lunedì 21 maggio 2012

Eric Reed - The Baddest Monk

Il sensazionale pianista Eric Reed è, a mio parere, insieme a Jason Moran, il migliore interprete della musica di Monk delle ultime generazioni. Sul suo nuovo album per l'etichetta Savant, The Baddest Monk, ancora una volta ripropone, nel suo solito modo molto brillante e sentito, una splendida raccolta di sette classici pezzi monkiani più un paio di originali.


I classici Monk registrati sull'album illustrano l'ampiezza del pensiero di Reed, su uno dei più idiosincratici compositori jazz. Questo non è un altro album tributo Monk, ma è un vivo e penetrante riesame di Monk, sia come uomo che come musicista, visto attraverso la lente di un gruppo di artisti con le stesse idee e ideali. Il particolare playing di Monk alle tastiera era assolutamento unico ed unicamente intrecciato con la sua musica. Il suo pianoforte era parte integrante di quelle canzoni ed uno dei componenti principali della sua grandezza. E' difficile immaginare l'uno senza l'altro.
Ma Reed e il suo gruppo riescono a penetrare fino al cuore della scrittura di Monk, smantellando le sue componenti e rimontandole in modo che essi contengano non solo l'essenza di Monk, ma anche quella degli stessi musicisti.
The Baddest Monk riprende quasi letteralmente dal punto dove il precedente dello scorso anno, The Dancing Monk, aveva lasciato, con Reed che mantiene il suo approccio più spensierato mostrato sul pezzo finale dell'album, trasformando il pezzo di apertura di Baddest, Rhythm-A-Ning, in un immediato highlight.
Il pezzo conferma come Reed scelga di divertirsi con la musica, piuttosto che essere intimorito dall'eredità di Monk, provvedendo a condire la celebre melodia monkiana con un briciolo di funk, che riporta alla sua influenza Horace Silver, pur rimanendo completamente Reed - e Monk.
La stessa attitudine continua con la riarmonizzazione e leggera decostruzione da parte di Reed di Epistrophy e Green Chimneys, con la ballad, tinta leggermente di sonorità spagnoleggianti, Monk’s Mood, e l'originale versione in 7/4 di Bright Mississippi.
Reed è affiancato dal sassofonista Seamus Blake e dal trombettista Etienne Charles su quattro pezzi, mentre è al piano solo sulla propria title-track (che sembra abbia solo un debole legame con Monk), è affiancato dal vocalist Jose James su una appassionata versione di Round Midnight, l'unico pezzo presente anche su The Dancing Monk.
Negli altri pezzi, suona con il suo trio con il bassista Matt Clohesy ed il batterista Henry Cole, che esegue al meglio una favolosa rilettura di Evidence. Oltre a The Baddest Monk, l'altro pezzo originale di Reed e Monk Beurre Rouge
Eric Reed spiega nelle note di copertina di essersi avvicinato a questo progetto senza preconcetti, e di non aveva lavorato a lungo con nessuno degli altri artisti presenti, tranne che con il tenorsassofonista Seamus Blake. I suoi compagni di band provengono da Puerto Rico, Canada, Australia e Trinidad quindi lo spezzatino musicale presentato su questo CD ha, secondo le parole di Reed, "un piglio irriverente - abbiamo fatto la nostra strada insieme a Monk".

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