venerdì 29 giugno 2012

James Genus

Il bassista James Genus è senza dubbio uno dei più formidabili interpreti del suo strumento attualmente in circolazione, che vanta una discreta carriera da solista, ma che è sopratutto un ricercatissimo sideman che vanta collaborazioni con artisti come Horace Silver, Roy Haynes and Don Pullen, Nat Adderley, Greg Osby, Jon Faddis, Benny Golson, Bob Berg, Geoffrey Keezer, Lee Konitz, Michael Brecker, Michel Camilo, Branford Marsalis, Chick Corea, Dave Douglas, Uri Caine ed Herbie Hancock.


Nato ad Hampton, Virginia il 20 gennaio del 1966, James iniziò a suonare la chitarra all'età di sei anni per passare al basso all'età di 13 anni. Studiò alla Virginia Commonwealth University dal 1983 al 1987, dove inizialmente suonava esclusivamente il basso elettrico, ma gli fu detto che non si sarebbe potuto diplomare se non avesse imparato a suonare anche il basso acustico.
Dopo aver terminato il college, Genus fu incoraggiato da Ellis Marsalis a trasferirsi a New York dove iniziò a farsi conoscere suonando nelle sessioni notturne al Blue Note. 
Poi all'età di 23 anni, Genus venne a sapere che il leggendario Horace Silver stava cercando un bassista per la sua band. Così acquistò un biglietto per Los Angeles per andare a fare l'audizione. 
Genus fece il provino nella sala prove di un negozio di musica, e fu ingaggiato. Quello fu il momento di svolta della sua carriera, subito dopo infatti fu anche ingaggiato per suonare con il grande Roy Haynes. La collaborazione con questi leggendari artisti gli permise una preziosa esposizione che senza dubbio gli aprì diverse porte nel corso della carriera.
Un altro dei momenti principali nella sua carriera fu certamente la collaborazione con il grande sassofonista Michael Brecker. Innanzitutto ci sono gli eccellenti lavori con i Brecker Brothers. Queste registrazioni sono dei capolavori di "groove" e sicuramente Genus fu uno degli artefici di quel magnifico sound. 

Paolo Fresu e Gaetano Curreri per Lucio e Faber

Sul sito de La Nuova Sardegna è stata pubblicata la recensione dell'inedito concerto, tenuto lo scorso martedì 26 giugno a Berchidda, che vedeva riuniti Paolo Fresu e il leader degli Stadio Gaetano Curreri (con Raffale Casarano al sax e Fabrizio Foschini al piano) dedicato alla musica di Lucio Dalla e Fabrizio De Andrè.


Il cortile dell'ex-caseificio in fase di riconversione in spazio dedicato alle arti e alla cultura, cuore del centro Laber, comincia a riempirsi alle 20 quando manca ancora molto all'inizio del concerto. Biglietti non ce ne sono, è tutto esaurito. L’appuntamento è d’altronde da non perdere, uno di quelli per i quali vale la pena anche prendere e l’auto farsi un bel po’ di chilometri. Un particolare omaggio a Lucio Dalla e Fabrizio De André, una fetta importante della canzone d’autore italiana che incontra il jazz con il progetto “Laber per Lucio e Faber” ideato da Paolo Fresu.
Sul palco l’inedito quartetto sembra trovarsi a meraviglia. Insieme al padrone di casa, al trombettista di Berchidda, ci sono il sassofonista pugliese Raffaele Casarano e una coppia di musicisti provenienti da generi ed esperienze diversi rispetto ai due jazzisti: Gaetano Curreri e Fabrizio Foschini, voce storica il primo e tastierista l’altro degli Stadio, la band nata alla fine degli anni Settanta proprio dal giro di musicisti che accompagnavano Lucio Dalla in tour e in studio di registrazione.
L'evento più atteso, atto conclusivo di "Primavera al Laber", la stagione culturale allestita a Berchidda dall'associazione Time in Jazz come anteprima dell'omonimo festival che ad agosto spegne le sue prime venticinque candeline, non tradisce le attese. La fusione, l’incontro tra jazz e canzone d’autore regala una magica rivisitazione di alcuni dei brani più noti dei due indimenticabili protagonisti della musica italiana.

Trilok Gurtu & Tigran Hamasyan questa sera su Espace2

Questa sera l'emittente radiofonica svizzera Espace2 trasmetterà l'interessantissimo concerto del duo composto dal percussionista indiano Trilok Gurtu e del pianista armeno Tigran Hamasyan, registrato lo scorso 14 aprile al Cully Jazz Festival.


Trilok Gurtu, nato a Bombai il 30 Ottobre 1951 in una famiglia "musicale" indiana, dove suo nonno era un noto suonatore di sitar e sua madre Shobha Gurtu, una stella di canto classico, è considerato il più virtuoso percussionista al mondo. Gurtu ha sviluppato uno stile e un suono inconfondibili, fondendo la tecnica occidentale e quella indiana.
Trilok Gurtu è un ponte ideale fra la cultura orientale e quella occidentale, il cui collante è rappresentato da un’originale concezione ritmica con le radici ben salde nelle tradizioni dell’India e ramificazioni che inglobano elementi africani e jazzistici.
La sua carriera inizia negli anni '70 con un fuoriclasse del free jazz come il trombettista Don Cherry, poi lo troviamo al fianco di Ralph Towner con gli Oregon, del sassofonista Jan Garbarek ed infine entra stabilmente nella Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin. Negli anni '90 diventa ormai un imprescindibile riferimento per gli amanti della world music, ma strizza continuamente l'occhio anche al jazz ed al pop grazie anche alle collaborazioni con artisti come Joe Zawinul, Bill Laswell, Pharoah Sanders, Pat Metheny, Gilberto Gil ed il nostro Ivano Fossati.

giovedì 28 giugno 2012

Coleman Hawkins & Roy Eldridge Jam Session (video)

Questo strepitoso video è la ripresa fatta appositamente per la Tv, di una bollente sessione "notturna" del 1961 a New York, di un supergruppo diretto dai leggendari Coleman Hawkins e Roy Eldridge, con Barry Galbraith alla chitarra, Milt Hinton al basso, Johnny Guarieri al piano e Cozy Cole alla batteria.


Il video della durata di una ventina di minuti, presenta quattro sensazionali pezzi come Lover Man, Taking a Chance on Love, Sunday e Just You, Just Me
Pur se la narrazione è piuttosto datata, la musica è spesso molto eccitante. Tra gli highlights c'è sicuramente la serie di caldi accordi di Hawk su Lover Man e la surriscaldata versione di Sunday

Ecco quest'imperdibile video:

Avishai Cohen in diretta questa sera su TSFJazz!

Ancora un grande evento in diretta, questa sera, sulla mitica emittente radiofonica francese TSFJazz
Infatti l'emittente trasmetterà il concerto del grande bassista israeliano Avishai Cohen dal Cafè de la Danse di Parigi. Cohen sarà accompagnato dal pianista Nitai Hershkovits, i quali presenteranno le canzoni tratte dal loro recentissimo album Duende.


Il contrabbassista Avishai Cohen (da non confondere con l'omonimo trombettista), a lungo collaboratore di Chick Corea (che lo ha definito un genio), da tempo abbina l'improvvisazione jazzistica ad una personalissima ricerca sulle radici della tradizione musicale mediorientale, dando vita ad un linguaggio originalissimo e incantatorio, arricchito da un superbo e impressionante magistero strumentale.
Il bassista riesce ad articolare un mondo sonoro in cui il ritmo proietta indimenticabili melodie arricchite anche dalla voce peculiare dello stesso strumentista, che attinge all'inesauribile bagaglio della tradizione ebraica, sia ashkenazita che sefardita
Nella sua musica Cohen riassume le molteplici esperienze di una ricchissima carriera: melodie incantatorie dall’afflato quasi sinfonico, virtuosismo fenomenale, brillantissima improvvisazione jazzistica, canto spiegato, l’intero spettro della tradizione ebraica, influenze arabo-andaluse e latinoamericane, teatralità trascinante, approccio cosmopolita e raffinato.
Poiché la musica di Avishai Cohen da sfogo a un torrente di emozioni, non cade mai nel melenso, nel lirismo fuori posto o nel pomposo. Al contrario, la struttura dei pezzi e la loro architettura interna si rivelano sorprendenti, con riprese e scoppi ritardati che ne fanno una bomba melodica pacifica e portatrice di salvezza. Le sue composizioni incanalano l’emozione per farla fluire meglio, affinché la loro energia non si perda nel tragitto che le conducono alle orecchie degli ascoltatori.

Spazio Jazz a L'Aquila

Giunge alla X edizione la rassegna Spazio Jazz promossa dalla Società Aquilana dei Concerti “B. Barattelli”, un momento atteso dagli appassionati del genere, che nel corso degli anni ha portato ad esibirsi a L’Aquila i migliori artisti del jazz nazionale e internazionale.
I quattro appuntamenti si svolgono in un luogo molto caro al pubblico aquilano, il Solarium della Piscina Comunale, in Viale Ovidio.


L’inaugurazione di giovedì 28 giugno è affidata al trio formato da Paolo Di Sabatino, pianoforte (docente al Conservatorio di Musica aquilano), Marco Siniscalco, contrabbasso Glauco Di Sabatino, batteria con la presenza di un ospite d’eccezione, il cantautore Fabio Concato che eseguirà alcuni suoi celebri brani in una nuova versione jazz.
Il concerto inizierà alle ore 19 e al termine sarà possibile assistere alla semifinale degli europei di calcio in maxischermo.
A parte dunque il concerto inaugurale del 28 giugno alle ore 19, gli altri sono tutti alle ore 21.
Il secondo appuntamento è il giorno seguente, 29 giugno, con il pianista Enrico Piernanunzi che generosamente torna ad esibirsi per il pubblico aquilano in questa occasione con il noto sassofonista Rosario Giuliani

Südtirol Jazzfestival 2012

Venerdì 29 giugno prende il via il Südtirol Jazzfestival Alto Adige che quest’anno compie trent’anni. L’edizione dell’anniversario si intitola “incontri”. Tutta la provincia infatti tornerà ad animarsi di incontri dei più variopinti e inusitati. In poche parole: dieci giorni di jazz con i migliori musicisti della scena internazionale, dagli esordienti ai più celebri. Tra venerdì 29 giugno e domenica 8 luglio arrivano in Alto Adige ben 250 musicisti provenienti da venti nazioni. In tutto il territorio gli eventi sono un centinaio tra concerti e music spots. E come sempre fanno da teatro le location più svariate: strade e piazze, trattorie e malghe, montagne e sale da concerto, capannoni industriali e banche, tanto per citarne qualcuna.


È proprio questo che intendono gli organizzatori con il titolo “incontri”: incontri tra monti e valli, tra città e paesi, tra nord e sud, tra gastronomia e natura, ma soprattutto naturalmente tra artisti e suoni, tra le persone e la loro musica, tra il mondo e l’Alto Adige.
Il concerto che inaugura il festival, nel teatro comunale di Bolzano, rende giustizia in pieno al motto “incontri”. Ascolteremo infatti otto musicisti fuoriclasse che si incontrano a fare jazz, molti di loro insieme per la prima volta: arrivano da Italia, Germania, Belgio, Brasile e USA. Dal prestigioso palcoscenico di Piazza Verdi ci proporranno un esperimento trasversale che sconfina nell’improvvisazione. Un incontro tra il nord e il sud del jazz europeo, un vivace caleidoscopio di armonie e di sorprese.
A dare l’impostazione ritmica al concerto è lo statunitense Jim Black, uno dei batteristi più celebri in assoluto del jazz contemporaneo, avvezzo a esibirsi con musicisti come Dave Douglas (“Tiny Bell Trio”), Uri Caine (“Mahler – Live in Toblach”) o Laurie Anderson (“Live at Town Hall”). 
Al concerto che celebra l’anniversario non poteva poi certo mancare il trombettista Paolo Fresu. Fu nel 1987, quando l’odierno Südtirol Jazzfestival Alto Adige si chiamava ancora “Jazz & Other” e si svolgeva esclusivamente a Bolzano, che l’artista sardo si esibì qui da noi per la prima volta insieme al suo quintetto. Venticinque anni dopo Fresu “incontra” qui un altro sardo, il chitarrista Bebo Ferra con cui lavora dal 2003.

Verona Jazz

Italia-Germania modifica il programma di Verona Jazz, la storica rassegna che si tiene da domani a sabato al Teatro Romano. La concomitanza della semifinale degli Europei di calcio ha infatti indotto gli organizzatori a spostare il previsto set di apertura del duo veronese di Sbibu e Zeno Fatti, rispettivamente percussioni e tromba ed effetti, che si terrà quindi sabato in Cortile Mercato Vecchio alle 19, a ingresso gratuito. 


Il rischio era che il pubblico arrivasse a ridosso del concerto di Chris Cornell che si sarebbe dovuto tenere in seconda serata e che invece è stato anticipato alle 21,15. Il cantante e chitarrista sarà sul palco regolarmente, nonostante martedì abbia dovuto cancellare la data di Torino per un lieve malore dopo un primo concerto a Udine; sarà lui, dunque, ad aprire il festival con il suo spettacolo Songbook. Il cantante dei Soundgarden rileggerà in chiave acustica i classici del suo passato tra brani originali e pezzi degli Audioslave. 
La star di venerdì sarà invece Gino Paoli alla guida del gruppo con cui ha registrato il disco Un incontro in jazz. Sul palco con lui un pool di grandi jazzisti: Flavio Boltro alla tromba, Danilo Rea al pianoforte, Rosario Bonaccorso al contrabbasso e Roberto Gatto alla batteria. 
La scaletta comprende, oltre ai grandi successi di Gino Paoli, una serie selezionata di classici. Il loro concerto sarà aperto dall'anteprima nazionale di uno dei nomi più interessanti della nuova scena newyorkese, il pianista di origini israeliane Shai Maestro che proporrà un'inedita commistione tra cultura classica, jazz moderno e armonie sefardite. 

Garda Jazz Festival 2012

La dodicesima edizione del Garda Jazz Festival ripercorre alcuni fra gli scorci più belli dell’Alto Garda: “Il jazz ti divora” è lo slogan scherzoso scelto quest’anno per cogliere la passione travolgente di chi ama questo genere musicale. E questo evento si muove come tradizione con l’intento di soddisfare questa passione, portando nei vari appuntamenti squarci di un territorio artistico molto ampio, che certamente può accontentare sia il cultore delle nuove tendenze che l’amante delle più consolidate tradizioni del blues e dello swing. 


Il festival copre l’arco di tre settimane che va dal 28 giugno al 15 luglio, nella classica formula itinerante tra alcune pittoresche location: il Bastione veneziano di Riva del Garda, il borgo medievale di Canale di Tenno, i castelli di Drena e di Arco, il lungo lago di Torbole, la Rocca di Riva del Garda e le piazze, le spiagge dei vari centri, rappresentano lo sfondo poetico delle serate, con in più quest’anno lo splendido parco di Villa Angerer ad Arco.
Il festival rimanda ad una visione ampia di quello che accade nel panorama nazionale e internazionale, dando respiro ad artisti diversi ed originali, che qui trovano la possibilità di esprimere pienamente il proprio potenziale espressivo. Il programma è vario e di altissimo livello, quindi adatto ad accontentare sia il cultore che il semplice appassionato.
Il cartellone 2012 dà ampio spazio ad alcuni fra i migliori artisti italiani e alcune presenze straniere di eccezione: il bassista, compositore e bandleader Dave Holland, maestro di suono e sensibilità ritmica, accompagnato da un trio americano di grande livello con Kevin Eubanks, Craig Taborn, Eric Harland nel progetto Prism; l’inglese Oren Marshall funambolico maestro della tuba che si esibirà con Gianluca Petrella, nel Tubolibre Quartet, caleidoscopio sonoro, capace di pescare nella tradizione ellingtoniana e di immergersi poi verso i territori cari a Hendrix; e l’Argentino Javier Girotto, artista simbolo del Garda Jazz Festival, poeta dalla grande vena passionale, con due affascinanti progetti legati alla sua terra d’origine.

Marco Tamburini a Rovigo

Il concerto della Venezze Soul Band, in programma nell'ambito del 25° Deltablues questa sera in piazza Vittorio Emanuele II a Rovigo, inizierà alla fine dell'attesissima sfida tra Italia e Germania, valida per l'accesso alle semifinali degli Europei di calcio. 
L'ensemble guidato dal maestro Marco Tamburini è una selezione di docenti e dei migliori studenti del dipartimento jazz del conservatorio statale di Rovigo e, dunque, mette insieme alcuni tra i più interessanti giovani talenti a livello nazionale. Con loro si esibiranno il cantante e polistrumentista Gegè Telesforo e il pianista Charlie Wood, gli artisti che hanno coordinato le masterclass, ossia i percorsi di perfezionamento organizzati all'auditorium Pighin nei giorni scorsi.


La Venezze soul band, quindi, salirà sul palco con questa formazione: Marco Tamburini (tromba), Stefano Onorati (pianoforte), Pier Mingotti (basso), Stefano Paolini (Batteria), Joseph Circelli (chitarra), Hugo De Leon (tromba), Mattia Dalla Pozza (sassofono), Filippo Vignato (trombone), Gegè Telesforo (voce), Charlie Wood (pianoforte).
Marco Tamburini è tra i maggiori trombettisti jazz contemporanei ed è direttore del dipartimento del conservatorio di Rovigo. Partecipa a numerosi festival, tra i quali Umbria Jazz, Festival Jazz di Roma, Siena Jazz, Eurofestival di Ivrea, Dubai Jazz Festival, Jazz Wochen a Basilea, Festival Jazz di Tabarka, N. C. International Jazz Festival di Durham in North Carolina con Paul Jeffrey, John Hicks, Micheal Carvin, J.Sea Festival di Rotterdam con Eumir Deodato. Si esibisce in teatri e club in Italia e all’estero, dal Birdland di New York al Teatro Megaro di Atene, a Parigi con René Urtreger, con Christian Escoudé, e a Budapest col pianista ungherese Kalman Ola.

mercoledì 27 giugno 2012

Nuovo album in duo per il chitarrista Charlie Hunter

Charlie Hunter pubblicherà in settembre il suo nuovo album intitolato Not Getting Behind Is the New Getting Ahead, in duo con il batterista Scott Amendola.


Il suo titolo si riferisce agli attuali difficili momenti economici.
"E' a proposito di ora", ha detto Hunter in una recente intervista al St. Louis Today "I musicisti devono rispecchiare quella che è la situazione attuale, e credo che sia quello che abbiamo fatto."
Ma non aspettatevi che l'album sia uguale a Duo, la registrazione del chitarrista 1999 con il batterista Leon Parker.
"E 'la stessa strumentazione, ma è molto diverso da quel disco," Hunter, dice, aggiungendo con una risata: "Spero di essere un musicista migliore ora."
Hunter ha intenzione di pubblicare l'album per la sua nuova etichetta, a cui non ha ancora dato un nome. 
Negli ultimi anni, artisti jazz come la compositrice e direttore d'orchestra Maria Schneider, il chitarrista Kurt Rosenwinkel e il sassofonista Greg Osby hanno bypassato con successo il tradizionale percorso di collegamento con gli ascoltatori: le ben affermate etichette discografiche come Verve e Blue Note.
Al contrario, siti Internet come ArtistShare ha reso possibile per i musicisti ottenere un sostegno finanziario dai fan, i quali a loro volta hanno accesso a dei benefici come l'aggiunta di materiale extra. Il pionieristico album del 2004 della Schneider, Concert in the Garden, che fu finanziato attraverso ArtistShare, vinse un Grammy come miglior album per grande ensemble jazz.
Gli artisti possono hanno preso anche il controllo della musica creando delle proprie etichette. Rosenwinkel, che è diventato famoso grazie ai suoi album con la Verve, oggi registra per la sua etichetta Wommusic. Osby, per molti anni un artista della Blue Note, ha pubblicato il suo album del 2008 9 Levels per la propria etichetta, Inner Circle Music.

Fabrizio Bosso a Ballarò

Ieri sera Fabrizio Bosso ha aperto l'ultima puntata di Ballarò, con una bellissima interpretazione in chiave jazz della sigla del programma, accompagnato dal pianista Claudio Filippini, dal contrabbassista Luca Bulgarelli e dal batterista Lorenzo Tucci.


Il conduttore Giovanni Floris ha voluto regalare al suo pubblico un'esibizione live in studio del grande trombettista torinese in occasione della chiusura di stagione del programma.

Ecco il video:

Esce 'Solo', nuovo album del pianista Paolo Di Sabatino

Uscirà il 26 giugno nei negozi di dischi e nei principali digital store il nuovo disco strumentale di Paolo Di Sabatino dal titolo 'Solo' (Irma Records/distribuito da Edel). 


"La formula del piano solo è il banco di prova di ogni pianista jazz - dichiara il compositore - 'Solo' è la mia dichiarazione d'amore nei confronti della musica e del mio pianoforte". 
Il progetto discografico del giovane compositore e pianista segna una nuova digressione verso il jazz dell'artista abruzzese con la formula piano solo, che contiene standard americani ('Sweet Georgia Brown' di Ben Bernie, 'I loves You Porgy' di George Gershwin), pezzi del repertorio sudamericano (il tango 'Te Quiero' e il samba 'Para ver as meninas') e brani originali inediti o rivisitati per l'occasione. 
Nato a Teramo il 26 settembre 1970, inizia giovanissimo lo studio del pianoforte sotto la guida del padre e si diploma nel 1990 col massimo dei voti, la lode e la menzione speciale, presso il Conservatorio di Bari. Nel 1994, nello stesso Conservatorio, consegue il diploma di Musica Jazz. Dedicatosi esclusivamente al jazz si esibisce con varie formazioni a proprio nome dal “piano solo” all’ottetto. Ha partecipato a numerose trasmissioni radio-televisive (Radio Rai 1,2,3, Radio Capital, Rai News 24, Tg2, Domenica In, La7) e suonato in importanti clubs e festivals.
Nel 1996 pubblica una raccolta didattica per pianoforte intitolata 15 pezzi per piccoli pianisti, progressivi per lo sviluppo del carattere melodico (ediz. Trasimeni – Roma). Nello stesso anno viene pubblicata una raccolta di brani per piano jazz (“Jazz Reflections” – ediz. Bèrben – Ancona).
Nel marzo del 1999 suona a Chicago presso il famoso jazz-club “Jazz Showcase” e firma un contratto esclusivo per la Hallway Records di Chicago con la quale pubblica nel 1999 il CD Introducing Paolo Di Sabatino in quartetto (con Bosso, Ciancaglini e Manzi) e Threeo con J. Patitucci e Horacio “El Negro” Hernandez.

E' morto il chitarrista Pablo Bobrowicky

Con un comunicato sul sul profilo Facebook, il produttore della Red Records, Sergio Veschi ha annunciato la scomparsa del chitarrista Pablo Bobrowicky.


Dopo lunga malattia, un timore al sistema linfatico come Giampiero Prina, è deceduto ieri a Buenos Aires il maestro Pablo Bobrowicky a poco più di 40 anni.
Amavo e amo molto Pablo per quel senso di definitivo, vero e compiuto che la sua musica aveva la capacità di trasmettermi. Non so cosa dire. Sapevo che era molto malato ma francamente non pensavo che si arrivasse così presto a questo tragico epilogo. Luis Agudo, che mi ha trasmesso poco fa la notizia, mi diceva che Pablo si è battuto con forza indomabile contro la malattia che alla fine, come purtroppo era prevedibile, lo ha vinto. Resta la sua musica. Non molto a dire il vero. E la sua arte rimane come testimonianza di ciò che lui è stato, come uomo e musicista, quando non rimane altro che cenere e silenzio. La sua chitarra parla per noi del grande artista che Pablo è stato del suo amore per la vita.
Gracias Pablo . . . . che il riposo eterno ti sia lieve. (Sergio Veschi)

Sul sito ufficiale del chitarrista c'è una bella biografia, scritta dallo stesso Veschi.
Ho conosciuto Pablo Bobrowicky (pronuncia Bobrovitzky) attraverso Luis Agudo (percussionista argentino da anni residente in Italia e che ha suonato con molti luminari come Elvin Jones, Steve Grossman, Baden Powell, Watson, V. Lewis, e altri) in modo del tutto fortunoso.
All'epoca Luis abitava a Santiago del Cile e di tanto in tanto andava a Buenos Aires per trovare gli amici di gioventù e ciò che rimaneva della sua famiglia. Un giorno di settembre mi telefona dal "Sud del mondo" per dirmi che ha registrato delle cose assieme a dei suoi amici e che mi avrebbe mandato la cassetta.
Il mio atteggiamento non fu molto favorevole giacchè al di là della musica mi domandavo a chi avrebbe potuto interessare una musica fatta da sconosciuti jazzisti di B. A.
Grande errore poichè il primo a cui interessava quella musica ero io.

martedì 26 giugno 2012

Dirty Dozen Brass Band - Live at Clark County Gov't Center (audio)

Ecco la registrazione di un concerto della celebre Dirty Dozen Brass Band, registrato il 10 maggio 2008 al Clark County Gov't Center Amphitheatre di Las Vegas.


La Dirty Dozen Brass Band miscela con maestria il R&B con la strumentazione classica di una brass band tradizionale di New Orleans. Con funk, jazz, blues, gospel, clapping hands e assoli infuocati, la Dirty Dozen è capace di catapultare l'ascoltatore direttamente sulle strade dove la musica, caratterizzata dai timbri grossi e tellurici dei fiati e degli ottoni di questa sorta di moderna marchin' band, nasce. 
Dalla fine degli anni 70 in poi, la band ha rivitalizzato e impresso col proprio marchio ciò che era proprio delle brass bands tradizionali di New Orleans, ispirando le nuove generazioni emergenti a rivisitare interi repertori ed invitandole a reinterpretare assecondando la propria inclinazione stilistica.
Lo stile della Dirty Dozen è difatti il risultato dato da approcci intriganti alle sonorità tradizionali, inserite nel contesto di brani originali ed enfatizzanti composti dalla mano di ciascun membro della band. 
La carriera dei Dirty Dozen abbraccia più di tre decadi di innovazione e vanta collaborazioni con artisti come Dizzy Gillespie (un'eroe e una fonte di ispirazione) e come Elvis Costello. Hanno fatto loro la musica di Jelly Roll Morton, inventore del jazz, per l'album Jelly (1992) e reinterpretato gli inni e le musiche da parata dei gruppi di seconda fila del Crescent City per il loro album Funeral For a Friend (2004), realizzato a seguito della morte del membro e cofondatore dei Tube Fats.

Jimmy Giuffre – The Complete Remastered Recordings on Black Saint & Soul Note

Per molti appassionati di free jazz o di avanguardia, l'etichetta Black Saint (nata nel 1977) e la sua etichetta sorella, Soul Note (inaugurata nel 1979), furono luoghi importanti per scoprire la musica improvvisata al di fuori della norma. Il catalogo produsse contributi di Archie Shepp, Oliver Lake, il World Saxophone Quartet e molti altri, tra cui Jimmy Giuffre (scomparso nel 2008). 
Le etichette furono poi acquisite dalla Cam Jazz nel 2008 e in quest ultimo anno l'etichetta ha iniziato a pubblicare una serie di cofanetti di alcuni di questi artisti, ognuno dei quali impacchettato in confezioni di cartone in stile LP. In aprile di quest'anno, l'etichetta ha pubblicato un cofanetto di 4 CD di musica di Giuffre, intitolato The Complete Remastered Recordings on Black Saint & Soul Note, che raccoglie tre album dal Jimmy Giuffre 4: Dragonfly (1983), Quasar (1985) e Liquid Dancers (1991), ed uno in trio, Conversations with a Goose (1996), con Paul Bley e Steve Swallow.


Giuffre ebbe una lunga carriera che non fu mai convenzionale. Dalla fine della seconda guerra mondiale fino agli anni '90, ha lavorato in diversi generi jazz, collaborando con artisti che vanno da Jimmy Dorsey, Buddy Rich e Woody Herman negli anni '40 a Howard Rumsey’s Lighthouse All-Stars e Shorty Roger’s Giants negli anni '50 e fondò un proprio gruppo agli inizi degli anni '60. Mentre la maggior parte dei suoi fan probabilmente prediligono i suoi progetti cool jazz e la sua produzione mainstream, Giuffre fu anche un artista innovativo che sviluppò metodi di jazz che accettavano una libera (o almeno più libera) interazione fra i musicisti, alcuni dei quali prevedevano successive forme di libera improvvisazione. 
Due album cruciali che anticipavano il free jazz furono Fusion (1961) e Thesis (1962) con il bassista Swallow e il pianista Bley, che comprendeva modi alternati, improvvisazione e ritmi complessi, ma realizzati con il caratteristico approccio di Giuffre alla tessitura ed un'asserzione sulla sottigliezza ed agli spazi aperti. Il suo era free jazz con sfumature. 
Quando venne pubblicato nel 1996, Conversations with a Goose fu un gradito ritorno a quello stesso trio con alcuni piccoli aggiustamenti, come il passaggio di Swallow al basso elettrico. La maggior parte delle 13 tracce sono concise, un'antitesi alla maggior parte delle marmellate di free jazz, ma ognuna con una quantità impressionante di interazione creativa. Diversi pezzi hanno un tratto meditativo e introspettivo, dove i fiati di Giuffrè si piegano o volano intorno alle tastiere. C'è spesso una sinuosa sensazione di calore, ma senza sacrificare un sensibile spirito d'avventura.

Intervista a Paolo Fresu

Sul sito de Il Punto è stata recentemente pubblicata una bella intervista di Riccardo Faiella a Paolo Fresu:
Miles Davis e Chet Baker sono stati due famosi trombettisti jazz statunitensi. Davis, genio musicale, è considerato un grande innovatore. Ha fondato diversi stili jazz, tra cui il jazzrock. Baker è da tutti riconosciuto come il massimo esponente del cool-jazz. A queste due illustri figure è stato paragonato il nostro Paolo Fresu. La sua tromba e il suo flicorno sono i più famosi d’Italia e la sua fama ha assunto ormai connotati internazionali. Partito da Berchidda, un paesino di tremila anime al centro della Gallura, porta in giro per il mondo il magico suono della sua Sardegna.


Ma come ci si sente a essere paragonato a due grandi trombettisti come Davis e Baker? 
«Ci si sente male e bene. Sono due grandi icone del jazz. La cosa, però, non mi disturba, perché credo di avere il mio modo di suonare. Comunque, saranno sempre un riferimento costante e non solo per il sottoscritto. Inutile dire che il paragone mi onora moltissimo».
Li segui anche come modelli di riferimento?
«C’è ancora molto da imparare da loro e da tanti altri. Miles è stato un artista trasversale, di grande contemporaneità. Il consiglio che do sempre ai miei allievi è di sentire tutto, cercare di conoscere il più possibile e poi prendere ognuno la propria strada. Quello che ho fatto io».
Tu la strada l’hai trovata molto presto. Ad appena undici anni sei entrato a far parte della banda del tuo paese.
«Mi piaceva la banda e sognavo di diventare un suo elemento. La seguivo sempre quando passava per le strade di Berchidda. Mio fratello ne fece parte prima di me. E io vedevo tutti i giorni a casa la sua tromba. Desideravo toccarla e poter riuscire a suonarla. A undici anni, finalmente, dopo un corso, coronai il mio sogno: suonare la tromba nella banda del mio paese».
L’incontro con il jazz, invece, avvenne qualche anno dopo, nel 1980.

Monk ‘n’ Roll, il nuovo e atteso progetto di Francesco Bearzatti in anteprima a Udine

Dopo l’emozionante live dello scorso anno (X – Suite for Malcolm, dedicato al leader afroamericano), Francesco Bearzatti e il Tinissima 4et celebreranno in prima assoluta a Udin&Jazz 2012 l’immenso Thelonious Monk: s’intitola, infatti, Monk ’n’ Roll il nuovo progetto del pluripremiato sassofonista d’origine friulana, attesissimo giovedì 28 giugno sul Piazzale del Castello di Udine. Un omaggio sorprendente dove tutta l’energia e la potenza dei riff più famosi del rock (Led Zeppelin, Pink Floyd, Queen, Lou Reed) si fonde ai temi del leggendario pianista.


Progetto attesissimo, dicevamo, e non solo dagli appassionati: pure l’attenzione degli addetti ai lavori e della stampa è molto alta, come dimostrano – tra gli altri – Radio 3 Suite Jazz, che trasmetterà il concerto.
Sul palco Francesco Bearzatti, sax, clarinetto, elettronica; Giovanni Falzone, tromba, voce, elettronica; Danilo Gallo, basso, elettronica; Zeno De Rossi, batteria.
Bearzatti è, senza dubbio, uno dei nomi di punta del jazz italiano e internazionale. Vincitore del titolo di miglior nuovo talento nella classifica di Musica Jazz (2003), ha stretto una grande amicizia con Aldo Romano e ha partecipato alle registrazioni di Because of Bechet. In quell’occasione, ha incontrato Emmanuel Bex, virtuoso suonatore di organo, e i tre hanno dato vita al Bizart Trio, registrando Virus e Hope (quest’ultimo con Enrico Rava).
Insieme a Gianluca Petrella ha registrato Indigo 4 per la Blue Note ed è stato tra i protagonisti del quintetto di Stefano Battaglia, con cui ha inciso un tributo a Pier Paolo Pasolini (Ecm). Tra i progetti a suo nome: Stolen Days, sempre prodotto da Auand (con Stomu Takeishi al basso elettrico e Dan Weiss alla batteria), il duo con il pianoforte di Jean-Pierre Como e un progetto in solitario su Duke Ellington. 

lunedì 25 giugno 2012

Musicamdo Jazz 2012

Musicamdo Jazz festeggia dieci anni di attività e il festival itinerante porta nel mese di luglio nella Provincia di Macerata le star internazionali del jazz. La regina della Bossa Nova, Rosalia de Souza, il maggiore cantante jazz al mondo Kurt Elling, il virtuoso sassofonista Emanuele Cisi e il mitico James Senese dei Napoli Centrale sono i protagonisti di questa decima storica edizione.


Si parte venerdì 13 luglio alle ore 21,30 a Matelica nelle Cantine Belisario con il fascino, la magia, la sensualità e il misticismo del sestetto della cantante Rosalia de Souza, l’artista brasiliana più conosciuta e acclamata in Italia. Brani inediti, sperimentazioni di bossa nova come le hit “Garota Moderna”, “Brasil Precisa Balançar”, “D’Improvviso” e un omaggio al musicista brasiliano Tom Jobim. La musica brasiliana, la voce e le note della bossa nova di Rosalia De Souza entreranno nel cuore del pubblico insieme ai vini della Cantina Belisario.
Si prosegue, con un evento in esclusiva per il centro Italia, domenica 15 luglio alle ore 21,15 a Camerino nel Convento di San Domenico ci sarà Kurt Elling, il maggiore cantante jazz di oggi. Premiato “Miglior Cantante Jazz al Mondo” dalla Jazz Journalist Association per sei volte negli ultimi dieci anni, perennemente in testa nella storica classifica DownBeat Critics Poll e vincitore nel 2011 del Grammy Award. Famoso nel mondo per la sua voce baritonale, le quattro ottave di estensione, una sillabazione fluida e l’assoluto controllo della tecnica Scat. Un cantante jazz puro, figlio e nipote d’arte di Mark Murphy e Tony Bennett. Sono poche le occasione per ascoltare la sua voce in Europa e quella di Camerino si presenta come un evento da non perdere. In questo tour europeo Kurt Elling, classe 1967, presenta il suo nuovo progetto con il virtuoso della chitarra ad otto corde Charlie Hunter e il batterista Derrek Phillips. Un concerto eccezionale, di grande classe, nel magico Chiostro del Convento San Domenico di Camerino.

Venezia Jazz Festival 2012

Quinta edizione per Venezia Jazz Festival, in programma dal 20 luglio al 3 agosto 2012. Con la direzione artistica di Giuseppe Mormile e l’organizzazione di Veneto Jazz, presenta un programma di concerti internazionali, arricchito da numerosi eventi collaterali, dedicati alla musica, all’arte, alla letteratura, e ospitati in location affascinanti e prestigiose. Dieci giorni da non perdere, nei quali la città sarà animata a diverse ore del giorno e della notte, con appuntamenti di musica live e incontri. 


Concerti ed eventi al Teatro La Fenice e al Teatro Goldoni, nelle sedi museali come Punta della Dogana, la Collezione Peggy Guggenheim, la Fondazione Querini Stampalia, in Campo dell’Erbaria a Rialto, alla stazione ferroviaria Santa Lucia, per la prima volta all’Isola della Certosa e nei locali della città. 
Anteprima del festival, al Teatro Goldoni il 20 luglio con Buena Vista Social Club – Grupo Compay Segundo, ovvero lo storico gruppo di musicisti sorto intorno al compositore e cantante Compay Segundo (pseudonimo di Máximo Francisco Repilado Múñoz), scomparso nel 2003. Ormai ultraottantenne, raggiunse il successo internazionale negli anni '90 anche in Europa, merito del film Buena Vista Social Club di Wim Wenders e alla sua colonna sonora, che vinse numerosi premi Grammy. Simbolo della cultura e del più autentico spirito cubano, è certamente uno dei musicisti più conosciuti al mondo, apprezzato da milioni di ammiratori. 
Fra i maggiori eventi si segnalano: Gilberto Gil nel concerto Strings and Rhythm Machines Concert (Teatro La Fenice, 29 luglio) dove la leggenda della bossa nova, leader del movimento tropicalista, ambasciatore musicale e culturale del Brasile, si reinventa in un concerto per strumenti a corda che parte da un raffinato repertorio. 
Oltre 40 anni di carriera, 52 album, 12 dischi d’oro, 5 di platino, 7 Grammy e oltre 4 milioni di dischi venduti, Gil presenta nel tempio della musica mondiale questo nuovo progetto dove, al trio nato nel 2009 con il figlio Bem, chitarrista d’eccezione e il violoncellista Jaques Morelenbaum, si uniscono due nuovi elementi che rendono l’ensemble ancora più intrigante: il violinista francese Nicolas Krassik, musicista di soul brasiliano, figlio della grande tradizione francese dei violinisti jazz, e il percussionista Gustavo di Dalva. 

Wallace Roney - Home

Wallace Roney, uno dei principali trombettisti in circolazione, con il suo ultimo album Home, recentemente pubblicato dall'etichetta Half Note, cerca di fondere il postmodernismo con le classiche sonorità Blue Note degli anni '60. 


Nel corso degli anni, Roney ha sviluppato una propria singolarità stilistica di suoni tra inferenze e intonazioni bluesy di Miles Davis. 
La band, che oltre al talentuoso sassofonista Antoine Roney, fratello di Wallace, comprende anche Aruan Ortiz alle tastiere, Darryl Green al Fender Rhodes, Doug Carn al piano, Rashaan Carter al basso, Kush Abadney & Bobby Ward alla batteria e Shakoor Sanders alle percussioni, è a proprio agio in questa intrigante selezione di composizioni originali e celebri standard di grandi artisti come Utopia di Wayne Shorter, o Pacific Express di John McLaughlin.
Roney porta l'eclettismo di tutte le sue influenze e gradualmente le fonde in un insieme coerente, che riunisce bebop, postbop, Trane, Herbie Hancock e Weather Report funk e fusion, hip-hop e, naturalmente, Miles Davis, la sua luce guida. 

Gli imperdibili -The Quintet: Jazz at Massey Hall

"The Greatest Concert Ever" come viene definito in maniera pomposa, ma giustificata, questo incredibile concerto, registrato il 15 maggio del 1953 alla Massey Hall di Toronto, che presentava un supergruppo che vedeva riuniti cinque tra i più grandi beboppisti della storia, Dizzy Gillespie (tromba), Charlie Parker (sax), Bud Powell (pianoforte), Charles Mingus (contrabbasso) e Max Roach (batteria).


L'idea di organizzare un concerto jazz alla Massey Hall di Toronto la stessa sera di un incontro di boxe che avrebbe inchiodato americani e canadesi alla radio non era delle più felici. Fu organizzata una pausa per permettere al pubblico di assentarsi per ascoltare la radiocronaca in una sala adiacente. 
L'incontro durò poco o niente, Joe Walcott potè resistere solo un paio di minuti all'attacco frontale di Rocky Marciano. Ma la frittata era fatta, e nella gigantesca sala da 2.750 posti a sedere c'erano meno di duecento persone.
La vulgata vuole che Parker, non troppo lucido - almeno giù dal palco - fosse arrivato senza sassofono, e che si fosse fatto prestare da un negozio nei pressi del teatro un Grafton di plastica bianca (uguale a quello che negli stessi anni era nelle mani di un giovane Ornette Coleman): meglio di niente. 
In realtà pare che lo strumento gli fosse stato donato qualche anno prima. Fatto sta che le molte foto scattate quella sera lo immortalano con lo strumento bianco latte fra le dita. 
Ma la musica? I due set di grande spessore (il concertone prevedeva più esibizioni, anche di artisti locali) furono quelle del trio di Bud Powell con Charles Mingus e Max Roach, allargato a quintetto con l'entrata di Dizzy Gillespie e di Parker. 

sabato 23 giugno 2012

Opera Estate Festival a Bassano del Grappa

Dal 29 giugno al 1 settembre 2012 Bassano del Grappa e le città palcoscenico della pedemontana veneta saranno animate da danza, teatro e musica. A testimonianza del continuo impegno della direzione artistica e delle amministrazioni comunali partecipanti, nonostante il periodo di grave crisi di cui a cultura continua a risentire inesorabilmente, è stato presentato il programma della 32° edizione del Festival: 40 città coinvolte, 400 serate di spettacolo in oltre 2 mesi tra ville e castelli, parchi e palazzi, piazze e musei della pedemontana veneta. Artisti da ogni parte del mondo, produzioni che spaziano dal teatro contemporaneo alla più nuova danza internazionale, dalla musica al cinema d’autore, tra avanguardia e tradizione.


Come di consueto, il programma si articola nelle sezioni Danza, Teatro, Musica, BMotion Festival, Minifest, Cinema e Lirica.
La grande novità di quest'anno è il Bassano Jazz Festival, organizzato in collaborazione con il Panic Jazz Club di Vicenza, che presenta in programma alcune stelle di prima grandezza del firmamento mondiale.
Si comincia il 10 luglio con John Scofield's Hollowbody Band. Quattro assi del panorama jazz mondiale. John Scofield, Kurt Rosenwinkel, Ben Street e Bill Stewart si incontrano per un progetto dove l'improvvisazione è l'essenza, la magia è creata da una profonda interazione tra i musicisti.
A seguire l'11 luglio è la volta del Brad Meldhau Trio, la formazione classica del pianista statunitense, con Larry Grenadier e Jeff Ballard, da poco tornato a esprimersi in linguaggio pienamente jazz con il cd Ode (Nonesuch), dodici originali dedicati a personaggi di fantasia ricchi di groove e afflato lirico.
Il 12 luglio ci sarà l'Uri Caine Trio, dove il pianista, accompagnato dal bassista John Hébert e dal batterista Ben Perowsky, presenterà i pezzi del suo ultimo album Siren.
Quindi il 13 luglio è la volta di PAF la formazione composta da Paolo Fresu, Antonello Salis e Furio Di Castri, un vero e proprio supergruppo a tre teste coronate, capace di far volare alto il significato di energia e creatività. 

Gianni Lenoci 4tet feat. William Parker – Secret Garden

Sul bel sito JazzConvention è stata pubblicata questa bella recensione di Romualdo Del Noce del nuovo album del pianista Gianni Lenoci, intitolato Secret Garden, che vede la partecipazione del leggendario William Parker.


Dopo il "gemello diverso" per Silta Records (in un trio italiano differente e con ospite il grande Steve Potts) del pianista che aveva già segnato altre, e recenti, collaborazioni con Parker, questi si conferma non sembrare tipo da lasciarsi intimidire da certi estri avanzati: è noto come Gianni Lenoci abbia appreso i modi del free da Paul Bley e Mal Waldron, frequentato pesi massimi, (o affine categoria) quali Don Moye, Joëlle Léandre, Han Bennink e via provocando, oltre ad aver curato la rappresentazione pianistica di tipi coriacei alla John Cage o Morton Feldman. 
La serata pugliese recentemente captata non troverà nella fumosa ripresa sonora deficit o deterrenze di sorta ad attestarsi come un momento sentito e, superfluo precisarlo, nobilitato dalla voce polposa e nitida di basso dell'enorme contrabbassista newyorkese, attore (come c'è da attendersi) non di una comparsata a cameo bensì di parte molto attiva e integrante, dando l'incipit all'estesa Secret Garden, il cui pervasivo senso della danza è segnato dalle armonizzazioni difficili e dal denso interplay, che trova ristoro nella sensibile A Palindrome Life, che mantiene turbolenze e drammaticità sotto la superficie imbastita dalle trame apparentemente più fragili e cembalistiche del piano preparato di Lenoci, che pur attribuendosi nel corso del programma ampi momenti espositivi, non pone in ombra elementi assai vitali quali la trance serpiginosa del sax di Gaetano Partipilo e il drumming giocato all'offensiva di Marcello Magliocchi.

Clarence Penn Quartet: Live From 92Y Tribeca (video)

Il batterista Clarence Penn è stato in concerto lo scorso 17 giugno al club newyorkese 92Y Tribeca, dove ha presentato il suo ultimo album dal titolo Dalí In Cobble Hill, un album di pezzi originali. Per l'occasione il batterista era accompagnato dal suo ottimo quartetto con Seamus Blake al sassofono, Adam Rogers alla chitarra e Ben Street al basso.


Definito da alcuni critici il batterista più elegante del jazz contemporaneo, Clarence Penn viene scelto da molti per la sua estrema versatilità in tutti i generi musica. Ha infatti collaborato, tra gli altri con Betty Carter, Winton Marsalis, Dizzy Gillespie, Steps Ahead, Mike Stern, Dianne Reeves, Roberta Flack, Gato Barbieri, Uri Caine, Enrico Rava e Dave Douglas. 
Seamus Blake è un musicista ricco di brillanti idee, aperto a molteplici influenze contemporanee ma con forti radici nella storia del jazz, in possesso di un’eccellente tecnica e di un suono carismatico. Sassofonista di doti tecniche e pensiero musicale superiori, che coniuga a una grande sensibilità e a una non comune sapienza espressiva, Blake è unanimemente considerato uno dei migliori esponenti mondiali del sax tenore. Nato a Londra e cresciuto in Canada, da diversi anni risiede a New York, dove ha avuto modo di collaborare tra gli altri con John Scofield, la Mingus Big Band, Conrad Herwig, Alex Sipiagin e Dave Douglas, oltre che di suonare e incidere a proprio nome e come sideman in varie formazioni comprendenti suoi pari quali Chris Cheek, Jorge Rossy, Kevin Hays, Larry Grenadier e Bill Stewart. La sua classe di grande improvvisatore ha ottenuto un importante riconoscimento nel 2002, anno in cui Blake ha vinto il prestigioso Thelonious Monk Award come migliore tenorsassofonista, premio assegnatogli da una giuria comprendente Wayne Shorter, George Coleman e Joshua Redman. Da diversi anni è componente fisso della Mingus Big Band.

venerdì 22 giugno 2012

Neneh Cherry - The Cherry Thing

The Cherry Thing rappresenta il ritorno discografico della cantante pop Neneh Cherry dopo una lungo periodo di pausa. Per l'occasione la cantante presenta una collezione di cover di generi diversi, accompagnata da un trio scandinavo, The Thing (Mats Gustafsson ai sassofoni, Ingebrigt Haker Flaten al basso, Paal Nilssen-Love alla batteria), che deve il nome ad un celebre pezzo del proprio idolo, il patrigno della cantante Don Cherry. 


Cherry, dopo aver trascorso gran parte della sua infanzia in tour con il patrigno e con suoi leggendari compagni di jazz, iniziò la sua carriera con la formazione punk Rip Rig + Panic, ma è meglio conosciuta per la sua carriera hip-hop degli anni '90. Il suo album di debutto Raw Like Sushi conteneva l'hit internazionale Buffalo Stance, che le dette il suo quarto d'ora di celebrità. Poi seguì il Homebrew, che per molti versi, è un lavoro superiore anche se grandemente sottovalutato.
The Cherry Thing è una fusione perfetta delle sue influenze, nel quale la Cherry intreccia canzoni tratte da disparate fonti come come gli Stooges (Dirt), Ornette Coleman (What Reason), Suicide (Dream Baby Dream), e MF Doom (Accordion), creando un collage eccitante e coeso che attraversa i generi e gli umori.
Benchè il jazz sia un diritto di primogenitura per la Cherry, non è un stile che lei ha spesso esplorato nel corso della sua carriera. Al contrario, The Thing sono jazzisti in tutto e per tutto. Ma dal momento che anche loro sono stati conosciuti per aver attraversato i generi, essi hanno trovato un terreno comune al di fuori del jazz: dei pezzi che compongono The Cherry Thing solo un paio possono essere considerati veri pezzi jazz.

James Carter Organ Trio su DRS2

L'emittente svizzera DRS2 trasmetterà questa sera il concerto del James Carter Organ Trio, registrato al recente Internationales Jazzfestival Bern, lo scorso 5 maggio. Questa spettacolare formazione (a mio parere una delle migliori in circolazione) per l'occasione era costituita da James Carter al sax, Gerrard Gibbs all'organo hammond b3 e Leonard King alla batteria.


James Carter è sicuramente una personalità di rilievo della scena contemporanea. Questo straordinario polistrumentista di Detroit è un impressionante talento multiplo: si alterna sull' intera famiglia dei sassofoni (non solo soprano, contralto, tenore, baritono e basso, ma anche il «bandistico» il sax in fa) e usa anche clarinetti e flauti, con una facondia che ne fa l'erede del faunesco Roland Kirk, scomparso nel 1977.
E come Kirk è anche un disinibito amatore di ogni stile: nei suoi assoli si avvertono gli echi dei grandi sassofonisti classici come Coleman Hawkins e Ben Webster, ma anche di celebrati musicisti di transizione fra jazz tradizionale e moderno come Don Byas, di maestri come Coltrane e Sonny Rollins, di solisti d'avanguardia come Archie Shepp o Anthony Braxton. 
L'eclettismo in lui è un marchio di fabbrica; nel disco Conversin' With The Elders dialogava con ospiti di ogni generazione, da Sweets Edison a Hamiet Bluiett. 

giovedì 21 giugno 2012

Sonny Rollins domina i Jazz Awards

Sonny Rollins è stato il grande vincitore lo scorso mercoledì del Jazz Awards Gala della Jazz Journalists Association, tenutosi a New York .


L'ottantunenne icona della musica ha guadagnato per la seconda volta consecutiva il titolo di musicista dell'anno. Inoltre è stato nominato tenorsassofonista dell'anno, mentre il suo album live Road Shows, Vol. 2 ha ottenuto il titolo di migliore registrazione jazz. 
Anche le note di copertina dell'album di Francis Davis hanno ottenuto un premio.
Road Shows, Vol. 2 presenta delle registrazioni dal vivo dei concerti che Rollins ha dato in Giappone e durante il concerto per il suo 80esimo compleanno tenuto a New York lo scorso anno, durante il quale si è esibito con il maestro del sax alto Ornette Coleman.
"Ringrazio per il talento con cui sono nato", ha scritto Rollins, che non ha potuto partecipare al gala al Blue Note di New York jazz, in una dichiarazione letta dal palco. "Ho copiato ed imparato dai miei predecessori e sono grato a loro, e accetto con gratitudine questo premio".
La meravigliosa musicista di Tel Aviv, Anat Cohen è stata un'altra multi-vincitrice, catturando un paio di categorie: migliore clarinettista e migliore polistrumentista ad ance.
"E' un immenso piacere ed un viaggio senza fine, fare musica con alcuni dei più avventurosi, creativi, appassionati personaggi che noi chiamiamo musicisti jazz" ha detto la Cohen.

La donna che sparò a Lee Morgan (terza parte)

Lee cominciò a vedere una nuova ragazza, che conosceva da quando era ancora un tossicodipendente. Subito dopo, Helen smise di andare ai club per sentire Morgan suonare. Gestiva ancora la sua attività economica e vivevano ancora insieme. Uscivano ancora insieme in pubblico e quando Lee era invitato negli special televisivi, era Helen che lo accompagnava, non la sua nuova fidanzata. Ma questa situazione non poteva durare ed esplose quando Helen cercò di suicidarsi ingerendo del veleno. Lee era in casa la sera che successe. Chiamò un taxi e la portò in ospedale per farle fare la lavanda gastrica. Appena rimessa Helen ebbe un colloquio a cuore aperto con Lee per parlare del loro incerto futuro.


La signora Morgan chiese a Lee di andarsene ma lui non volle. Non era abbastanza sicuro di andare a vivere con la sua nuova fidanzata, poiché ebbe abbastanza buon senso per immaginare che questa storia lo avrebbe ributtato giù. Ma Helen era convinta che lei gli avrebbe portato la tanto agognata stabilità. Quindi gli disse che se lui non se ne fosse andato, l'avrebbe fatto lei e sarebbe andata a Chicago a visitare alcuni vecchi amici. Helen informò Lee di non sapere quando sarebbe ritornata e che forse al ritorno avrebbero "deciso insieme il da farsi".
Ma Lee non si arrese e le supplicò di non partire, così Helen decise di restare. Questo si rivelò un errore drammatico perché la portò a fare un passo insolitamente stupido per una signora che, fino a quel momento, aveva sempre fatto le cose giuste. 
Continuò a stare in casa e anche Lee tornò a casa per una notte o due dopo la loro discussione. Ma non durò a lungo. Prima del fine settimana, lui era di nuovo per strada, in giro con la sua amica, tirando cocaina fino alle prime ore del mattino. In quel periodo stava lavorando allo Slug, un club di downtown che lo aveva ingaggiato per tutta la settimana nel febbraio del 1972. 
Helen aveva promesso al proprietario del club, come aveva fatto tante volte in passato, che sarebbe stato lì e Lee infatti era lì, con il suo quintetto, suonando meravigliosamente, inconsapevole di ciò che stava per succedere e senza sapere che questo tanto atteso, concerto di routine allo Slug sarebbe stato l'ultimo.

Nicola Conte, alle prese con il quarto volume dell'apprezzata serie Viagem

L'etichetta Far Out Recordings presenta il quarto volume della serie Viagem, una delle compilation più originali e personali. “Viagem 4”’ mette in evidenza i ritmi schietti della bossa e samba jazz che hanno mantenuto affollati, per oltre cinque decenni, locali, bar e club del Brazile. 


La serie Viagem intraprende il suo quarto viaggio nei ritmi brasiliani degli anni ’60. Brasilofilo e maestro jazzista Nicola Conte ha cercato negli angoli più nascosti per riesumare diciassette preziose raritá del periodo 1962/1970. 
Come epicentro di tutto quello che era musicalmente ‘cool’, questi ibridi di bossa e samba jazz mescolano la passione della musica afrobrasiliana con gli stili più sofisticati dell’Europa e del Nord America. 
Spesso scritti per riportare la bossa tra la gente e in segno di protesta contro la dittatura dominante del 1964, questi classici, a lungo trascurati, sono stati riportati alla luce dalle mani esperte di Nicola Conte, un’artista che nella sua carriera ha registrato per etichette del calibro di Blue Note, Universal e Schema.

All Over the Place nuovo album di Mike Stern

"All Over the Place" è il titolo del nuovo album di Mike Stern, per la Heads Up International, una division della Concord Music. Previsto in uscita il 19 giugno 2012, l'album composto da a 11 brani vede la collaborazione con fedeli musicisti brillanti e di grande fama come il trombettista Randy Brecker, il sassofonista Kenny Garrett, e i batteristi Dave Weckl, Keith Carlock e Lionel Cordew. Oltre ad una vera e propria delegazione di bassisti elettrici ed acustici di alto calibro come Esperanza Spalding, Richard Bona, Victor Wooten, Anthony Jackson, Dave Holland, Tom Kennedy, Will Lee e Victor Bailey.


Dai tempi dei Blood, Sweat & Tears a metà degli anni 1970, seguito dalle collaborazioni con Billy Cobham e Miles Davis negli anni '80, e una carriera da solista che abbraccia ormai più di 25 anni, il chitarrista Mike Stern ha usato le sue radici jazz come punto di partenza per esplorare una serie di territori alternativi che includono R&B, rock, swing, funk, world music e numerose altre regioni lungo la topografia musicale. Il destinatario del "Legend Award 2012" assegnato dalla rivista Guitar Player, è un artista che non ha paura di porre numerosi stili e idee diverse anche solo per vedere cosa succede.
"Ho suonato molti di tipi diversi di grande musica con molti musicisti diversi, su alcuni dei miei dischi più recenti", dice Stern, "amo il bebop, lo swing, il rock, tutto quello che molti chitarristi, soprattutto jazz, tendono ad inserire nella loro musica E' nella natura di questo strumento, ma anche parte della mia natura. C'è tanta musica che mi ispira davvero, e si estende lungo vari territori."
E' tutto qui, a cominciare con il funk misterioso del brano "AJ", che Stern ha scritto appositamente per il bassista Anthony Jackson. Altri musicisti nel brano di apertura sono il sassofonista Chris Potter, il tastierista Jim Beard, la chitarrista ritmica Leni Stern (moglie di Mike), il batterista Keith Carlock e il percussionista Tim Keiper.

Le varie date italiane di Hiromi in luglio e agosto

La fantastica pianista Hiromi Uehara sarà in Italia per una serie di date, con il suo Trio Project (con Antony Jackson e Simon Philips) e in solo, nei mesi di luglio e agosto.


Sul sito PianoSolo c'è un bel ritratto della pianista:
Esile e delicata, pacata e garbata come la tradizione del suo paese richiede, Hiromi è in realtà un moto pluridirezionale di pura energia. Basta vederla seduta al pianoforte e attendere che attacchi a toccare i tasti per percepire quell’eccentrico guizzo del genio che sprigiona ed espande in ampiezza, sia nelle rocambolesche e ardite volate in tempi che definire raddoppiati sarebbe eufemistico, sia nell’emozione dei suoi brani più lenti.
Ma da dove viene Hiromi Uehara? Il luogo in cui è nata 32 anni fa è il Giappone. Inizia a studiare piano a 6 anni, con un’insegnante che la stessa Hiromi indica come punto di origine del suo approccio passionale alla musica, quando racconta: “Quando voleva che suonassi con una certa dinamicità non me lo diceva in termini tecnici. Se il pezzo era passionale lei diceva ‘suonalo rosso’ o se era calmo diceva ‘suonalo blu’. In questo modo suonavo con il cuore e non solo ad orecchio”. Il talento e la precocità di Hiromi sono immediatamente evidenti. Dopo soltanto un anno entra alla Yamaha School of Music e molto presto, praticamente adolescente, si esibisce con delle orchestre.
Inizia quindi con una formazione classica per cambiare poi percorso quando inizia a frequentare il Berklee College of Music di Boston e abbraccia il jazz.
Qui Hiromi fa conoscenze illustri, decisive nella sua carriera e nel suo percorso di crescita musicale. A 17 anni Chick Corea resta incantato dal suo talento. Il loro incontro è folgorante per Chick Corea che dopo un provino le permette di esibirsi in un suo concerto. 

mercoledì 20 giugno 2012

Joshua Redman Double Quartet - Live in Spain 2010 (video)

Questo video riprende uno strepitoso concerto del Double Trio di Joshua Redman, registrato al Festival de Jazz de Vitoria-Gasteiz il 15 luglio 2010.


Il Double Trio è una formazione sorprendente e non convenzionale, diretta dal sassofonista Joshua Redman, a cui si affiancano due bassisti e due batteristi. 
Per l'occasione il line-up era composto oltre che da Redman, da quattro eccellenti sideman come Matt Penman e Reuben Rogers al basso e Gregory Hutchinson e Bill Stewart alla batteria.
In questo concerto la formazione presenta quasi interamente le canzoni tratte dall'album Compass, pubblicato nel 2009 dalla Nonesuch Records, che a mio parere costituisce una delle migliori produzioni discografiche di Redman.

Ecco il video di questo bel concerto, che si può anche scaricare in formato Mp4:

Unojazz 2012 a Sanremo

L’Unojazz, il festival internazionale della musica jazz sponsorizzato interamente dal Gruppo Unogas Energia torna anche quest'anno, per la sua 3° edizione, da giovedì 28 a sabato 30 giugno 2012, per continuare a portare artisti di fama internazionale nella città di Sanremo, capitale della musica italiana.


Quest'anno il Festival si immerge negli ameni fiordi norvegesi per proporre una delle realtà musicali più vivaci nel panorama europeo: il jazz scandinavo. 
Infatti è in queste terre che sul finire degli anni '60 si stabilisce uno dei più grandi geni della storia del jazz: George Russell che dopo aver rivoluzionato la musica afroamericana a New York a fianco dei più grandi musicisti dell'epoca: Coltrane, Dolphy, Hendriks, Evans, Roach, Woods, in Scandinavia sviluppa ulteriormente le proprie concezioni armoniche avvalendosi dei giovani musicisti scandinavi, destinati tutti poi ad occupare un posto di primo piano nel panorama internazionale. 
E nel successivo decennio il grande Keith Jarret si unirà con gli scandinavi Jan Garbarek, Palle Daniellson e Jon Christensen in un ensamble che ha influenzato generazioni di musicisti.
La Scandinavia, ancora oggi, detiene il primato dell'eccellenza. Valido esempio di tutto questo sono i protagonisti del festival Unojazz che si terrà in Piazza Borea D’Olmo dal 28 al 30 giugno, sempre a partire dalle ore 21: la cantante Rebecca Bakken dopo aver incantato l'Europa si è stabilita ora negli Stati Uniti dove ha intrapreso una carriera di grande successo; il trio di Helge Lien è oggi uno dei più celebrati nella scena internazionale e Tore Brunborg può senz'altro ormai essere considerato alla pari dei suddetti grandi maestri scandinavi della generazione precedente.

Grandi nomi al Jazz&Wine in Montalcino 2012

La quindicesima edizione del Jazz&Wine in Montalcino, manifestazione tra le più longeve nel panorama musicale italiano, frutto della collaborazione tra Castello Banfi, la nota azienda vinicola di Montalcino, l’associazione culturale Jazz&Image di Roma ed il Comune di Montalcino, si presenta anche quest’anno con una programmazione di assoluto livello, con artisti italiani ed internazionali di indiscutibile fama mondiale. 


Il festival si aprirà martedì 17 luglio, come di consuetudine, all’interno delle storiche mura di Castello Banfi con il quintetto del grande sax-tenore Scott Hamilton
Da mercoledì 18 luglio la rassegna si trasferirà nella splendida Fortezza trecentesca di Montalcino con Nicola Stilo Sextet, il flautista romano che, tra le sue numerose partecipazioni nazionali ed internazionali, conta anche la prestigiosa collaborazione continuativa avuta con Chet Baker negli anni ’80. 
Giovedì 19 luglio il festival propone Tom Harrell Quintet. Definito da Newsweek come uno dei più puri e creativi musicisti e compositori viventi, quest'anno Tom Harrel ha vinto il Grammy Award di Downbeat International come miglior tromba solista.   
Si proseguirà venerdì 20 luglio con una leggenda del jazz  contemporaneo, Reggie Washington, che sarà a Jazz&Wine in una delle poche tappe italiane del tour che lo vede impegnato nella presentazione del suo secondo CD, Freedom

Al Jarreau nuovo album e tourneè italiana

E’ nei negozi da oggi il nuovo live album di Al Jarreau, cantante statunitense originario di Milwaukee ormai arrivato al traguardo dei cinquant’anni di carriera. “Al Jarreau And The Metropole Orkest Live“, questo è il titolo, raccoglie il doppio appuntamento tenuto a Den Bosch (Paesi Bassi), un’esibizione che conferma il suo talento nel passare tra sonorità jazz, pop e soul. L’artista si è esibito con la celebre Metropole Orkest, la più grande orchestra jazz/pop al mondo formata da ben 52 elementi.


Al Jarreau sarà in Europa, dopo esser stato costretto ad uno stop di due settimane per una polmonite, dal 28 giugno, per un debutto al Jazz Festival di Orleans in Francia. Tornerà anche in Italia, dopo l’esibizione con i Matia Bazar all’ultimo Festival di Sanremo, per ben cinque appuntamenti: prima data il 2 luglio a Milano, poi l’11 a Perugia (all’interno di Umbria Jazz), il 19 al Grado Festival Ospiti D’Autore (concerto inizialmente previsto per il 17 e promosso da Azalea Promotion, Comune di Grado, la Regione Friuli Venezia Giulia e l’Agenzia Turismo FVG), il 23 a Napoli e il 24 a Molfetta.

Su Il Giornale di oggi c'è una intervista al cantante:
Di solito il jazz è considerato musica nobile rispetto al pop, lei invece si addentra con grande rispetto nei territori del pop: lo fa alla ricerca del successo commerciale?
«Non ho mai badato al successo. Io nasco come cantante jazz ma il pop e il rock sono un meraviglioso linguaggio universale dei tempi moderni».
È vero che negli anni Settanta formò una rock band? 
«Sì, e commercialmente fu un disastro. Lo feci soltanto per sperimentare, un po' come faccio oggi con le improvvisazioni canore». 
Come le venne l'idea?
«A metà anni Sessanta cantavo all'Half Note di San Francisco in quartetto con il grande George Duke al piano. Io avevo un microfono e nulla più, avevamo un repertorio strettamente jazz ma venivano ad ascoltarci tutti gli hippy dei dintorni, così decisi di ricambiarli in qualche modo».
Invece oggi com'è la situazione della musica in generale?

First Listen: Ravi Coltrane - Spirit Fiction

La Npr propone in anteprima ancora un altro attesissimo album, l'ultimo del sassofonista Ravi Coltrane, intitolato Spirit Fiction, che esce in questi giorni per l'etichetta Blue Note.


Spirit Fiction, è l'album disco di debutto di Coltrane per la Blue Note Records. L'album è composto da 11 tracce ed è caratterizzato da due differenti lineup, ciascuna con una propria particolare espressività. 
Diversi brani lo vedono impegnato con il suo quartetto storico (Luis Perdomo al pianoforte, Drew Gress al contrabbasso e E.J. Strickland alla batteria). In altri brani Coltrane suona in quintetto con il trombettista Ralph Alessi, la pianista Geri Allen, il contrabbassista James Genus e il batterista Eric Harland. 
Il grande sassofonista Joe Lovano, anch’egli della scuderia Blue Note, ha svolto il ruolo di coproduttore dell’album insieme allo stesso Coltrane. “Ho sempre prodotto i miei dischi ad eccezione del primo, Moving Pictures, che è stato prodotto da Steve Coleman”, dice Coltrane. “Joe è stato un producer di grande supporto in questo progetto. È una figura di riferimento nella mia vita da oltre 20 anni”.

martedì 19 giugno 2012

"Deidda Brothers and Friends" nuovo album dei fratelli Deidda

Si intitola "Deidda Brothers and Friends", per la presenza di Amedeo Ariano, batterista storico, Julian Oliver Mazzariello e Pierpaolo Bisogno, rispettivamente pianista e vibrafonista, due amici di Salerno, il cui talento è stato già riconosciuto a livello nazionale e non solo, il nuovo disco dei fratelli Deidda di prossima uscita.


"Questo lavoro - come ha dichiarato il sassofonista Sandro Deidda -  giunge dopo anni di attesa, ed è un pò la "summa" delle  nostre esperienze come sidemen al fianco di musicisti che ci hanno dato tanto: Carl Anderson, Enrico Rava, Dino Piana, Manhattan  Transfer, Gegè Telesforo, Ronnie Cuber. Tra i tanti musicisti un posto speciale occupa la figura di nostro padre Franco  Deidda, che fu pianista e che ci ha iniziati alla musica, seguendoci  poi con grande amore la nostra crescita professionale".
Nel disco "Deidda Brothers and Friends", oltre a standard riarrangiati, figura anche l'esecuzione di una bellissima  composizione del papà dei Deidda, che si intitola  "Concerto d'autunno".
Gli altri brani registrati sono tutte composizion dei Deidda Brothers, per cui la nuova fatica può essere definita un disco di inediti.

Marcio Rangel e Flavio Boltro a San Gimignano

Questa sera alle 21.30 in piazza Sant’Agostino a San Gimignano va in scena “Duas Cores”, il concerto (ingresso libero) nato dall’incontro e dalla commistione artistica tra il chitarrista brasiliano Marcio Rangel e il trombettista italiano ma parigino di adozione Flavio Boltro per la direzione artistica di Michela D’Alessandro.


L’evento si inserisce all’interno del ricco calendario di “San Gimignano Estate”, il cartellone di eventi culturali organizzato dall’amministrazione comunale.
Marcio Rangel è uno straordinario chitarrista e compositore brasiliano. Mancino, come già prima di lui Jimi Hendrix, suona la chitarra "al contrario", utilizza cioè una normale chitarra da destri, suonandola rovesciata. Questa caratteristica, unita a un notevole talento, conferisce al suo suono una impronta unica, innovativa e irripetibile. Le sue composizioni originali sono di rara bellezza estetica e lirica, dotate di armonia e ritmi complessi e, allo stesso tempo melodicamente accessibili al primo ascolto. Il suo notevole eclettismo porta a un linguaggio chitarristico universale che, partendo dal suo Brasile abbraccia blues, jazz e flamenco, associando alla sua superba tecnica, una sensibilità non comune.
Come compositore segue il percorso di un Brasile in evoluzione, senza mai perderne le radici, la vera essenza e la fantasia. Il Brasile è una cultura composta di tradizioni musicali diverse, che ha assorbito nella sua storia l'influenza di varie culture: quelle dei neri, degli indios, degli europei. 

Multiculturita Summer Jazz Festival 2012

Il Multiculturita Summer Jazz Festival, organizzato dall’Associazione Multiculturita JS, sotto la direzione di Michele Laricchia, con il contributo e il patrocinio del Comune di Capurso e della Regione Puglia e il patrocinio della Provincia di Bari, main sponsor Gruppo Stolfa Edilizia e con il supporto promozionale di Jazzitalia, celebra il primo decennale. 


Dieci anni di attività che il Multiculturita vuole festeggiare offrendo gratuitamente al pubblico quattro delle cinque serate in programma, per un totale di otto concerti; unica eccezione sarà il concerto previsto per il 14 luglio. 
Ancora una volta il festival capursese dà ampio spazio alla Puglia e ai suoi talenti, particolare piuttosto raro nel panorama festivaliero regionale, e l’Anteprima, che sarà l’occasione per la presentazione ufficiale del festival e darà avvio alla campagna abbonamenti e vendita dei biglietti, ne è testimone. Infatti, sabato 30 giugno (inizio ore 20,30), in piazza Umberto I - Centro storico di Capurso, con un doppio set. 
Il primo set sarà appannaggio di un originale progetto di marca pugliese che ha già riscosso ottimi successi di pubblico e di critica. Il progetto del Quattordicetto Cetra, la nuova produzione discografica dell’etichetta barese Fo(u)r, nata da un’idea di Gabriella Schiavone, apprezzata vocalist barese e leader del noto quartetto vocale Faraualla. 
L’idea vincente di Gabriella Schiavone è stata quella di allestire un “quattordicetto”, ovvero una formazione di ben quattordici elementi tra soprani, contralti, tenori e bassi, sostenuti da un canonico quartetto di pianoforte, chitarra, contrabbasso e batteria, ricavata attingendo dalla classe di canto corale della scuola di musica barese “Il Pentagramma”. Il gruppo ripropone, in questa insolita e ardita formazione, le canzoni rese celebri da Felice Chiusano, Tata Giacobetti, Lucia Mannucci e Virgilio Savona.
I loro nomi sono: Mariano Alterio, Carlo Boccuzzi, Fabio Caruso, Mimmo Caruso, Michele Ciavarella, Gualtiero Colapinto, Floriana Fiorella, Antonella Lacasella, Cristina Lacirignola, Feliciano Lorusso, Cristina Muschitiello, Elisabetta Previati, Loredana Savino, Jessica Schettini. Con loro sul palco di Capurso ci saranno anche Max Monno (chitarra e arrangiamenti), Onofrio Paciulli (pianoforte), Dario Di Lecce (contrabbasso) e Fabio Delle Foglie (batteria).