mercoledì 23 maggio 2012

Ehud Asherie & Harry Allen: Upper West Side

Ecco un straordinario album in duo che ci riporta alle sonorità fresche e rilassate degli anni '30 e '40, precedenti alla rivoluzione ritmica del bebop, grazie a due tra i più superbi interpreti di jazz classico in circolazione il già noto sassofonista Harry Allen e il per me finora sconosciuto pianista Ehud Asherie.
L'album, che si intitola Upper West Side ed è stato pubblicato quest'anno dall'etichetta Posi-Tone Records, è una  godibilissima  raccolta di standard, carica di swing ed eseguita in maniera vibrante ed elegante.


Avendo già parlato recentemente di Allen, voglio ora soffermarmi sul sorprendente Asherie. "Maestro di swing e stride" secondo la rivista The New Yorker, Ehud Asherie è un pianista che integra alla perfezione la classica tradizione newyorkese con il proprio stile inventivo. 
Nato in Israele nel 1979, Asherie ha vissuto in Italia per sei anni prima che la sua famiglia si trasferisse a New York.
Anche se iniziò a suonare il pianoforte da bambino, la sua passione per il jazz arrivò tempo dopo, grazie ad una cassetta di Thelonious Monk ed alla sua prima visita allo Smalls Jazz club nel Greenwich Village. In gran parte autodidatta, Asherie si è fatto le ossa allo Smalls, trascorrendo le ore piccole della sua adolescenza diventando un appuntamento fisso nelle jam sessions notturne.
Addestrato dal defunto Frank Hewitt, Asherie iniziò a sviluppare "il suo virtuosismo e il suo orecchio per le linee pulite e nitide" (The Star-Ledger). Trovata la sua casa allo Smalls, Asherie diventò la principale attrazione della domenica sera, e nel 1999 lavorò con il quartetto di Grant Stewart. Poco dopo, si mise in evidenza con una sua formazione, Trio 65, con il quale ottenne un ingaggio di due anni, per sei notti a settimana, alla Rainbow Room.
Immergendosi nell'ambiente del jazz ed assorbendo il lavoro dei suoi contemporanei, Asherie ha viaggiato a ritroso nel tempo, dal bebop allo stride, avendo una visione del jazz come forma d'arte vivente, una cosa organica: nel quale ogni standard è aperto ad una costante reinterpretazione.
Grazie a questa filosofia ha catturato l'attenzione del sassofonista Harry Allen, che ha chiamato Asherie "... un artista moderno e tradizionale allo stesso tempo ... nel modo più meraviglioso."
Nella sua carriera Asherie ha avuto modo di suonare con numerosi grandi artisti della scena newyorkese: Howard Alden, Eric Alexander, Roy Ayers, Peter Bernstein, Joe Cohn, Jesse Davis, Bobby Durham, Vince Giordano, Wycliffe Gordon, Scott Hamilton, Ryan Kisor, Charles McPherson, Jane Monheit, Bob Mover, Ken Peplowski e Clark Terry. Ha pubblicato una decina di album di cui cinque come leader tra cui Organic (Posi-tone, 2010) ed un apprezzato album solo intitolato Welcome to New York (Arbors, 2010).
Su Upper West Side, Asherie conferma alla grande le buone critiche ricevute nella sua ancor breve carriera; il suo playing su celebri classici di Strayhorn, Ellington, Gershwin, ecc..., riporta miracolosamente in vita pianisti come Errol Garner, Art Tatum e Oscar Peterson; assolutamente strepitoso il suo stride, alla Fats Waller, su una deliziosa versione di I Want To Be Happy.
Naturalmente nella ottima riuscita dell'album non può essere sottostimato l'apporto di Henry Allen; il grande sassofonista è assolutamente a suo agio con questi standard ed il suo playing, che modernizza le lezioni di Coleman Hawkins e sopratutto Ben Webster, sembra ancor più valorizzato dall'interplay con il pianista con il quale sembra esserci un intesa quasi telepatica.
Tra gli altri highlight dell'album, citerei una briosa versione di It Had To Be You, e Our Love is Here To Stay di Gershwin, qui presentata in versione lievemente rallentata, sotto forma di dolente ballata.
Un album che mi sento di consigliare per gli amanti di belle melodie di jazz tradizionale, interpretate in maniera esemplare da due artisti che piuttosto che cercare di reinventare o riscrivere il passato, cercano di porgere il loro omaggio ad un periodo d'oro della storia della nostra musica.
  

Nessun commento:

Posta un commento