martedì 24 luglio 2012

L'ultimo concerto di Andrew Hill (video)

Questi video riprendono integralmente l'ultima performance dal vivo del grande pianista Andrew Hill, registrato al Trinity Church di New York il 29 marzo del 2007. Per l'occasione Hill era accompagnato dal bassista John Hébert e dal batterista Eric McPherson. Hill morirà solo tre mesi dopo a Jersey City, il 20 aprile del 2007 all'età di 76 anni per un tumore ai polmoni. 


Sul sito All About Jazz Italia è stato pubblicato, a firma di Angelo Leonardi, un bellissimo ritratto del pianista, di cui pubblichiamo un estratto:
Ricordare la figura artistica di Andrew Hill comporta necessariamente un riesame delle sua vicenda biografica.
Quando Howard Mandel ha ufficialmente annunciato per conto della famiglia, la sua morte (avvenuta il 20 aprile 2007) per un tumore ai polmoni, s'è saputo che il pianista era più vecchio di sei anni rispetto a quanto noto: era infatti nato il 30 giugno 1931 anziché lo stesso giorno e mese del 1937. Nel 1990 lui stesso aveva chiarito, in un'intervista a Coda Magazine (Nota 1) di non provenire, né avere ascendenze a Port au Prince (Haiti), come A.B. Spellmann aveva scritto nella presentazione (concordata con lui) del suo primo disco Blue Note, Black Fire.
Forse più di Thelonious Monk, la sua biografia presenta lati ancora oscuri ed a quel pianista può essere accostato non tanto per gli aspetti stilistici (comunque presenti), quanto per i lunghi periodi trascorsi lontano dai riflettori.
Speriamo che la curiosità per gli aspetti enigmatici della sua biografia non prevalga sull'analisi della produzione musicale, che è stata originale e copiosa ma è rimasta a lungo inaccessibile, sepolta negli archivi Blue Note [a questo proposito leggi la recensione del cofanetto Mosaic Select 16 che raccoglie inediti della Blue Note], o difficilmente reperibile. 
Eccetto l'ultimo decennio, la musica di Andrew Hill ha suscitato scarsi e discontinui interessi presso la critica, gli impresari e il pubblico: solo poche persone lo hanno instancabilmente sostenuto negli anni. 
Rileggendo i commenti della stampa internazionale è stato frequente, dagli anni settanta ai novanta, trovare conferme a questo approccio: qualche sbrigativo accenno alla sua statura di artista originale e misconosciuto e poco più. 
Rari studi o monografie e solo qualche intervista, nelle fasi cicliche in cui Hill rientrava in scena. Tra i molti giudizi della critica sul pianista ne ricordiamo un paio, piuttosto indicativi del suo percorso artistico.
Nel 1969 Leonard Feather scriveva di lui come "uno dei più articolati e avventurosi, uno dei più comunicativi e fruibili musicisti del nostro tempo". Due decenni dopo Richard Cook e Brian Morton esprimevano amaramente nella Penguin Guide to Jazz: "Tra gli importanti pianisti del bop e post bop - Bud Powell, Horace Silver, Mal Waldron, Paul Bley, Cecil Taylor - egli è il meno noto e il più irregolarmente documentato; anche Herbie Nichols gode di un indiscutibile riconoscimento postumo".
È pur vero che la permanenza in questa collocazione marginale fu dovuta in parte allo stesso Andrew Hill, sempre pronto a eclissarsi per lunghi periodi dedicandosi all'insegnamento o alla composizione. 
La sua natura di pianista e leader storicamente indeciso tra i due ruoli (eccetto gli ultimi anni ha guidato sempre formazioni diverse, senza identificarsi stabilmente in alcuna) non ha aiutato il lavoro d'analisi. 
Come se non bastasse, la sua personalità sfuggente ha favorito varie inesattezze biografiche, alcune ormai note, altre ipotizzabili. Quello veramente importante, però, è il grande patrimonio musicale che Hill ci ha lasciato. Per questo è doveroso ricordarlo tra i massimi pianisti e compositori del jazz moderno.....
(continua a leggere sul sito originario)

Ecco il concerto diviso in due parti (per qualche motivo c'è stato un errore nella numerazione, la parte 1 è numerata come parte 2 e viceversa):


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