lunedì 2 luglio 2012

Gli imperdibili: Stan Getz/Kenny Barron - People Time

Questo sensazionale doppio album è tratto da una settimana di concerti tenuti nel marzo del 1991 dal duo composto dal sassofonista Stan Getz e dal pianista Kenny Barron, solo pochi mesi prima della morte di Getz avvenuta nel giugno di quello stesso anno. Indubbiamente l'incontro di queste due straordinarie personalità, dette vita ad una musica sublime, che rappresenta senza dubbio una delle vette raggiunte da entrambi i musicisti, il cui interplay telepatico e la grande vena lirica messa in mostra ha certamente contribuito alla realizzazione di un album imprescindibile per ogni appassionato e quindi degno di essere inserito nella lista degli "imperdibili"


Ecco un estratto di una recensione pubblicata nel sito della rivista JazzTimes:
Nel marzo del 1991 il sassofonista andò al Café Montmartre di Copenhagen per quattro notti di spettacoli in duo con Kenny Barron. Fatta eccezione per una serata a Parigi, queste sarebbero state le sue ultime performance pubbliche, perché sarebbe morto di cancro al fegato il seguente 6 giugno.
Non è chiaro se egli sapesse che stava per morire. Barron dice di aver parlato con Getz nel maggio per un tour estivo che doveva cominciare nel mese di luglio. E' chiaro, tuttavia, che il sassofonista fosse molto malato, e che spesso doveva fare una pausa per riprendere fiato e combattere il suo dolore, inoltre aveva dovuto cancellare l'ottavo spettacolo dei quattro giorni di ingaggio per motivi di salute. E' anche chiaro che il processo di distillazione di Getz era progredito ulteriormente. Le sue linee erano diventate sempre più pulite e snelle, scolpite da pause in sottili fraseggi di puro lirismo.
Da quelle sessioni fu pubblicato originariamente un doppio album, dal titolo People Time, che raccoglieva 14 pezzi tratti da quei sette concerti. Recentemente tutti i 48 pezzi (che coprono in realtà 24 pezzi differenti) sono stati pubblicati in un cofanetto di sette CD, People Time: The Complete Recordings, nel quale ogni disco raccoglie ciascuno dei sette concerti.
Inoltre, nel cofanetto è compreso un lungo saggio del critico Gary Giddins, che spiega perchè tutti i 48 pezzi meritino di venire alla luce. Giddins ammette che il produttore Jean-Philippe Allard prese la giusta decisione nello scegliere le 14 migliori piste per la versione originale. Però allo stesso tempo sostiene che essendo questo uno dei punti non riconosciuti più alti della storia del jazz, ascoltarlo nello svolgersi nell'arco di sette set in quattro giorni è un piacere senza pari.
Il primo set della terza notte, un malato, insoddisfatto Getz sostitui l'ancia del suo sassofono. Testò la nuova ancia su You Stepped Out of a Dream, e poi allontanò tutte le preoccupazioni sulla sua salute e sull'attrezzatura su una lettura sublime dell'elegia di Benny Golson per Clifford Brown, I Remember Clifford. Forse il crepuscolo autunnale di questa ballad si adattava perfettamente al suo stato d'animo, perché il suo tono notoriamente tenero, aveva raramente indossato il dolore di una perdita in maniera così rivelatrice. E Barron era lì con lui, i suoi accordi non caddero mai in pattern ripetuti, ma si mosse insieme al sax come per offrire conforto ad ogni fraseggio doloroso. Infine il set si concluse con una versione vivace di The Surrey With the Fringe on Top.
Giddins cita il secondo set di quella sera come "uno dei migliori set di Stan Getz, uno dei migliori di Kenny Barron, e probabilmente il migliore del duo Getz-Barron." Quattro dei sei pezzi appaiono sul album originale, e gli altre due sono altrettanto buoni. La distillazione del sound di Getz non ha ridotto la forza o l'esuberanza del suo playing, ma semplicemente gli ha dato una migliore inquadratura per abbattere il disordine, come dimostrato su East of the Sun (and West of the Moon) e Night and Day
Ma il momento clou del set, di tutta la settimana, e forse dell'intera carriera di Getz fu la versione di First Song di Charlie Haden. Introdotto dal piano di Barron, questa ballad tributo alla moglie di Haden, Ruth Cameron, divenne, nell'assolo emozionalmente nudo e punteggiato di pause di Getz, l'ammissione di ogni rimpianto e gratitudine accumulata durante la sua lunga vita.
Vale la pena notare che la maggior parte dei punti forti di questa raccolta non sono gli originali di Getz, ma piuttosto le composizioni di musicisti illustri come Haden, Dizzy Gillespie, Thad Jones, Eddie Del Barrio, Mal Waldron, Benny Carter (che ha scritto il pezzo del titolo) e Golson, che contribuì con tre titoli diversi. Golson è un ottimo sassofonista, ma non avrebbe mai potuto suonare come Getz, mentre Getz non avrebbe mai potuto scrivere come Golson. Essi avevano bisogno l'uno dell'altro, e il jazz ha bisogno di più di questi rapporti simbiotici tra scrittori e lettori.

Ecco in streaming l'album originale:

People Time by bruce spring on Grooveshark

5 commenti:

  1. grande raccolta. grandissimo getz.

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  2. Un album che ho profondamente amato e che, concordo con la recensione, restituisce il miglior Getz di sempre. Appena uscito il box me lo sono procurato immediatamente, ma la scelta effettuata per il doppio album era stata veramente eccellente. Musica ed emozione allo stato di pura grazia. Da portare sulla famosa isola deserta....

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  3. Si vero! Molto bello! Si può definire ancora cool jazz?

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    1. è così importante doverlo definire stilisticamente? Io non credo.

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  4. ci sono in giro diversi video di quelle sere ma nessuno di first song, qualcuno ne sa qualcosa?

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