sabato 9 giugno 2012

Ritratto di Steve Kuhn

Sul blog del quotidiano Ottawa Citizen è stato pubblicato un bel ritratto con intervista del pianista Steve Kuhn.


Nell'autunno del 1959, uno dei meravigliosi anni della storia del jazz, il pianista Steve Kuhn arrivò a New York e subito ebbe la fortuna di suonare con leggenda dopo leggenda. Aveva solo 21 anni, ma a Boston suonava da quando ne aveva 13. 
Immediatamente, si unì alla band del trombettista Kenny Dorham. Poco dopo, passò al quartetto del sassofonista John Coltrane. Dopo un breve periodo con quel grande del jazz, si unì al sassofonista Stan Getz, che comprendeva anche il talentuoso bassista Scott LaFaro. Diventò amico del grande pianista Bill Evans, che gli prestò la tastiera in un momento di difficoltà. 
Tutti gli amici e collaboratori di Kuhn di quel periodo - "i suoi fratelli maggiori" come li chiama spesso durante l'intervista - se ne sono andati, dopo aver vissuto troppo in alto, troppo duro, o troppo veloce. Coltrane morì a 40 anni, soli sei anni dopo che Kuhn aveva suonato con lui. Dorham morì pochi anni dopo a 48 anni, Evans a 51, Getz a 64. LaFaro fu il primo ad andarsene, morì a soli 25 anni per un incidente d'auto.
Kuhn si considera un sopravvissuto? 
"Credo di sì", dice il 74enne. Ammette di aver sperimentato le droghe a metà degli anni 1960, ma dopo un una crisi con l'LSD è rimasto pulito. "Dopo quello, ho smesso del tutto. Ho rigato dritto da allora, salvato appena prima di saltare giù dalla montagna". 
Dalla fine degli anni '60, Kuhn ha pubblicato quasi 50 album da leader, alcuni dei quali per l'etichetta ECM, prestigiosa casa tedesca, che recentemente  ha pubblicato Wisteria in trio. 
Qualche anno fa, Kuhn pubblicò proprio per l'ECM il magnifico album Mostly Coltrane, un album tributo che presentava il sassofonista Joe Lovano.
Il jazz è stato centrale nella vita di Kuhn ben prima di quanto possa ricordare. Nato a Brooklyn nel 1938, Kuhn dice che da bambino non andava a dormire se uno dei suoi genitori non avesse ballato con lui le registrazioni di Benny Goodman. 
"Al mattino, mi svegliavo e strisciavo al Victrola per ascoltare questi dischi", dice. "La musica risuonava molto forte in me in età molto precoce." 
A cinque anni, cominciò le lezioni di pianoforte. Mentre studiava il repertorio classico, già provava ad improvvisare su di esse - "e ciò non piaceva troppo agli insegnanti", dice - e suonava il boogie woogie appena poteva. 
Nel 1950, la famiglia Kuhn si trasferì a Boston, e lì cominciò gli studi di pianoforte con Margaret Chaloff, celebre esponente della scuola russa di tecnica pianistica. Kuhn la considera "il suo più grande maestro" e una "madre surrogata", e dice che deve a lei la sua capacità di ottenere un suono distintivo con il piano. Ottenne anche la sua primo lavoro jazz grazie alla Chaloff. 
Suo figlio, Serge, un brillante sassofonista baritono bebop, iniziò ad impiegare l'adolescente Kuhn per i suoi concerti, su suggerimento di sua madre. Serge Chaloff fu un istruttore severo. Se Kuhn suonava un accordo sbagliato, il sassofonista gli urlava sul palco. "Altri sarebbero potuti andari in pezzi", dice Kuhn. "Io non mi divertivo, ma ciò mi spronò. Correggevo l'errore ed era determinato a superare tutto." 
Kuhn è grato a Chaloff, un eroinomane, di non averlo mai introdotto alle droghe. "La nostra intesa era solo strettamente musicale. Quello era affare suo ed io non ne fui coinvolto per niente." 
Chaloff morì nel 1957 di cancro alla colonna vertebrale. Kuhn si trasferì a New York, dove prese le uniche lezioni di jazz formali della sua educazione, nel corso di una sessione di tre settimane presso la Lenox School of Jazz nell'estate del 1959. Tra gli istruttori c'erano il pianista Bill Evans ed il batterista Max Roach. Tra i compagni di classe di Kuhn c'era Ornette Coleman, il sassofonista di free-jazz che Kuhn cita come ultimo innovatore del jazz.
"Non c'è stato più nulla di nuovo dopo Ornette", afferma.
Tra gli insegnanti alla Lenox School c'era il trombettista Kenny Dorham, che ingaggiò Kuhn nell'autunno del 1959, quando il giovane pianista si trasferì a New York. Kuhn ricorda che dopo aver suonato a Brooklyn  prendeva la metropolitana nelle ore piccole per tornare a casa. Dice che teneva un martello con lui non solo per ritoccare il pianoforte, ma anche come arma nel caso in cui le cose si riscaldassero. 
Ma non aveva bisogno di difendersi. Anche se Kuhn si definisce timido, trovò il coraggio di chiamare Coltrane quando si sparse la voce che il sassofonista, dopo aver lasciato la band di Miles Davis, stava mettendo insieme un gruppo. Dopo due audizioni, Kuhn fu inserito nella band. 
Egli ricorda di aver suonato al Jazz Gallery, con Coltrane quasi tutte le notti per otto settimane, a $135 a settimana. Il sassofonista, dice Kuhn, era "elettrizzante", suonava con una tanta energia da far alzare in piedi gli ascoltatori nel bel mezzo dei suoi assoli. 
Nel frattempo, Kuhn sentiva di non essere all'altezza del ruolo e non sapeva come accompagnare Coltrane, quando il suo playing divenne più rivoluzionario. 
Coltrane, che Kuhn ricorda come una persona molto tranquilla e discreta, sostituì Kuhn con McCoy Tyner. 
Kuhn tornò a suonare con il gruppo di Getz proprio mentre il sassofonista stava crescendo in popolarità grazie all'ondata della bossa nova. Il bassista LaFaro faceva parte di quella band, poco prima di morire in un incidente d'auto nel luglio del 1961. "Era davvero come un fratello per me. Ancora oggi, mi manca così tanto", dice Kuhn. "Ma guidava troppo veloce. Gli dicevo sempre, 'Per favore rallenta, rallenta'.
Alla fine del 1960, Kuhn si trasferì in Svezia, dove visse con la cantante ed attrice Monica Zetterlund.
Quando tornò a New York nel 1971, "senza un soldo e con il cuore spezzato," Evans gli regalò un pianoforte elettrico. 
Kuhn dice che nel periodo in cui si stava facendo un nome, venne inevitabilmente paragonato a Evans, che era di una decina di anni più vecchio. 
Riconosce che Evans, un maestro di lirismo e chiarezza, certamente lo ha influenzato, ma lo hanno fatto anche Art Tatum, Fats Waller e Bud Powell. Ancora più importante, Evans fu di grande supporto e molto rassicurante, dice Kuhn. E mentre Evans era un eroinomane, non portò mai Kuhn a condividere la sua dipendenza. 
Grazie al suo periodo in Europa, Kuhn diventò una delle prime stelle dell'etichetta tedesca ECM. Fece delle celebri registrazioni come Trance, Ecstasy e Playground, oltre ad altre negli anni '70 e nei primi anni '80. 
Più recentemente ha registrato Promises Kept  (un omaggio ai suoi genitori defunti), Mostly Coltrane e Wisteria sempre per la ECM. 
In linea con le preferenze del produttore Manfred Eicher, Kuhn propose delle composizioni originali su questi dischi, anche se Kuhn dice che trova comporre "un bel lavoro di routine." 
Nel frattempo, ha registrato molti dischi per Venus, una etichetta di jazz giapponese, che si concentra sugli standard di jazz, in linea con il gusto del mercato giapponese.
Kuhn dice che anche dopo sei decenni di jazz, vuole continuare a crescere artisticamente. "Sono ancora in evoluzione. È una questione di suonare e di vivere la vita, e ha tutto a che fare con le tue esperienze al di fuori della musica.
"Il mio modo di suonare ora è al culmine", dice Kuhn. "Spero di restare in giro ancora un pò per continuare ad evolvere."

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