venerdì 4 maggio 2012

David Murray & Joachim Kühn in diretta su France Musique

Questa sera l'emittente radiofonica France Musique trasmetterà in diretta il concerto del duo composto dal sassofonista David Murray e dal pianista Joachim Kühn, dall'Abbaye de l’Épau di Le Mans nell'ambito dell'Europa Jazz Festival.


Sassofonista e compositore, David Murray, dalla fine degli anni Novanta, è stato spesso associato all’avanguardia improvvisativa per il suo modo di esplorare l’intersezione di jazz, hip hop, gospel, sonorità africane e dei caraibi. La musica di Murray ha combinato le innovazioni del free jazz degli anni ’70 con il jazz della tradizione per ottenere un suono estremo e aspro.
La sua carriera sembra confermare quanto sostiene Ornette Coleman, e cioè che l’anima dei neri d’America si esprime al meglio attraverso il sax tenore. Dal 1975 si trasferisce a New York dalla natia Oakland in California, per collaborare con Cecil Taylor e Dewey Redman, che lo incoraggiano a proseguire l’attività musicale. Sempre a New York lavora con Sunny Murray, Anthony Braxton, Oliver Lake, Don Cherry. Entra a far parte della Energy Band di Ted Daniel, collabora con Hamiet Bluiett, Lester Bowie e Frank Lowe. Nel 1976 Murray partecipa alla fondazione del World Saxophone Quartet con Oliver Lake, Julius Hemphill e Hamiett Bluiett.
E’ l’inizio di un periodo estremamente fertile e che dura fino ad oggi: Murray incide e collabora con il World Saxophone Quartet, Dave Burrell, John Hicks, Craig Harris, Butch Morris, McCoy Tyner, Elvin Jones, Mal Waldron, Amiri Baraka, creando inoltre molteplici lavori originali che ne fanno uno dei più acclamati protagonisti dell’improvvisazione contemporanea.
Nell'ambito dei pianisti che si affacciarono nella scena jazzistica alla fine dei sessanta carichi di un nuovo potenziale da esprimere, particolarmente non delineato fu il talento del tedesco Joachim Kuhn; in quegli anni la scena è dominata dalla "fusion" degli americani Herbie Hancock, Keith Jarrett e Chick Corea, ma all'Europa mancava proprio il suo degno rappresentante in quel genere. Tuttavia, Kuhn fece nella sua vita artistica molto riferimento al modello statunitense, quando questi ultimi invece cominiciavano a prendere in considerazione riferimenti stilistici europei e per questo fu confuso dalla critica quasi fosse un musicista Usa rientrando nelle solite categorizzazioni che non gli rendevano giustizia in quel momento. Rispetto a Jarrett, a cui bisognava giocoforza accostarlo dal punto di vista dello stile, Kuhn mostrava un più ampio interesse per il free jazz che, si rifaceva in eguale misura alla cultura pianistica jazz (nell'asse consueto Brubeck-Evans) e ai mostri sacri del pianismo free come Paul Bley e in parte Cecil Taylor.

Clicca qui per ascoltare il concerto, in diretta questa sera a partire dalle ore 22,30

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