giovedì 5 luglio 2012

In anteprima un pezzo del nuovo album di Diana Krall

Il nuovo, straordinario album di Diana Krall, Glad Rag Doll è una trascinante e avventurosa esplorazione di nuove sonorità, nuove combinazioni strumentali e nuovi musicisti. Ne è protagonista una cantante e pianista, a un tempo intrigante e ricca di humour, con rinnovata tenerezza e gusto per l’introspezione.


Il disco manifesta la propria natura in quel singolare punto di fuga in cui tutta la musica tra swing, rock e taboo collide con canzoni pervase da nostalgia, consolazione, rimpianto. Il tutto riceve una nuova veste nel personale teatro dell’immaginario di Diana Krall.
È ad un tempo un nuovo punto d’avvio e un ulteriore passo in avanti per una musicista tanto dotata. Diana, in tutta semplicità, definisce l’album "a song and dance record".
"Abbiamo affrontato il repertorio come se fosse stato scritto ieri. Non volevo fare di questo disco un esercizio di stile, o un’operazione nostalgia" dice Diana.
Difatti, queste sono canzoni che Diana Krall conosce da una vita. Sia la casa dove ha vissuto da bambina, sia la sua abitazione di oggi sono sempre state tappezzate di 78 giri e spartiti pieni di vere gemme grezze, canzoni che a dispetto di innumerevoli interpretazioni non hanno perso in lucentezza né si sono logorate nel tempo.
Se alcune di queste composizioni possono essere identificate come “musica degli anni ‘20” o “degli anni ‘30”, si può altrettanto dire che sono canzoni degli anni ‘20 o ‘30 perfette per il 21° secolo. Lo stesso si può dire della sorprendente versione del classico di Doc Pomus "Lonely Avenue", che vide la luce negli anni ‘50.
La moderna e contemplativa lettura della vecchia registrazione di “Let It Rain” di Gene Austin riecheggia nella sensibile riproposta di Diana della più recente ballad pervasa di nostalgia "Wide River To Cross", di Buddy e Julie Miller.
Alla prima collaborazione con il celebre produttore T Bone Burnett e con il tecnico del suono Mike Piersante, Diana risalta al suo meglio su di uno sfondo sonoro ricco di colori, ripreso con tutta la profondità e il calore di un nastro analogico. Burnett ha scelto un cast perfetto di musicisti di altissimo livello per contornare il piano utilizzato da Diana, uno Steinway verticale di fine ottocento.
Dal sussurro all’urlo, l’accompagnamento affidato alla sicura e mimetica chitarra elettrica di Marc Ribot nel brano che dà il nome all’album crea sapienti effetti di contrasto grazie ad una ricchissima tavolozza di colori.
Come sempre in ogni disco di Diana Krall, il suo impeccabile senso del ritmo è elemento essenziale. Ha così instaurato con il batterista Jay Bellerose e il bassista Dennis Crouch un nuovo ed elettrizzante sodalizio, che ha ispirato alcune fra le sue più felici sortite pianistiche finora udite su disco.
Tra gli elementi di novità emersi nell’evolversi degli arrangiamenti, un posto di rilievo va alle sottolineature e ai commenti ora enigmatici, ora umoristici affidati alle tastiere di Keefus Green.
L’album verrà pubblicato in tutto il mondo il 25 settembre, per Verve Records.
La formazione che accompagnerà la cantante è composta da Marc Ribot (chitarra elettrica e acustica, basso a sei corde e banjo), T Bone Burnett (chitarre), Howard Coward (ukulele, mandola, chitarra tenore, canto), Jay Bellerose (batteria), Dennis Crouch (basso), Bryan Sutton (chitarre), Colin Linden (chitarre, chitarra Dobro) e Keefus Green (tastiere, mellotron).

Ecco in anteprima There Ain't No Sweet Man That's Worth The Salt Of My Tears tratto da Glad Rag Doll:

3 commenti:

  1. brano divertente assai... che avrebbe potuto firmare anche il vecchio Willie Nelson.

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  2. A me sembra un pezzo di Tom Waits, probabilmente sarà la chitarra di Marc Ribot.

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  3. Cavoli la Krall (sembra una bubblicità di lingerie )! Be, con la chitarra di Ribot potrebbe anche sembrare Vinicio Capossela.

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