lunedì 16 luglio 2012

Mehldau, il suo jazz è un distillato di poesia purissima

Sul sito de Il Giornale di Vicenza è stata pubblicata una bella recensione di Lorenzo Parolin del recente concerto del trio di Brad Mehldau a Bassano del Grappa.


Poesia. È sufficiente questo sostantivo per definire il concerto del trio Mehldau-Grenadier-Ballard mercoledì al Castello degli Ezzelini di Bassano. E, tra le prime file, gli occhi lucidi di qualche spettatore "scorzadura", di quelli che durante l'inverno non si perdono un concerto che sia uno, dicevano molto più di tante parole. 
Valeva la pena, dunque, sorbirsi l'acquazzone che ha ritardato di un ora l'inizio del concerto, assistere al fuggi-fuggi generale, alla copertura degli strumenti e, verso le 23, al ritorno dei musicisti sul palco. È anche possibile,come ha osservato uno spettatore in prima fila, che l'imprevisto abbia rotto gli schemi e garantito maggiore libertà ai tre strumentisti. 
Certo è che il concerto dell'altra sera può essere considerato tra i migliori - in assoluto - mai ascoltati a Bassano. Pieno merito, quindi, allo staff di Operaestate che grazie alla collaborazione col Panic jazz club, nel 2012, ha saputo cambiare passo. 
La formula scelta, cinque serate con nomi di levatura internazionale è la miglior promozione possibile per far scoccare la scintilla tra la città e i linguaggi del jazz e segnare una posizione nel calendario estivo nazionale. 
Quanto a Mehldau, l'abbinamento "storico" del suo piano con il basso di Larry Grenadier e batteria di Jeff Ballard, rispetto ai progetti in solo garantisce equilibrio e vivacità. 
Il pianista nativo di Jacksonville è (detto in senso tecnico) un interprete "autunnale". Fuori di metafora, è segnato da un sottofondo malinconico che deriva anche dalla sua formazione rigorosa. È poco incline al gioco e più che del colpo ad effetto va alla ricerca delle sfumature. 
A questo impianto, mercoledì sera le ritmiche hanno aggiunto una buona dose di "pepe": per quanto misurati (con Mehldau non si scherza) contrabbasso e batteria hanno dato le giuste accelerazioni, stemperando l'impegno che arrivava dal pianoforte. 
Un pianoforte che il leader sa far "parlare" come pochi anche grazie alla capacità di suonare melodie diverse con ciascuna mano. Gli basta un tocco per far muovere le emozioni, valorizzando i particolari in chiave narrativa come solo certo jazz del Nord sa fare. E allora, anche un brano come "And I love her" (con Mehldau i Beatles sono quasi un dovere) assume colori inattesi per il pubblico. 
L'applauso parte spontaneo e non importa discutere se nel pianista statunitense prevalga la formazione classica o la passione per il jazz. È un artista, profondo e sensibile, che mercoledì sera, complice un acquazzone, ha dato il meglio di sé.

1 commento:

  1. Sentito a Barletta una noia... poi pochissima gente!

    RispondiElimina