brividi di Potter al soprano) o utilizzando il suo ormai celebre Orchestrion su Signals, ma questi due pezzi alla fine risultano i più deboli dell'album.
Tra i pezzi migliori invece segnalo lo strepitoso Come And See, un capolavoro di scrittura, con un incredibile duetto iniziale tra la famosa chitarra "Picasso" di Metheny (con un sound molto simile all'arpa) ed il clarinetto basso di Potter, a cui segue un bellissimo blues, condotto perfettamente dalla ritmica che sostiene dei perentori assoli bop di chitarra elettrica e tenore. 
Tra gli altri pezzi da segnalare c'è sicuramente la struggente e nostalgica melodia del pezzo di apertura New Year (con uno splendido Metheny alla chitarra acustica), la crepuscolare ballad Then and Now, nella quale l'ispirato sax di Potter raggiunge vette di lirismo irraggiungibili ed infine il tumultuoso post-bop Breakdealer che chiude in maniera vibrante questo bell'album.
Questa Unity Band è certamente una notevole formazione, che sono certo troverà il gradimento di quelli che la potranno ammirare dal vivo nella ormai prossima tourneè italiana.

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