lunedì 23 luglio 2012

Omer Avital - Suite Of The East

Il bassista Omer Avital è a mio modesto parere uno degli artisti che si stanno mettendo maggiormente in evidenza nel circuito jazzistico internazionale e sono sicuro che, anche grazie alla pubblicazione del suo ultimo album, il magnifico Suite of the East, la sua popolarità andrà meritatamente crescendo nei prossimi anni.


Avital è uno degli esponenti di spicco di quella eccellente scuola israeliana che in questi ultimi anni ha prodotto un numero incredibile di musicisti e che senza dubbio va considerata la migliore al mondo, subito dopo quella statunitense, sia per qualità che per quantità.
Dietro il capostipite, il bassista e pianista Avishai Cohen, sono sorti magnifici artisti come i fratelli Cohen (la sassofonista e clarinettista Anat e il trombettista Avishai), lo stesso Avital, il sassofonista Eli Degibri, il chitarrista Gilad Heckelsman, il pianista Omer Klein e la pianista Anat Fort, solo per nominarne alcuni, che pur nelle differenze, mostrano di possedere alcune caratteristiche comuni come una grande padronanza della tecnica, una profonda conoscenza del linguaggio del jazz e la capacità di integrare in maniera assolutamente sublime nella musica afro-americana, le sonorità medio-orientali e le musiche popolari del loro paese d'origine.
Molte delle migliori espressioni di questa scuola trovano spazio nella giovane etichetta Anzic Records, che tra gli altri ha pubblicato lo scorso aprile questo magnifico album.
Suite of the East, in realtà non è un album nuovissimo, esso è anzi il risultato di una residenza di un mese di questa spettacolare formazione nel locale newyorkese Smalls nel 2006, seguita da una bollente sessione nella primavera di quello stesso anno.
In quel periodo Avital aveva composto una collezione di composizioni originali che furono scritte alla fine del suo soggiorno di tre anni in Israele, e completate a New York.
Le composizioni, naturalmente erano legate da un filo comune che attraversava tutti i brani. Come Avital spiega: "In quel periodo in Israele studiavo composizione classica europea, nonché musica Mediorientale e del Nord Africa e provavo anche a suonare l'oud. Tutte le composizioni su Suite of The East trattano temi del Medio Oriente e del Nord Africa." Sette di queste composizioni furono poi registrate e sicuramente costituiscono il punto di forza di quest'album, confermando la grandezza di Avital come compositore, capace di trovare una perfetta fusione tra jazz e musica popolare. 
In quest'album la sua scrittura si concentra maggiormente sulle sonorità medio-orientali, ma anche nordafricane, balcaniche, spagnole e mediterranee in genere; con un occhio particolare alla melodia, ma senza rinunciare alla propria vena improvvisativa ed a quella dei superbi musicisti che lo accompagnano, come Avishai Cohen alla tromba, Omer Klein al piano, Joel Frahm ai sassofoni e Daniel Freedman alla batteria.
Il risultato di questo ibrido è un album assolutamente godibile, emozionante, trionfale e ricco di calore, senza dubbio uno dei più belli pubblicati in questo scorcio di anno.
L'album parte con Free Forever, che si avvia con il tumultuoso e percussivo piano di Klein che lancia una gioiosa melodia che include però uno splendido solo post bop del sassofonista Frahm, che inserisce una nota "newyorkese" in un contesto che sembra preso dalla musica popolare balcanica. 
A seguire c'è la meravigliosa title-track, nella quale Avital e soci, all'interno di una melodia dove dominano sonorità della tradizione popolare israeliana (che ricordano alcune produzioni del bassista Avishai Cohen) fanno confluire in maniera splendida assoli bop e sonorità blues.
Bellissima è anche la successiva Song for Peace, dalla melodia trascinante e coinvolgente, che rimane impressa nella mente sin dal primo ascolto; come sensazionale è anche The Abutbuls, pezzo nel quale sono ancora più evidenti le influenze medio-orientali e nord-africane e dove si può davvero apprezzare l'interplay tra sax e tromba e la grande capacità della sezione ritmica, che vede per l'occasione protagonista sopratutto lo strepitoso batterista Freedman. 
L'album quindi si chiude con un lungo ed intenso assolo di basso di Avital in Bass Meditation, nel quale  mostra in pieno le sue qualità strumentali, con un playing che racchiude influenze che svariano tra Charles Mingus e Ray Brown, che si aggiungono alle sue doti di compositore e bandleader facendone un artista a tutto tondo.

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