mercoledì 2 maggio 2012

Donny McCaslin Quartet special guest Uri Caine alla Casa del Jazz di Roma

Giovedi' 3 maggio alla Casa del Jazz di Roma il concerto del formidabile quartetto guidato dal sassofonista Donny McCaslin. A completare la formazione Uri Caine al pianoforte e Fender Rhodes, Tim Lefebvre al basso elettrico e Rudy Royston alla batteria.


Donny McCaslin, nato nel 1966 e cresciuto a Santa Cruz (California), ha imbracciato il sax all’età di dodici anni. Gli studi al Berklee College of Music di Boston lo portano all’attenzione di Gary Burton, che lo prende nel suo quintetto, nel quale rimane per quattro anni. 
Nel 1991 si trasferisce a New York, dove collabora inizialmente con Eddie Gomez per poi entrare negli Steps Ahead (al posto di Michael Brecker). Lo si sente poi con Gil Evans, l’orchestra di Maria Schneider (con la quale ottiene una nomination ai Grammy per il “Migliore Assolo Strumentale di Jazz” nel 2004), nel gruppo Lan Xang con David Binney, nel celebrato quintetto di Dave Douglas. 
Ma la sua attività di sideman lo ha portato anche a cimentarsi su disco con Danilo Perez e Luciana Souza e dal vivo con Tom Harrell, Brian Blade, John Patitucci, Mingus Dynasty, Pat Metheny. McCaslin ha già firmato numerosi album come leader e, soprattutto, nel 2008 ha vinto il referendum dei critici di Down Beat come migliore rising star del sax tenore.
Dopo il trio acustico di “Recommended Tools” (Greenleaf, 2008) e la brass band di “Declaration” (Sunnyside, 2009), ecco “Perpetual Motion” , primo disco elettrico firmato Donny McCaslin e quinta produzione coordinata da David Binney. 
"Questo progetto nasce dal desiderio di fare qualcosa di diverso. Da tempo stavo considerando di realizzare un lavoro interamente elettrico a mio nome e dopo averne discusso con David ci è sembrato che fosse il momento giusto. Volevo trasmettere la passione che ho per la musica e l’improvvisazione all’interno di un contesto elettrico, ed ero stimolato dalla duplice possibilità di portare le mie influenze sia nelle composizioni, sia nel modo in cui la band suona assieme. Inoltre, la possibilità di collaborare con nuovi musicisti costituisce l’altro aspetto interessante del disco. Tim [Lefebvre] e Adam [Benjamin], che conoscevo da diverso tempo ma con i quali avevo raramente suonato, sono elmenti chiave in “Perpetual Motion”. Di solito c’incontriamo una volta per analizzare i brani e per parlare dei vari aspetti musicali: forma, orchestrazione, eccetera. È un’occasione per confrontarci sulle idee generali. Dopodiché cerchiamo di organizzare un concerto o una prova per sentire il gruppo ed eventualmente chiarire ancora delle cose. Per esempio: nel caso di “Perpetual Motion”, dato che il suono era un aspetto di cui parlare a lungo, ci siamo incontrati più volte. David aveva inizialmente immaginato di realizzare una serie di vignette elettroniche come complemento ai brani, per conferire una maggiore vibrazione. Tim e Adam, però, avevano dato tutto l’apporto necessario e così ci siamo resi conto che non c’era la necessità di aggiungere altro. Come produttore, David ha una grande visione delle cose; ha molto spazio perché mi fido di lui e sento che condividiamo per molti aspetti un’estetica comune.
Per quanto riguarda il suono vedo chiaramente la connessione tra Adam e Uri, visto che entrambi hanno suonato il Rhodes con Dave. Credo invece che Tim abbia portato qualcosa di diverso. Trovo grandioso, e totalmente unico, il suo assolo in L.Z.C.M. Riascoltando il disco mi sono reso conto di reagire e rispondere in tempo reale ai suoi stimoli. Lo stile e la creatività di Tim mi hanno senza dubbio ispirato. È un musicista profondo".

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