sabato 7 luglio 2012

Egberto Gismonti a Ravenna

Questa sera il chitarrista Egberto Gismondi recupera, alla Rocca di Ravenna, il concerto di ieri sera, rinviato a causa del temporale che ha investito la città nel tardo pomeriggio, guastando un po' la festa del "brasil jazz", con la partecipazione di Hamilton De Hollanda e di Nana Vasconcelos, il percussionista coprotagonista della prima serata, che recupera così lo sfortunato set del 6 luglio. 


Si concentra così praticamente in un unico concerto il "Brasil Jazz" di Gismonti: di una piccola ma significativa parte dei mille suoni che popolano l’immenso Paese sudamericano. Difficile è infatti immaginare un panorama musicale così composito e sfaccettato come quello brasiliano, al cui interno convivono un’infinità di stili e generi che riflettono le diversità delle aree culturali e geografiche dove sono germogliati. Non solo samba o bossa nova, dunque: il Brasile è molto, molto di più.
Una delle personalità più originali, e quindi difficilmente definibili, è sicuramente Egberto Gismonti, chitarrista (suona chitarre insolite, a 8 e 10 corde), pianista, compositore, icona di una musicalità senza confini che getta un ponte fra elementi di matrice folklorica e modernità di linguaggio. Padre libanese e madre di origine italiana, Gismonti viene da Carmo, nel nord dello Stato di Rio de Janiero, al confine con Minas Gerais: strada facendo ha assimilato gli insegnamenti di Nadia Boulanger e di Jean Barraqué, le influenze di Schoenberg, Webern, Villa-Lobos, del jazz, nonché le tradizioni degli indios amazzonici Xingù, con i quali ha vissuto a lungo. Nel 1976 incide il suo primo album per la ECM, Dança Das Cabeças, due lunghi brani che sono altrettanti affreschi sonori ricchi di fascino e magia. 
In seguito Gismonti registrerà vari altri dischi per l’etichetta di Monaco di Baviera, tra cui i due targati Magico, ovvero il trio formato sul finire degli anni Settanta assieme al contrabbassista americano Charlie Haden e al sassofonista norvegese Jan Garbarek. 

Sempre nel catalogo ECM si rintraccia  Duas Vozes, un “faccia a faccia” del 1984 con Nana Vasconcelos (già presente, peraltro, in Dança Das Cabeças), fantasioso percussionista, specialista del berimbau, strumento dal quale riesce a trarre sonorità di grande forza evocativa. Nana Vasconcelos ha frequentato assiduamente il mondo del jazz, suonato con Gato Barbieri, Pat Metheny, Jan Garbarek, Enrico Rava e altri. E ha fatto parte, insieme a Don Cherry e a Collin Walcott, del supertrio Codona, precursore della world music e di tante contaminazioni sonore in auge dagli anni Ottanta in poi.
Se quindi Egberto Gismonti e Nana Vasconcelos sono musicisti cui piace spaziare, dialogare con “altre musiche”, ve ne sono altri che prediligono un unico ambito espressivo e di questo sono diventati autorevoli interpreti. È il caso di Zé Paulo Becker (chitarra), Marcello Gonçalves (chitarra a 7 corde) e di Ronaldo Do Bandolim (mandolino), componenti del Trio Maidera Brasil e principali protagonisti del film Brasileirnho del regista finlandese Mika Kaurismaki. 
La loro specialità è il choro, la prima musica urbana totalmente brasiliana, fertile terreno sul quale sono fioriti sia il samba che la bossa nova. Nato attorno al 1870, nell’area di Rio de Janiero, il choro è stato fino agli anni Venti del secolo scorso il genere musicale più popolare in Brasile, influenzando anche un insigne compositore come Hector Villa Lobos. Di tante musiche – dalla classica al jazz, allo stesso choro – si nutre invece Hamilton de Holanda, virtuoso del mandolino. 
Nato a Rio De Janiero nel 1976, figlio del chitarrista José Americo de Oliveira, Hamilton de Holanda suona il suo strumento dall’età di cinque anni: ancora bambino avvia una fortunata carriera artistica che oggi è in pieno fulgore. In Italia è ormai di casa, anche grazie alla collaborazione con un altro vulcanico talento che risponde al nome di Stefano Bollani.

Nessun commento:

Posta un commento