mercoledì 13 giugno 2012

Udin&Jazz 2012

Il ventiduesimo compleanno del Festival Internazionale Udin&Jazz si celebra all’insegna della libertà, della rinascita di una nuova forma di pensiero, della ricerca di un’intimità profonda e allo stesso tempo esplosiva: quell’energia creativa spontanea che vuole guardare oltre ai generi e allo stesso tempo cercare nelle proprie radici più primordiali una nuova forma comunicativa. Si riparte da Ground Zero, come ben spiega il direttore artistico Giancarlo Velliscig, proponendo come sempre un cartellone che coniuga qualità e profondità di intenti. Ed è in questa direzione anche la scelta di richiamare il più vasto e vario pubblico con la maggior parte dei concerti a ingresso gratuito, proprio perché Udin&Jazz vuole essere aggregazione, attenzione, coinvolgimento, incontro e condivisione, al di là di qualsiasi contingente difficoltà. 


Si inaugura a Cervignano, mercoledì 20 giugno, alle 21.30, in piazza Indipendenza, con il concerto di Claudio Fasoli Four (il quartetto composto da Claudio Fasoli, sax tenore e soprano – Michele Calgaro, chitarra elettrica – Lorenzo Calgaro, contrabbasso – Gianni Bertoncini, batteria, elettronica): Avenir è il titolo del progetto che l’ensemble presenta a Udin&Jazz, che è anche un CD recentemente prodotto e pubblicato da Caligola Records. Una nuova identità per un Claudio Fasoli compositore (oltre che esecutore) in un momento di grande forma, che nel sound rinnovato dalla presenza dell’elettronica ritrova paesaggi più sfumati, sereni e liberi di emozionarsi.
Giovedì 21 giugno, Villa Dora di San Giorgio di Nogaro ospita, sempre con inizio alle 21.30, il quartetto di Matteo Sacilotto (Matteo Sacilotto, chitarra – Nevio Zaninotto, sax – Simone Serafini, contrabbasso – Santiago Colomer, batteria) che con il suo Tributo a Nino Rota rievoca le colonne sonore di celeberrimi film. 
Venerdì 22 giugno, alle 21.30 nella bellissima Piazza Grande di Palmanova, sale sul palcoscenico Graziella Vendramin con il suo settetto (Graziella Vendramin, voce – Renato Strukelj, pianoforte – Gaetano Valli, chitarra acustica – Roberto Daris, fisarmonica – Nevio Zaninotto, clarinetto e sax – Mario Cogno, contrabbasso – U.T.Gandhi, batteria e percussioni) e l’intervento speciale di Maurizio Cepparo al trombone: viene presentato l’ultimo lavoro discografico della cantante, Regreso al Sur (Artesuono). Un crogiuolo di tradizioni  e stili, che mette in risalto la duttilità vocale e la forte personalità della cantante. Canta in sei lingue, sempre con proprietà di stile, ottimizzando i percorsi personali che l’hanno fatta viaggiare dalla lirica al soul fino al progressive, per trovare un’ottima “casa” nell’impronta jazz. 
Domenica 24 una nuova location per il festival, che si trasferisca a Fagagna, nel Castello di Villalta, grazie alla collaborazione con Groove Factory e il Centro Culturale Chei de Vile di Fagagna. 
È una band di all stars all’italiana quella che per prima si esibisce a Fagagna: il Francesco Bertolini 5et lavora con serietà ed entusiasmo alle proposte del leader: ne esce un lavoro di grande freschezza e di qualità superlativa. Accanto alla chitarra elettrica di Bertolini suonano Cristiano Giardini, sax tenore e soprano; Rudy Fantin, pianoforte e tastiere; Raffaello Gnesutta, basso e, proprio a Fagagna, l’ensemble si vedrà affiancato dal batterista che forse più ha segnato la storia musicale italiana dagli anni Settanta in poi: Ellade Bandini. Il clima di Los dias del Viaje (questo il titolo del progetto) è caldo, profumato, ha una costruzione sonora ariosa, ma non per questo poco strutturata. Una musica rispetto alla quale è il cuore che emerge. E la necessità emotiva di comunicare.
Lunedì 25 giugno il Festival approda in città, con una data annunciata diverse settimane or sono e che già si è rivelata come appuntamento di punta dell’estate musicale in regione: al Castello di Udine, a partire dalle 21.30 è attesa l’icona mondiale del grunge, Chris Cornell, leader, tra gli altri, dei Soundgarden (dei quali proprio a giugno è prevista una reunion in Italia). Il cantautore arriva a Udine per una delle quattro attesissime tappe italiane del tour Solo Songbook Vol. 1.
Ad aprire la performance di Cornell, un autore rivelazione della scena giovanile britannica: Paul Freeman, cresciuto con la lezione dei Beatles e nell’epoca degli Spandau Ballet prima e, poi, degli Oasis, poco più che ventenne scrive canzoni per Mark Owen e i Take That, rivelando subito ottime doti creative.
Martedì 26 giugno la giornata del festival si apre all’insegna dell’arte figurativa, e in particolare del disegno: alle 18, alla Casa della Confraternita (sempre sul piazzale del Castello) si inaugurano le mostre Jazz Loft e I diavoli rossi e il paese delle danze. Non è nuovo il rapporto tra jazz e fumetto (che da anni ripercorrono assieme la storia dell’arte, combinando i due codici comunicativi): Udin&Jazz accoglie questa volta due lavori presentati in prima assoluta. 
Jazz Loft è una graphic novel a sfondo noir ambientata nel mondo del jazz, e ispirata a una storia vera, accaduta a New York tra il 1957 e il 1965: la sceneggiatura di Flavio Massarutto, tradotta in immagini da Massimiliano Gosparini (le cui tavole originali saranno esposte alla Casa della Confraternita) è diventata anche un omonimo progetto musicale presentato dal De Mattia – Cesselli 6et proprio sul piazzale del Castello a partire dalle 19. Jazz Loft è anche un progetto editoriale, curato dal periodico Musica Jazz, che lo pubblicherà come allegato nel numero di giugno 2012: il festival Udin&Jazz è dunque fiero di poter ospitare in prima assoluta questo nuovo avvincente progetto. 
Continuano le giornate udinesi del festival mercoledì 27 giugno, alle 19, sempre sul piazzale del Castello con Os Caminhos de Garibaldi che vede sul palcoscenico Enzo Favata e la Banda Garibaldina di Monte Surdu (Alfonso Santimone, pianoforte - Danilo Gallo, contrabbasso – U.T. Gandhi, batteria - Filippo Vigato, trombone - Giancarlo Schiaffini, trombone - Flavio Davanzo, tromba - Enzo Favata, sax, clarinetto basso). Il progetto prende le mosse da un libro dal titolo omonimo trovato da Favata sassofonista in una biblioteca di Rio de Janeiro nel 2008 durante uno dei suoi tour sudamericani. Da qui l’idea di narrare gli ultimi giorni della vita di Garibaldi in modo inusuale, tra racconto orale e improvvisazione jazzistica, dà vita al progetto Os caminhos de Garibaldi na America una produzione che vede coinvolti sette musicisti e una voce narrante. Sui testi e sui materiali sonori è stato fatto uno studio profondo di ricerca e recupero delle fonti originali. 
A seguire, a partire dalle 21.30, sullo stesso palco uno dei concerti più attesi del festival: Dhafer Youssef, artista di livello assoluto, la cui arte mescola le radici nordafricane con gli influssi europei (sin da giovane si è confrontato con il jazz sperimentale austriaco prima e del nord Europa poi) e ripercorre con fascino e profondità il percorso verso le proprie radici popolari. Voce duttile e calda, accompagnata dall’oud (l’antico liuto nordafricano e orientale), Youssef arriva a Udine con il suo quartetto (con lui: Kristjan Randalu, pianoforte - Chander Sardjoe, batteria e percussioni - Phil Donkin, basso) e ripropone uno dei suoi ultimi lavori, Abu Nawas Rhapsody (Jazzland/Universal), al cui progetto originale aveva partecipato, nel 2010, anche quel Tigran Hamasyan che il pubblico del festival ha applaudito lo scorso anno nel piano solo dedicato alle “sue” musiche armene. 
Continua il ritmo serrato con altri appuntamenti giovedì 28 giugno: dopo un momento di approfondimento (Ground Zero. Jazz: riflessioni e prospettive) e che vedrà alcune voci della critica nazionale e locale confrontarsi sullo stato del jazz in prospettiva futura, o più in generale nel panorama nazionale, alle 18 nella corte di Palazzo Morpurgo, alle 19.30 la stessa location ospita un duo di sicura presa: la chitarra di Marcio Rangel e la tromba di Flavio Boltro presentano il progetto Duas Cores: la tradizione afro-brasiliana delle corde di Rangel, che del Brasile ripercorre con grande intelligenza le radici musicali, sempre rimanendo a contatto con le innovazioni linguistiche, si combina con la sensibilità del suono magico di Flavio Boltro, uno dei migliori trombettisti italiani per l’eleganza del suono e la qualità delle interpretazioni.
Alle 21.30 il pubblico è richiamato nuovamente sul piazzale del Castello dove una prima assoluta attesissima animerà di energia infuocata il palcoscenico. Si tratta del Tinissima 4et di Francesco Bearzatti che propone per la prima volta Monk’n’Roll, un omaggio al compositore afro americano Thelonious Monk, tra i geni più celebri e riconosciuti della storia del jazz, scomparso esattamente 30 anni fa. La compagine di strumentisti di prim’ordine (Francesco  Bearzatti, sax, clarinetto, elettronica - Giovanni Falzone, tromba, voce, elettronica - Danilo Gallo, basso, elettronica - Zeno De Rossi, batteria) affronta con tutta l’energia possibile la potenza dei riff più famosi del rock (Led Zeppelin, Pink Floyd, Queen, Lou Reed, …) che si dispongono a sostegno dei temi più celebri di Monk: una performance imperdibile di adrenalina pura al servizio di un assoluto genio del jazz di tutti i tempi. 
Ancora nella centrale corte di Palazzo Morpurgo prende inizio il programma di venerdì 29 giugno, che saluta il quartetto dello straordinario fisarmonicista Aleksander Ipavez (Aleksander Ipo Ipavec, accordeon – Karen Asatrian, pianoforte – Stefan Gferrer, basso – Emil Krištof, batteria) e il suo progetto senza confini Extra World: musica d’ogni dove, composta, improvvisata e immaginata da strumentisti abituati ai suoni della propria cultura come a quelli di ogni paese straniero. Ogni artista ha il proprio distinto, intenso, potente linguaggio, che trascinerà il pubblico attraverso paesaggi sonori contaminati, in un viaggio al di fuori di ogni possibile immaginazione.  
Dopo la nuova esibizione dei ragazzi del Copernico (in Castello alle 20.30), il palco si spalanca, alle 22, su una vera leggenda della storia del jazz, che torna a Udine (dove era stato nel 2008, per una delle performance più emozionanti della storia di Udin&Jazz) con il suo quartetto storico: si tratta del grande Pharoah Sanders,  con William Henderson al pianoforte,  Nat Reeves al basso e Joe Farnsworth alla batteria: data italiana esclusiva per lo storico sassofonista. Torna dunque al festival un pezzo importante del percorso americano della nascita del jazz, quel Sanders che con John Coltrane ha formato uno dei sodalizi più contrastati della storia, eppure ha segnato l’evoluzione stilistica del jazz verso nuovi canoni, abbandonando lo swing e la regolarità del ritmo per le nuove, illuminanti scoperte tutte orientate alla ricerca sonora in funzione armonica. Un padre del jazz di tutti i tempi, dunque, con il carisma della potenza espressiva e della raggiunta maturità. Un suono ineguagliabile per corpo e rotondità, ma anche per il timbro sofferto, appassionato, intenso: proprio come la sua natura di grande artista, responsabile di un cambiamento sostanziale della storia della musica jazz di tutti i tempi.
E si avvia agli appuntamenti finali, questo festival sempre più ricco e variegato: sabato 30 giugno è il quintetto della cantante triestina Alessandra Franco ad aprire la giornata alle 18.30 nella corte di Palazzo Morpurgo. Cantante di musica etnica e jazz, attiva anche nel campo della ricerca vocale, ha lavorato in tutta Italia e si è perfezionata a Siena Jazz e al Testaccio di Roma. Compositrice dalla vena sperimentale e voce tra le più affascinanti e duttili nell’improvvisazione, a Udine è accompagnata da un ensemble di prim’ordine di artisti della nostra regione: Simone Serafini al contrabbasso; Flavio Davanzo alla tromba e flicorno, Walter Beltrami, alla chitarra  e U.T. Gandhi alla batteria. 
Tutti sul piazzale del Castello, poi, per tuffarsi nelle atmosfere retrò e nel fascino magnetico (tra Mina e Winehouse) di Nina Zilli, rivelazione tra il jazz e il pop degli scorsi anni, e oggi affermatissima artista vulcanica e originale. Ha girato l’Europa e il mondo, come ha “girato”, provandoli, molti stili vocali e musicali. Ha studiato, cercato i suoi sogni, alcuni li ha realizzati e ora, dallo scorso 2011 è tra le artiste più amate dal pubblico italiano, senza differenze di età o di target. 
A distanza di qualche giorno (il 10 luglio, sempre sul piazzale del Castello) chiude il festival la rivelazione italiana dell’Hip Hop (o il re del Rap, come lui stesso si definisce): Marracash, dalle 21.30 è pronto a trascinare il pubblico dei più giovani attraverso le sue esperienze di vita di strada, di tentativi di riscatto, di protesta e ribellione nei confronti di una vita che non restituisce le opportunità… I suoi testi (l’hip hop e il rap scandiscono ritmo e sentimenti con l’andamento delle parole, e questa ricerca in Marracash è davvero un’arte spontanea e diretta) sono tra i più convincenti della scena nazionale del genere.

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